Il panico per il satanismo non è mai passato
Continua ad alimentare teorie del complotto, fanatismi e ideologie reazionarie, non solo tra religiosi, adattandosi a qualsiasi contesto

In uno dei momenti di maggiore successo commerciale dei pupazzetti pelosi Labubu, nel 2025, c’erano genitori che ne discutevano con preoccupazione sui social, perlopiù negli Stati Uniti e nel Regno Unito. A parte i soliti critici delle derive consumistiche, alcuni temevano che i pupazzetti fossero maligni. Qualcuno aprì un sito per sostenere un’analogia tra Labubu e il demone assiro Pazuzu (quello del film del 1973 L’esorcista) e per raccogliere soldi per comprare e distruggere il «demone alfa», un Labubu da collezione venduto a un’asta a Pechino, il più grande del mondo.
L’associazione tra prodotti di consumo ed entità maligne o grandi cospirazioni internazionali ha una storia lunghissima. Andando a ritroso, campagne simili a quella contro i Labubu erano state promosse contro un modello di scarpe Reebok, assimilate a uno zoccolo con l’unghia fessa, cioè divisa in due (parte dell’iconografia classica del diavolo), e contro l’azienda di moda Balenciaga, associata da un gruppo di complottisti a traffici di pedopornografia e abusi rituali satanici. Teorie altrettanto deliranti circolarono a lungo anche molto prima di Internet: intorno ai “bimboli”, una popolare linea di bambole della fine degli anni Settanta, al gioco di ruolo Dungeons & Dragons e persino ai Puffi, che alcuni consideravano una grande metafora dell’esoterismo massonico.
L’anti-satanismo ha generato espressioni di isteria collettiva talmente varie e continue nel tempo da indurre molti studiosi a considerarlo un fenomeno mai davvero passato di moda. E uno degli aspetti più sorprendenti è che un certo tipo di panico morale legato al satanismo e tipico degli ultimi decenni del Novecento riesce ancora a diffondersi con la stessa forza, sia tra fanatici religiosi sia tra gruppi laici, teoricamente meno inclini a subire il fascino dei racconti sulla grande cospirazione diabolica internazionale.

Un ciondolo Labubu su una strada di Parigi, in Francia, il 12 giugno 2025 (Edward Berthelot/Getty Images)
La capacità del satanismo di agire da spauracchio in qualsiasi scandalo reale o presunto è emersa, per esempio, nelle discussioni sugli “Epstein files”, i documenti raccolti durante il processo al finanziere newyorkese Jeffrey Epstein, condannato per aver sfruttato sessualmente ragazze minorenni e poi morto suicida in carcere. Alla base dei racconti condivisi da molte persone per sostenere la necessità di indagare su di lui e sui suoi amici c’era – e c’è ancora – la convinzione che fosse una figura di riferimento per un giro internazionale di satanisti.
Eppure la sua presunta appartenenza o vicinanza al satanismo dovrebbe essere un dettaglio trascurabile, rispetto agli abusi documentati e agli atti estremi indimostrati ma a lui attribuiti da una minoranza dell’opinione pubblica, incluso il cannibalismo. Nei racconti il satanismo è presentato invece come un elemento fondamentale, che rafforza automaticamente tutte le altre ipotesi. E sono storie condivise appunto non soltanto da integralisti religiosi, o persone che è più facile immaginare spaventate dal satanismo, ma anche da altre che magari hanno una formazione cristiana ma non sono necessariamente credenti né praticanti.
– Leggi anche: Il sovraccarico informativo degli “Epstein files”
Lo stesso discorso vale per QAnon, teoria del complotto popolare nell’estrema destra americana e non solo tra fanatici religiosi, basata sulla convinzione che il presidente Donald Trump stia segretamente cercando di salvare gli Stati Uniti e il mondo da una élite internazionale di satanisti pedofili. E vale in generale per altre teorie del complotto più o meno assurde o naif, che in anni recenti hanno associato a Satana i vaccini, un’esibizione di una band metal alle Olimpiadi di Parigi, e vari altri prodotti, eventi o tendenze nella società.

Cappellini con la scritta «Make America pray again» («torna a fare pregare l’America») esposti durante la International Christian Media Convention, un evento organizzato dall’associazione evangelica National Religious Broadcasters, a Nashville, Tennessee, il 22 febbraio 2024 (Brett Carlsen/Bloomberg/Getty Images)
Indipendentemente dalla fede religiosa di ciascuno, gli argomenti basati sul satanismo sono generalmente molto efficaci per lo stesso motivo per cui film, libri e altre opere culturali che parlano del demonio hanno successo: perché semplificano. Permettono di disumanizzare le persone accusate di satanismo, di ridurre le loro azioni a manifestazioni di piani sovrumani e sovra-ordinati intellegibili solo a pochi, e di cui le persone accusate sarebbero “strumenti”, agenti inconsapevoli per effetto di un qualche lavaggio del cervello. In pratica, è più facile immaginare le azioni umane più abiette, se si presuppone l’esistenza di élite o gruppi strutturati e gerarchici dediti a pratiche rituali perverse e devoti al diavolo, o a un’entità malefica equivalente.
L’adattabilità del satanismo a qualsiasi contesto politico e culturale è ciò che lo ha reso una chiave di interpretazione così trasversale, fin dal periodo delle maggiori ondate di anti-satanismo, negli anni Ottanta. Come spiega il sociologo Massimo Introvigne, «la reazione anti-satanista si manifesta in due ambiti diversi, che formano talora una strana alleanza: quello laico dei “movimenti anti-sette”» e «quello religioso di un certo fondamentalismo protestante per cui il satanismo e la presenza del Demonio diventano una sorta di griglia universale per spiegare ed esorcizzare il diverso».
– Leggi anche: Gli esorcismi sono intorno a noi
Ancora oggi l’ipotesi del satanismo è spesso tirata in ballo come spiegazione plausibile di fatti di cronaca nera poco chiari o difficili da spiegare. Nelle ultime settimane si è parlato in Italia di una «pista satanista», poi esclusa, in relazione alle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco nel 2007, un caso che ebbe e ha ancora un grande impatto mediatico. Attività rituali e culti demoniaci furono anche la caratteristica più nota e raccontata della storia delle “Bestie di Satana”, un gruppo responsabile di almeno tre omicidi e un suicidio indotto tra il 1998 e il 2004.
Ma storicamente, sia in Italia sia in altri paesi occidentali, il panico morale legato al satanismo ha molto più ostacolato che favorito la comprensione dei fatti e, di riflesso, lo svolgimento dei processi in tribunale. Perché ha spesso portato una parte dell’opinione pubblica a considerare credibili e a sostenere accuse infondate di abusi e persino omicidi di bambini, di volta in volta attribuiti a insegnanti, responsabili di asili nido, politici e persone famose. Il caso più famoso in Italia è quello dei cosiddetti “Diavoli della Bassa modenese”, nel quale sedici bambini furono allontanati dalle loro famiglie accusate di aver praticato riti satanici e omicidi, accuse che si scoprì solo in seguito erano state costruite instillando falsi ricordi nei bambini durante gli interrogatori.
Documentati fin dal Medioevo, insieme alla caccia alle streghe, i racconti sul satanismo funzionano perché si concentrano da sempre su due nemici universali: il diavolo e le persone che abusano dei bambini, scrisse su The Conversation nel 2023 Bethan Juliet Oake, ricercatrice di studi religiosi e storia della scienza all’università di Leeds. Questo chiarisce perché il satanismo sia una spiegazione convincente anche tra molti non religiosi: non serve credere davvero nel diavolo per credere alla storia delle élite che vogliono fare del male ai bambini. Solo che questa preoccupazione genitoriale e civica universale, a un certo punto, viene poi di solito intercettata da qualcuno e incanalata verso obiettivi politici.

Un carro allegorico che raffigura Xi Jinping, Vladimir Putin, Donald Trump, Benjamin Netanyahu e Ursula von der Leyen in cerchio intorno a una roulette, sovrastati da un diavolo che fa da croupier, durante la tradizionale sfilata del carnevale di Viareggio, il 17 febbraio 2026 (Laura Lezza/Getty Images)
A partire dagli anni Ottanta, negli Stati Uniti, il satanismo è diventato uno dei principali argomenti ideologici di una nuova destra conservatrice e reazionaria, ostile verso i movimenti progressisti dei due decenni precedenti. Movimenti che avevano garantito maggiori diritti e libertà alle donne e alle minoranze, ma che alcuni consideravano una minaccia per la famiglia tradizionale e per i valori cristiani. Molte preoccupazioni si concentrarono infatti sulle babysitter, sulle scuole e sugli asili nido, come ricostruisce il ricercatore australiano Jay Daniel Thompson, esperto di comunicazione digitale e professore al Royal Melbourne Institute of Technology.
– Leggi anche: La presenza del diavolo, negli Stati Uniti e in Abruzzo
Il non detto alla base di molte reazioni anti-sataniste dell’epoca, secondo Thompson, era che «se le donne non avessero partecipato al mondo del lavoro, sarebbero potute rimanere a casa a prendersi cura dei figli, e nessuno di quei danni si sarebbe verificato». Gli abusi sessuali sui bambini sono un problema reale, ieri come oggi, ma i dati non mostrano correlazioni con gli occultisti o i satanisti, e nemmeno con gli insegnanti favorevoli all’educazione sessuale e alla diversità di genere, spesso accusati online di essere dei pervertiti satanisti.
La scrittrice statunitense Gigi Griffis ribadì questo aspetto nel 2023, in un articolo sulle conseguenze di essere cresciuta in un’epoca contraddistinta da un diffuso panico morale sul satanismo. La conseguenza principale, scrisse, è un enorme divario «tra ciò di cui abbiamo paura e ciò di cui dovremmo avere paura».
Citando alcuni dati secondo cui l’80 per cento degli autori di violenze sessuali conosce la propria vittima, aggiunse: «I nostri figli non sono in pericolo a causa dello sconosciuto con l’eyeliner o della persona dal genere ambiguo; sono in pericolo a causa dei loro padri, fratelli, amici di famiglia». Il panico sul satanismo funziona perché trasferisce su un nemico esterno, riconoscibile e mostruoso «una verità scomoda» sugli abusi.
– Leggi anche: Le forme del complotto
Ovviamente Internet e i social non hanno causato il panico del satanismo, ma secondo diversi studiosi hanno comunque avuto un’influenza, perché hanno reso più facile condividere contenuti che stimolano quel panico con l’unico obiettivo di rafforzare determinate visioni del mondo. Se gli utenti siano poi davvero convinti delle accuse di satanismo che sostengono è un punto dibattuto, aggiunge Thompson, ma di sicuro è un tipo di retorica che attira l’attenzione. Forse è «la retorica della guerra culturale nella sua forma più pura», dato che fa passare «i propri nemici non solo come persone in errore o deviate, ma come l’incarnazione stessa di un signore supremo ultraterreno».

Un carro allegorico che raffigura Jeffrey Epstein come un diavolo, con le scritte «tutti proteggono i colpevoli» e «tutti hanno ignorato le vittime», durante la parata di carnevale a Düsseldorf, in Germania, il 16 febbraio 2026 (Hesham Elsherif/Getty Images)
Anche se non è mai passato veramente di moda, il satanismo tende a riemergere soprattutto di fronte a ogni aspetto della modernità sfuggente, difficile da comprendere e da guidare. Il tema dell’anticristo, per esempio, è un chiodo fisso dell’influente miliardario statunitense Peter Thiel, che intorno a questa paura – che ci creda o no – cerca da tempo di riunire una destra internazionale di tecno-ottimisti e fondamentalisti cristiani variamente avversa agli ambientalisti, ai critici dell’intelligenza artificiale, alle istituzioni e persino a una parte della Chiesa stessa.
– Leggi anche: Chi è Peter Thiel
Forse il satanismo continua a esistere perché tolte le corna, la coda e gli elementi più coloriti, scrive Introvigne, «è soltanto la metafora di una modernità brutale a cui sono stati tolti tutti i paraventi retorici». È un modo di mostrare la realtà per quella che è, spesso qualcosa di «inguardabile», di fronte alla quale l’anti-satanista «si rifiuta di andare a fondo, esaminando criticamente la modernità, e preferisce prendersela soltanto con i satanisti».
Le storie sul satanismo hanno successo non per una loro forza intrinseca, aggiunge Introvigne. La loro forza deriva piuttosto da un contesto favorevole e dalla loro capacità di funzionare, in quel contesto, come una scorciatoia del pensiero razionale. Tutta la storia dell’anti-satanismo è interessante, «perché mostra l’incapacità di forze socialmente significative, laiche e religiose, di identificare la causa profonda del disagio che pure avvertono di fronte a certi aspetti della modernità, e la loro ricerca di diversivi e di capri espiatori».



