Punta Marina era abituata ai pavoni, ma non alle telecamere

La convivenza con la colonia che popola il paese vicino a Ravenna non è sempre stata semplice, ma la tv l’ha resa qualcosa su cui litigare

di Matilda Ferraris, foto di Michele Lapini

Un pavone davanti a un bar a Punta Marina (Michele Lapini per il Post)
Un pavone davanti a un bar a Punta Marina (Michele Lapini per il Post)
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«Quando finirà l’attenzione mediatica resterà un paese diviso» dice Rosanna Golfarelli, che insieme al marito Claudio Ianiero gestisce la pasticceria Cacao di Punta Marina, una frazione di Ravenna la cui monotonia è stata turbata nelle ultime settimane da una novità invadente. Non la colonia di pavoni, che si aggira per le strade di Punta Marina da molti anni, bensì le troupe delle tv del pomeriggio arrivate per documentarne la presenza, che da questione locale oggetto di moderati dissensi è stata trasformata in una vicenda sensazionale commentata in tutta Italia.

Golfarelli e Ianiero lavorano a Punta Marina da oltre quarant’anni e da almeno dieci sono abituati alla presenza dei pavoni, il cui numero però è aumentato sensibilmente negli ultimi anni. Accanto al laboratorio della loro pasticceria c’è un cortile dove cinque o sei individui passano gran parte della giornata: il più grande è diventato quasi un animale domestico: lo hanno chiamato “Pirilampo”.

Un pavone in un cortile a Punta Marina (Michele Lapini per il Post)

«I pavoni sono belli, ma ormai sono troppi: sporcano e beccano tutto quello che trovano», dice Claudio Ianiero con un tono calmo, a tratti divertito. Non lo disturbano molto perché non vive vicino alle zone che bazzicano di più, ma capisce i disagi che causano e pensa che prima o poi sarà necessario trovare una soluzione. Abitare vicino ai pavoni significa essere svegliati di prima mattina dai loro versi, ritrovarsi l’auto ammaccata o graffiata e le tegole dei tetti spostate. C’è poi il problema del guano (gli escrementi degli uccelli, che sono cacca e pipì insieme), che è un po’ ovunque nelle zone in cui vivono.

Rosanna Golfarelli e Claudio Ianiero, della pasticceria Cacao (Michele Lapini per il Post)

Il prototipo di un biscotto che stanno provando alla pasticceria Cacao (Michele Lapini per il Post)

La situazione comunque era relativamente sotto controllo, e soprattutto era così da tempo. Secondo Ianiero a esacerbarla è stata l’attenzione mediatica che si è concentrata su Punta Marina e sui suoi abitanti. La presenza delle telecamere e delle televisioni ha portato a esporsi un gruppo di persone ristretto ma molto motivato, talvolta anche con toni esagerati, e ha alimentato uno scontro che prima era meno acceso e confinato a pochi residenti.

La storia dei pavoni di Punta Marina ha ottenuto molta attenzione nelle ultime settimane soprattutto per alcuni servizi televisivi diventati molto popolari sui social. In particolare, diversi spezzoni di Vita in Diretta, il programma pomeridiano di Rai 1 condotto da Alberto Matano, sono stati condivisi migliaia di volte online contribuendo a diffondere l’idea che Ravenna fosse “invasa” dai pavoni.

Da due settimane Vita in diretta fa ogni giorno un collegamento pomeridiano da Punta Marina: l’inviata si posiziona sempre nello stesso punto (una via di Punta Marina in cui di solito si trovano molti pavoni) in compagnia di alcuni abitanti che partecipano con interventi spesso sguaiati e confusi, lamentandosi della situazione. Tra di loro ci sono ormai dei personaggi fissi: c’è chi dice di aver cominciato a prendere degli ansiolitici per riuscire a dormire, chi dice di essersi momentaneamente trasferito per via dei versi.

Le riprese di Vita in diretta (Michele Lapini per il Post)

(Michele Lapini per il Post )

Le persone che partecipano alla diretta vengono convocate soprattutto tramite un gruppo Facebook o attraverso il passaparola del bar Centrale, sulla via principale del paese, dove ogni giorno si ritrova un gruppo di pensionati a giocare a carte. Altri si fermano semplicemente perché passano lì poco prima della messa in onda e decidono di intervenire.

Uno dei bar più frequentati dagli abitanti di Punta Marina (Michele Lapini per il Post)

(Michele Lapini per il Post)

I pavoni fanno parte del paesaggio del paese da anni, ma l’impressione restituita dai servizi televisivi, che spesso sono accompagnati da musiche tese, montaggi serrati e toni molto enfatici, è quella di una situazione fuori controllo. Passeggiando per le strade di Punta Marina l’emergenza sembra molto più contenuta: i pavoni ci sono ma si trovano perlopiù nei cortili di case non abitate. Può capitare di vederne in mezzo alla strada ma mai in gruppi affollati e difficilmente li si vede scorrazzare durante le ore più calde della giornata. Tendono a uscire quando comincia a tramontare.

(Michele Lapini per il Post)

Sicuramente si sentono: durante la stagione degli amori, in primavera, i pavoni maschi emettono ripetutamente dei versi acuti e striduli per richiamare le femmine. Cominciano anche la mattina molto presto e possono risultare parecchio fastidiosi. Chi si lamenta della loro presenza lo fa soprattutto per questo motivo. C’è chi dice di non riuscire a dormire e chi sostiene di aver smesso di affittare gli appartamenti per colpa dei pavoni.

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Non è chiaro come siano arrivati i primi pavoni a Punta Marina. All’inizio vivevano soprattutto nell’area dell’ex colonia dell’Aeronautica militare, vicino al lungomare, ma quattro anni fa, dopo la bonifica e la sistemazione di quella zona, si sono spostati nel resto della frazione: alcuni hanno trovato riparo in case disabitate, altri nelle pinete. Se all’inizio i pavoni erano una trentina, oggi c’è chi sostiene di averne visti altrettanti in un solo giardino. Le stime variano molto: secondo alcuni sono circa cento, secondo altri addirittura trecento. Non ci sono numeri precisi perché non è mai stato realizzato un censimento ufficiale, e questo è uno dei problemi.

Un pavone nell’ex colonia dell’Aeronautica militare (Michele Lapini per il Post)

Negli anni il comune di Ravenna ha sperimentato diverse strategie per gestire la presenza dei pavoni a Punta Marina, da tentativi di spostarli altrove a forme di convivenza basate sul monitoraggio e sul contenimento della popolazione animale. Nel 2022 il comune pubblicò un bando per la cattura e la delocalizzazione dei pavoni. Il progetto però non andò avanti, soprattutto per l’opposizione delle associazioni animaliste, che contestarono sia le condizioni previste per gli animali sia l’affidabilità del soggetto incaricato della gestione.

Uno dei pavoni che transitano nel cortile vicino alla pasticceria Cacao (Michele Lapini per il Post)

Un uovo nel giardino di una casa. Per aspetto e luogo in cui è stato deposto è probabile sia di pavone, ma non lo sappiamo con certezza (Michele Lapini per il Post)

In passato era stata presa in considerazione anche l’ipotesi di trasferire i pavoni nell’area di Marinara, il porto turistico poco fuori Ravenna, ma il progetto non fu mai realizzato. Nel 2024 il comune ha deciso di cambiare approccio, firmando una convenzione con l’associazione animalista locale Clama, incaricata di gestire la situazione soprattutto attraverso attività di sensibilizzazione rivolte ai residenti.

Calamite in vendita nel negozio di articoli da regalo “Robi Art” a Punta Marina (Michele Lapini per il Post)

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Gli attivisti di Clama hanno affisso dei cartelloni informativi nelle aree in cui è più facile imbattersi nei pavoni. Spiegano come comportarsi quando li si incontra e insistono in particolare su una regola: non dare loro da mangiare. Secondo l’associazione e il comune, infatti, i pavoni trovano già tutto quello di cui hanno bisogno nei giardini e nelle aree verdi della zona.

Un cartello esposto fuori dalla pasticceria Cacao (Michele Lapini per il Post)

(Michele Lapini per il Post)

Nonostante questo, molte persone continuano comunque a nutrirli. È una delle cose che vengono raccontate più spesso dagli abitanti di Punta Marina: quasi tutti ripetono che il problema principale è proprio chi lascia cibo agli animali, contribuendo a farli avvicinare sempre di più alle case.

Qualche giorno fa l’assessora Francesca Impellizzeri, che ha la delega agli animali, ha detto che verrà fatto un censimento dei pavoni per capire quanti sono. Visto che la vicenda ha avuto un’eco mediatica significativa in molti si sono interessati a questa storia facendosi avanti: il giardino zoologico di Ravenna ha detto che potrebbe accogliere alcuni individui e anche altri privati hanno detto di essere disponibili, tra questi la cantante e influencer Elettra Lamborghini.

(Michele Lapini per il Post)

Sebbene il pavone non sia considerato un animale pericoloso, secondo lo zoologo Nicola Bressi è comunque una specie difficile da gestire in contesti urbani. «Può causare molti danni perché tende a beccare tutte le superfici riflettenti», spiega. «Inoltre rovina giardini e coltivazioni: è un animale onnivoro e mangia praticamente qualsiasi cosa trovi».

Bressi racconta di avere seguito in passato il caso di un parco di una clinica ospedaliera dove alcuni pavoni erano stati liberati per rendere più piacevole la permanenza dei pazienti e delle loro famiglie. Nel giro di pochi anni, però, gli animali si erano riprodotti e catturarli era diventato molto complicato. A differenza di altri animali a cui vengono spesso paragonati, come galline e tacchini, i pavoni volano e questo li rende molto più difficili da prendere: per recuperarli erano serviti mesi. In Italia chi trova un pavone per strada può legalmente prenderlo con sé e tenerlo come animale da compagnia. Cacciarlo invece è vietato. Un tempo ai pavoni venivano tarpate le ali per impedire loro di volare, una pratica che adesso è considerata maltrattamento animale.

(Michele Lapini per il Post)

La diffusione di colonie di pavoni è avvenuta anche in altre parti del mondo in maniera piuttosto simile a quella di Punta Marina. Un caso simile, anche se molto più esteso, si è verificato negli ultimi anni a Pinecrest, un sobborgo dell’area metropolitana di Miami, dove la popolazione di pavoni era cresciuta al punto da provocare proteste da parte dei residenti. L’amministrazione locale ha avviato nel 2023 un programma di contenimento basato soprattutto sulla sterilizzazione degli animali: veniva fatta una vasectomia ai pavoni maschi. Nel corso di tre anni ne sono stati catturati e sterilizzati più di 300 maschi, poi rimessi nelle zone da cui provenivano. L’obiettivo del programma era ridurre gradualmente la crescita della popolazione senza ricorrere all’abbattimento degli animali.

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