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  • Giovedì 14 maggio 2026

La presidente della comunità di Madrid è andata in Messico, ed è stato un disastro

Il viaggio istituzionale di Isabel Díaz Ayuso, di destra, ha fatto arrabbiare tutti ed è finito tra polemiche e qualche bugia

Isabel Díaz Ayuso, Città del Messico, 4 maggio 2026 (EPA/Jose Mendez)
Isabel Díaz Ayuso, Città del Messico, 4 maggio 2026 (EPA/Jose Mendez)
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Tra il 3 e l’8 maggio Isabel Díaz Ayuso, la presidente della comunità autonoma di Madrid, uno dei ruoli politici non nazionali più rilevanti in Spagna, è stata in viaggio istituzionale in Messico. L’obiettivo era promuovere i legami economici e culturali tra i due paesi, incontrare i leader della destra messicana e mostrarsi come una figura di rilievo della destra internazionale. È stato un fallimento su tutta la linea: i suoi interventi hanno generato polemiche, hanno peggiorato i già tesi rapporti con la presidente di sinistra messicana Claudia Sheinbaum e il viaggio è stato interrotto prima del tempo.

Ayuso è una politica molto nota e influente del Partito Popolare, il principale partito di centrodestra spagnolo. Governa la comunità di Madrid dal 2019 ma ha grandi ambizioni politiche (le comunità autonome in Spagna sono simili alle regioni italiane, ma con autonomie maggiori). Ha posizioni conservatrici e uno stile populista che spesso genera polemiche. In questo caso hanno fatto molto discutere alcune sue affermazioni sul passato coloniale spagnolo, un periodo durato quasi tre secoli in cui la Spagna impose con la violenza il dominio politico, economico e religioso su tutto il territorio messicano.

In Messico Ayuso ha presenziato a un evento in memoria del conquistatore spagnolo Hernán Cortés, che nel Sedicesimo secolo guidò l’assalto a quella che oggi è Città del Messico.

Nel suo discorso ha elogiato lui e l’allora regina di Spagna, Isabella di Castiglia, che promosse e finanziò la colonizzazione, descrivendo la conquista e la mescolanza di spagnoli e messicani come elementi positivi della storia condivisa tra i due paesi. Ha anche sostenuto che sarebbe «giunto il momento di smettere di credere alla narrativa perennemente distorta di conflitto, scontro e presunte conquiste» che, dal suo punto di vista, divide i due popoli.

In Messico le affermazioni di Ayuso non sono state accolte bene. La presidente Sheinbaum ha commentato dicendo che denotano la sua «ignoranza» sulla storia spagnola, e il giorno dopo ha pubblicato su X un post nel quale elencava i crimini di Cortés in Messico.

Tra le due c’erano già stati scontri quando Ayuso aveva paragonato Sheinbaum a una dittatrice e definito il Messico un narcostato. I leader del Partito di Azione Nazionale, il principale alleato del Partito Popolare spagnolo in Messico, si sono astenuti dal commentare ma infine l’incontro con Ayuso non c’è stato. 

Claudia Sheinbaum, 4 maggio 2026 (AP Photo/Fernando Llano)

Quello del passato coloniale è un tema che da decenni genera tensioni tra Spagna e Messico, e che dal punto di vista puramente diplomatico si è chiuso soltanto l’anno scorso con le prime scuse ufficiali al Messico da parte di un governo spagnolo, quello Socialista di Pedro Sánchez.

Ayuso aveva già rivendicato gli aspetti positivi della colonizzazione in passato, sostenendo tra le altre cose che gli spagnoli si siano presi il compito necessario di «civilizzare il nuovo mondo» dagli «abusi» dei popoli indigeni. Sono posizioni che risuonano in alcuni ambienti della destra spagnola, ma che trovano molto meno appoggio in Messico, dove sono percepite come offensive soprattutto dalle popolazioni indigene che hanno subìto le violenze dei conquistatori.

Sabato 9 maggio Ayuso avrebbe dovuto presenziare a una cerimonia di premiazione del cinema in un resort di Riviera Maya, a sud di Cancún, ma il suo invito è stato revocato. Ayuso ha accusato il governo messicano, e in particolar modo Sheinbaum, di aver «boicottato» la sua visita. Venerdì ha quindi annunciato che sarebbe rientrata in Spagna, cinque giorni prima del previsto, sostenendo di averlo deciso perché lei e il suo staff erano stati esposti a gravi pericoli. Ha detto che il Messico è un posto dove si può essere uccisi «a ogni angolo della strada» e che la presidente Sheinbaum l’avrebbe «cacciata» dal paese.

È un’interpretazione che non regge: come ha ricostruito El País, Ayuso non ha mai comunicato al ministero degli Esteri spagnolo di avere preoccupazioni per la propria sicurezza e lei stessa aveva rifiutato la scorta offerta dal governo messicano.

Ci sono state piccole manifestazioni di dissenso ai suoi interventi, per esempio da parte dei gruppi indigeni, ma sono stati contenuti dalla polizia. I proprietari della struttura in cui si sarebbe dovuta tenere la cerimonia di premiazione hanno detto al País di aver deciso di revocare l’invito ad Ayuso a causa delle sue «affermazioni spiacevoli», e di non aver subito pressioni dal governo messicano.

Ayuso è infine rientrata in Spagna domenica, due giorni dopo aver detto che sarebbe partita. In quel lasso di tempo non ha fatto visite istituzionali ufficiali e non si sa dove sia stata. «Non credo che pensi così male di questo paese se ha deciso di passare le sue vacanze qui» ha commentato Sheinbaum.

– Leggi anche: La conquista del Messico non è andata come ricordi