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  • sabato 30 Aprile 2011

Da dove vengono le bombe a grappolo di Gheddafi

Le armi usate a Misurata sono state messe al bando ma è ancora facile acquistarle

Le bombe a grappolo sono un tipo di armamento bandito in gran parte dei paesi del mondo. Diana Wueger, esperta di armamenti, parte dalla recente scoperta del loro utilizzo da parte di Gheddafi per affrontare, sull’Atlantic, un problema più generale che riguarda la messa al bando di determinati tipi di armamenti prodotti soprattutto nei paesi occidentali.

Le bombe a grappolo sono state impiegate per la prima volta durante la Seconda Guerra Mondiale dall’esercito tedesco, ma nell’arco di pochi anni la tecnologia fu sviluppata indipendentemente anche da Stati Uniti, Russia e Italia. Il loro principio di funzionamento è molto semplice: dopo essere state sganciate da un aereo o lanciate da un pezzo di artiglieria, l’involucro principale (o cluster) si apre per disperdere su un’ampia zona di terreno munizioni più piccole, le bomblet, che possono essere anche diverse centinaia per un singolo cluster. Solitamente le bomblet sono progettate per esplodere a contatto con il suolo, ma in un numero molto alto di casi esse rimangono inesplose e, date le piccole dimensioni, diventano una minaccia per la popolazione civile anche nei mesi e anni successivi al conflitto.

Le bombe a grappolo sono state progettate per distruggere tutto quello che incontrano in un’area estesa e, nelle guerre tradizionali, sono state impiegate soprattutto contro alte concentrazioni di uomini e di mezzi militari. Ma se impiegate in una battaglia combattuta in città possono avere conseguenze devastanti sulla popolazione civile, senza contare i rischi che vengono dalle munizioni inesplose. Per questi motivi, a partire dal 2007, diversi paesi guidati dalla Norvegia hanno lavorato per arrivare alla loro messa al bando: nel 2007 la Convenzione sulle Munizioni a Grappolo (CCM) è stata firmata da 57 stati e successivamente adottata da altri 51, ma tra questi non vi sono Israele, Cina, Russia e Stati Uniti, tutti paesi che possiedono grandi quantità di armamenti simili. E in anni recenti li hanno anche usati, come hanno fatto le forze armate russe in Cecenia o quelle americane in Iraq.

A metà aprile il New York Times pubblicò le prove dell’uso di bombe a grappolo di fabbricazione spagnola da parte delle forze governative libiche a Misurata. Le armi erano state acquistate nel 2007 in Spagna, solo un anno prima che la Spagna aderisse al trattato di messa al bando. L’acquisto, formalmente, era legale: l’embargo nella vendita di armi alla Libia era stato interrotto nel 2004 e la Spagna non aveva ancora firmato alcun impegno vincolante. A fine 2007 Gheddafi era stato accolto con tutti gli onori a Madrid da Zapatero, un pacifista convinto e dichiarato; ma l’economia spagnola era in difficoltà e aveva bisogno di investimenti. Nel solo 2008, la Spagna vendette armi alla Libia per 3,8 milioni di dollari.

Si tratta di un meccanismo tipico nelle politiche della difesa di molti paesi del mondo, spiega la Wueger:

Quando un paese produttore di armi taglia i propri finanziamenti alla difesa, cerca spesso compratori negli altri paesi, in modo da sostenere l’industria bellica nazionale. I negoziati per la Convenzione sulle Munizioni a Grappolo erano già in corso nel 2007, ma la decisione della Spagna di vendere le proprie scorte di bombe a grappolo invece di distruggerle aveva un senso dal punto di vista economico e politico.

foto: ODD ANDERSEN/AFP/Getty Images