L’ampliamento della Galleria Borghese sta già facendo discutere
È uno dei musei più frequentati di Roma, in uno dei posti più amati: non c'è ancora un progetto ma ci sono le critiche

Da giorni varie associazioni ed esperti di storia dell’arte protestano contro un piano per ampliare Galleria Borghese, uno dei musei più prestigiosi e frequentati d’Italia, all’interno del parco di Villa Borghese, a Roma. L’ampliamento serve a poter accogliere più visitatori e a mostrare nuove opere: se ne sa ancora molto poco, ma alcune associazioni ed esperti sono convinti che snaturerà sia il museo che il parco circostante, e lo considerano un’altra conseguenza dannosa del turismo di massa.
Al momento però non c’è ancora un progetto per l’ampliamento. A gennaio Galleria Borghese ha semplicemente affidato a una società il compito di finanziare un progetto per cui deve ancora essere pubblicato un bando, e la settimana scorsa la giunta del comune di Roma ha comunicato la propria adesione al progetto. L’unica cosa che si sa è che dovrebbe essere costruito un nuovo edificio vicino a quello in cui attualmente c’è il museo di Galleria Borghese, sul limite esterno del parco: il nuovo edificio dovrebbe servire a contenere più persone, creare nuovi spazi espositivi, una sala conferenze e altri spazi tecnici e di servizio.
L’assessore alla Cultura del comune di Roma Massimiliano Smeriglio ha descritto il piano come un modo per «ripensare la Galleria non solo come museo, ma come hub culturale»; lo storico dell’arte Tomaso Montanari l’ha definito «uno scempio». Il progetto è atteso per l’inizio del 2027, mentre per i lavori al momento non c’è una stima dei tempi.
L’incarico di pubblicare il bando per il progetto e finanziarlo è stato dato alla Proger, una società di ingegneria gestionale che si è occupata di vari progetti sia in Italia che all’estero: soprattutto di logistica e infrastrutture e trasporti, ma anche di qualche museo. Ha progettato per esempio l’impianto di climatizzazione della Cappella Sistina e riqualificato due musei, Palazzo Massari a Ferrara e il museo dell’Automobile di Torino.
L’accordo con Galleria Borghese prevede che Proger copra i costi del progetto con 875mila euro, occupandosi di selezionare chi realizzerà l’edificio; in cambio Proger potrà pubblicizzare le proprie attività dentro Galleria Borghese.

Galleria Borghese (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)
Galleria Borghese si trova nel quartiere Pinciano, a nord del centro storico. Il parco in cui è inserita, Villa Borghese, esiste dal Cinquecento e nacque come tenuta del cardinale Scipione Borghese, da cui prende il nome. Tra il Seicento e l’Ottocento fu trasformata con vari interventi, fu donata allo Stato nel 1901 e aperta al pubblico dal comune nel 1903. Oggi è un grande parco con edifici, sculture, monumenti, fontane e, appunto, Galleria Borghese: il museo contiene opere di scultori e pittori celebri come Gian Lorenzo Bernini, Antonio Canova, Caravaggio, Raffaello, Tiziano e Correggio.
Il museo è frequentatissimo: nel 2025 ci sono entrati 630.759 visitatori, in aumento rispetto alla media dei 600mila all’anno degli anni precedenti. All’interno del museo la gestione delle persone è rigida e contingentata: possono entrare 360 persone alla volta per un massimo di due ore, e senza aver prenotato il biglietto bisogna fare due file diverse, una per comprarlo e una per entrare.
Nell’avviso pubblico pubblicato l’anno scorso da Galleria Borghese, quello poi vinto da Proger, il museo disse che costruire un nuovo edificio serviva proprio ad accogliere più persone, a rendere più sicuri i percorsi e ad arricchire l’offerta: il museo non ha specificato con quali opere, ma potrebbero essere quelle attualmente conservate al terzo piano del museo, dove è stato allestito un deposito. La Galleria fa sapere che lo specificherà in una conferenza stampa in programma per lunedì 18 maggio. Il deposito, definito dallo stesso museo come una «seconda pinacoteca», viene regolarmente aperto al pubblico (al momento le visite sono sospese): contiene opere per cui non c’è posto nei piani sottostanti, e anche opere non esposte (visibili qui).
Al centro delle proteste non c’è tanto la decisione di ampliare il museo in sé, ma l’idea di costruire un nuovo edificio di fianco a quello che ora ospita Galleria Borghese. L’idea dei critici è che con le varie trasformazioni degli ultimi secoli il museo e il parco abbiano raggiunto un livello di perfezione tale per cui qualsiasi tipo di alterazione ed evoluzione non può essere altro che un danno.
Nell’articolo molto critico pubblicato sul Fatto Quotidiano in cui ha definito il progetto uno «scempio», lo storico dell’arte Montanari ha scritto che «nemmeno uno spillo può esservi alterato senza turbarne l’equilibrio miracoloso». Ha aggiunto che costruire un nuovo edificio di fianco a Galleria Borghese «è come costruire una soprelevazione sulla Cupola del Brunelleschi» e «fare un’isola artificiale con spiaggia nel Bacino di San Marco», a Venezia.
Con toni altrettanto infervorati, le associazioni Italia Nostra Roma e Bianchi Bandinelli hanno detto che costruire un nuovo edificio significa «rompere la cristallizzata armonia di un singolare contesto che tutto il mondo oggi viene a ossequiare». Poi si è aggiunto alle critiche anche qualche politico: Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, vicepresidente della Camera, ha definito il progetto «scellerato».
Montanari ha ricondotto la questione alla riforma del 2014 attuata dall’allora ministro della Cultura Dario Franceschini, del Partito Democratico, che dando più autonomia alle dirigenze dei musei avrebbe intensificato il rischio di gestirli dando priorità al profitto tratto dal turismo anziché alla tutela del patrimonio artistico.
Il comune di Roma ha risposto alle critiche specificando che non si sa ancora quasi nulla su come dovrebbe essere costruito il nuovo edificio di fianco a Galleria Borghese, che è presto per fare valutazioni e che il progetto di ampliamento dovrà in ogni caso rispettare standard molto rigidi di compatibilità col patrimonio artistico del museo. Smeriglio, l’assessore alla Cultura, ha detto che qualsiasi progetto, prima di essere approvato, dovrà essere esaminato dai dipartimenti di Ambiente, Cultura e Urbanistica del comune, oltre che dalla Sovrintendenza Capitolina, quella che si occupa del patrimonio culturale della città.
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