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  • lunedì 21 febbraio 2011

Gheddafi e la sua complicata famiglia

La storia del leader libico e del suo clan, che si è riunito per decidere come affrontare la rivolta nel paese

Muammar Gheddafi controlla la Libia dall’estate del 1969, quando insieme ad alcuni ufficiali dell’esercito condusse un colpo di stato contro re Idris I, ritenuto troppo vicino agli Stati Uniti e alla Francia. Il primo settembre venne proclamata la Repubblica, alla guida della quale si insediò un Consiglio del Comando della Rivoluzione composto da una dozzina di militari, vicini all’ideologia di Nasser, all’epoca presidente dell’Egitto. Gheddafi divenne il capo del Consiglio e instaurò un regime dittatoriale che oggi, più di trent’anni dopo, deve affrontare una vasta rivolta popolare, nata sull’onda delle proteste che hanno portato alla fine dei regimi in Tunisia ed Egitto.

Quando Gheddafi assunse il potere aveva circa 27 anni. Nato nel 1942 a Sirte, che all’epoca era parte della provincia italiana di Misurata, frequentò la scuola coranica locale, conoscendo così le idee panarabe di Nasser e successivamente si trasferì a Bengasi, dove studiò presso l’Accademia Militare. Andò poi all’estero per un breve corso di specializzazione in Gran Bretagna e tornò in patria con il grado di capitano determinato a compiere il colpo di stato contro la monarchia. Ottenuto il comando, Gheddafi fece adottare alla Libia una nuova costituzione, nazionalizzò buona parte dei giacimenti petroliferi, decretò la chiusura delle basi militari britanniche e degli Stati Uniti in territorio libico ed espulse i membri della comunità italiana, retaggio del periodo coloniale, che ancora si trovavano nel paese.

Anti-istraliano e anti-americano, Gheddafi finanziò negli anni Settanta l’OLP di Yasser Arafat e spinse per una maggiore coesione tra gli stati islamici dell’Africa. Negli anni Ottanta, quando il colonnello era “guida della rivoluzione”, ma formalmente privo di cariche politiche ufficiali, arrivarono il sostegno ad alcuni gruppi terroristici come Settembre Nero e l’IRA. Nel 1986 gli Stati Uniti decisero di intervenire e, sotto la guida di Ronald Reagan, bombardarono il paese. La figlia adottiva del colonnello rimase ferita a morte, mentre Gheddafi si salvò grazie al governo italiano che avvertì dell’imminente bombardamento il leader libico.

A partire dagli anni Novanta la politica estera della Libia si è relativamente ammorbidita. Dopo aver deciso di collaborare alle indagini sull’attentato terroristico di Lockerbie, consegnando i sospettati libici dell’azione, Gheddafi ha ottenuto il ritiro delle sanzioni economiche decise dall’ONU. I rapporti con l’occidente sono in parte migliorati, anche se il leader libico non manca di lanciare critiche e forti accuse nei confronti dei paesi occidentali a partire dagli Stati Uniti.

Nel 2008 la Libia ha stretto con l’Italia un “trattato di amicizia e cooperazione”. Silvio Berlusconi ha sempre mantenuto rapporti molto stretti con Gheddafi, tali da attirare numerose critiche e perplessità da parte della comunità internazionale. Il trattato prevede il pagamento di 5 miliardi di dollari alla Libia come compensazione per il periodo coloniale, in cambio di un maggiore controllo dell’immigrazione clandestina verso il nostro paese, che però non sta dando i risultati sperati e si sospetta comporti la violazione dei diritti umani dei migranti in Libia.

Gheddafi è sposato con Safia Farkash e ha sette figli e una figlia. Da quando è scoppiata la rivolta, duramente repressa dalle forze dell’ordine con centinaia di morti, si dice che il leader libico abbia riunito i propri sette figli maschi per valutare la situazione e decidere come affrontare le proteste.

Il primogenito è Mohammed Gheddafi, figlio della prima moglie Fathia. Ha 40 anni ed è a capo del Comitato Olimpico e della società nazionale delle poste e delle telecomunicazioni che controlla e gestisce anche la telefonia mobile.

Il secondogenito, il primo figlio di Safia Farkash, è Saif al-Islam (38 anni). Viene considerato la faccia presentabile del regime all’estero e negli anni non ha risparmiato critiche nei confronti del padre e della sua gestione autoritaria del potere. La comunità internazionale confida nella sua moderazione per una eventuale transizione democratica del paese, ma le sue recenti dichiarazioni sulla possibilità di una «guerra civile» nel paese se dovessero continuare le rivolte hanno smorzato la fiducia degli osservatori. L’impressione è che la possibilità della caduta del regime abbia rinforzato i rapporti tra i fratelli e il leader, spesso difficili e sfilacciati.

Il terzo figlio di Gheddafi è Al-Sa’adi (37 anni) ed è diventato famoso in Italia per aver militato – con pessimi risultati – in Serie A. Il figlio del leader libico ha giocato una sola partita col Perugia, contro la Juventus, e successivamente viene squalificato per tre mesi perché positivo a un controllo antidoping. Nel campionato successivo ha giocato nell’Udinese, una sola partita, mentre nella stagione 2006/2007 ha fatto parte della Sampdoria, dove non ha mai disputato una partita, finendo la propria carriera calcistica in Italia.

Il quarto figlio è Mutassim. Ha 36 anni e da tempo si dice sia il favorito del leader libico. Mutassim ha fatto carriera nell’esercito ed è ora Consigliere per la sicurezza nazionale della Libia. Nel 2009 ha incontrato Hillary Clinton, uno degli incontri diplomatici con l’Occidente più importanti per la Libia degli ultimi decenni.

Il quinto figlio è Hannibal, ha 34 anni, è ritenuto il meno affidabile dei fratelli e basta ripercorrere la sua storia recente per comprenderne il motivo. Nel 2001 minaccia tre poliziotti italiani usando un estintore, nel 2004 viene arrestato per guida pericolosa a Parigi: era contromano ai 140 all’ora sugli Champs-Élysées sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Nel 2005 è stato accusato dalla sua ragazza di percosse e violenze, nel 2008 è stato trattenuto in prigione per due giorni in Svizzera con l’accusa di maltrattamenti su alcuni membri del proprio staff. La Libia rispose con un boicottaggio delle importazioni dal paese, accusato di atteggiamento mafioso.

Poi c’è Khamis. Il sesto figlio ha 30 anni ed è a capo delle forze scelte di sicurezza della Libia, una delle unità più temute e coinvolte nei violenti scontri di questi giorni contro i manifestanti.

Il settimo figlio maschio è Saif Al Arab. Ha 29 anni e ha passato diverso tempo in occidente, soprattutto in Germania dove ha studiato. E proprio in Germania nel 2005 venne fermato dalla polizia mentre era alla guida di una Ferrari. A bordo le forze dell’ordine trovarono un fucile da assalto e delle munizioni.

Aisha è l’unica figlia del leader libico. Ha 33 anni e secondo le ultime informazioni sarebbe fuggita dalla Libia in seguito agli scontri degli ultimi giorni. Si dice che abbia trovato rifugio a Dubai con i propri tre figli e la madre Safia. Avvocato, ha lavorato nel collegio di difesa di Saddam Hussein.

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