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  • venerdì 25 Febbraio 2011

L’assedio a Gheddafi

È iniziato l'assedio alla capitale, cinque persone sarebbero già morte nei primi scontri con l'esercito

L'aeroporto di Mitiga, alle porte di Tripoli, è sotto il controllo dei manifestanti

18.05 Al Jazeera dice che la manifestazione è stata probabilmente orchestrata dal regime, che avrebbe pagato e portato centinaia di persone in piazza Verde per far credere di avere ancora un supporto ampio.

17.55 Gheddafi parla da piazza Verde a Tripoli davanti ai suoi sostenitori: «Non ci arrenderemo mai, questo è il popolo della Libia. Questa è l’invincibile forza della gioventù. Possiamo sconfiggere qualsiasi aggressore, se necessario armeremo il popolo. Le persone che non mi vogliono non meritano di vivere. Moriremo qui, nel nostro adorato suolo libico. Li sconfiggeremo come abbiamo fatto con gli imperialisti italiani».

17.51 La televisione di stato libica libica nel frattempo continua a trasmettere immagini di manifestanti pro Gheddafi.

17.35 La CNN dice che i manifestanti hanno preso il controllo anche della città di Brega e dei suoi pozzi petroliferi.

17.21 Il racconto di un altro testimone alla BBC: «Le milizie di Gheddaffi usano l’artiglieria pesante. Non vogliono che le persone si raggruppino, stano facendo un massacro. Ci sono molte persone ancora ferite per strada, nessuno le può soccorrere. Dalle ambulanze escono le milizie armate che sparano contro le persone, riesci a crederci? Sembra di essere in una zona di guerra, ma questa è un’area civile. Le persone non sono armate».

17.13 Un’altra testimonianza da Tripoli raccolta dalla BBC: «La sparatoria è iniziata mentre stavamo pregando. Via via che le persone uscivano dalla moschea, l’esercito sparava. Molti miei vicini sono morti oggi. Mio fratello è stato colpito da una pallottola alla gamba. La situazione qui è terribile. Ci sono gli elicotteri. Il cielo è pieno di pallottole».

17.08 La mappa delle proteste in Libia della BBC.

17.06 Al Jazeera dice che ci sarebbero colloqui in corso tra «leader delle regioni orientali e occidentali per sondare la possibilità di formare un nuovo governo che sostituisca quello di Gheddafi».

16.55 Al Arabiya dice che migliaia di manifestanti a Tripoli starebbero marciando dal quartiere di Tajurah verso il centro della città.

16.53 Al Jazeera scrive che a Tripoli continuano gli scontri tra esercito e manifestanti. Un testimone ha appena raccontato di avere assistito a una sparatoria e di avere visto una persona colpita alla testa.

16.51 Il figlio di Gheddafi, Saif al-Islam Qaddafi, continua a dire che il governo controlla la maggior parte del paese e che la sua famiglia non se ne andrà. «Abbiamo un piano A, un piano B e un piano C. Il piano A è vivere e morire in Libia. Il piano B è vivere e morire in Libia. Il piano C è vivere e morire in Libia».

16.33 A Bruxelles è in corso una seduta straordinaria della NATO. Il segretario generale Anders Fogh Rasmussen ha detto che la priorità deve essere data all’evacuazione della popolazione e agli aiuti umanitari. La possibilità di imporre una no-fly zone non è ancora stata discussa.

16.20 I diplomatici libici, durante una seduta straordinaria del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, annunciano che non rappresentano più il governo di Gheddafi ma il popolo della Libia e danno le dimissioni in blocco.

16.18 Le foto dell’aeroporto di Misurati bombardato ieri dall’esercito di Gheddafi.

16.12 Al Jazeera parla con un testimone in diretta da Tripoli: «Dopo le preghiere abbiamo sentito degli spari, i manifestanti hanno marciato dalla moschea verso il cimitero e siamo stati attaccati». Si sentono voci che intimano all’uomo di smettere di parlare al telefono con Al Jazeera: «Dammi il telefono, dammi il telefono, non puoi parlare con Al Jazeera!».

16.10 Il presidente francese Nicolas Sarkozy dice che Gheddafi se ne deve andare e che le sue azioni non resteranno impunite.

16.06 Il principe libico Muhammad bin Sayyid Hassan as-Senussi ha detto che tutte le tribù sono unite contro Gheddafi.

16.04 I corrispondenti del Guardian dalla Libia confermano che l’aeroporto di Mitiga è nelle mani dei manifestanti. Molti degli aerei militari che nei giorni scorsi hanno bombardato la popolazione erano partiti da qui.

15.58 I diplomatici dell’ambasciata libica a Delhi hanno dato le dimissioni in blocco: «Siamo solidali con le anime dei nostri martiri».

15.55 Il Guardian dà qualche informazione in più per capire l’importanza strategica dell’aeroporto di Mitiga nell’evoluzione della rivolta contro Gheddafi. Pochi minuti fa è arrivata la notizia che il reparto dell’esercito che ne aveva il controllo è passato dalla parte dei manifestanti.

Se la notizia sarà confermata si tratta di un duro colpo per il regime: l’aeroporto è vicino al cuore della capitale, la base militare adiacente viene usata spesso sia per voli domestici che per voli internazionali.

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A Tripoli è iniziato l’assedio finale al colonnello Muammar Gheddafi. Secondo gli ultimi aggiornamenti i militari si sarebbero già scontrati con i manifestanti in diverse zone della capitale e cinque persone sarebbero già state uccise. Le proteste sono iniziate dopo la preghiera della mattina, quando alcune centinaia di persone hanno si sono radunate davanti alla moschea di piazza Algeria e hanno cominciato a gridare slogan contro Gheddafi. La folla è stata subito dispersa dall’intervento dei militari che hanno iniziato a sparare, ma secondo le ultime notizie i leader della rivolta libica che hanno preso il controllo delle regioni orientali del paese starebbero per inviare le loro truppe nella capitale per lanciare l’offensiva finale contro il regime. L’aeroporto internazionale di Mitiga, alle porte di Tripoli, è ora sotto il controllo dei manifestanti.

La Reuters scrive che molto di quello che succederà nelle prossime ore dipenderà dalla Trentaduesima Brigata dell’esercito, comandata da uno dei figli più giovani di Gheddafi e impegnata a difendere Tripoli. Negli ultimi giorni infatti le proteste hanno acquistato forza man mano che diversi ufficiali e soldati dell’esercito sono passati nelle file dei manifestanti portando con sé le loro armi. La trentaduesima brigata invece sembra essere composta da un nucleo di diecimila fedelissimi al colonnello, l’élite dell’esercito: più equipaggiata e preparata ad affrontare la rivolta.

Nel frattempo gli insorti hanno consolidato il loro controllo nelle regioni orientali del paese. Zawyia, Misurata, Tobruk, Derna e Bengasi sono nelle mani dei manifestanti, che hanno istituito comitati cittadini per governare temporaneamente i loro rispettivi paesi. La seduta straordinaria del Consiglio di sicurezza dell’ONU è ancora in corso, queste le proposte sul tavolo: sanzioni economiche, congelamento dei beni per Gheddafi e gli esponenti del suo governo, un embargo sull’acquisto delle armi, l’imposizione di una no-fly zone su tutto il territorio libico. Il presidente russo Dmitri Medvedev ha appena rilasciato la sua prima dichiarazione sugli avvenimenti in Libia: «La Russia condanna l’uso della forza contro i civili e si appella al governo affinché metta fine alle violenze. Qualsiasi altra decisione sarà qualificata come un crimine e subirà le conseguenze previste dalla legge internazionale».