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  • mercoledì 2 Marzo 2011

«Il popolo è pronto a morire per me»

L'esercito libico riconquista due città occupate dai ribelli, a Brega e Zawyia la battaglia è ancora in corso

Le Nazioni Unite hanno sospeso all'unanimità la Libia dal Consiglio per i Diritti Umani

17.17 La testimonianza raccolta dal Guardian di una donna fuggita in Gran Bretagna dalla Libia, dove ha assistito ad alcuni scontri a Tripoli.

«Le persone si stavano organizzando per una protesta pacifica, camminavano per strada cantando, Vogliamo la fine del regime! Erano completamente disarmati. Le forze di Gheddafi hanno iniziato a sparare loro addosso in modo barbaro. Un mio amico era corso a prendere i suoi figli per portarli via e ha preso una pallottola in testa ed è morto. È un crimine contro l’umanità delle più vaste dimensioni. Hanno cercato di convincere i manifestanti a unirsi a loro in cambio di soldi e armi. La comunità internazionale non sta facendo niente. È questa la fine? Gheddafi sta riconquistando potere».

15.34 La Corte Penale Internazionale ha annunciato l’apertura di un’inchiesta sulla Libia.

15.00 Il corrispondente di Al Jazeera, Tony Birtley, dice che a Brega continuano i combattimenti tra ribelli e esercito e che un’altra bomba è stata sganciata da uno degli aerei dell’aviazione libica alla periferia della città.

È un attacco aereo. Abbiamo appena visto passare un jet dell’aviazione libica e sganciare almeno una bomba. Un’altra bomba è stata sganciata vicino alla nostra posizione, dove si sono asserragliate le forze anti-Gheddafi. Sembra che ci siano dai duecento ai trecento militari di Gheddafi all’interno della città, ma che siano stati circondati. La popolazione qui vuole una no fly zone per evitare attacchi di questo tipo, ma non vuole l’intervento di truppe da terra. Tutti i pozzi petroliferi della città sono nelle mani dell’opposizione. Pensiamo che questo sia il motivo dell’attacco.

14.20 Il Guardian scrive che l’aeroporto di Brega è di nuovo sotto il controllo delle forze anti-Gheddafi.

13.45 La Spagna ha bloccato i beni di Gheddafi.

13.40 «Li combatteremo fino all’ultimo uomo e all’ultima donna». Fine del discorso.

13.36 Continua a dire che non ci sono manifestanti ma solo terroristi di Al Qaida: «Non hanno nessuna richiesta, il loro unico slogan è “uccidere uccidere uccidere”. Tutti gli altri per loro sono infedeli».

13.30 Gheddafi dice di non avere nulla da temere da una inchiesta delle Nazioni Unite: «Sfido a trovare qualsiasi prova che siano stati uccisi manifestanti pacifici. In America, Francia, e in tutto il mondo l’esercito sparerebbe contro chi cerca di rubare le armi e chi attacca i militari».

13.19 «È una cospirazione per occupare ancora il territorio della Libia e prendere il petrolio. La produzione del petrolio è ai livelli minimi in questo momento, perché le aziende stanno portando via tutti i loro dipendenti. Proprio perché le dimostrazioni in corso non sono pacifiche. È la dimostrazione che ci sono bande di terroristi che li attaccano».

13.13 Al Jazeera ora trasmette in parallelo le immagini di Gheddafi che dice che in Libia non ci sono manifestazioni pacifiche ma solo terroristi, e quelle della folla che manifesta disarmata e pacifica per le strade di Bengasi.

13.10 «L’esercito non ha mai sparato contro manifestanti pacifici. Le bugie sono state amplificate dai media stranieri. Non ci sono manifestazioni pacifiche in Libia, ci sono solo attentati terroristi».

13.07 «Siamo sorpresi di quello che dicono i media stranieri. Non c’è neanche un manifestante pacifico: sono tutti terroristi. Tutti sanno che cos’è Al Qaida. Non si muovono con manifestazioni pacifiche. Questa è una bugia. Non ci sono dimostrazioni da nessuna parte. Ci sono stati solo attacchi contro l’esercito».

13.06 Continua a dire che le rivolte sono pilotate dai terroristi di Al Qaida: «Se i terroristi prendono il controllo dei depositi di armi, che cosa succederà?».

13.01 Gheddafi dice che gli scontri di oggi sono partiti dai ribelli e non dall’esercito e che lui ha ordinato ai suoi militari di non rispondere al fuoco per evitare un bagno di sangue.

12.55 «Difendete il vostro paese e il vostro leader simbolico. Le proteste in mio favore non vengono mostrate nelle immagini delle televisioni internazionali».

12.53 Ora ricorda di nuovo che è stato lui a fare inginocchiare l’Italia dopo il tentativo di invasione.

12.52 Gheddafi sta ripetendo da venti minuti che il popolo libico è libero e che sono soltanto le potenze straniere che stanno cercando di piegarlo.

12.50 I sostenitori presenti in sala cantano «Non abbandoneremo mai il nostro leader Muammar».

12.47 Ora dà di nuovo la colpa ai media stranieri, che lo dipingono come un dittatore. «Ho chiesto al popolo chi è contro di me? Mi ha risposto che sono le potenze straniere. Il popolo è pronto a morire per me».

12.36 Ora Gheddafi sta ricordando alcuni dei principi alla base della Repubblica Popolare, in cui si ribadisce che il potere è esercitato direttamente del popolo. «Nessuno può sfidare l’autorità del popolo».

12.24 Parla Gheddafi: «Estendo i miei saluti e le mie congralutazioni al popolo della Libia nell’anniversario della Repubblica Popolare. Dal 1977 ho passato il potere al popolo e da allora non ho esercitato alcun potere politico o religioso. Abbiamo liberato il territorio dagli invasori e lo abbiamo consegnato al popolo. È il popolo libico che è al potere. Siamo pronti a sfidare il mondo intero se diranno che il potere non è nelle mani del popolo».

12.20 La televisione di stato libica mostra immagini di Gheddafi che festeggia con i suoi sostenitori durante una cerimonia di commemorazione del 34° anniversario della nascita della Repubblica Popolare (Jamāhīriyya).

11.50 Si combatte anche a Zintan, circa 140 chilometri a sud di Tripoli, ancora controllata dalle forze ribelli.

11.33 Le notizie che arrivano da Brega sono ancora molto contrastanti. Secondo gli ultimi aggiornamenti i ribelli avrebbero nuovamente ripreso il controllo della città dopo avere respinto l’offensiva dell’esercito, ma la battaglia è ancora in corso.

11.23 I caccia militari dell’aviazione libica fedele a Muammar Gheddafi hanno iniziato a bombardare anche Ajdabiya, in Cirenaica. Sembra che Gheddafi abbia deciso di lanciare un’offensiva contro tutta la zona orientale del paese controllata dai ribelli.

11.10 L’aviazione libica sta bombardando Brega, a duecento chilometri da Bengasi. La popolazione ha a disposizione soltanto armi leggere con cui difendersi. Veicoli blindati carichi di soldati dell’esercito si stanno dispiegando nei quartieri della città: secondo quanto riporta Al Arabiya il bilancio delle vittime sarebbe di almeno 14 morti.

***

In Libia è iniziata un’altra giornata di scontri tra popolazione e forze dell’esercito centrale. Secondo gli ultimi aggiornamenti, la controffensiva dei militari di Gheddafi è riuscita a riconquistare due città occupate dai ribelli nella parte nord-occidentale del paese: Gharyan e Sabratha. Anche Brega, dove la battaglia è ancora in corso, sarebbe sul punto di cedere ma le notizie sono ancora contrastanti. Il colonnello resta barricato nel suo quartier generale di Tripoli, e non ha nessuna intenzione di mollare. Il suo esercito ha ordine di colpire non solo i depositi di armi in giro per il paese, ma anche i centri abitati. E in molti di questi ormai la battaglia si combatte casa per casa.

A Zawyia la situazione è disperata. La popolazione che nei giorni scorsi è insorta contro il governo a pochi chilometri dalla capitale ora sta subendo gli attacchi violentissimi dell’esercito, che sta cercando di riprenderne il controllo. I ribelli continuano a dire che combatteranno per respingere gli attacchi, ma in città sta già iniziando a scarseggiare il cibo e non è chiaro quanto potranno resistere. L’obiettivo delle forze di Gheddafi è riprendere il controllo sulle città più vicine a Tripoli per creare un cuscinetto più esteso a protezione della capitale.

Da Tripoli come al solito le notizie sono più scarse e le cose più difficili da decifrare. Questa mattina un’enorme esplosione ha fatto pensare a uno scontro tra ribelli ed esercito nel centro della capitale, ma a quanto pare si sarebbe trattato soltanto dell’esplosione di un’autocisterna. Non è ancora chiaro che cosa sia stato a provocarla. Nel frattempo si inizia a parlare delle prime fosse comuni che sarebbero state scavate intorno alla città per far sparire in fretta i corpi delle vittime. Alcuni testimoni hanno raccontato che intere famiglie sono sparite dopo essere state prelevate dei militari di Gheddafi.

Le Nazioni Unite hanno sospeso all’unanimità la Libia dal Consiglio per i Diritti Umani, citando «enormi e sistematiche violazioni» degli stessi. Due navi militari americane stanno attraversando in queste ore il Canale di Suez per avvicinarsi alle coste dela Libia. Il segretario della Difesa americana Robert Gates ha detto che le navi sono state spostate in vista di possibili interventi umanitari, ma che «nessuna opzione al momento è stata esclusa». Il segretario di stato americano Hillary Clinton invece ieri aveva preso le distanze dalla possibilità di un intervento militare, su cui si era espresso favorevolmente il premier britannico David Cameron.