Le ricerche degli italiani morti alle Maldive sono complicate dal meteo
Il vento e il mare mosso rendono rischioso entrare nella grotta dove forse si trovano i corpi

I corpi di quattro dei cinque italiani morti alle Maldive mentre stavano facendo un’immersione subacquea non sono stati ancora recuperati. A Malé, la capitale del paese, è arrivato Damiano Francovigh, l’ambasciatore italiano in Sri Lanka responsabile anche dell’area delle Maldive. È in contatto con i responsabili della Guardia costiera locale che stanno coordinando le operazioni di recupero: le barche si trovano nella zona dell’incidente, attorno all’isola di Alimathà, nell’atollo di Vaavu, ma a causa delle cattive condizioni meteorologiche è difficile che l’intervento cominci nelle prossime ore .
Non si sa ancora nulla sulle cause della morte dei cinque, né se sia andato storto qualcosa durante l’immersione. Finora è stato recuperato il corpo di una sola persona, ma non è stato comunicato ancora quale. L’unità di crisi del ministero degli Esteri dice che per tentare il recupero degli altri quattro corpi bisognerà aspettare domani: la Guardia costiera delle Maldive ritiene l’operazione rischiosa a causa del vento forte e del mare mosso, che potrebbe sollevare la sabbia diminuendo la visibilità sul fondale e complicare l’immersione.
Inoltre, aggiunge l’unità di crisi, la Guardia costiera ha detto di non conoscere bene la grotta che i sommozzatori dovrebbero esplorare, che si trova a più di 50 metri di profondità. È lì che è stato trovato il corpo di uno dei cinque.
Sulle imbarcazioni della Guardia costiera ci sono sommozzatori esperti, tra cui anche un italiano. Se le condizioni meteorologiche lo consentiranno, è possibile comunque che oggi venga fatta una prima immersione esplorativa, che servirà a capire quali sono i punti di accesso alla grotta in cui probabilmente ci sono gli altri corpi. Dell’incidente si sta interessando anche la procura di Roma, che è competente per eventuali reati commessi o subiti da cittadini italiani all’estero.
Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti si erano immersi giovedì mattina in una grotta sottomarina il cui ingresso si trova a circa 50 metri sotto il livello del mare. Nelle Maldive vengono consentite le immersioni ricreative solo fino a 30 metri di profondità.
Montefalcone era professoressa associata dell’università di Genova, esperta di ambienti marini e subacquea esperta. Muriel Oddenino era assegnista di ricerca, sempre a Genova. Federico Gualtieri si era laureato da poco con Montefalcone. E Gianluca Benedetti era istruttore subacqueo: lavorava per la Albatros Top Boat, un tour operator italiano che gestiva la barca con cui era uscito il gruppo, la Duke of York, uno yacht di 36 metri.
L’università di Genova ha spiegato che Montefalcone era alle Maldive per una missione scientifica, autorizzata solo per lei e per «un assegnista di ricerca» (non fa il nome, ma probabilmente è Oddenino). La direttrice del dipartimento di Scienze della terra, dell’ambiente e della vita, Elisabetta Rampone, ha detto che la missione prevedeva «esclusivamente attività di ricerca in superficie o al massimo mediante snorkeling. Non c’era alcuna autorizzazione per immersioni subacquee». Rampone ha aggiunto che «l’immersione subacquea è estrema, ad altissimo rischio: non l’avremmo mai autorizzata».
Il gruppo si era immerso in mattinata. Non vedendolo riemergere un’ora e 45 minuti dopo, il comandante della Duke of York aveva chiamato i soccorsi. La polizia locale ha detto di aver ricevuto una segnalazione della loro scomparsa alle 13:45 (ora locale). La Farnesina ha fatto sapere venerdì che sulla Duke of York c’erano anche altri venti italiani, che stanno bene. La barca tornerà nella capitale Malé appena le condizioni meteorologiche lo consentiranno.
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