Che posto è Alimathà alle Maldive

Cioè l’isola corallina molto frequentata per le escursioni subacquee dove sono morti cinque italiani

Una spiaggia dell'isola di Alimathaa, dove è avvenuto l'incidente (ANSA/GABRIELE LE MOLI)
Una spiaggia dell'isola di Alimathaa, dove è avvenuto l'incidente (ANSA/GABRIELE LE MOLI)
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Giovedì cinque italiani sono morti mentre facevano un’escursione subacquea alle Maldive, uno stato formato da un arcipelago nell’oceano Indiano. Il gruppo si trovava attorno all’isola di Alimathà, nell’atollo di Vaavu, a circa un’ora di distanza in motoscafo dalla capitale Malé. È una zona molto popolare per le escursioni subacquee, per via della sua ricca fauna marina.

Le Maldive sono costituite da diversi atolli, e tra questi quello di Vaavu è uno dei meno abitati ma fra i più frequentati dai turisti. Nell’atollo di Vaavu si trovano anche i siti di Miyaru Kandu e Fotteyo Kandu, fra i più popolari delle Maldive per le immersioni. Alimathà è un’isola che fa parte della cintura che costituisce l’atollo Vaavu. È disabitata, salvo per le strutture turistiche, e si trova a circa 15 chilometri dalla capitale dell’atollo, Felidhoo, un’altra destinazione piuttosto frequentata.

Uno screenshot di Google Maps che mostra la posizione dell’isola di Alimathà nel’atollo Vaavu

Gli atolli sono complessi di isole coralline e sono spesso caratterizzati dalla grande varietà di flora e fauna sottomarine. Al loro interno si trova una laguna dove l’acqua è tranquilla e poco profonda, collegata al mare da una serie di canali marini che dividono le isole, che alle Maldive vengono chiamati kandu.

Le barriere coralline nelle lagune fanno sì che al loro interno ci siano grandi fonti di nutrimento per gli animali marini, che quindi sono attirati. Anche la corrente nei kandu favorisce la presenza di nutrimento e quindi di pesci. Oltre alla presenza di coralli duri e molli, vi si possono trovare squali, barracuda, stelle marine, tartarughe e una grande varietà di pesci tropicali.

Quello di giovedì è considerato uno dei peggiori incidenti subacquei nella storia delle Maldive. Le cause non sono ancora state accertate, e le operazioni di recupero dei corpi sono ancora in corso: per ora ne è stato estratto solo uno. Le persone morte sono Monica Montefalcone, professoressa associata dell’università di Genova esperta di ambienti marini, sua figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino (assegnista di ricerca sempre a Genova), Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti, istruttore subacqueo e capitano della barca.

I cinque stavano facendo un’immersione in una grotta sottomarina il cui ingresso si trova a circa 50 metri sotto il livello del mare. È una profondità notevole, più alta di quella a cui nelle Maldive vengono consentite le immersioni ricreative: serviva quindi un permesso speciale per farla. Dato che sono molto frequentate per le escursioni subacquee, gli incidenti sottomarini non sono così rari nelle Maldive.

I cinque erano considerati subacquei esperti, ma a quelle profondità i rischi sono comunque elevati. Nella grotta le onde potrebbero aver sollevato la sabbia e ridotto la visibilità (nella zona era stata diffusa un’allerta meteo), e una miscela sbagliata di gas nelle bombole potrebbe aver avvelenato i sub. Sotto i 50 metri circa la pressione elevata infatti rende tossica la respirazione di miscele con percentuali troppo elevate di ossigeno, come quelle usate abitualmente nelle immersioni. Le bombole avrebbero dovuto contenere una precisa percentuale di elio. Il recupero di tutti i corpi e l’analisi delle bombole potrebbero chiarire le cause dell’incidente.

Tag: Maldive