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  • domenica 27 Febbraio 2011

La Libia si sta liberando di Gheddafi

I ribelli hanno formato un governo provvisorio con sede a Bengasi, guidato dall'ex ministro della giustizia

A parte Tripoli, le forze antigovernative sono sul punto di prendere il controllo delle principali città del paese

Oltre alle cattive notizie per Gheddafi che arrivano dall’estero – le sanzioni e la risoluzione di condanna approvate dall’ONU – ci sono pessime novità anche dall’interno della Libia: a parte Tripoli, le forze antigovernative sono sul punto di prendere il controllo di tutte le principali città del paese. La circostanza è stata confermata da diversi testimoni, tra cui l’ex ministro degli interni Abdul Fatteh Younis. L’ex ministro ha detto ad Al Jazeera di aver invitato Gheddafi a porre fine alla repressione della rivolta. Questa mappa riporta lo stato della rivolta nelle principali città del paese.

Ciononostante si continua a combattere: le forze di polizia continuano a disertare e unirsi alle rivolte ma il regime sta armando molti civili, mandati a combattere insieme ai mercenari. Molti mercenari sono arrivati in Libia da altre regioni dell’Africa, e questo rende la situazione molto pericolosa per gli stranieri, soprattutto se neri: spesso i ribelli li uccidono a prima vista nel timore che si tratti di mercenari ingaggiati da Gheddafi per reprimere le rivolte. La maggior parte dei mercenari proviene dal Ciad, dal Niger e dalla Repubblica democratica del Congo.

A Bengasi – la seconda città del paese, al momento in mano agli oppositori di Gheddafi – i ribelli hanno formato un governo ad interim guidato dall’ex ministro della giustizia, Mustafa Mohamed Abud Ajleil, che resterà in carica fino all’eventuale caduta di Gheddafi. Abud Ajleil ha detto che Gheddafi è «l’unico» responsabile dei «crimini compiuti» in Libia, ma ha sottolineato che i membri del suo clan sono perdonati. Inoltre ha insistito sull’importanza dell’unità del paese: ha ribadito che la Libia è libera e che Tripoli è la sua capitale. Seif al-Islam Gheddafi, figlio del dittatore libico, ha rilasciato un’intervista televisiva confermando i toni usati da suo padre nei giorni scorsi: ha detto che tre quarti del paese vivono in pace, che i manifestanti sono manipolati dalle potenze straniere e che hanno «aperto le porte alla guerra civile». Ha inoltre negato che il governo si sia servito di mercenari.

AP Photo/Tara Todras-Whitehill