La donna che inventò il test di gravidanza fai da te
Margaret Crane era un'artista di New York che non sapeva niente di biologia ma che intuì quanto avrebbe cambiato la vita delle donne

Fino agli anni Sessanta per determinare se una persona era incinta andava fatto un esame delle urine in laboratorio, i cui risultati potevano arrivare anche dopo settimane. Per avere il primo prototipo di un test da fare a casa, e che desse un riscontro in poche ore, si dovette aspettare Margaret Crane, un’artista di New York che inventò uno strumento destinato a entrare nella vita di milioni di donne, e a rivoluzionare un intero settore, pur senza alcun riconoscimento economico.
Come spesso è accaduto a scienziate e figure femminili in diversi campi, infatti, il contributo di Crane è stato reso noto e rivalutato solo nell’ultima decina d’anni.
Nel 1967 Crane aveva 26 anni, lavorava come illustratrice freelance e la società farmaceutica Organon l’aveva chiamata per disegnare le confezioni dei suoi cosmetici. Un giorno in uno dei laboratori aziendali nel New Jersey notò una fila di provette per i test delle urine in attesa di essere analizzate per la presenza dell’hCG, un ormone prodotto in grandi quantità durante la gravidanza, e si chiese se le donne non potessero farlo in autonomia, un test del genere.
Negli Stati Uniti era iniziato il periodo della cosiddetta rivoluzione sessuale, eppure la salute riproduttiva femminile veniva ancora trattata con una certa pudicizia e rigidità. L’aborto era praticato ma illegale sia negli Stati Uniti che in altri paesi, Italia compresa; in più le aziende avevano il diritto di licenziare le donne incinte, che in ogni caso avevano poche tutele sul posto di lavoro. Secondo Crane, in questo contesto, la possibilità di fare un test di gravidanza a casa da sole poteva rendere le donne più autonome nelle loro decisioni, ed evitare che insieme a loro venissero a sapere subito dell’eventuale gravidanza anche medici, mariti, fidanzati o datori di lavoro.

Il brevetto depositato da Crane nel 1969 (Wikimedia Commons, dominio pubblico)
Crane si convinse di poterlo inventare. Malgrado non avesse alcuna formazione scientifica, si mise a studiare i meccanismi chimici alla base delle analisi svolte dai medici, e sviluppò un prototipo racchiuso in una scatoletta trasparente ispirata al barattolo di graffette che teneva sulla sua scrivania. Dentro c’erano una pipetta per prelevare l’urina e depositarla in un altro tubetto assieme a un’apposita soluzione. Se l’hCG era presente in grandi quantità, e quindi la gravidanza era in corso, nel giro di due ore sul fondo del tubetto si formava un cerchio più scuro, che si poteva osservare facilmente grazie a uno specchietto inclinato disposto sul fondo della scatoletta.
I dirigenti di Organon erano scettici all’idea di proporre un test simile, anche perché arrivando direttamente alle donne avrebbe incrinato i rapporti con i medici con cui l’azienda collaborava. Inoltre erano spaventati dall’idea che le donne non sposate avrebbero potuto farsi prendere dal panico alla notizia di una gravidanza e farsi del male, e quindi creare un danno all’azienda. Crane però insistette e alla fine anche la sede centrale dell’azienda, nei Paesi Bassi, si mostrò interessata.
Quando Organon organizzò una riunione per sviluppare il prodotto lei non fu invitata, ma si presentò lo stesso e mostrò il proprio prototipo: a differenza di quelli creati da altri designer era minimalista, senza fiori e decorazioni che secondo loro avrebbero attirato più clienti. Non fu una riunione facile, ma alla fine i dirigenti si convinsero della sua proposta.
Nel 1969 Organon depositò il prototipo all’ufficio dei brevetti degli Stati Uniti a nome di Crane, ma le fece firmare un accordo per cedere tutti i diritti all’azienda per un dollaro: un dollaro che lei non vide mai.

Una pubblicità del primo early pregnancy test autorizzato per la vendita da banco negli Stati Uniti, quello di Warner Chilcott, in una rivista statunitense nel 1979
Alla riunione in cui si discusse del prototipo di Crane c’era anche un noto pubblicitario, Ira Sturtevant, che rimase molto colpito dalla sua invenzione. Sturtevant e Crane divennero poco dopo una coppia e fondarono l’azienda di consulenza Ponzi & Weill con l’idea di testare il test di gravidanza per conto di Organon in Canada, dove le leggi erano più permissive. Il test venne chiamato “The Predictor” e nel 1971 venne venduto per la prima volta a Montréal, dove fu promosso con lo slogan «Ogni donna ha il diritto di sapere se è incinta oppure no».
Ci vollero ancora cinque anni invece perché il primo test di gravidanza da fare a casa fosse approvato dalle autorità sanitarie statunitensi. Il Predictor fu infine messo in vendita negli Stati Uniti nel 1977, dieci anni dopo che a Crane era venuta l’idea, e quattro anni dopo la storica sentenza Roe v. Wade, che garantì il diritto all’aborto a livello federale (quella che è stata poi ribaltata dalla Corte Suprema statunitense nel 2022).
Il test di gravidanza di Crane non ebbe un successo immediato, sia perché costava l’equivalente di una quarantina di dollari di oggi, sia perché era considerato ancora un po’ complicato da fare a casa. Contribuì comunque allo sviluppo dei test di gravidanza in stick come li conosciamo oggi, che furono introdotti da Unilever nel 1988, e che rivoluzionarono un settore dal valore stimato di 770 milioni di dollari annui.
Il ruolo di Crane fu largamente sconosciuto e ignorato almeno fino al 2012. Quell’anno l’autrice statunitense Pagan Kennedy pubblicò sul New York Times Magazine un articolo dedicato allo sviluppo dei test di gravidanza in cui non la citava. Dopo averlo letto, la nipote di Crane la convinse a far conoscere la storia, e qualche anno dopo la stessa Kennedy pubblicò un articolo sul New York Times dedicato proprio a Crane, al suo prototipo e ai primi timori legati al suo utilizzo.
Sempre in quel periodo Crane rispolverò il prototipo originale del Predictor, e nel 2015 lo mise all’asta, dove venne venduto per oltre 11mila dollari. Oggi Crane ha 85 anni e stando alle testimonianze più recenti di tanto in tanto disegna ancora; il suo prototipo invece si trova allo Smithsonian’s National Museum of American History a Washington.
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