Che ne sarà del cantiere Esselunga di Firenze dove morirono cinque operai
Due anni dopo il crollo che ha fermato i lavori non si sa ancora se il supermercato verrà demolito, ricostruito o sostituito da un parco

Il comune di Firenze ha deciso di non rinnovare il permesso per continuare la costruzione del supermercato Esselunga in via Mariti, dove nel febbraio del 2024 cinque lavoratori morirono a causa del crollo di una grossa trave di cemento. Il cantiere, che occupa un’area di circa 10mila metri quadrati poco distante dal centro storico, era stato sequestrato e chiuso dopo l’incidente e da allora è in stato di abbandono. Ora tra il comune, i cittadini e i proprietari del terreno (cioè La Villata, società immobiliare controllata interamente da Esselunga) ci sono idee diverse sul futuro del cantiere, tutte per certi versi problematiche.
L’incidente avvenne poco prima delle 9 del 16 febbraio, quando una trave di cemento armato lunga venti metri e pesante 15 tonnellate cadde per circa 12 metri distruggendo due solai sottostanti. Morirono cinque operai di età compresa tra i 24 e i 60 anni: Luigi Coclite, Mohamed Toukabri, Mohamed El Farhane, Taoufik Haidar e Bouzekri Rahimi.

Una trave spezzata durante il crollo nel cantiere di via Mariti (ANSA/ Claudio Giovannini)
Il cantiere fu bloccato e sottoposto a sequestro giudiziario. Le indagini sull’accaduto si sono concluse lo scorso febbraio: sono state indagate cinque persone e tre società a vario titolo per omicidio colposo, lesioni colpose e crollo di costruzione. Ora la procura deve decidere se chiedere per loro il rinvio a giudizio. Secondo gli investigatori, il crollo fu causato da errori di calcolo nella progettazione della trave, che non conteneva abbastanza ferro da reggere i carichi a cui doveva essere soggetta.
Mentre il cantiere era sotto sequestro, il comune ha dichiarato scaduto il permesso per costruire in quell’area, essendo passati tre anni dal rilascio della concessione. Esselunga e La Villata hanno chiesto una proroga, che però il comune non ha concesso. A quel punto le aziende hanno fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) della Toscana, contestando il provvedimento e facendo presente che il sequestro dell’area aveva impedito di proseguire i lavori.
A marzo il comune ha approvato un progetto presentato da La Villata per demolire il prefabbricato di cemento che si trova nel cantiere, reputandolo ormai non più utilizzabile. L’assessora all’Urbanistica Caterina Biti ha detto che il progetto «è stato ritenuto fattibile, con ulteriori approfondimenti da svolgere», e che però i lavori di demolizione non potranno comunque iniziare prima del dissequestro (i cui tempi non si conoscono, dipendono dall’eventuale processo).
Il consigliere comunale di opposizione Dmitrij Palagi, della lista Sinistra Progetto Comune, ha detto che il progetto presentato da La Villata prevede la demolizione del prefabbricato, ma non delle fondamenta. Secondo lui, quindi, l’intenzione di Esselunga sarebbe di ricostruire il supermercato.
Se il Tar confermerà la scadenza della concessione, i lavori potranno proseguire solo con un nuovo permesso concesso dal comune. L’amministrazione ha detto di non aver ancora discusso questa ipotesi con i proprietari, ma di essere in attesa di un confronto. Nemmeno l’azienda per il momento ha fatto commenti.
L’assessora Biti e la sindaca di Firenze, Sara Funaro, hanno detto di considerare valida anche l’ipotesi, proposta da alcuni comitati civici, di trasformare l’area in un parco dedicato ai cinque lavoratori morti.

Uno striscione fuori dal cantiere di via Mariti, messo pochi giorni dopo il crollo del 2024 (ANSA/ Marta Panicucci)
La demolizione della struttura incompleta e la ricostruzione del supermercato comunque comporterebbero per Esselunga costi molto più alti di quelli previsti inizialmente, con il rischio che l’apertura del punto vendita, ormai associato simbolicamente all’incidente, venga percepita negativamente dai cittadini. D’altro canto aspettare e lasciare tutto com’è, nella speranza che l’associazione tra il luogo e l’incidente si affievolisca, significherebbe mettere a rischio un grosso investimento e rinunciare ai guadagni che ne sarebbero derivati.
Questa soluzione poi rischierebbe di peggiorare lo stato di degrado e abbandono in cui è stata lasciata l’area del cantiere in questi anni e che molti residenti e commercianti della zona hanno già segnalato. Con la pioggia, per esempio, l’area del prefabbricato si riempie d’acqua, attirando topi e zanzare. Nel settembre del 2025 Esselunga era intervenuta su richiesta del comune per rimuovere due grosse gru e per lavori di messa in sicurezza, alla fine dei quali era stata riaperta via Giovanni da Empoli, una strada dietro al cantiere.
L’ipotesi del parco pubblico ha altri potenziali problemi, a partire dal fatto che il terreno è privato con destinazione d’uso commerciale e la decisione finale dipende soprattutto dai proprietari. Una possibilità potrebbe essere vendere il terreno, ma non è detto che La Villata voglia cederlo, né che il comune abbia risorse sufficienti per comprarlo. Per trasformarlo in un parco, poi, servirebbe un’opera di bonifica che potrebbe costare milioni di euro.



