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  • mercoledì 23 febbraio 2011

Un altro giorno in Libia

La parte est del paese sembra in mano ai manifestanti, a ovest si combatte ancora

Ognuno ha la sua stima del numero delle vittime della repressione, da 300 a 10.000

Anche oggi in Libia è continuata la repressione delle proteste e del dissenso operata dalle forze dell’ordine. Già da stanotte ci sono state diverse sparatorie a Tripoli, che continua a essere presidiata anche dai mercenari. Il Guardian ha riportato che le forze dell’ordine hanno perso il controllo dell’aeroporto di Tripoli. Quello che emerge dalle notizie, ancora piuttosto confuse, è che la parte orientale della Libia sia ormai fuori dal controllo del governo, mentre la zona occidentale, quella che comprende Tripoli, è ancora contesa dalle forze dell’ordine e dai manifestanti. Il governo ha mandato un sms a tutti i cittadini invitandoli a tornare al lavoro e ripristinare la normalità.

Martin Chulov del Guardian si trova a Bengasi, e conferma che la città è in mano ai manifestanti: questi hanno distrutto buona parte dei simboli della dittatura – manifesti, statue di Gheddafi – e hanno issato dappertutto la bandiera usata dalla Libia durante gli anni della monarchia, prima del golpe militare che portò Gheddafi al potere. Anche Zliten e Misrata sarebbero ormai nelle mani dei manifestanti.

Non ci sono ancora stime ufficiali sul numero delle vittime della repressione, ma un sacco di cifre senza fonti precise e molto diverse tra loro. Shanuka Sayed, il componente libico della Corte Penale Internazionale, ha detto in un’intervista ad Al-Arabiya che i morti potrebbe essere addirittura 10 mila. Il governo libico ha detto che i morti degli scontri sono stati trecento, una cifra più vicina a quella data nei giorni scorsi da Human Rights Watch. Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, oggi ha detto di considerare «realistica» la stima di mille morti. La Corte Penale Internazionale, intanto, ha detto che non può perseguire i presunti crimini contro l’umanità commessi in Libia senza un ordine del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o una richiesta dalla Libia stessa.

Secondo Reuters, un aereo libico ha cercato di atterrare a Malta: non ha ottenuto il permesso, ha sorvolato l’aeroporto per venti minuti e poi ha deciso di tornare in Libia. Sembra che a bordo dell’aereo ci fosse anche la figlia di Gheddafi.

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