Sostenitori del presidente americano Donald Trump prima di un comizio a Johnson City, nel Tennessee, il primo ottobre 2018 (Sean Rayford/Getty Images)
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  • domenica 16 Agosto 2020

“QAnon”, la teoria del complotto più diffusa nella politica americana

Sostiene che Trump sia impegnato in una missione per liberare gli Stati Uniti da un complotto di satanisti pedofili guidato dai Democratici e dai produttori di Hollywood

Sostenitori del presidente americano Donald Trump prima di un comizio a Johnson City, nel Tennessee, il primo ottobre 2018 (Sean Rayford/Getty Images)

A novembre negli Stati Uniti non si voterà solo per eleggere il presidente, ma anche tutti i 435 deputati della Camera dei Rappresentanti e 35 senatori. Per questo nelle ultime settimane in molti stati americani ci sono state le primarie di partito per scegliere i candidati. Molti giornali le hanno commentate notando che tra i Repubblicani che le hanno vinte ci sono almeno 11 sostenitori della principale teoria del complotto che si è diffusa negli ultimi anni nella politica americana: la cosiddetta teoria “QAnon”.

Cos’è QAnon
In breve, quando si parla di “QAnon” ci si riferisce a un complesso di teorie complottiste di estrema destra secondo cui all’interno del “deep-state”, cioè tra i funzionari politici legati alla politica tradizionale, esista una cospirazione contro il presidente Donald Trump. Questa cospirazione servirebbe a impedire che Trump smascheri un network internazionale di satanisti pedofili – un tema già presente nella nota teoria del PizzaGate – con al centro l’establishment finanziario internazionale, produttori e attori di Hollywood e i leader del Partito Democratico, tra cui Hillary Clinton e Barack Obama, ma anche la famiglia Bush.

A questa teoria principale poi ne sono legate altre, altrettanto assurde, come per esempio che John Fitzgerald Kennedy Jr., il figlio del presidente Kennedy morto in un incidente aereo nel 1999, avrebbe finto la sua morte e oggi stia aiutando Trump in segreto. Ci sono teorie secondarie che riguardano i vaccini, prevedibilmente, e una secondo cui i politici Democratici porterebbero avanti un’operazione per estrarre ormoni dal sangue dei bambini.

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Il nome “QAnon” deriva da un post pubblicato nell’ottobre del 2017 sulla piattaforma per la condivisione di immagini anonime 4chan, il primo a diffondere la nuova teoria del complotto. L’autore del post, nominato semplicemente Q, sosteneva di essere un importante funzionario dell’amministrazione Trump. Da allora “Q” ha più volte diffuso dei messaggi ai suoi seguaci utilizzando 8kun, un’altra piattaforma anonima: questi messaggi, secondo chi crede nella teoria complottista, contengono degli aiuti utili a decifrare i comportamenti e i tweet di Trump così che i suoi sostenitori possano aiutarlo nella sua missione.

La popolarità di QAnon è in crescita
Lo dicono varie statistiche sull’uso di internet e dei social network. Secondo i dati di Google Trends a metà luglio le ricerche su “QAnon” nei sei mesi precedenti erano aumentate di più di dieci volte. Secondo un’analisi di GroupSense, un servizio di intelligence informatica, citata da Axios, la media quotidiana di tweet contenenti hashtag legati a QAnon è aumentata del 190 per cento negli ultimi sette mesi.

Per quanto riguarda Facebook, secondo dati raccolti dal centro studi Atlantic Council, nell’ultimo anno i like alle pagine e ai gruppi legati a QAnon sono aumentati di quasi dieci volte. Il 10 agosto inoltre NBC News ha pubblicato un articolo sui risultati di un’indagine interna di Facebook – condivisi da un dipendente anonimo dell’azienda – secondo cui i gruppi e le pagine legate a QAnon sulla piattaforma sono migliaia e hanno milioni di membri e follower. I dieci gruppi più grossi, tutti insieme, hanno più di un milione di membri; non è chiaro però quanta sovrapposizione ci sia tra loro. L’indagine di Facebook potrebbe portare a una gestione dei gruppi e delle pagine legate a QAnon simile a quella riservata ai contenuti antivaccinisti, cioè di escluderli dalle pubblicità e dalle ricerche, in modo da ridurne la visibilità.

Le grandi piattaforme social stanno cercando di evitare di essere usate per la propagazione delle teorie complottiste di QAnon. Il 21 luglio Twitter ha annunciato di aver chiuso settemila account che diffondevano le teorie QAnon e ha spiegato come si impegnerà a limitarne la diffusione in altri modi. Invece a maggio Facebook aveva rimosso cinque pagine, 20 profili personali e sei gruppi legati a QAnon per aver violato le sue regole sulla manipolazione dei contenuti, e a giugno TikTok aveva bloccato vari hashtag legati a QAnon in modo che non comparissero nelle ricerche sulla piattaforma. Non è detto però che queste iniziative portino a grandi risultati, anche perché per chi crede nelle teorie complottiste le azioni di censura come queste sono viste come una conferma delle proprie credenze piuttosto che come tentativi di arginare la diffusione di informazioni false.

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Inoltre su internet ci sono molti altri posti dove le teorie QAnon vengono condivise e discusse: su Parler, una piattaforma di microblogging molto usata da chi ha idee conservatrici, ogni giorno vengono pubblicati tra i 10mila e i 15mila nuovi post con l’hashtag #QAnon o altri simili, ha detto Bryce Webster-Jacobsen di GroupSense ad Axios. Lo stesso Trump poi ha ritwittato i tweet di persone sostenitrici delle teorie QAnon almeno 90 volte dall’inizio della pandemia di COVID-19.

Lauren Boebert e Marjorie Taylor Greene
La maggior parte degli undici candidati Repubblicani alle elezioni di novembre che in una qualche misura sostengono le teorie QAnon difficilmente sarà eletta. Ma almeno due hanno alte probabilità di arrivare al Congresso e sono entrambe donne e alla prima esperienza in politica.

Di una si è già un po’ parlato in Italia per via di un messaggio di congratulazioni che il segretario della Lega Matteo Salvini le aveva scritto su Twitter: si chiama Lauren Boebert, ha 33 anni, è del Colorado e ha un ristorante – che si è rifiutata di chiudere nonostante un ordine di un tribunale locale durante le restrizioni per il coronavirus – dove sia lei che i camerieri girano con le armi ben visibili, e i clienti sono invitati a fare lo stesso. Boebert ha detto di non essere una sostenitrice della teoria QAnon ma a maggio aveva detto di sperare che Q esista davvero «perché significa che gli Stati Uniti stanno diventando più forti e le persone si stanno riavvicinando ai valori conservatori».

Marjorie Taylor Greene invece è una candidata della Georgia e se ne è parlato soprattutto per le sue idee razziste e antisemite. Tra le altre cose ha definito «nazista» il miliardario di origine ebraica George Soros, al centro di numerose teorie complottiste di estrema destra, ha sostenuto che i musulmani non dovrebbero far parte del governo e che se fosse afroamericana sarebbe «orgogliosa» di vedere i monumenti dei generali sudisti perché le ricorderebbero i grandi progressi fatti dai tempi della Guerra civile americana. In un video di 30 minuti diffuso a giugno ha detto di ritenere Q «un patriota» e si è detta sostenitrice delle teorie QAnon.

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La posizione ufficiale del Partito Repubblicano
Il Partito Repubblicano è in difficoltà con la crescente popolarità della teoria QAnon e con i successi di alcuni suoi sostenitori, un po’ come in passato lo era stato con altre frange più estremiste del partito, compresi i sostenitori di Trump. I leader Repubblicani hanno preso le distanze dalle teorie complottiste, ma al tempo stesso alcuni membri del partito hanno finanziato le campagne dei candidati che invece le sostengono. Da un lato non vogliono essere associati alle teorie complottiste e alle affermazioni razziste e antisemite di alcuni candidati, dall’altro non vogliono alienarsi il consenso di potenziali elettori. A novembre il Partito Repubblicano dovrà cercare di riottenere la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti e conservarla al Senato.

Intanto capita che i simboli, gli slogan e i meme prodotti dai sostenitori della teoria QAnon vengano usati anche da politici Repubblicani di più lunga esperienza. Un esempio è Michael Flynn, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump che era stato incriminato nel 2017, durante l’inchiesta speciale sull’ingerenza della Russia alle presidenziali del 2016. Il 4 luglio, festa nazionale americana, ha diffuso su Twitter un video in cui lui e un gruppo di amici recitavano un giuramento e lo slogan «Where we go one, we go all», «Dove va uno andiamo tutti». Quest’ultima frase, abbreviata anche con la sigla “WWG1WGA”, fa parte del cosiddetto “giuramento del soldato digitale” contenuto in un post di 8kun che avrebbe scritto il solito Q il 24 giugno.