Il ritorno dei palestinesi nel nord della Striscia di Gaza
Dopo l'inizio del cessate il fuoco e il ritiro dei soldati israeliani, ma molti di loro troveranno la propria casa distrutta

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Molte persone palestinesi che si erano rifugiate nel sud della Striscia di Gaza a causa degli attacchi israeliani hanno cominciato a tornare verso le città del nord – in particolare quella di Gaza, che Israele aveva ordinato di evacuare totalmente nelle settimane scorse, costringendo centinaia di migliaia di persone a lasciare le proprie abitazioni. Il loro ritorno è un effetto del cessate il fuoco entrato in vigore venerdì alle 12 ora locale (le 11 in Italia), e del ritiro dell’esercito israeliano da alcune zone della Striscia, come previsto dalla prima fase del piano di pace negoziato dagli Stati Uniti e approvato mercoledì notte da Israele e Hamas.
Quasi tutte le persone che stanno ritornando ora si stanno muovendo a piedi, portando con sé alcuni effetti personali. Alcune hanno affittato dei carretti trainati da asini, o delle auto, per muoversi verso nord, ma il costo per affittare dei veicoli è molto alto: un abitante della Striscia ha detto a BBC News che affittare una macchina ad esempio può costare circa 4mila shekel israeliani, equivalenti a circa mille euro, più di quanto molte persone si possono permettere.
BBC News ha scritto anche che fra gli sfollati palestinesi con cui ha parlato il sentimento prevalente è quello di sfinimento, anche se molti di quelli che si vedono nei video e nelle foto delle ultime ore sventolano una bandiera palestinese e fanno dei segni di vittoria. Oltre che andare verso nord, i palestinesi hanno potuto anche tornare nelle altre zone del territorio che prima erano sotto occupazione da parte dei soldati israeliani, e ora con il loro ritiro non lo sono più. Allo stesso modo, il rientro non sarà permesso nelle zone in cui sono ancora presenti i militari.
In ogni caso per molti questo non equivale a un ritorno nella propria abitazione poiché la maggior parte degli edifici della Striscia è stata danneggiata o distrutta dall’esercito israeliano: secondo l’ONU è in questa condizione oltre il 90% degli edifici residenziali.
Wael al Najjar, che è tra le persone in cammino verso nord ed è diretto verso la sua casa a Jabalia, ha detto a BBC che «anche se la casa è distrutta, anche se è solo un cumulo di macerie, torneremo, monteremo una tenda e torneremo dalla nostra gente». Lui è stato obbligato a sfollare tre volte durante la guerra e ha detto che la notte prima del cessate il fuoco ha dormito con il figlio per strada, al freddo, in attesa di poter tornare a casa.
Ismail Zayda, che ha 40 anni e si trova a Sheikh Radwan, un quartiere nel nord-ovest della città di Gaza, ha detto a Reuters che la sua casa è ancora in piedi, ma che la casa dei suoi vicini è stata distrutta, e che l’intero quartiere non esiste più.















