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  • martedì 23 Agosto 2011

Diario della guerra in Libia

La storia completa e le foto, dalle prime proteste di febbraio alla battaglia di Tripoli di questi giorni

di Nadia Ferrigo

La battaglia a Tripoli è cominciata due giorni fa, sta continuando ancora adesso e rappresenta probabilmente l’atto finale della storia cominciata in Libia lo scorso febbraio: la NATO e i ribelli sanno che questo è il momento decisivo per dare il colpo finale al regime, e non possono farselo scappare; Gheddafi sta lottando per la sua vita, prima ancora che per la sopravvivenza del suo governo, e se dovesse riuscire a cacciare i ribelli dalla capitale – cosa che oggi appare improbabile – guadagnerebbe nuovamente forza e autorevolezza nei confronti del suo popolo, per lo meno in chi non ha ancora deciso da che parte stare, e per i ribelli sarebbe proibitivo ricominciare da capo. Insomma, con ogni probabilità stiamo assistendo al momento decisivo. Non sappiamo quanto durerà, ma sappiamo quando è iniziata.

16 febbraio 2011 È il primo giorno di manifestazioni e scontri in Libia, a Bengasi: si apre un nuovo e non del tutto inatteso fronte nei moti di protesta nel nord dell’Africa e nel mondo arabo. Tutto comincia quando i parenti di alcune persone uccise 15 anni fa in una prigione di stato scendono in strada manifestando contro il governo, che aveva da poco arrestato il loro avvocato, Fathi Terbil, noto oppositore di Gheddafi. La polizia disperde i 2.000 manifestanti usando gas lacrimogeni e getti d’acqua bollente. Nella repressione muoiono 4 persone, 14 restano ferite.

17 febbraio 2011 Una grossa manifestazione è indetta in tutto il paese contro il regime di Gheddafi. Almeno 14 persone muoiono negli scontri tra i manifestanti e i sostenitori di Gheddafi.

18 febbraio 2011 Decine di migliaia di manifestanti scendono in piazza a Bengasi, ci sono altri scontri.

19 febbraio 2011 La rivolta contro Gheddafi continua, solo a Bengasi si contano 84 morti.

20 febbraio 2011 Berlusconi sulla Libia: “Non ho sentito Gheddafi, non lo voglio disturbare”.  Sul Post, l’album dei ricordi dell'”affettuosa amicizia” tra il premier e il colonnello. La timidezza della condanna del governo italiano ha portato nuova attenzione sul tema dei rapporti tra il governo di Gheddafi e l’Italia. Continuano ad arrivare notizie di repressioni in Libia, la polizia soffoca con la violenza i moti di protesta. Varie testimonianze da parte di cittadini libici e organizzazioni umanitarie parlano di almeno 280 persone uccise dalle forze dell’ordine dall’inizio delle proteste.

21 febbraio 2011 Il secondogenito di Gheddafi, Saif al-Islam, appare per avvisare la popolazione del rischio di una “guerra civile” se le rivolte nel paese continuassero. Dopo la riunione del leader libico con il suo clan, Gheddafi comincia a bombardare i ribelli libici con i carri armati. In giro per il mondo decine di paesi condannano il comportamento di Gheddafi, congelano i beni suoi e della sua famiglia. 

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