Il caso dell’uomo maliano ucciso a coltellate in centro a Taranto

Bakari Sako aveva 35 anni e lavorava come bracciante; per l’omicidio sono state fermate sei persone, di cui quattro minorenni

La polizia in piazza Fontana a Taranto, dove è stato ucciso Bakari Sako (screenshot dal servizio di TRM H24)
La polizia in piazza Fontana a Taranto, dove è stato ucciso Bakari Sako (screenshot dal servizio di TRM H24)
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Poco dopo le 5 di mattina di sabato un uomo maliano di 35 anni, Bakari Sako, è stato aggredito e poi ucciso a coltellate nel centro storico di Taranto, mentre stava per andare a lavorare. Per il suo omicidio sono state fermate sei persone: due uomini di 22 e 20 anni e quattro minorenni tra i 15 e i 17 anni, tutti indagati per omicidio aggravato da futili motivi.

Secondo la procura, il gruppo di persone che ha inizialmente aggredito Sako era in giro per Taranto alla ricerca di qualcuno di «vulnerabile» da colpire, e quindi non conosceva il 35enne maliano, che faceva il bracciante. A quell’ora Sako stava andando a prendere il treno che lo avrebbe portato in campagna a lavorare.

Associazioni e alcuni sindacati hanno parlato di violenza per motivi razziali. La procura di Taranto non ha ancora contestato l’aggravante dell’odio razziale, ma sta indagando anche su questa ipotesi. Martedì, durante una conferenza stampa sul caso, la procuratrice Eugenia Pontassuglia ha detto che «dobbiamo cambiare cultura, dobbiamo cominciare a pensare che la nostra terra non è la terra nostra» e che «tutti coloro che hanno diritto di esserci devono essere rispettati».

I filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona mostrano che Sako è stato aggredito al centro di piazza Fontana. Aveva appena parcheggiato la bicicletta, con sé aveva uno zaino con dentro vestiti di ricambio e una bottiglietta d’acqua. Il Tg1 ha pubblicato le immagini: si vedono quattro ragazzi che raggiungono Sako con i loro scooter, lo accerchiano e iniziano ad attaccarlo. Alla scena assiste anche una ragazza, che è stata individuata ma non è indagata.

Sembra che Sako fosse riuscito a scappare momentaneamente e a entrare in un bar lì vicino per cercare aiuto. Il gruppo lo aveva però inseguito, e il pestaggio era proseguito dentro il locale. Secondo la ricostruzione della procura, un uomo che era dentro il bar avrebbe colpito Sako con un pugno mentre gli altri continuavano a picchiarlo. Uno degli aggressori ha infine colpito Sako con tre coltellate all’addome e al torace. È avvenuto tutto in pochi minuti.

Gli aggressori sono scappati prima dell’arrivo dei soccorritori del 118, poco dopo le 5:30. Sako a quel punto era già morto. La polizia ha individuato e fermato cinque sospettati lunedì sera, e il sesto giovedì mattina. Non si sa molto di loro: la procuratrice del tribunale dei minorenni, Daniela Putignano, ha detto che i ragazzi minorenni coinvolti sono incensurati «ma provenienti da contesti difficili».

Caterina Contegiacomo della ong Mediterranea Saving Humans conosceva da anni Bakari Sako e suo fratello Soulyeimani. Racconta che Sako era arrivato in Italia una decina di anni fa, e che aveva lavorato come cameriere a Torino. Poi nel 2022 si era trasferito a Taranto dove abitava già Soulyeimani, vicino a casa di Contegiacomo. Soulyeimani poi era andato a vivere in Spagna. A Taranto Bakari Sako aveva continuato a lavorare come cameriere, poi verso la fine del 2025 era tornato per qualche mese in Mali, dove aveva due mogli, entrambe incinte (in Mali, che è un paese a maggioranza musulmana, la poligamia è ampiamente diffusa e praticata).

Sako era rientrato a Taranto a fine gennaio. Nel frattempo il ristorante in cui lavorava era stato chiuso e quindi aveva da poco trovato un nuovo lavoro come bracciante per un’azienda di Massafra, un comune a circa 25 chilometri da Taranto. «La mattina in cui è stato ucciso stava facendo la strada che faceva normalmente per andare in stazione e prendere il treno. Nessuno di noi si capacita della brutalità di ciò che è successo», dice Contegiacomo.