• Mondo
  • Venerdì 10 ottobre 2025

È entrato in vigore il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza

I soldati israeliani hanno cominciato il ritiro da alcuni territori e sono entrati i primi camion di aiuti

Persone palestinesi si spostano verso il nord della Striscia di Gaza dopo l'inizio del cessate il fuoco, il 10 ottobre (AP Photo/Abdel Kareem Hana)
Persone palestinesi si spostano verso il nord della Striscia di Gaza dopo l'inizio del cessate il fuoco, il 10 ottobre (AP Photo/Abdel Kareem Hana)
Caricamento player

L’esercito israeliano ha detto che alle 12 ora locale (le 11 in Italia) è entrato in vigore il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e ha aggiunto che i soldati israeliani si sono ritirati da alcune zone decise in precedenza. Queste erano le prime due condizioni previste dalla prima fase del piano di pace negoziato dagli Stati Uniti e approvato mercoledì notte da Israele e Hamas.

Il cessate il fuoco dovrebbe consentire l’entrata nella Striscia di circa 600 camion al giorno carichi di cibo e beni di prima necessità, che finora erano stati bloccati da Israele. I primi sono entrati venerdì.

Subito dopo l’annuncio dell’entrata in vigore del cessate il fuoco molti palestinesi sfollati nel sud della Striscia di Gaza hanno iniziato a spostarsi a piedi verso le città del nord, e in particolare Gaza, che avevano dovuto lasciare nei mesi scorsi in seguito alle evacuazioni ordinate da Israele. Le fasi successive del piano dovrebbero portare a un ulteriore ritiro dei militari israeliani, fino a mantenere una “zona cuscinetto” lungo il confine della Striscia.

Un carro armato israeliano si sposta lungo il confine con la Striscia di Gaza il 10 ottobre 2025 (AP Photo/Emilio Morenatti)

Entro 72 ore (quindi per le 11 italiane di lunedì) dovrebbe avvenire la liberazione degli ostaggi che si trovano ancora nella Striscia di Gaza: venerdì il primo ministro Benjamin Netanyahu ha fatto intendere per la prima volta che forse non tutti i corpi degli ostaggi morti saranno rilasciati immediatamente, probabilmente perché non sarà possibile recuperarli in tempo da sotto le macerie degli edifici distrutti.

In cambio Israele libererà dalle sue prigioni diversi prigionieri palestinesi. In questa categoria rientrano sia persone condannate anche molti anni fa, di solito per reati legati al terrorismo, sia persone in “detenzione amministrativa”, cioè sospettate di un crimine dalle autorità israeliane ma detenute arbitrariamente senza accuse formali e senza processo.

Secondo l’accordo proposto da Trump la settimana scorsa, dovrebbero essere liberate 250 persone condannate all’ergastolo e 1.700 persone palestinesi detenute a partire dal 7 ottobre del 2023, comprese tutte le donne e i bambini arrestati. Venerdì pomeriggio Israele ha pubblicato la lista dei 250 prigionieri all’ergastolo che intende liberare: come annunciato giovedì non è incluso Marwan Barghouti, il più importante e popolare leader politico palestinese che si trova in carcere dal 2004. Sono inclusi invece alcuni leader di Hamas e del Jihad Islamico, un’altra organizzazione radicale palestinese.

La polizia israeliana ha detto anche di aspettare una visita di Trump nel paese per lunedì, e ha pubblicato le misure di sicurezza che saranno adottate: prevedono fra le altre cose l’impiego di migliaia di agenti di polizia e volontari e la chiusura di diverse strade fra Tel Aviv e Gerusalemme.

– Leggi anche: Come si è arrivati all’accordo su Gaza