Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 10 Settembre 2023

“Spero di essermi ricordato di tutti”

Qui sotto un buon esempio estivo per tornare su quella cosa che spiegammo qualche tempo fa, delle formule di riconoscenza che vengono usate negli articoli verso autorità e fonti di vario tipo, con rischi di limitazione di indipendenza e di disinteresse da parte dei lettori.
(poche ore dopo la persona in questione è stata arrestata con grande ridimensionamento del pericolo e lo stesso giornale non ne ha dato notizia l’indomani)


domenica 10 Settembre 2023

Altri giri

Si sono concretizzati i cambi di direzione ai quotidiani Libero Giornaleanticipati diverse settimane fa in seguito all’acquisizione del Giornale da parte dell’editore di Libero. E quindi si è aggiunto un altro sviluppo alla rotazione di direttori tra i quattro più noti quotidiani di destra, che descrivemmo due anni fa. Adesso è Alessandro Sallusti a essere tornato a dirigere il Giornale, lasciando Libero, e con lui anche Vittorio Feltri come “direttore editoriale”; mentre a dirigere Libero va Mario Sechi, che ne era stato brevemente vicedirettore nel 2009 prima di andare a dirigere il Tempo, sempre di proprietà dello stesso editore.

Qui ci sono i diversi editoriali di presentazione, e l’articolo di saluto al Giornale dell’editore uscente Paolo Berlusconi che cita e ringrazia ventuno maschi e infine una donna, sua figlia.

“Quarantacinque anni che hanno visto l’appassionato impegno di Indro Montanelli, Enzo Bettiza, Gianni e Paolo Granzotto, Guido Piovene, Cesare Zappulli, Salvatore Scarpino, Gian Galeazzo Biazzi Vergani, Egidio Sterpa, Livio Caputo, sino ad arrivare a Vittorio Feltri, Alessandro Sallusti, Mario Giordano, Maurizio Belpietro, Augusto Minzolini. Senza dimenticare alcuni amici che hanno avuto un ruolo di particolare importanza nella gestione o che ci hanno accompagnato negli anni con la loro professionalità: Fedele Confalonieri, Amedeo Massari, Andrea Favari, Andrea Pontini, Alessandro Munari, Fabrizio Bellini. Nel momento in cui passo il testimone agli amici Angelucci, mi preme anche rivolgere un sincero ringraziamento a tutti i giornalisti, i poligrafici, i componenti del consiglio di amministrazione (a mia figlia Alessia in particolare, da anni Presidente della Società)”.


domenica 10 Settembre 2023

Piccolo aggiornamento dati

Questa settimana saranno pubblicati i dati di diffusione dei quotidiani a luglio. Su quelli di giugno relativi ai quotidiani maggiori segnaliamo in breve che – ci riferiamo al dato delle copie “vendute individuali a prezzo non inferiore al 30%”* – mantengono perdite intorno al 10% rispetto a un anno prima Repubblica (-9,8), Stampa (-11,2) e Fatto (-10,4), mentre quelle del Corriere della Sera (-3,9) e del Sole 24 Ore (-6,3) sono più limitate.
Prendendo il dato mensile con le pinze, è interessante notare come sembri smentire la vecchia tesi che i giornali che si mettono all’opposizione vanno meglio di quelli più vicini ai partiti di governo. Tra i giornali più stabilmente di destra invece le dinamiche sembrano altre e interne: il Giornale perde ancora il 9,8%, la Verità il 19% e Libero guadagna ben il 15%, confermando l’impressione di un riequilibrio tra le ultime due testate. Tra i quotidiani locali a perdere molto è il Tirreno (-17%).

*ovvero al dato di diffusione totale – copie cartacee e digitali – senza le copie omaggio, promozionali o scontatissime.


domenica 10 Settembre 2023

A.I.

Le relazioni dell’editoria giornalistica internazionale con gli sviluppi – avvenuti e ipotizzati – nell’uso dei software di “intelligenza artificiale” continuano a essere convulse, dallo spiazzato al progettuale. Il New York Times, la testata di maggiore avanguardia e riferimento nel mondo sotto molti aspetti giornalistici, è uscito dal fronte “trattativista” di alcuni giornali maggiori e ha vietato alle società che producono software di AI di usare i suoi contenuti per istruire i software stessi. Intanto in un altro contesto, quello dell’entertainment, una sentenza statunitense ha confermato che il diritto d’autore non è applicabile ai contenuti prodotti da intelligenze artificiali, la cui profittabilità sarebbe quindi molto inibita: ma è vero che gli usi più promettenti delle AI dovrebbero essere quelli di supporto alla produzione di contenuti più che di produzione vera e propria del cento per cento dei contenuti pubblicati.


domenica 10 Settembre 2023

Il Nuovo Trentino è durato poco

L’anomala condizione del Trentino-Alto Adige, dove quasi tutti i diversi quotidiani in entrambe le lingue locali sono di proprietà della stessa potente famiglia altoatesina e della sua azienda Athesia, ha avuto uno sviluppo, per quanto prevedibile. Il contesto, come lo aveva raccontato il Post, era questo:

“Se questo è vero per quotidiani come l’Alto Adige e l’Adige, il Trentino, che ha sede a Trento, invece ha una storia diversa. Dopo che Athesia lo aveva comprato nel 2016, il giornale aveva chiuso all’inizio del 2021 lasciando senza lavoro 19 giornalisti, con grandi contestazioni dei sindacati. Poi a inizio ottobre del 2022, in maniera inaspettata, l’editore ha annunciato che il giornale sarebbe tornato in edicola come Nuovo Trentino il 18 ottobre successivo, con una redazione più snella e lo stesso direttore con cui il Trentino aveva chiuso due anni prima.
Questo ritorno improvviso è avvenuto poco prima che il 3 novembre uscisse in edicola il primo numero del T, nuovo giornale in italiano della provincia di Trento edito da una fondazione che raccoglie grosse associazioni economiche del territorio (tra cui la Confindustria locale). Salto e altri siti locali non controllati da Athesia, come il Dolomiti, hanno ipotizzato che il ritorno alle pubblicazioni del Trentino avesse l’obiettivo di rendere più difficile l’inizio del nuovo quotidiano T e limitarne lo spazio”.

A conferma di quei sospetti, il Trentino ha già di nuovo chiuso, dopo neanche un anno, tra critiche e scoramenti. E i suoi editori stanno invece estendendo le loro attenzioni alle televisioni locali, con l’acquisto di una quota rilevante di VB33.


domenica 10 Settembre 2023

Vivement Dimanche

Invece lo sciopero della redazione del Journal du Dimanche, settimanale francese a cui il nuovo editore – il miliardario francese Vincent Bolloré – aveva imposto un direttore con posizioni di estrema destra, si è concluso abbastanza drammaticamente: quaranta giornalisti hanno lasciato il giornale. Intanto però nascerà un nuovo domenicale progettato da un altro editore: è quello che è stato annunciato dalla Tribune, importante giornale finanziario (prima quotidiano, poi settimanale, ora online), che è stato appena acquistato dal grande gruppo di Rodolphe Saadé, che si occupa soprattutto di trasporti e logistica e che possedeva già due quotidiani locali in Provenza e Corsica.


domenica 10 Settembre 2023

Canadian standoff

Non ci avrete perso il sonno in vacanza, ma in Canada non ci sono stati sviluppi nello “standoff ” che oppone il governo e i giornali a Meta, che ha deciso di non promuovere più le news su Facebook e Instagram in reazione alla legge che la costringerebbe a pagare dei compensi ai giornali. Ad agosto il ministro dei Trasporti ha chiesto a Meta di sospendere la sua scelta per favorire le comunicazioni relative agli incendi nel paese, ma Meta si è limitata a rispondere che le comunicazioni di sicurezza e soccorso sono del tutto mantenute e promosse, e non c’entrano con i giornali.


domenica 10 Settembre 2023

Charlie, di carta

Torna Charlie con un breve prologo promozionale, perché torna dopo una cospicua vacanza ma con il Post che intanto ha lavorato per i lettori di Charlie anche fuori da Charlie. Mercoledì esce nelle librerie il nuovo numero di Cose spiegate bene, la rivista del Post, ed è dedicato ai giornali e al giornalismo, e al loro dannato futuro di cui parliamo ogni settimana su questa newsletter da qualche anno. Confortati dai consensi per Charlie e per i suoi racconti e spiegazioni abbiamo pensato di estendere a maggiori approfondimenti le notizie e le storie a proposito dell’informazione: “Voltiamo decisamente pagina” è il titolo di questo numero (abbiamo a lungo esitato sull’eventualità di una citazione più fedele della frase fatta da telegiornale, che prevedesse un “Ma” iniziale, poi abbiamo concluso di farla più semplice e accontentarci dei doppi e tripli sensi), e gli abbonati del Post possono già comprarlo online senza pagare spese di spedizione: anzi, molti lo hanno già fatto anche questa volta, alimentando una sua sostenibilità che è a sua volta un tema interessante per Charlie, e grazie. Ma grazie anche a chi andrà in libreria e alle librerie stesse, che sono sempre generose nella promozione e visibilità della rivista. Ci è sembrata una buona idea mettere dentro un solo contenitore una ricca selezione (è il più corposo numero di Cose spiegate bene pubblicato fino a oggi) di cose utili da sapere per chi vuole frequentare l’informazione, con la solita attenzione – che su Charlie ha ottenuto buoni risultati – a parlare ai suoi addetti ai lavori come ai suoi semplici fruitori interessati e curiosi.

Fine di questo prologo.


domenica 23 Luglio 2023

September issue

Come annunciato, Charlie si prende sei domeniche di vacanza. La newsletter tornerà domenica 10 settembre: e un buon agosto a tutti insieme alla gratitudine per esserci, per essere abbonati al Post – chi lo è – e per scriverci e raccontarci cose sui giornali, chi lo fa. Ciao.


domenica 23 Luglio 2023

Freemium

Malgrado il visibile “successo” dei podcast degli ultimi anni, in gran parte dei casi la loro produzione non ha ancora trovato il modo di “monetizzarli” efficacemente e renderli sostenibili o addirittura fonti di profitti. L’approccio del Post in questo senso è di renderli parte del progetto di sostenibilità basato sugli abbonamenti al Post in generale: sia creandone di dedicati soltanto agli abbonati, sia pubblicandone di gratuiti e aperti a tutti, e capaci di raggiungere nuovi utenti che siano così incentivati e motivati a conoscere di più il Post e a sostenerne l’impegno giornalistico. Una sintesi di questi due approcci è stata la recente scelta di aggiungere al podcast mensile Indagini di Stefano Nazzi – uno dei maggiori successi di popolarità nell’offerta del Post – uno “spinoff”, Altre Indagini, destinato solamente agli abbonati. Nei venti giorni di luglio dopo l’annuncio del nuovo podcast gli abbonati sono cresciuti del 206% rispetto allo stesso periodo del mese precedente. Altre Indagini proseguirà quindi con proprie frequenze dall’autunno.


domenica 23 Luglio 2023

A Domani servono più soldi

L’editore del quotidiano Domani, Carlo De Benedetti, ha avviato un aumento di capitale di sei milioni di euro dell’azienda editrice del giornale, il cui capitale era costituito finora da dieci milioni dedicati dallo stesso De Benedetti al progetto alla sua nascita, tre anni fa. Domani si sta impegnando in un tentativo di riprogettazione per superare una lunga fase di rallentamento della sua crescita di abbonamenti e vendite in edicola: due mesi fa il direttore Stefano Feltri è stato sostituito dal suo vice Emiliano Fittipaldi, e sono in corso riflessioni su come dare al giornale un ruolo maggiore sul digitale, dove finora è stato assai meno presente. L’altro aspetto che non ha aiutato ad attenuare le perdite è la sempre modesta raccolta pubblicitaria.


domenica 23 Luglio 2023

Gentilezze

La riconoscenza dei giornali o delle trasmissioni televisive nei confronti delle autorità che offrono loro utili informazioni per il loro lavoro si manifesta in molte scale diverse. A volte con indulgenze o disponibilità a pubblicare notizie e versioni che sono nell’interesse delle autorità stesse (magistrati, polizie, apparati di sicurezza diversi), altre volte con più innocue citazioni di nomi e ruoli che soddisfino i desideri di visibilità degli interessati: nomi insignificanti per i lettori e per la notizia, ma apprezzati da ufficiali o responsabili che hanno aiutato i giornalisti ad avere notizie. Un esempio più vistoso in questo senso è stata la promozione che il Corriere della Sera ha offerto venerdì al libro del vicecapo della polizia, nelle pagine della cronaca, e che Repubblica aveva segnalato il giorno prima: entrambi con espressioni tratte dalle comunicazioni editoriali.


domenica 23 Luglio 2023

Anche Radio Capital? Anche Radio Capital?

L’ipotesi è stata raccontata dal quotidiano ItaliaOggi: non solo Radio Capital si aggiungerebbe al patrimonio editoriale che il gruppo GEDI sta cedendo (dopo tante testate quotidiani locali, dopo l’Espresso), ma Radio Capital si aggiungerebbe alle nuove acquisizioni del gruppo Angelucci (che ha appena comprato il Giornale dalla famiglia Berlusconi, e possiede già Libero, il Tempo, il Corriere dell’Umbria). Per ora non ci sono conferme (nei mesi scorsi alcuni siti di limitata affidabilità avevano parlato anche di un’ipotesi di acquisizione della Verità, ipotesi smentita).

“Dunque, gli Angelucci sono impegnati nella costruzione di un nuovo gruppo editoriale più grande e strutturato, anche in chiave multimediale. Da qui l’interesse per Radio Capital e i primi incontri già avuti con il gruppo guidato dall’a.d. e d.g. Maurizio Scanavino e controllato dalla famiglia Elkann. Per gli Angelucci, il cui core business è nella sanità privata, l’operazione rappresenta il debutto nel mondo delle radio, qualora si trovi un accordo sulla vendita (e già negli anni passati qualificati editori hanno bussato alla porta di Gedi ma poi la cessione non ha mai avuto seguito). Invece, per il polo di Repubblica, la transazione significa rivedere per la prima volta di fatto il perimetro delle attività radiofoniche della controllata Elemedia”.


domenica 23 Luglio 2023

Come va al Washington Post

Un articolo del New York Times di sabato ha raccontato come stanno andando le cose in uno dei due principali quotidiani statunitensi concorrente, il Washington Post (l’altro è il Wall Street Journal). Del Washington Post si sapeva che nell’ultimo anno la sua grande crescita di risultati e di motivazione si era piuttosto interrotta, con un declino di abbonati e l’uscita di diversi giornalisti importanti. Secondo l’articolo del New York Times il 2023 si concluderà con 100 milioni di perdite e gli abbonati sono scesi a due milioni e mezzo dopo un picco di tre milioni per le elezioni del 2020: il proprietario del giornale – Jeff Bezos, fondatore di Amazon, che l’ha comprato nel 2013 – ha quindi deciso di tornare a occuparsi più attivamente del rilancio del giornale, dopo un periodo in cui ne era sembrato più distante, investendo su nuovi progetti (per esempio su una sezione di racconti e opinioni raccolte tra i lettori).


domenica 23 Luglio 2023

Per arrivare a 50

L’azienda del Sole 24 Ore ha comunicato l’intenzione di trasferire sette giornalisti della redazione di Radio24 verso quella della propria agenzia di stampa, Radiocor. Scelta che è stata molto contestata dai giornalisti del gruppo, che hanno annunciato lo “stato di agitazione” (la formula con cui si indica l’inizio di una protesta e di una rivendicazione sindacale, da definire nelle sue pratiche). Secondo diverse interpretazioni – l’azienda si è limitata a parlare di una “riduzione di costi” senza chiarire come si configurerebbe – il trasferimento si spiegherebbe con l’obiettivo di accedere ai fondi statali per le agenzie di stampa, che impongono un organico di giornalisti maggiore di quello che ha attualmente Radiocor.


domenica 23 Luglio 2023

Non contare più su Facebook

Anche il Financial Times, autorevole quotidiano londinese, ha dato in un suo articolo ulteriori conferme del disinvestimento di Facebook dalla promozione delle news e dei contenuti provenienti dai siti giornalistici. Secondo il giornale Facebook starebbe considerando di rinunciare ad affrontare le richieste di compenso da parte dei giornali per l’uso dei loro contenuti – come nella contesa delle ultime settimane in Canada -, valutando che gli convenga di più rinunciare del tutto a quei contenuti.


domenica 23 Luglio 2023

Stampa romana

L’agenzia di stampa romana Adnkronos ha annunciato che il suo nuovo direttore sarà Davide Desario, 52 anni, fino a oggi direttore del quotidiano gratuito Leggo (prima era stato al Messaggero, nello stesso gruppo editoriale romano appartenente alla famiglia Caltagirone). Il precedente direttore di Adnkronos era stato Gian Marco Chiocci, nominato da poco direttore del Tg1 tra molte polemiche per i suoi precedenti.


domenica 23 Luglio 2023

Anche meno

Il caso britannico che ha riguardato il presentatore di BBC News Huw Edwards ha avuto, dicevamo la settimana scorsa, molte implicazioni. Una è quella del forse eccessivo scrupolo di BBC News nel dare spazio alle accuse e alle polemiche, e il Post l’ha approfondita.

“La BBC ha dato una grande rilevanza alla notizia e alle indagini, nell’intento di mostrare la sua integrità giornalistica nei confronti di un caso che la riguardava direttamente. Secondo molti osservatori, però, la televisione pubblica è andata anche oltre, contribuendo a un’attenzione mediatica sproporzionata al caso e a una sorta di processo pubblico che avrà ripercussioni gravi sulla carriera e sulla famiglia di Huw Edwards, attualmente ricoverato per gravi problemi di salute mentale”.


domenica 23 Luglio 2023

Caro direttore

È stato molto notato, in questi mesi, lo spazio offerto dal Corriere della Sera ai rappresentanti del governo in carica: attraverso interviste e articoli che riprendono le loro versioni e dichiarazioni, promuovendole in maniera privilegiata nei titoli. Le pagine della politica del Corriere della Sera sono in una quotidiana parte comunicazioni da parte del governo, e il giornale approfitta – battendo la concorrenza – anche di una disponibilità del governo stesso ad avere il Corriere come interlocutore preferenziale. Il sintomo più vistoso di questa relazione sono le frequenti lettere al giornale che la presidente del Consiglio sceglie per comunicare, e che il Corriere ospita in prima pagina: l’ultima mercoledì scorso (la precedente il 14 giugno, la precedente il 23 aprile, la precedente il 4 febbraio).


domenica 23 Luglio 2023

Genesis

Le notizie di sviluppi nelle sperimentazioni con le “intelligenze artificiali” si susseguono intensamente, e in buona parte non sono neanche più notizie. Su una scala maggiore, invece, il New York Times stesso ha raccontato mercoledì che il Washington Post, il Wall Street Journal e il New York Times stanno parlando con Google di un suo prodotto per “facilitare il lavoro dei giornalisti” a cui è stato dato il nome di “Genesis”: l’articolo alterna le caute promesse di Google, attente a non suggerire che il software sostituisca il lavoro giornalistico, agli scetticismi di giornalisti ed esperti.


domenica 23 Luglio 2023

Via dal web

I social network sono sempre più una concorrenza per i giornali e per i siti di news non solo rispetto al servizio di informazione: è infatti vero, come dicono molte recenti ricerche, che sempre più persone, soprattutto giovani, si informano su TikTok o su Instagram o su YouTube. Ma è soprattutto vero che cresce sempre di più il tempo che le persone passano su queste piattaforme, a prescindere dai video, post o contenuti che sfogliano: e quindi rimane loro sempre meno tempo per altre attività, compresa la consultazione di siti e testate giornalistici.

È la considerazione che fa anche Bryan Goldberg in un’intervista al sito britannico PressGazette. Goldberg è l’editore americano di alcuni siti di informazione (anche l’ultima versione di quello che si chiamava Gawker, di nuovo chiuso da poco) tra cui un popolare femminile che si chiama Bustle. E la direzione in cui andare per sottrarsi all’impossibile competizione con i social network, con le piattaforme e con i video, dice Goldberg, è via dal web: con le newsletter, con gli eventi, e in tutti i contesti in cui non c’è concorrenza né dipendenza da Meta, Google, TikTok, eccetera, e in cui si può creare una relazione più solida e protetta con i propri utenti.


domenica 23 Luglio 2023

Charlie, basta una parola

Questo ultimo prologo prima delle vacanze adotta – sul tema dell’anno, nell’ambito del futuro dei giornali – la sintesi di Joshua Benton, del sito americano NiemanLab. A proposito degli allarmi e delle diffidenze sull’uso nei giornali delle “intelligenze artificiali”, Benton ha provato a far scrivere a ChatGPT un articolo di cronaca, con le stesse indicazioni che dà ai suoi studenti in un corso universitario, e il risultato ha ottenuto questo suo giudizio: “Quello prodotto da ChatGPT sarebbe stato un articolo piuttosto mediocre ma, a essere sincero, ne ho letti di peggio scritti da umani”.

Le cautele sui software di questo genere, scrive lo stesso Benton, hanno due ragionevoli argomenti: uno è che commettono degli errori, l’altro è che possono sottrarre lavoro agli umani. Ed è giusto parlarne e considerare le conseguenze. Ma quando diciamo che le “AI” producono dei risultati peggiori di quelli prodotti dai giornalisti stiamo intanto parlando dei risultati peggiori delle AI e dei risultati migliori dei giornalisti: esistono già oggi testi giornalistici prodotti da AI con risultati più dignitosi di certi trascurati, sciatti, inesatti articoli scritti da persone.

E soprattutto: il racconto mediatico delle AI si è dedicato con grandi semplificazioni all’idea che “scrivano gli articoli al posto dei giornalisti”, mentre la loro maggiore funzione e utilità – sia ora che in prospettiva – è di essere uno strumento per rendere più rapido e semplice – ma anche migliore – il lavoro dei giornalisti che scrivono gli articoli. Immaginare che i testi delle AI vengano pubblicati tali e quali, con effetti disastrosi, è come temere che la registrazione di un’intervista venga pubblicata tale e quale, integralmente, senza un lavoro di editing, revisione, taglio. O che il risultato di una ricerca su Google venga copincollato in un articolo. Il registratore, il trascrittore automatico, lo stesso Google, sono strumenti che facilitano il lavoro di chi scrive e che gli consegnano un “grezzo” da lavorare. Già da molti anni in molti giornali si usano traduttori automatici per tradurre parti di testo o testi integrali: nei casi migliori rivedendo e migliorando quelle traduzioni, nei più pigri no. Ma nessuno ha lanciato allarmi sul fatto che Google Translator porti alla rovina del giornalismo o alla perdita di posti di lavoro nelle redazioni. Forse perché non ha nel nome il suggestivo e umanizzante termine di “intelligenza”.

Fine di questo prologo.


domenica 16 Luglio 2023

Penultima

Charlie andrà in vacanza per un mesetto buono: l’ultima newsletter sarà quella di domenica prossima 23 luglio, e riprenderemo domenica 10 settembre.


domenica 16 Luglio 2023

Costi reali, raccontati

Il Post ha spiegato in un articolo quali siano i costi necessari per produrre articoli che implicano una “trasferta” dei propri giornalisti, e di come questi costi non siano sostenibili dai soli ricavi pubblicitari legati a quegli articoli.

“Quando si calcolano costi e benefici di una trasferta, al Post si valuta se il fatto di mandare un giornalista sia effettivamente un valore aggiunto al racconto di una certa storia o all’approfondimento di una certa notizia. L’obiettivo è sempre offrire contenuti di qualità ai lettori, tenendo conto allo stesso tempo della sostenibilità di questi contenuti per l’azienda. Valutare poi il ritorno più concreto di articoli di questo genere – cioè per esempio un aumento nel numero di persone abbonate, e quindi la loro sostenibilità – non è un’operazione immediata, ma ci sono anche altre conseguenze più indirette da tenere in considerazione, per esempio accrescere le competenze della redazione e la disponibilità di fonti, che possono tornare utili anche in un secondo momento. Ci sono poi i ricavi pubblicitari da considerare, ma su un singolo articolo sono piuttosto esigui, anche quando ottiene molte attenzioni e lettori”.


domenica 16 Luglio 2023

Altre clientele

Un articolo del sito britannico PressGazette, uno dei più completi nell’occuparsi delle vicende dei mezzi di informazione contemporanea, ha citato alcuni dati sugli abbonamenti del Financial Times. Interessanti, perché il Financial Times, oltre a essere uno dei più autorevoli e ammirati quotidiani del mondo, è stato in questi anni protagonista di un lavoro di innovazione e costruzione di profitti di considerevole successo. L’articolo rivela che il 75% degli abbonati paganti del Financial Times (in tutto un milione e duecentomila) appartiene a una quota di 8mila abbonamenti venduti ad aziende,  istituzioni pubbliche o scolastiche (con una media di un centinaio di utenti per ciascuno di questi abbonamenti collettivi).


domenica 16 Luglio 2023

«Magari chiedano»

Sabato il sito di Repubblica ha pubblicato la notizia che un deputato del M5S avrebbe deciso di lasciare il suo partito e passare a Forza Italia. Il deputato ha smentito dopo poche ore.

“Questa mattina al mio risveglio ho scoperto, da un articolo di giornale, di essere diventato un europarlamentare di Forza Italia. Questa notizia è falsa.
Sono il responsabile Affari Esteri ed Europei del M5S e, nonostante l’amarezza e il disappunto su diverse questioni, il mio desiderio è di continuare a lavorare per portare avanti le nostre battaglie. Sempre che non ci sia, da parte di qualcuno, la volontà di mettermi alla porta a mia insaputa.
Auspico che in futuro i giornali facciano delle verifiche, e magari chiedano al sottoscritto, prima di lanciare titoli altisonanti come quelli visti oggi e di dover poi essere smentiti”.

Nei giorni precedenti diversi giornali avevano invece annunciato il passaggio di due più noti parlamentari di Italia Viva a Forza Italia, passaggio per ora altrettanto smentito da tutti gli interessati.


domenica 16 Luglio 2023

Molesto

Il Washington Post ha anche raccontato una buffa storia intorno alla comunità di giornalisti statunitensi che seguono il presidente e le conferenze stampa alla Casa Bianca (comunità che ha tutta una vita propria, come sa anche chi ha solo seguito la serie tv West wing). C’è un giornalista camerunense, Simon Ateba, corrispondente del proprio sito Today News Africa , che protesta sistematicamente per una sua presunta discriminazione durante le conferenze stampa e per il fatto che le sue domande non avrebbero sufficiente attenzione: ma lo fa con tale insistenza che è diventato molesto e mal sopportato anche dai suoi colleghi, e la stessa Sala stampa lo ha richiamato più volte minacciando di revocargli l’accredito.


domenica 16 Luglio 2023

Domani, la Verità e gli Emirati

C’è una storia un po’ confusa di una lobby che avrebbe influenzato il lavoro di alcuni giornali europei per promuovere gli interessi degli Emirati Arabi Uniti, storia affrontata per primo dal sito francese Mediapart. In un articolo di Domani di martedì scorso si racconta di quello che i documenti mostrano (e non mostrano) sul coinvolgimento del quotidiano la Verità in questa storia.

” I giornali sono stati quindi un elemento chiave nelle campagne che Mario Brero ha condotto per conto del governo degli Emirati Arabi Uniti. Sebbene il cuore dell’operazione si svolgesse su Internet, con le modifiche su Wikipedia, i social network e le banche dati internazionali, tutto partiva sempre da un articolo pubblicato dalla stampa tradizionale.

La citazione del giornale conosciuto era indispensabile per avviare la macchina del fango. I documenti dell’inchiesta Abu Dhabi Secrets – ottenuti da Mediapart e condivisi con Domani e il network di giornalismo investigativo Eic (European investigative collaboration) – raccontano quali sono stati i giornalisti che, in vari paesi europei, sono stati usati da Alp nelle operazioni pagate dagli Emirati.

In alcuni casi ci sono le indicazioni dei pagamenti, in altri i documenti provano solo che Alp diceva ad Abu Dhabi di essere riuscita a far pubblicare articoli utili alla campagna. Impossibile dire con certezza se Brero stesse millantando, oppure se davvero quegli articoli siano stati suggeriti da lui.

L’11 settembre del 2020 Alp scrive a Matar, l’agente dei servizi emiratini sempre in contatto con Brero. «Caro amico, buone notizie dall’Italia, abbiamo finalmente ottenuto la pubblicazione di un articolo. Il giornale La Verità, guidato da un direttore vicino all’ex premier Silvio Berlusconi, ha pubblicato oggi sull’edizione cartacea un articolo sullo scandalo rivelato dal Times».

Quel giorno in effetti su La Verità esce una pagina dal titolo: “Milioni dall’Europa alla ong accusata di aiutare terroristi e aiutare gli ebrei”. Il pezzo, firmato da Francesco Borgonovo, riprende quanto pubblicato un paio di mesi prima sul Times. Il quotidiano britannico aveva svelato che Heshmat Khalifa, allora numero uno di Islamic Relief Worldwide, grande ong internazionale islamica, qualche anno prima aveva pubblicato sui social network messaggi in cui paragonava gli ebrei a «scimmie e maiali».

Come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, quella notizia in realtà era stata trovata dalla Alp, che l’aveva poi veicolata al Times grazie a Lorenzo Vidino, ricercatore italiano pagato dalla stessa agenzia svizzera d’intelligence come consulente.

Due mesi dopo, La Verità pubblica un pezzo sulla vicenda aggiungendo un tassello: i finanziamenti a fondo perduto che la Islamic Relief aveva preso dall’Ue negli anni precedenti. Nella mail inviata all’agente Matar, Alp fa notare che l’articolo della Verità «si conclude spiegando la necessità di interrompere i finanziamenti alla ong da parte della Ue»”.


domenica 16 Luglio 2023

De Rossi e Repubblica

Daniele De Rossi, popolare e amato ex calciatore della Roma e oggi allenatore, ha vinto una causa contro il quotidiano Repubblica , che aveva pubblicato nel 2019 un articolo considerato falso sui rapporti tra De Rossi, la sua squadra e il suo allenatore. Il sito Professione Reporter ha notato come Repubblica non abbia ritenuto di pubblicare la notizia della sentenza.


domenica 16 Luglio 2023

Meglio di no

Ne avevamo parlato un anno fa: la vendita dello scottante tabloid statunitense settimanale National Enquirer alla fine non avverrà.

” Il National Enquirer è un famigerato tabloid scandalistico statunitense, settimanale, che nei decenni (ha 97 anni) si è guadagnato consapevolmente ogni possibile accusa di violazioni etiche: per la implausibilità di molti suoi titoli e storie (che al tempo stesso hanno ottenuto un culto divertito simile a quello che in Italia aveva la rivista Cronaca vera), per la violenza indiscreta dei suoi gossip sulle celebrità, per le scelte ricattatorie o mercantili con cui decideva cosa pubblicare o cosa no, per le falsificazioni delle notizie e le persecuzioni di molte sue “vittime”. Approcci che gli hanno al tempo stesso dato periodi di grande popolarità, e anche alcuni scoop, oltre a un patrimonio fotografico eccezionale sullo show business americano. L’ultima grana grossa ce l’aveva avuta persino con Jeff Bezos , che ci si era messo in guerra, in una storia che aveva coinvolto accuse anche contro il governo dell’Arabia Saudita. Ma prima c’era stato uno scandalo sull’acquisto da parte del giornale, senza pubblicarla, di una storia imbarazzante per l’allora presidente Trump”.


domenica 16 Luglio 2023

Tùffati

La Federazione degli editori di giornali ha pubblicato su alcuni quotidiani, sabato, una campagna – piuttosto spartana – per invitare a comprare i quotidiani stessi in edicola, investendo sul messaggio di una loro maggiore attendibilità.


domenica 16 Luglio 2023

Intanto che voi parlate

In mezzo a tutti gli allarmi e i dubbi sull’uso della cosiddetta “intelligenza artificiale” nelle aziende giornalistiche (e non solo), la grande agenzia di stampa americana Associated Press si è invece accordata con OpenAI (la società che ha prodotto il software ChatGPT) per una collaborazione reciproca. AP offrirà i propri testi per arricchire il database di ChatGPT, e in cambio accederà alle tecnologie di OpenAI per il proprio lavoro. Nella presentazione dell’accordo AP ha spiegato che sul tema dell’intelligenza artificiale è meglio collaborare, proprio per comprendere e gestire tutte le implicazioni.


domenica 16 Luglio 2023

«Mantenute tutte le promesse»

Il Corriere della Sera ha pubblicato sabato un’intervista al proprio editore Urbano Cairo, celebrativa dei suoi sette anni in quel ruolo.

“Dopo trent’anni di governo di coalizione, con azionisti molto diversi tra loro, il 15 luglio del 2016 il Corriere – quotidiano fondato nel 1876 – tornava nelle mani di un editore. Avuta la notizia della vittoria, Cairo, tra l’incredulo e il preoccupato, si spinse a piedi, a tarda ora, fin sotto le finestre della redazione e la trovò ancora al lavoro, le luci accese: quella stessa notte era in corso il tentato golpe in Turchia. «La vittoria vera sarà in azienda. Ci aspetta un lavoro pazzesco e dobbiamo essere anche molto rapidi. Ma ce la faremo», promise l’editore”.


domenica 16 Luglio 2023

Socially Liberal

Joe Pompeo, il giornalista che si occupa di media per la rivista americana Vanity Fair, ha pubblicato un ricco ritratto della direttrice del settimanale britannico Economist, Zanny Minton Beddoes. Pompeo le ha confessato di non essere un lettore così assiduo dell’ Economist e le ha chiesto delle ragioni per diventarlo: Minton Beddoes ha ripetuto i tratti per cui l’ Economist è famoso e apprezzato, la capacità di sintesi chiara, affidabile ed esauriente nel dare un quadro generale sulle notizie principali del mondo per permettere al lettore di farsi delle opinioni. Ma la stessa direttrice ammette che l’ Economist non riesce a fare abbastanza notizia, soprattutto negli Stati Uniti (in Italia ottenne attenzioni solo per le copertine scettiche su Berlusconi), pur essendo letto nelle élite politiche ed economiche di tutto il mondo: forse per il troppo equilibrio e completezza delle sue posizioni, non abbastanza partigiane, almeno secondo lei.


domenica 16 Luglio 2023

I siti di news a maggio

La società di rilevazione Audiweb (che ha in corso un processo di integrazione che le darà il nuovo nome di Audicom) ha pubblicato i dati di traffico sui siti web a maggio. Abbiamo isolato anche questo mese quelli relativi ai siti di news generalisti e alle testate più note: il dato sono gli “utenti unici nel giorno medio”. Come ricordiamo spesso, bisogna tenere presente che i dati di traffico dei siti web sono soggetti a variabili anche molto influenti di mese in mese, legate a singolari risultati di determinati contenuti; o a eventi che ottengono maggiori attenzioni; o a fattori esterni che li promuovono in maniere volatili, come gli algoritmi di Google o di Facebook (e questo rende non del tutto significativi nemmeno i confronti sull’anno precedente).
Rispetto agli ultimi mesi, invece, il dato singolare più visibile è che Repubblica ha un po’ aumentato il suo distacco sul Corriere (ma pesano gli “aggregati” per entrambi, vedi sotto). Mentre Fanpage ha recuperato molto del traffico che aveva perso nei due mesi passati.

Per alcune delle testate nelle prime posizioni ricordiamo che bisogna considerare che i numeri possono includere anche quelli di vere e proprie “sottotestate” con una loro autonomia (su cui il gruppo GEDI sta per esempio intensificando un’operazione di acquisizioni), come abbiamo spiegato altre volte.

 


domenica 16 Luglio 2023

Intorno all’Espresso

Il quotidiano Domani – il cui editore è Carlo De Benedetti, già editore del gruppo Espresso e piuttosto risentito rispetto agli sviluppi dei suoi ex giornali – ha pubblicato nei mesi scorsi articoli poco favorevoli alla nuova proprietà del settimanale L’Espresso (che infatti aveva risposto minacciosamente). Nel frattempo all’ Espresso ci sono stati ulteriori sviluppi societari di non chiarissima strategia, e Domani ha pubblicato sabato un articolo su alcuni favori che il più recente socio dell’ Espresso avrebbe ricevuto dall’ex direttore dell’Agenzia delle dogane arrestato il mese scorso.


domenica 16 Luglio 2023

Challenge che non lo erano

Il Washington Post ha raccontato come un’ennesima storia di “challenge su TikTok pericolosissima per i nostri ragazzi” ripresa da molti giornali (anche in Italia) sia stata inventata, e come spesso avviene sia diventata più nota e condivisa proprio per l’amplificazione mediatica della bufala. Il Post ha tradotto l’articolo qui.

“Ma era tutto falso. Non esiste una sfida del salto dalla barca su TikTok. Prima della concitazione mediatica nessun video di salto dalla barca era diventato virale su TikTok e nessun hashtag legato al salto dalle barche era mai stato popolare su TikTok, secondo l’azienda. E nessun audio in tendenza su TikTok è mai stato collegabile al saltare dalle barche”.


domenica 16 Luglio 2023

I quotidiani a maggio

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di maggio 2023. Ricordiamo che la “diffusione” è un dato (fornito dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di queste copie dà una cifra complessiva di valore un po’ grossolano, che è quella usata nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il giornale specializzato Prima Comunicazione , e che trovate qui. A maggio gli andamenti rispetto al mese precedente sono stati alterni ma con variazioni quasi tutte intorno all’1%, mentre le maggiori che si notano sono in positivo quella di Avvenire e in negativo quella della Verità .

Se guardiamo i già più indicativi confronti con l’anno precedente, trascurando gli sportivi che hanno sempre alti e bassi, le perdite maggiori del 9% tra i quotidiani nazionali le hanno ancora la Stampa , il Giornale e la Verità : gli altri perdono soprattutto tra il 5 e il 7%, e ad andare meglio sono invece il Fatto Repubblica (in entrambi i casi spiegabili con l’aggiunta da cinque mesi – rispetto a un anno fa – di quote rilevantissime di abbonamenti digitali a prezzo scontatissimo o gratis: meglio guardare i dati che seguono).

Se invece, come facciamo ogni mese, consideriamo un altro dato che è più significativo e più paragonabile rispetto alla generica “diffusione” (che abbiamo descritto qui sopra in cui entra un po’ di tutto), i risultati sono diversi: li si ottengono sottraendo da questi numeri quelli delle copie distribuite gratuitamente oppure a un prezzo scontato oltre il 70% e quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera), per avere così un risultato meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (ma questi dati comprendono sempre le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte). Si ottengono quindi questi numeri (tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa):

Corriere della Sera 175.084 (-4%)
Repubblica 99.302 (-10%)
Stampa 72.623 (-11%)

Sole 24 Ore 57.194 (-6%)
Resto del Carlino 56.572 (-11%)
Messaggero 48.838 (-7%)
Fatto 40.016 (-11%)
Nazione 36.782 (-10%)
Gazzettino 34.986 (-6%)
Dolomiten 28.406 (-6%)

Giornale 27.856 (-10%)
Messaggero Veneto 26.686 (-7%)

Verità 24.578 (-18%)

Altri giornali nazionali:
Libero 21.536 (+15%)
Avvenire 15.561 (-9%)
Manifesto 12.594 (-1%)
ItaliaOggi 9.229 (-3%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

Rispetto al calo grossomodo medio del 10% anno su anno delle copie effettivamente “vendute”, cartacee e digitali (queste ultime in abbonamento), a cui siamo abituati, questo mese sono andati di nuovo meglio il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore, ma anche il MessaggeroRepubblica per la prima volta scende sotto le 100mila copie pagate individualmente, e continua a perdere molto la Verità, che nella prima metà del 2022 aveva avuto la sua grande crescita e ora mostra quindi il dato peggiore, a beneficio ancora di Libero che si sta riprendendo dei lettori che aveva perso a favore della Verità durante le sue campagne contro i novax (i numeri complessivi di Libero restano gli stessi di mese in mese, ma in questo contesto di declino per tutti c’è evidentemente un recupero di una parte di lettori). Va male anche il Fatto, che sta soprattutto subendo grosse perdite di acquisti in edicola, dove vende meno di Libero Verità e di diversi quotidiani locali: mentre va per contro meglio negli abbonamenti digitali: sui quali l’ordine delle testate è questo (sono esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori).
Corriere della Sera 43.593
Repubblica 26.112
Sole 24 Ore 23.410
Fatto 19.393
Stampa 8.984
Gazzettino 6.295
Manifesto 6.120
È abbastanza interessante quanto sia esigua la quota di abbonamenti digitali per alcune testate nazionali (soprattutto quelle con un pubblico più anziano) in un tempo in cui quella sembra essere la direzione più promettente per la sostenibilità dei giornali: 1.622 abbonamenti digitali pagati almeno il 30% per Avvenire, 1.413 per il Giornale, 1.328 per la Verità, 1.371 per Libero , 2.533 per la Gazzetta dello Sport. I tre quotidiani Monrif (GiornoResto del CarlinoNazione) ne dichiarano complessivamente 2.043.

Tornando alle vendite individuali complessive – carta e digitale – tra i quotidiani locali le perdite maggiori rispetto a un anno fa sono quelle del Tirreno (-17%), della Gazzetta di Parma (-13%) e del Centro di Pescara (-14%).

AvvenireManifestoLibero ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, che costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)


domenica 16 Luglio 2023

Col piede nella porta

Negli ultimi tempi l’impegno principale dei maggiori siti di news internazionali, che da alcuni anni hanno spostato le loro priorità di sostenibilità economica sugli abbonamenti digitali, è diventato quello di conservare gli abbonati: l’attività che nei gerghi di questi settori viene chiamata retention (in opposizione alla acquisition di nuovi abbonati). Fare in modo che i nuovi abbonati non cancellino l’abbonamento o non smettano di rinnovarlo è diventato particolarmente importante da quando si è molto ridimensionata la crescita di nuovi abbonamenti, col finire della pandemia. Il sito specializzato Digiday ha parlato coi responsabili di alcuni grossi siti americani che hanno spiegato come sia importante lavorare sui nuovi abbonati nei primissimi giorni e settimane, per convincerli della ricchezza dell’offerta (in molti casi si è trattato di una registrazione di impulso, magari suggerita da forti sconti o offerte gratuite temporanee): prima quindi che si affievolisca la motivazione per cui si sono abbonati e che si consolidi un’impressione che l’abbonamento non valga la spesa. E quindi in quei primi giorni e settimane bisogna comunicare efficacemente proponendo newsletter e altre offerte, informando sui benefici dell’abbonamento, coinvolgendo i nuovi abbonati nella comunità del sito: prima che diventino “dormienti” (ovvero abbonati che usano poco o nulla i contenuti del sito) e che sia poi molto più difficile raggiungerli e convincerli a restare.


domenica 16 Luglio 2023

Non il miglior momento

La storia con più attenzioni e clamore nei media questa settimana è avvenuta nel Regno Unito, e ha preso talmente tante pieghe che qui ci limiteremo a una sbrigativa sintesi. Il tabloid Sun aveva raccontato venerdì scorso di avere saputo dai genitori di un adolescente inglese che il figlio era stato pagato 35mila sterline, quando era ancora minorenne, da parte di un famoso presentatore di BBC in cambio di sue fotografie “sessualmente esplicite”.
L’articolo del Sun non nominava il presentatore, per cautela rispetto alle rigide leggi britanniche sulla privacy e sulla tutela delle persone accusate di reati. Nemmeno il giovane coinvolto era stato identificato, per le stesse ragioni, e anzi non se ne conosce il genere. Ma la storia ha avuto talmente risalto che è stata la stessa moglie del presentatore a rivelare mercoledì il suo nome, riferendo del suo ricovero in una clinica per problemi di salute mentale. Intanto il giovane in questione ha smentito la versione dei suoi genitori, e la polizia ha dichiarato di non avere verificato nessuna ipotesi di reato.

E quindi le questioni di cui si discute, con pareri opposti su ciascuna, sono diverse:
– le regole sulla privacy e la paradossale discussione avvenuta in mezzo paese per cinque giorni, con curiosità morbose sulla rivelazione del nome.
– lo screditamento di BBC, già molto contestat, e che non avrebbe indagato abbastanza sulle accuse quando ne era venuta a conoscenza.
– e per contro, l’enorme risalto dato alla storia in questi giorni dalla stessa BBC, per eccesso di excusatio (o per indipendenza dei suoi giornalisti).
– la consueta sventatezza al limite del criminale del Sun, che ha sbattuto il mostro in prima pagina con informazioni non abbastanza verificate e accuse senza rilevanza penale.

“Non il miglior momento del giornalismo britannico”, ha scritto il Guardian.


domenica 16 Luglio 2023

Charlie, i fatti propri inseparabili dalle opinioni

In Canada sta proseguendo il dibattito intorno al confronto tra il governo e le piattaforme digitali – Google e Facebook, in sostanza – sull’eventuale compenso che queste dovrebbero agli editori di giornali per i ricavi che Google e Facebook ottengono grazie ai contenuti che gli stessi giornali pubblicano su Google e Facebook.
Tra gli altri interventi ce n’è stato uno di Diane Francis, direttrice del quotidiano 
National Post , che ha risposto molto aggressivamente alle accuse nei confronti delle posizioni “partigiane” dei giornali su questo argomento. Certo che siamo partigiani, ha scritto in sintesi Francis, ed è normale che lo siamo: un conto sono i fatti, un conto sono le opinioni, e le nostre opinioni sono che Google e Facebok stanno ammazzando i giornali e devono pagare. E il ragionamento sulla libertà delle opinioni sta in piedi, a patto che sia chiara una sua implicazione, preziosa anche per giudicare quello che leggiamo sui giornali italiani a questo proposito, o le posizioni prese dalla federazione degli editori: ed è che le opinioni dei giornali e degli editori su questo argomento non sono, appunto, obiettive né servono la comprensione dei lettori e un’informazione accurata. Sono partigiane, attente ai propri legittimi bisogni, e come dice la stessa Francis “hanno sempre riflettuto gli interessi degli editori”. Non è lì che troveremo argomenti per capire meglio come si possa affrontare la questione dei grandi ricavi delle piattaforme e delle crisi dei giornali: questione che esiste eccome, a spiegarla meglio.

Fine di questo prologo.


domenica 9 Luglio 2023

Avvisàti

Charlie andrà in vacanza per un mesetto buono: l’ultima newsletter sarà quella del 23 luglio, e riprenderà domenica 10 settembre. Domenica prossima arriverà ancora regolarmente.


domenica 9 Luglio 2023

Altre cose, dopo

Una settimana fa si è tenuto a Peccioli, in Toscana, il concerto del cantautore irlandese Glen Hansard, organizzato dal Post all’interno delle iniziative per arricchire ulteriormente l’offerta per i suoi abbonati e iscritti alle newsletter. Il concerto era stato pensato come estensione della newsletter quotidiana Le Canzoni, con una serie di prelazioni e agevolazioni per la partecipazione degli abbonati: che hanno acquistato circa metà dei quasi duemila biglietti messi in vendita e venduti.


domenica 9 Luglio 2023

Raggirato

Oggi il Corriere della Sera ha pubblicato una smentita della Presidenza della Repubblica rispetto al contenuto di un articolo che era ieri sul giornale. La contestazione è piuttosto drastica e netta, ma è esemplare per la formulazione tipica di questo tipo di smentite che arrivano da fonti istituzionali che non vogliono suonare polemiche o mettere in difficoltà la testata interlocutrice, offrendo loro un’alibi e una possibile spiegazione dell’errore che le assolva da colpe maggiori: in questo caso ipotizzando una fonte inaccurata e alludendo a un’ingenuità da parte dell’autore dell’articolo.


domenica 9 Luglio 2023

Dove ci informiamo

Una conferma a margine del Prologo su Charlie di due settimane fa a proposito delle “notizie” promosse dai grandi “portali” online, che quasi sempre raggiungono più persone di quelle che leggono i siti di news, e con qualità e scelte molto discutibili e rischiose.
Questo è il modo con cui alcuni siti, e tra questi quello di Microsoft, hanno scelto di attrarre i lettori su un breve e insignificante articolo che si limitava a riferire il compleanno dell’ex pilota di Formula 1 Michael Schumacher, in condizioni di salute gravissime da diversi anni.


domenica 9 Luglio 2023

Non fermate le rotative

Se doveste aver letto su qualche sito di news che “il National Geographic non stamperà più la storica rivista di carta”, e vi foste chiesti come mai Charlie non l’avesse indicato parlandone la settimana scorsa, è solo perché non è vero. Alcuni siti italiani hanno equivocato la notizia che il National Geographic non sarà più venduto nelle edicole americane (peraltro rare, come si sa), ma solo spedito ai molti abbonati.


domenica 9 Luglio 2023

Peccare di omissioni

C’è stata una piccola questione intorno a una collaboratrice del Fatto , che aveva a lungo ritenuto di firmare i suoi articoli con il nome di “Ipazia” (scelta ambiziosa, Ipazia fu una matematica dell’antichità greca considerata un simbolo della libera espressione). L’autrice ha deciso un mese fa di svelarsi come Elena Basile, ex ambasciatrice italiana in Svezia e in Belgio, ma nessuno ci aveva fatto molto caso, fino ai giorni scorsi. E poiché tra chi leggeva i suoi articoli c’era stato chi li aveva trovati eccessivamente indulgenti nei confronti dell’invasione russa in Ucraina, il conflitto tra il suo ruolo diplomatico e queste sue posizioni è stato molto criticatoper esempio sul Foglio.

“Apprezza le posizioni sulla guerra di Orbán, ce l’ha con la Nato e con i “media mainstream” che “tifano per la guerra mondiale”, è indignata per “l’impoverimento del dibattito pubblico”, adesso si sente vittima di “un nuovo fascismo” della “élite incattivita” che “si getta come un branco su chi dissente, su chi si scosta dal pensiero unico occidentale”, denuncia “la propaganda dei dem Usa” che avrebbe “cambiato antropologicamente la società”. Elena Basile, sul suo profilo Linkedin, si definisce scrittrice di narrativa e commentatrice di politica internazionale. Su quello Facebook aggiunge pure “creator digitale” (sul digitale non è stato possibile verificare, ma sul creator abbiamo diversi riscontri, soprattutto nel campo dello storytelling).

Non manca mai di aggiungere nei suoi profili pubblici “Ambasciatrice di Italia in Svezia e in Belgio”, anche se in realtà sarebbe più corretto scrivere ex: prima a Stoccolma, dal 2013 al 2017, e poi a Bruxelles, fino al 3 aprile del 2021. In effetti la carriera diplomatica di Basile è d’imbarazzo in queste ore nei corridoi della Farnesina: ieri lei stessa, sul suo profilo Twitter, tra la foto di un gattino e un selfie, ha svelato di aver scritto “molti articoli col pseudonimo Ipazia” su un giornale perfettamente in linea con le sue idee: il Fatto quotidiano. Il punto è che per un diplomatico è vietato commentare notizie d’attualità, politica estera e geopolitica per una ragione facilmente intuibile: la professione dell’ambasciatore è, o dovrebbe essere, super partes, e c’è una linea sottile tra politica e diplomazia ben chiara a chiunque abbia superato l’esame di stato. E dunque Ipazia, cioè Basile, avrebbe dovuto chiedere un permesso al ministero degli Esteri per vergare articolesse, un permesso mai giunto a destinazione, a quanto risulta al Foglio. Ma c’è di più: perché Elena Basile non scriveva soltanto con il nom de plume di Ipazia su un quotidiano, i suoi commenti erano pure sui suoi social network personali. Per esempio, il 16 giugno del 2022, scriveva di sperare che “gli invasati fanatici odierni si documentino e non temano la verità” a commento di un articolo di Sallusti del 2015 dal titolo “In Ucraina un golpe chiamato Obama”. Sempre un anno fa commentava la frase di Papa Francesco (“l’abbaiare della Nato ha facilitato l’aggressione di Putin all’Ucraina”) con la fine analisi: “Verità o menzogna? Gridiamolo in coro insieme al Papa: VERITÀ. Questa è libertà di espressione””.

Basile ha risposto sul Fatto sabato.

“Trovo divertente che chiunque si discosti dal vangelo dei democratici Usa sia tacciato di spionaggio o di collusione col nemico: la Russia. Sarebbe molto facile ribaltare l’accusa e chiedere quanti politici, diplomatici e soprattutto giornalisti sono costretti a tradire la propria coscienza e ripudiare la verità per mantenere ruoli di prestigio e di influenza, o anche solo il posto di lavoro. Non scambiatemi, per favore, per una moralista! Sono stata nell’establishment, un’ambasciatrice lo è automaticamente. Ho scoperto che tanti politici, giornalisti, imprenditori, diplomatici con cui ero in amicizia mi esprimevano idee non dissimili dalle mie, ma solo “in bilaterale”. Quanti avrebbero voluto la fine della tortura di Assange! Capivo bene che in pubblico non avrebbero ripetuto le stesse idee. Anch’io, senza mai mentire, ho peccato di omissioni. È comprensibile non esporsi anche solo per quieto vivere. Non è giustificabile invece che nelle democrazie europee i cittadini siano forzati all’autocensura”.


domenica 9 Luglio 2023

Due per uno

Tra le più vistose sovrapposizioni di contenuti pubblicitari e redazionali di questa settimana: la campagna contro l’abbandono degli animali sostenuta dall’azienda Tod’s (il cui proprietario è tuttora azionista di minoranza del Corriere della Sera) ha comprato una pagina pubblicitaria su Repubblica Corriere della Sera, sabato, in entrambi i casi ottenendo anche un articolo dedicato alla campagna stessa venerdì.
(capita a volte che articoli promozionali di questo genere non siano firmati – non lo è quello su Repubblica – proprio perché i giornalisti preferiscono non assumersene la titolarità).
E la campagna della città di Venezia per attrarre medici in città, che ha ottenuto a sua volta la promozione di un articolo sul Corriere della Sera il giorno dopo avere acquistato una pagina pubblicitaria.


domenica 9 Luglio 2023

Cocktail che non lo erano

C’è stato un vistoso incidente a Repubblica, martedì, quando il giornale ha pubblicato un’immagine di Giorgia Meloni con una didascalia che sembrava suggerire che la presidente del Consiglio si stesse godendo una vacanza parzialmente a spese pubbliche: la foto illustrava poi una pagina occupata da un articolo critico sui voli di stato della stessa Meloni.
Come però hanno notato in molti da subito, la foto era di tre anni prima ed era stata fatta in un altro luogo, e l’impressione è stata inevitabilmente che a Repubblica abbiano voluto aggiungere un’immagine suggestiva e ingannevole alle critiche dell’articolo. Questione interessante ed esemplare: ogni giorno i quotidiani fanno scelte sulle immagini in questo senso, in particolare quelli di destra scegliendo di raffigurare avversari politici o personaggi criticati con le foto peggio riuscite, per non dire dei fotomontaggi usati quotidianamente dal Fatto. In questo caso però si trattava di una vera falsificazione, e gli stessi quotidiani più vicini a Meloni ci sono “andati a nozze” l’indomani, persino sulle prime pagine.
Repubblica si è sbrigativamente scusata, e ha rimpiazzato successivamente l’immagine nelle proprie edizioni digitali con una priva di didascalia.


domenica 9 Luglio 2023

Sugli specchi

In più di un’occasione, negli anni passati, la Federal Trade Commission americana aveva accolto le lamentele degli utenti e invitato con crescente insistenza i giornali online (e altri servizi online in abbonamento) a facilitare le pratiche di cancellazione degli abbonamenti. Negli Stati Uniti, come in Italia e in altri paesi, gli editori costruiscono delle pratiche per facilitare al massimo la registrazione e il pagamento e al contempo per ostacolare le disdette o anche semplicemente gli annullamenti dei rinnovi automatici: “click to subscribe, call to cancel”, dicono gli americani, per indicare appunto la sproporzione di impegno e difficoltà tra l’una e l’altra cosa.

Giovedì il Wall Street Journal ha descritto le opposizioni da parte di un ente che rappresenta editori e inserzionisti, secondo il quale facilitare le pratiche di cancellazione porterebbe a spaesamenti ed errori da parte degli abbonati, che sarebbero troppo abituati al sistema presente per saperne gestire efficamente uno diverso. Le obiezioni della “News/Media Alliance” sostengono che ci potrebbero essere cancellazioni accidentali col rischio di perdere servizi essenziali e preziosi.