Le notizie più grosse del 2025
Le guerre, Trump, i negoziati, le indagini, Trump, i grandi ritorni, un nuovo papa, e ancora Trump

Nel 2025 non ci siamo annoiati, per usare un eufemismo. È iniziato il secondo mandato di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti, che ha portato con sé grande caos a livello economico, umanitario e diplomatico. Sono proseguite guerre in corso ormai da anni, tra cui quelle nella Striscia di Gaza e in Ucraina, nonostante molti negoziati e vari cessate il fuoco. È morto il papa e se n’è fatto un altro. In Italia l’anno è iniziato con la detenzione di Cecilia Sala in Iran ed è proseguito con la riapertura delle indagini su un omicidio di 18 anni fa e le manifestazioni per la Flotilla. E poi è stato l’anno dell’intelligenza artificiale, dei concerti degli Oasis e del clamoroso furto al Louvre.
Di seguito gli eventi più notevoli, in breve, mese per mese.
Gennaio
La detenzione di Cecilia Sala in Iran
Il 19 dicembre del 2024 la giornalista italiana Cecilia Sala, che si trovava in Iran con un regolare visto giornalistico, è stata arrestata dagli agenti di sicurezza iraniani e imprigionata a Evin, il carcere dove sono detenuti prigionieri politici ed esponenti dell’opposizione. Contro di lei non sono mai state formulate accuse formali. L’Iran l’aveva arrestata per scambiarla con Mohammed Abedini Najafabadi, un ingegnere iraniano accusato di trafficare in tecnologia militare, fermato a Milano il 16 dicembre su richiesta degli Stati Uniti. Sala è rimasta a Evin per 21 giorni, durante i quali ha subìto condizioni di detenzione molto dure. È stata liberata l’8 gennaio grazie al lavoro di mediazione dell’intelligence italiana e del governo, in quella che è stata l’operazione più veloce per liberare una cittadina occidentale detenuta in Iran degli ultimi trent’anni. Abedini è stato rilasciato pochi giorni dopo.

La giornalista Cecilia Sala al suo arrivo all’aeroporto di Ciampino, dopo la liberazione da parte del governo iraniano, Roma, 8 gennaio (Filippo Attili/Ufficio Stampa Palazzo Chigi via Ansa)
Il primo cessate il fuoco nella Striscia di Gaza
Il 19 gennaio è cominciato un cessate il fuoco tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza, il primo dopo quello di novembre del 2023, durato appena pochi giorni. L’accordo era stato negoziato faticosamente per oltre un anno dall’amministrazione del presidente statunitense Joe Biden, ma è stato chiuso dal suo successore Donald Trump, che ha avuto un certo merito nel fare pressione nelle ultime fasi. I combattimenti si sono fermati, Hamas ha liberato 33 ostaggi israeliani e Israele ha liberato 1.904 prigionieri palestinesi. Israele ha anche consentito l’ingresso di una maggiore quantità di camion con beni di prima necessità per la popolazione palestinese. Il 18 marzo Israele ha violato unilateralmente il cessate il fuoco, con un devastante bombardamento che ha ucciso 400 persone. La guerra è ripresa.

Una famiglia palestinese in macchina a Khan Yunis, Striscia di Gaza, 19 gennaio 2025 (REUTERS/Mohammed Salem)
Il fatto politico più imbarazzante per il governo Meloni: il caso Almasri
Il 19 gennaio era stato arrestato a Torino il generale Najim Osama Almasri, capo della polizia giudiziaria libica su cui c’era un mandato d’arresto della Corte penale internazionale. Era accusato di omicidi, torture, stupri e altri gravi crimini. Dopo due giorni il governo aveva deciso di liberarlo e rimandarlo in Libia con un volo di Stato: una scelta irrituale e con molti punti oscuri. Per quella decisione era stata indagata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme ai ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e al sottosegretario Alfredo Mantovano: solo per gli ultimi tre però era stato chiesto il processo, e senza sorprese il parlamento aveva negato l’autorizzazione a farlo. Resta indagata la potente capa di gabinetto del ministero della Giustizia, e restano molti imbarazzi per il governo su questo caso. A novembre Almasri è stato arrestato in Libia.

Il generale libico Njeem Osama Almasri Habish atterra a Tripoli il 21 gennaio 2025, riportato in patria da un volo di Stato italiano, e viene accolto da uno dei suoi amici e sostenitori (ANSA/COURTESY FAWASELMEDIA.COM)
L’insediamento di Donald Trump
Il 20 gennaio è iniziato il secondo mandato di Donald Trump da presidente degli Stati Uniti. La cerimonia di inaugurazione si è svolta al chiuso per le temperature molto basse, nella sede del Congresso in prima fila c’erano gli imprenditori e i manager delle più grandi aziende tecnologiche (fra cui Mark Zuckerberg, Jeff Bezos ed Elon Musk), dietro tutti gli altri, dai membri della nuova amministrazione ai capi di stato stranieri. Subito dopo Trump ha cominciato a firmare una lunga serie di ordini esecutivi, comprese le grazie per gli assaltatori del Campidoglio e l’uscita dall’Accordo sul clima di Parigi.

Donald Trump sul palco con i Village People durante l’ultimo comizio prima di insediarsi a Washington, 19 gennaio 2025 (REUTERS/Brian Snyder)
Febbraio
Il disastroso incontro tra Trump e Zelensky
Il 28 febbraio un incontro tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è finito in modo disastroso. Trump, spalleggiato dal vice J.D. Vance, ha attaccato verbalmente Zelensky, accusandolo per esempio di essere un ingrato verso gli Stati Uniti. Il presidente ucraino se n’è andato prima del previsto dalla Casa Bianca, senza firmare un atteso accordo sulle materie prime, poi concluso a fine aprile. Il litigio ha avuto conseguenze durature: Trump ha sospeso per un po’ sia gli aiuti militari all’Ucraina sia la condivisione delle informazioni di intelligence, e nei mesi successivi (seppure con qualche inversione) si è avvicinato sempre più alle posizioni del presidente russo Vladimir Putin. Lo si è visto nella sua retorica, in alcuni casi aderente alla propaganda del regime russo, e nelle proposte negoziali per la fine della guerra presentate dagli Stati Uniti.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky viene interrotto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dal vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance nello Studio Ovale della Casa Bianca, Washington, D.C., 28 febbraio (REUTERS/Brian Snyder)
Marzo
L’inizio del blocco totale degli aiuti nella Striscia di Gaza
In concomitanza con la ripresa della guerra nella Striscia di Gaza, a marzo Israele ha iniziato a bloccare completamente l’ingresso di cibo, medicinali, carburante e generi di prima necessità nella Striscia. Il blocco, durato mesi, ha provocato la più grave crisi umanitaria dall’inizio della guerra: secondo le autorità della Striscia centinaia di persone sono morte di stenti, anche se è impossibile avere dati precisi. Israele ha ricominciato a consentire l’ingresso del cibo a fine luglio, ma comunque in quantità gravemente insufficienti, e ad agosto le Nazioni Unite hanno dichiarato che in alcune parti del territorio era in corso una carestia. Israele ha anche creato un’organizzazione, la Gaza Humanitarian Foundation, che avrebbe dovuto consegnare il cibo ma è diventata uno strumento per usare la fame come arma contro i palestinesi.

Palestinesi con sacchi di cibo della Gaza Humanitarian Foundation (GHF) sulle spalle, Striscia di Gaza, 4 agosto 2025 (REUTERS/Stringer)
– Leggi anche: In sei mesi la Gaza Humanitarian Foundation ha fatto solo danni
La nuova indagine per l’omicidio di Chiara Poggi
A dieci anni dalla prima condanna è stata aperta un’indagine nuova sull’omicidio di Chiara Poggi, la 26enne uccisa il 13 agosto del 2007 nella sua casa a Garlasco. L’unico indagato è Andrea Sempio, un amico del fratello di Poggi che era già stato indagato anni fa. Per l’omicidio di Poggi fu condannato nel 2015 in via definitiva a 16 anni di carcere Alberto Stasi, il suo ex fidanzato, tuttora detenuto. I principali elementi su cui si basano le accuse contro Sempio sono il DNA sulle unghie di Poggi e un’impronta di un palmo di mano rimasta ignorata per 18 anni. Nonostante le novità concrete siano state poche finora, in questi mesi c’è stata un’enorme attenzione mediatica per ogni aggiornamento sulle indagini, spesso con una grave violazione del segreto investigativo.

Carabinieri durante alcuni rilievi nella casa di Chiara Poggi a Garlasco, 9 giugno 2025 (Marco Ottico/LaPresse)
Il terremoto in Myanmar
Il 28 marzo in Myanmar un terremoto di magnitudo 7.7 ha causato la morte di più di 5.400 persone e provocato danni fino a mille chilometri dall’epicentro. Il Myanmar era già in una profonda crisi, a causa di una protratta guerra civile: dal 2021 è governato da una giunta militare, che ha isolato il paese e l’ha interdetto ai media stranieri. Dopo il terremoto la giunta ha chiesto aiuto ad altri paesi (cosa molto inusuale), ma ha anche continuato a bombardare i ribelli e bloccare i soccorsi nelle aree da loro controllate, prima di dichiarare un breve cessate il fuoco.

La statua buddista di una pagoda distrutta dal terremoto in Myanmar, 3 aprile 2025 (REUTERS)
Aprile
I dazi di Trump
Il 2 aprile Trump ha annunciato l’imposizione di dazi altissimi verso molti paesi. La decisione ha causato giorni di panico nelle borse, enormi problemi alla logistica e ai commerci, ma soprattutto crisi diplomatiche con i paesi più colpiti, tra cui la Cina, il Canada e il Messico (mentre l’Unione Europea non è riuscita a farsi valere). Si è capito presto che dietro questi dazi non c’era alcuna ragione economica, e che in sostanza erano solo un bluff di Trump per cercare di ottenere concessioni: nel giro di qualche mese sono stati tutti molto ridimensionati, ma nel frattempo hanno fatto miliardi di dollari di danni e contribuito a creare una grande incertezza nell’economia mondiale.

Donald Trump nel giardino della Casa Bianca con in mano la tabella coi dazi da applicare al resto del mondo, 2 aprile 2025 (REUTERS/Carlos Barria)
La morte di papa Francesco
Il 21 aprile è morto a 88 anni papa Francesco, come aveva scelto di chiamarsi Jorge Mario Bergoglio, che dal 13 marzo del 2013 era la massima autorità all’interno della Chiesa cattolica. È stato il primo papa gesuita, il primo originario di un paese non europeo da molti secoli, e il primo a scegliere come nome Francesco. È stato anche uno dei pontefici più progressisti, durante il suo mandato ha ricevuto molti apprezzamenti ma è stato anche molto isolato. La sua morte, il funerale sobrio e i preparativi per il conclave per eleggere il suo successore sono stati seguiti da milioni di persone in tutto il mondo.

Una persona legge l’Osservatore Romano con la notizia della morte di papa Francesco, in piazza San Pietro, Città del Vaticano, 21 aprile 2025 (REUTERS/Guglielmo Mangiapane)
Maggio
L’elezione di papa Leone XIV
L’8 maggio è stato eletto come nuovo papa Robert Francis Prevost, il primo papa statunitense, che ha scelto il nome di Leone XIV. Sono bastati due giorni di conclave e quattro votazioni. Non era tra i più papabili del conclave, ma c’era chi aveva fatto il suo nome. Si è detto subito che la sua nomina era una scelta di compromesso, ma su di lui si sapeva poco. In questi primi mesi di pontificato non si è capito molto di più e per la verità ha fatto poco: un solo grande viaggio, tante magliette ricevute in regalo e interventi preoccupati sull’intelligenza artificiale. Ah, sappiamo anche che quando non dorme sta spesso attaccato al telefono.

Il cardinale Robert Prevost, neoeletto papa Leone XIV, sul balcone della basilica di San Pietro, Città del Vaticano, 8 maggio 2025 (REUTERS/Murad Sezer)
Giugno
I referendum sulla cittadinanza e sul lavoro
In un anno politico con poche elezioni e non particolarmente rilevanti, il voto più discusso è stato quello per i referendum dell’8 e del 9 giugno, con un quesito sulla cittadinanza e quattro sul lavoro: sono andati tutti molto lontani dal raggiungimento del quorum che serviva affinché fossero validi. In particolare quello sulla cittadinanza, su cui nei mesi precedenti c’era stata una certa mobilitazione, è andato molto peggio del previsto. Quelli sul lavoro erano stati proposti dalla CGIL e hanno dato una certa visibilità nel dibattito pubblico al suo segretario, Maurizio Landini.

Una persona vota a un seggio per il referendum, Roma, 8 giugno (Cecilia Fabiano/LaPresse)
La guerra dei 12 giorni tra Israele e Iran
Dopo mesi di minacce, provocazioni e attacchi sporadici, il 13 giugno Israele ha avviato una massiccia campagna di bombardamenti contro l’Iran, in cui ha ucciso leader militari, colpito siti legati al programma nucleare dell’Iran, e danneggiato gravemente le difese aeree del paese. L’Iran ha risposto lanciando missili balistici contro Israele, alcuni dei quali hanno superato le difese antiaeree e distrutto edifici e altre strutture. Il 22 giugno anche gli Stati Uniti si sono uniti agli attacchi e hanno bombardato i siti nucleari iraniani. La guerra è durata 12 giorni, fino al 24 giugno. Sono state uccise più di mille persone in Iran, e poco più di 30 in Israele.

Il sistema antimissilistico di Israele Iron Dome intercetta i missili iraniani, Tel Aviv, Israele, 18 giugno 2025 (AP Photo/Leo Correa)
Luglio
La fine di USAID
Il 1° luglio ha chiuso USAID, l’Agenzia per lo sviluppo internazionale degli Stati Uniti, che dal 1961 forniva aiuti umanitari e assistenza per lo sviluppo in decine di paesi in tutto il mondo. La decisione è stata presa dall’amministrazione Trump, che fin dal suo insediamento aveva iniziato a smantellarla. Come conseguenza sono stati interrotti finanziamenti per miliardi di dollari, causando grossi disagi e mettendo in dubbio il proseguimento di molti programmi umanitari: tra le altre cose l’agenzia distribuiva fondi per la costruzione di rifugi antiaerei in Ucraina, sosteneva programmi di cura e prevenzione dell’HIV in Africa meridionale e orientale e finanziava moltissimi progetti di conservazione della foresta amazzonica. Secondo uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet, l’eliminazione dei fondi potrebbe causare fino a 14 milioni di morti altrimenti evitabili.

Una persona con un cartellone in sostegno di USAID fuori dalla sede di Washington, D.C., 27 febbraio (AP Photo/Jose Luis Magana)
Agosto
L’estate degli Oasis
La storia che ha dominato le conversazioni sulla musica nell’anno appena passato è stato l’attesissimo tour internazionale degli Oasis, una delle band più amate degli anni Novanta, che non suonava insieme da 15 anni. Dalle date di Cardiff, Manchester, Londra ed Edimburgo, e poi passando per l’Asia e il Sudamerica, milioni di fan hanno assistito ai concerti della band dei fratelli Gallagher, una buona parte dei quali esibendo dei cappellini da pescatore. Per chi ascolta la band fin da Definitely Maybe è stato un evento memorabile, ma ha anche fatto bene all’economia delle città che ha attraversato. Alla fine Damon Albarn dei Blur ha dovuto riconoscere che la “guerra del britpop” l’hanno vinta gli Oasis.

Gli Oasis al loro primo concerto dopo 16 anni a Cardiff, Galles, 4 luglio (Gareth Cattermole/Getty Images)
L’anno dell’intelligenza artificiale
Il 7 agosto OpenAI, l’azienda di ChatGPT, ha reso disponibile GPT-5, il nuovo modello di intelligenza artificiale dell’azienda, all’epoca il più potente del mercato. Per il settore dell’AI è stato uno dei momenti più importanti di un anno nel corso del quale la concorrenza nel settore è aumentata di moltissimo, così come i timori di una bolla finanziaria causata dagli investimenti nei data center, e le prudenze sono assai diminuite. Un anno in cui gli strumenti di AI sono entrati nelle vite quotidiane di milioni di persone che di lavoro fanno tutt’altro. cominciato con gli scossoni provocati da DeepSeek, la prima azienda cinese a sviluppare un modello economico in grado di competere con quelli di OpenAI, e finito con la rivista Time che ha scelto «gli architetti delle AI» come persone dell’anno.

Una dipendente in un data center di Amazon Web Services. (Noah Berger/Amazon Web Services via AP Images)
Settembre
La condanna di Jair Bolsonaro in Brasile
L’11 settembre l’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro, di estrema destra, è stato condannato a 27 anni e 3 mesi di carcere per aver partecipato all’organizzazione di un colpo di stato con l’obiettivo di rimanere al potere anche dopo aver perso le elezioni presidenziali del 2022. Il piano non si realizzò solo perché molti leader militari non lo sostennero. Quello che seguì fu un processo storico, che ha reso Bolsonaro il primo (e finora unico) leader politico o militare del Brasile a essere condannato per crimini legati a un colpo di stato. Da novembre è in carcere, ma il Parlamento sta provando a ridurgli la pena.

Jair Bolsonaro davanti alla sua casa, agli arresti domiciliari, Brasilia, Brasile, 2 settembre 2025 (AP Photo/Luis Nova)
MPS compra Mediobanca
Questa storia per la verità è iniziata a gennaio, quando MPS, la storica banca senese partecipata dallo Stato, ha fatto un’offerta per comprare Mediobanca, la più prestigiosa banca d’affari italiana. C’erano molti elementi a renderla una storia eccezionale: MPS era una banca più piccola, molto diversa, per anni sull’orlo del fallimento, che voleva comprare il gioiello dell’alta finanza italiana. Dopo mesi di resistenza da parte di Mediobanca, a settembre MPS ce l’ha fatta. Fino a qualche anno fa questa operazione sarebbe stata considerata pura fantasia: è riuscita perché si sono allineati gli interessi del governo e di due importanti famiglie industriali italiane, interessi che sono ora sotto indagine perché secondo la procura l’acquisto sarebbe stato concordato illegalmente.

L’entrata della sede di MPS (REUTERS/Stefano Rellandini)
L’omicidio di Charlie Kirk
Il 10 settembre durante un evento alla Utah Valley University il 22enne Tyler Robinson uccise con colpi di fucile Charlie Kirk, un attivista e podcaster molto noto negli ambienti della destra statunitense e vicino a Trump. Con la sua associazione Turning Point Kirk animava campagne e raccolte fondi e sosteneva candidati Repubblicani, sempre con uno stile oratorio capace di umiliare gli interlocutori progressisti. Due giorni dopo l’omicidio Robinson è stato arrestato: di lui si sa che passava molto tempo online e che aveva scritto di voler uccidere Kirk perché «ne aveva abbastanza del suo odio». L’uccisione ha fatto enorme scalpore: la destra ha fatto licenziare chi la celebrava e i funerali sono stati un evento enorme, molto partecipato e coreografico. L’eredità politica di Kirk è stata raccolta dalla moglie Erika.

Una persona alza una bandiera statunitense durante una veglia funebre per l’attivista Charlie Kirk, Orem, Utah, 11 settembre 2025 (REUTERS/Jim Urquhart)
– Leggi anche: Charlie Kirk era molto importante per Trump
Ottobre
La Flotilla e la grande mobilitazione in Italia
Tra agosto e ottobre in Italia c’è stata un’attenzione enorme sulla Global Sumud Flotilla, la più grande iniziativa indipendente per portare cibo e altri beni essenziali alla popolazione della Striscia di Gaza, con decine di barche a vela. Com’era prevedibile la missione – che aveva un significato perlopiù simbolico – è stata bloccata da Israele prima che arrivasse a Gaza, ma è riuscita nel suo intento di mobilitare l’opinione pubblica per la popolazione palestinese: è successo sopratutto in Italia, nonostante sulle barche ci fossero persone da decine di paesi, perché è stato probabilmente il paese più coinvolto nell’organizzazione e perché la questione è diventata presto molto politica, a causa della contrarietà del governo Meloni e del suo posizionamento ambiguo nei confronti di Israele.

Il corteo a Roma per la Palestina e la Global Sumud Flotilla, 3 ottobre 2025 (REUTERS/Yara Nardi)
Il secondo cessate il fuoco nella Striscia di Gaza
Il 10 ottobre è cominciato nella Striscia di Gaza un nuovo cessate il fuoco tra Israele e Hamas: è il terzo dall’inizio della guerra, ed è tuttora in corso. Gli accordi sono basati su un piano in 20 punti proposto da Trump, che prevedeva tre fasi per arrivare a una pace duratura: nella prima, quella attuale, Israele si è ritirato da circa metà del territorio della Striscia e sta consentendo l’accesso di maggiori quantità di viveri (sebbene ancora largamente insufficienti per i bisogni della popolazione palestinese). Hamas ha liberato tutti gli ostaggi israeliani e consegnato i resti di quelli morti, in cambio di migliaia di prigionieri palestinesi. I negoziati per le fasi due e tre dell’accordo, che dovrebbero riguardare il futuro governo della Striscia e la sua ricostruzione, stanno andando a rilento. Durante il cessate il fuoco Israele non ha mai interrotto del tutto gli attacchi contro la popolazione palestinese.

Due uomini palestinesi festeggiano l’inizio del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, Khan Younis, Striscia di Gaza, 10 ottobre 2025 (REUTERS/Ramadan Abed)
La caduta di al Fashir in Sudan
In Sudan da due anni e mezzo si combatte una sanguinosa guerra civile fra l’esercito regolare e il gruppo paramilitare Rapid Support Forces: uno dei maggiori sviluppi del 2025 è stata la caduta di Al Fashir, l’ultima importante città della regione occidentale del Darfur che era ancora sotto il controllo dell’esercito. Dopo un assedio iniziato nell’aprile del 2024, le Rapid Support Forces sono entrate in città e ne hanno preso il controllo. L’avanzata è stata accompagnata da uccisioni di massa, massacri e crimini di guerra, in alcuni casi filmati dagli stessi paramilitari. Ora le Rapid Support Forces controllano tutto il Darfur, e l’esercito la parte orientale del paese, compresa la capitale Khartoum. La guerra ha causato almeno 150mila morti e un’enorme crisi umanitaria.

Persone in un campo per famiglie fuggite da al Fashir, a Tawila, nel Darfur settentrionale, Sudan, 27 ottobre 2025 (REUTERS/Mohammed Jamal)
Lo sbalorditivo furto al Louvre
Il 19 ottobre, in pieno giorno, a Parigi quattro persone a volto coperto sono salite su un montacarichi, hanno forzato una portafinestra di uno dei musei più visitati al mondo e in sette minuti hanno rubato con straordinaria facilità otto gioielli dal valore stimato di 88 milioni di euro. Le indagini hanno constatato che i ladri sono sfuggiti alla polizia per pochi secondi, mentre l’azienda del montacarichi usato per il furto (a sua volta rubato) ne ha approfittato per farsi pubblicità. Tutto è stato possibile per le numerose falle nella sicurezza e i problemi strutturali del museo contestati nello sciopero iniziato il 15 dicembre. Finora quattro persone sono state incriminate e altre arrestate. Dei gioielli però non si sa nulla.

Agenti della polizia scientifica francese esaminano la portafinestra e il balcone del Louvre da cui sono entrati i ladri, Parigi, 19 ottobre (Kiran Ridley/Getty Images)
Novembre
L’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York
Il 4 novembre Zohran Mamdani, socialista e Democratico è stato eletto sindaco di New York: si insedia oggi ed è il primo musulmano di sempre ricoprire l’incarico, e il più giovane da oltre un secolo (ha 34 anni). Quando aveva annunciato la sua candidatura era sostanzialmente sconosciuto, ma ha fatto una campagna elettorale estremamente efficace, con un’ottima comunicazione sui social e una chiara riconoscibilità grafica, tutta incentrata sul tema del costo eccessivo della vita a New York. Dopo la vittoria, viene il difficile: Mamdani ha scarsa esperienza politica e, da oggi, dovrà gestire l’elefantiaca macchina amministrativa di New York, provando a mantenere le promesse di un programma molto ambizioso. Dovrà pure fare i conti con Trump, con cui però sembra esserci un certo feeling.

Zohran Mamdani durante il discorso della vittoria, New York, 4 novembre 2025 (AP Photo/Yuki Iwamura)
– Leggi anche: Da sconosciuto a sindaco di New York in un anno
Dicembre
La quasi vendita di Warner Bros.
Warner Bros. è uno degli studi più importanti di Hollywood: controlla canali e piattaforme come CNN e HBO, ha un enorme catalogo di proprietà intellettuali, saghe e marchi di cui ha diritti, ma è in crisi da tempo. A inizio dicembre ha firmato un accordo da 71 miliardi di euro per essere comprata da Netflix, che però Paramount Skydance ha provato a superare con un’offerta di acquisto ostile, un’operazione molto rara nel settore dei media, poi bocciata dal consiglio di amministrazione. Se Netflix dovesse riuscire a comprare Warner Bros., otterrebbe un ruolo senza paragoni nell’industria cinematografica, che in ogni caso vede la sua acquisizione come una specie di catastrofe: ma mancano ancora diversi passaggi non scontati.

Gli studi della Warner Bros. a Burbank, California, 8 dicembre 2025 (REUTERS/Mike Blake)
L’attentato durante una celebrazione ebraica a Sydney
Il 14 dicembre due uomini, padre e figlio, hanno sparato contro la folla che si era radunata a Bondi Beach (Sydney) per l’Hanukkah, una delle festività più importanti dell’ebraismo. Hanno ucciso 15 persone e ne hanno ferite 40: il padre è morto negli scontri a fuoco con la polizia, il figlio è sopravvissuto ed è stato accusato di terrorismo. È circolato molto il video di un uomo siriano che ha fermato uno degli attentatori, riuscendo a disarmarlo. La polizia australiana ha concluso che l’attentato era ispirato dallo Stato Islamico. L’Australia aveva già una legge molto rigida sul possesso di armi, ma dopo l’attacco armato il governo ha annunciato misure più restrittive contro i crimini d’odio e un piano per acquistare le armi dei cittadini, con l’obiettivo di ridurre quelle in circolazione.

Un membro della comunità ebraica alla commemorazione per le persone morte nell’attentato di Bondi Beach, Sydney, Australia, 16 dicembre 2025 (REUTERS/Jeremy Piper)



