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Come scegliere un test di gravidanza

Quali sono le differenze tra quelli classici e quelli digitali (che contengono a loro volta un test classico, lo sapevate?)

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Qualche giorno fa hanno cominciato a circolare molto online i tweet di un programmatore californiano che ha smontato un test di gravidanza digitale per verificare una cosa che aveva letto online, e cioè che dentro i test di gravidanza digitali ci sono test di gravidanza normali, cioè quelle strisce su cui va fatta la pipì e su cui dopo pochi minuti compaiono due linee o una sola, a seconda che chi l’ha usato sia incinta o meno. L’unica differenza è che nei test digitali le strisce sono “viste” da un sensore – invece che direttamente dagli occhi di qualcuno – e “tradotte” con un messaggio su un piccolo schermo.

Per chi ne sa qualcosa di test di gravidanza non è una gran scoperta, ma ad altri tutta la faccenda ha fatto venire qualche dubbio: perché mettere in commercio un test di gravidanza digitale ― più costoso della media ― se poi dentro funziona esattamente come un normale test? E soprattutto: perché qualcuno dovrebbe scegliere di comprarlo? Che vantaggi dà? Per approfondire la questione e chiarirci le idee, abbiamo smontato anche noi un test digitale e uno tradizionale, li abbiamo messi a confronto e poi abbiamo chiesto un parere a Elsa Viora, ginecologa e presidente di Aogoi (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani).

Come funziona un test di gravidanza?
I test di gravidanza funzionano tutti nello stesso modo e cioè grazie a una reazione chimica innescata dal cosiddetto ormone della gravidanza: il Beta hCG (o gonadotropina corionica). Quando si espone il tampone del test di gravidanza a un flusso di pipì, anche per pochi secondi, gli anticorpi presenti sulla striscia cominciano a muoversi e, se incontrano del Beta hCG, scatenano una reazione chimica. Sulla striscia ci sono due piccole linee inizialmente invisibili: una è detta “linea di controllo” e diventa visibile in tutti i casi in cui il test di gravidanza funzioni nel modo giusto, la seconda invece diventa visibile solo se gli anticorpi riconoscono l’ormone della gravidanza. Per semplificare, sulle istruzioni dei test non digitali troviamo scritto che una sola linea vuole dire “non incinta”, mentre due linee vogliono dire “incinta”. Se non compare nessuna linea significa che il test non ha funzionato e va rifatto.

Il Beta hCG comincia a essere presente nella pipì o nel sangue delle donne incinte dal momento del concepimento. Inizialmente è pochissimo, ma man mano che la gravidanza procede la quantità cresce esponenzialmente e raggiunge il suo picco attorno all’undicesima settimana. Perché l’ormone sia in quantità sufficiente da essere rilevato dalla striscia, si consiglia di fare il test di gravidanza appena sveglie e a partire dal primo giorno di ritardo delle mestruazioni, cioè almeno due settimane dopo l’ipotetica data del concepimento, che solitamente è circa a metà tra una mestruazione e l’altra. Questo anche perché, soprattutto per le donne con le mestruazioni regolari, vale sempre la pena aspettare di avere un effettivo ritardo prima di spendere soldi per un test di gravidanza.

Come è fatto un test di gravidanza?
Abbiamo provato a smontare i test di gravidanza di due tipi e marche diverse, le uniche due disponibili nella farmacia di Milano in cui li abbiamo comprati: la confezione di quello tradizionale è costata 14 euro, mentre la confezione di quello digitale, che rileva anche il numero approssimativo di settimane passate dal concepimento, è costata 20 euro. (Su Amazon e nelle farmacie online si trovano anche a meno, di solito in confezioni da due o più test). Entrambi rientrano nella categoria dei cosiddetti test di gravidanza “precoci”, perché possono essere usati a partire da 4 giorni prima del giorno in cui è previsto l’arrivo delle mestruazioni. Ci arriviamo.

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Nel test di gravidanza normale abbiamo trovato semplicemente una striscia che si collega alla parte assorbente esterna e fa comparire le linee in corrispondenza delle due finestrelle dopo circa 1-3 minuti. La linea di controllo è nel cerchio, quella della gravidanza nel quadrato.

Nel test digitale con indicatore delle settimane invece abbiamo trovato due strisce, oltre a batterie, sensori e altri componenti tecnologici che servono a far funzionare lo schermo digitale. Sul manuale del test di gravidanza che abbiamo usato c’è scritto che una delle due strisce è ad alta sensibilità e riconosce il Beta hCG anche nelle prime settimane, mentre l’altra è a bassa sensibilità e si attiva solo quando il Beta hCG è più presente, cioè dalla terza settimana di gravidanza in poi. Confrontando i risultati delle due strisce, il test è in grado di dare un’indicazione di quante settimane sono passate dal concepimento.

Le linee che compaiono sulle strisce non sono visibili a occhio nudo come quelle del test “analogico”, ma vengono rilevate da un sensore interno e poi tradotte in parola sullo schermo. In caso di gravidanza, sullo schermo – oltre a “incinta” – comparirà anche l’indicazione “1-2 settimane”, “2-3 settimane” o “+3 settimane”.

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È utile sapere il numero di settimane dal concepimento?
Riguardo i test con indicazione delle settimane, Elsa Viora ha detto al Post che «danno un’idea, ma molto grossolana». «Nella pratica non servono a molto, perché l’unico modo per datare correttamente una gravidanza è fare un’ecografia e misurare l’embrione», ha aggiunto Viora: «in più si rischia di fare confusione: questi test infatti fanno riferimento all’età concezionale, considerando come primo giorno il giorno del concepimento. In ambito medico internazionale invece parliamo di età gestazionale, e per convenzione si prende come primo giorno di gravidanza il primo giorno dell’ultima mestruazione».

A cosa servono allora i test digitali?
Le società che vendono test di gravidanza digitali orientano la propria comunicazione sul fatto che i risultati dei test normali a volte possono essere poco chiari. Clearblue, uno dei principali marchi multinazionali di test di gravidanza, ha detto al Post che «i test digitali sono meno suscettibili di essere male interpretati» e che «in un momento così critico della vita, le donne spesso cercano i test digitali per avere certezze e per condividere i risultati con gli altri in modo chiaro, soprattutto quando i test si effettuano in anticipo».

Se si fa un test non digitale troppo presto rispetto alle indicazioni, infatti, la seconda linea potrebbe colorarsi solo debolmente e lasciare la donna in una condizione di incertezza. I test di gravidanza digitali avrebbero invece il “vantaggio” di leggere in modo automatico il numero delle strisce che compaiono e di rappresentare il risultato sul proprio schermo in modo chiaro e inequivocabile. Secondo Viora, «l’affidabilità dei due tipi di test è la stessa e nelle confezioni ci sono quasi sempre due tamponi apposta per evitare dubbi: alle donne che fanno il primo test molto presto è comunque consigliato di ripeterlo dopo qualche giorno, che sia digitale o no. Per chi invece lo fa al momento giusto, se la linea è nitida allora non ci sono dubbi».

Test precoci e falsi positivi
«Il Beta hCG ce l’hai solo se sei in gravidanza, quindi se il test lo rileva è perché una gravidanza è effettivamente iniziata», ha spiegato Viora al Post, «per questo motivo possiamo dire che i falsi positivi veri e propri non esistono. Potrebbe succedere però che un test fatto precocemente risulti positivo e che un secondo test fatto dopo qualche giorno risulti invece negativo. In questi casi si parla di gravidanza biochimica, cioè una gravidanza che si è interrotta spontaneamente dopo pochi giorni dal concepimento: è una cosa che succede spesso e di cui molte donne una volta non si accorgevano neanche».

«Queste gravidanze si intercettano solo con test di gravidanza molto sensibili, i cosiddetti “test precoci”, che ultimamente si trovano molto in commercio», continua Viora: «diversamente dai normali test, questi rilevano anche quantità molto basse di ormone: alcuni 20 mIU/ml (cioè millesimi di unità internazionale per millilitro), altri addirittura 10, e quindi possono essere fatti fino a 4 giorni prima del giorno previsto per l’arrivo delle mestruazioni».

Nella maggior parte dei test non precoci, la soglia quantitativa minima di ormone perché il risultato sia positivo è 30/35 mIU/ml: usando questi test a partire dal primo giorno di ritardo delle mestruazioni e non prima, le gravidanze biochimiche non vengono rilevate, risparmiando a chi è in cerca di una gravidanza il trauma della perdita e a chi non è in cerca di una gravidanza giorni di ansia, e in caso di gravidanza la linea è facilmente visibile.