Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 9 Gennaio 2022

Varie coincidenze di interessi

I quotidiani Repubblica e Stampa hanno pubblicato in prima pagina, giovedì, esaltanti interviste con l’amministratore delegato della società automobilistica Stellantis: il cui azionista di maggioranza è la holding Exor, che possiede Giano Holding che a sua volta possiede GEDI, ovvero l’editore delle stesse Repubblica e Stampa (la notizia di una partnership tra Stellantis e Amazon, oggetto delle interviste, era più brevemente nelle pagine di economia anche di altri quotidiani).

Mercoledì Repubblica ha pubblicato un articolo sull’arresto in Spagna di un latitante “scovato dopo 20 anni grazie a Google Maps”, secondo il titolo e l’articolo: nei fatti il riconoscimento non è avvenuto “grazie a Google Maps” (non sarebbe stato possibile: è stato riconosciuto e “scovato” in una foto su Facebook dopo che le indagini erano già indirizzate, e successivamente un uomo irriconoscibile che potrebbe essere lui è stato individuato in un’immagine di Google Street View) e il titolo era una forzatura suggestiva: simili titoli sono stati usati poi da altri siti di news che hanno ripreso l’articolo di Repubblica.
L’indomani Repubblica ha ospitato una pubblicità di Google Maps (nell’ambito di una campagna che nei giorni scorsi è stata promossa anche sulle radio dello stesso gruppo editoriale, e su altri media).


domenica 9 Gennaio 2022

Le indagini sulle presunte truffe INPS

Due quotidiani – la Verità e il Fatto – hanno raccontato con più articoli questa settimana una inchiesta giudiziaria contro le società editrici di Repubblica e Corriere della Sera rispetto a un’accusa di truffa nei confronti dell’ente previdenziale INPS: secondo quello che viene descritto negli articoli, le rispettive aziende avrebbero usufruito, senza averne diritto, di agevolazioni per dichiarare stati di crisi e favorire prepensionamenti e riduzioni dell’organico. I magistrati che indagano su GEDI – l’editore di Repubblica e Stampa – hanno chiesto il sequestro di 30 milioni di euro. L’ex presidente di INPS, Tito Boeri, ha confermato di avere a suo tempo avviato un’indagine interna, rispondendo polemicamente al Fatto sulle accuse nei suoi confronti evocate dagli stessi articoli.


domenica 9 Gennaio 2022

Una regolata al New York Times

Negli ultimi due anni del New York Times sono stati descritti i successi in termini di crescita, qualità e numero di abbonamenti, ma anche i problemi e i conflitti all’interno della redazione e dell’azienda su alcune scelte del giornale. Una parte della storia è la distanza di approcci tra una “vecchia guardia” e una nuova generazione di non solo giornalisti che è entrata al giornale; e tra “i panni sporchi si lavano in famiglia” (o anche “parliamone in pochi”) e le abitudini contemporanee di confronto esteso e pubblico su tutto, allargato a tutti.
Questa settimana il sito Off the record ha raccontato di come la direzione abbia deciso di intervenire sull’uso della piattaforma di comunicazioni interne Slack (usata da molte aziende in tutto il mondo, compreso il Post) chiudendo alcuni canali di espressione e critica fuori dal controllo dell’azienda e sostituendoli con altri più “gestiti”.

Intanto, contro il New York Times è in corso un’indagine per le accuse che siano stati violati dei diritti sindacali da parte dell’azienda, che avrebbe cercato di disincentivare dei dipendenti da attività a favore del sindacato.


domenica 9 Gennaio 2022

Tutti, sporchi e subito

Il quotidiano Domani ha pubblicato un articolo sul tema dei “micropagamenti” per i giornali, ovvero l’opportunità per i lettori di acquistare copie singole o addirittura singoli articoli, che è spesso evocata dai lettori interessati, ma che le aziende editoriali valutano non conveniente (ne avevamo scritto qui e qui).

“Insomma, la sensazione è che non siano i micropagamenti a compromettere la sostenibilità di queste piattaforme: sono proprio gli utenti a non essere interessati agli “Spotify delle news”. Per quale ragione? Probabilmente, perché il successo di Spotify o di Netflix è legato al fatto che gli utenti sono abituati a cercare attivamente la musica o le serie tv che gli interessano.

Il percorso è invece inverso per quanto riguarda l’informazione online, da cui i lettori (occasionali) vengono spesso raggiunti quasi casualmente: sui social, su WhatsApp, in seguito a una ricerca su Google e altro ancora.
Gli articoli, a differenza di musica e serie tv, sono qualcosa in cui la maggior parte dei lettori incappa accidentalmente, mentre i lettori più assidui preferiscono abbonarsi alla singola rivista da cui si sentono più rappresentati. È probabilmente per questo che piattaforme come Blendle o Apple News+ non riescono a sfondare”.


domenica 9 Gennaio 2022

500mila e 500mila

Nel giro di pochi giorni due importanti quotidiani europei hanno annunciato pubblicamente di avere raggiunto la soddisfacente quota di 500mila abbonati, o clienti. Il 21 dicembre lo ha fatto il quotidiano Le Monde – che ha avuto una grande crescita durante la pandemia grazie all’aumentata domanda per un’informazione accurata e affidabile – con un articolo dettagliato, ricco di dati e sviluppi: 414mila sono gli abbonati digitali, 87mila quelli al quotidiano di carta, a cui si aggiungono appena 30mila copie cartacee vendute ogni giorno (anche se il rapporto dei ricavi è 25%, 20% e 23%, a dimostrare che gli abbonamenti digitali sono venduti a prezzi molto inferiori rispetto a quelli cartacei, e a quelli in edicola). Il risultato del 2021 è meno esaltante di quanto sperato alla fine del 2020, quando c’era stata la vera crescita eccezionale e gli abbonati erano diventati 450mila, ma l’obiettivo di un milione di abbonati per la fine del 2025 è stato confermato. Il giornale dichiara comunque già un risultato molto raro tra i grandi quotidiani internazionali, ovvero l’abbondante prevalenza dei ricavi da abbonamenti e vendite (68%) rispetto a quelli della pubblicità (23%).

La settimana successiva la stessa quota è stata dichiarata raggiunta anche dal Corriere della Sera, seppure con informazioni e dettagli meno approfonditi: ma nel caso del Corriere la cifra comprende anche un assai maggiore numero di copie di carta vendute mediamente ogni giorno, con un numero di abbonati che arriva quindi a 380 mila.
“Nel corso del 2021, sul digitale, il Corriere della Sera ha aumentato del 23% il numero dei suoi abbonati digitali, passando da 308 mila a 380 mila. Un dato notevole, specie se paragonato a quello di 24 mesi fa, quando gli abbonamenti digitali erano 170mila.
Se si tiene in conto che, sempre nel 2021, e sempre in media, ogni giorno sono state vendute 173mila copie cartacee (dato Ads che include le copie consegnate porta a porta, che hanno diritto anche alla versione digitale), il totale di lettori che giornalmente hanno deciso di dare fiducia – con un acquisto in edicola o un abbonamento digitale — al 
Corriere supera quota 550mila”.

Ricordiamo che nel caso del Corriere e dei quotidiani italiani – a differenza di quanto avviene con le edizioni cartacee e digitali – non esiste una certificazione terza e ufficiale degli abbonamenti al sito, né un’indicazione affidabile delle quote di abbonamenti omaggio o fortemente scontati: i dati sono quindi comunicati dagli interessati e non mostrano il valore di questi abbonamenti in termini di ricavi reali.


domenica 9 Gennaio 2022

Aumenti

Il quotidiano Repubblica ha comunicato un aumento del prezzo del giornale da 2,50 a 3 euro nei giorni di sabato e domenica, quando è in vendita con una varietà di supplementi. Secondo il sito Professione Reporter ci sarebbero state proteste da parte dei lettori sufficienti a suggerire al direttore del giornale un’autocritica rispetto all’inadeguata spiegazione della scelta.
“«Forse avremmo dovuto avvertire i lettori e spiegare perché». Parole del direttore de la Repubblica Maurizio Molinari nel corso della riunione di redazione del 3 gennaio 2022″.


domenica 9 Gennaio 2022

Banner indesiderati

Il Post ha spiegato come funziona il flusso della pubblicità “programmatic” sui siti web e come mai a volte gli utenti si trovano davanti dei banner che ritengono disdicevoli.
“Per metterla ancora in un altro modo, il banner che vedete su una pagina del Post, se è “programmatic” (ovvero non è nella quota minore di inserzioni venduta invece dalla concessionaria pubblicitaria del Post) non appartiene a quella pagina del Post: compare lì per ciascuno di noi nel momento in cui apriamo quella pagina, in base a quello che il browser sa di ciascuno di noi in base a quello che abbiamo fatto online, e probabilmente la troveremo anche in altri siti che visiteremo. Per il Post è solo uno spazio vuoto”.


domenica 9 Gennaio 2022

Ben Smith cambia di nuovo

Ormai lo conoscete tutti, è stato spesso citato in questa newsletter. È uno dei giornalisti americani più famosi tra quelli emersi in questo secolo nella nuova informazione digitale: ha 45 anni, è stato a Politico (sito di politica innovativo e di gran successo), ha fatto il direttore di Buzzfeed (sito di enorme successo e che ha molto influenzato le scelte dell’informazione online) e da due anni era al New York Times, dove è diventato probabilmente il più importante tra i giornalisti che si occupano di media e giornalismo, creando scoop e risultati con le sue analisi e rivelazioni.
Ma questa settimana il Wall Street Journal ha anticipato la notizia – poi ripresa e confermata dallo stesso New York Times – che Smith cambierà di nuovo lavoro per creare da capo un altro progetto giornalistico insieme al suo cognonimo Justin Smith, finora capo del gruppo editoriale Bloombergannunciandolo con toni molto ambiziosi come destinato a lettori “di educazione universitaria e di lingua inglese”: indicazione che ha generato molti commenti e critiche, ma ha anche posto pubblicamente la questione generale del ruolo dell’informazione nell’animare le scelte e il dibattito tra i ceti più istruiti, consapevoli, poliglotti e curiosi, o piuttosto nel dedicarsi alla formazione e istruzione dei lettori meno informati.


domenica 9 Gennaio 2022

I soldi del canone Rai vanno anche a Libero

E al Manifesto, ad Avvenire, a ItaliaOggi e agli altri quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti: ne avevamo scritto qui, questa settimana un articolo di Domani ha approfondito l’argomento.
“In pratica i 22 milioni circa di italiani che ogni anno pagano i novanta euro del canone Rai finanziano a loro insaputa con cinque euro a testa anche televisioni locali private che non vedranno mai, radio di cui ignorano l’esistenza e giornali nei confronti dei quali nutrono come minimo indifferenza”.


domenica 9 Gennaio 2022

Parlare la stessa lingua

Wired è un’illustre testata dedicata a tecnologia e innovazione, che fu una specie di “bibbia” su questi temi nei decenni delle rivoluzioni digitali a cavallo del millennio: la sua edizione originale, pubblicata dall’editore Condé Nast, è americana, ma ce ne sono declinazioni in altri paesi (in Italia esce dal 2009, oggi è una rivista trimestrale, un sito web e un progetto di eventi pubblici). Anche Wired, come tutte le riviste, e avendo perduto la sua avanguardia sugli argomenti suddetti, è in difficoltà e in cerca di nuovo senso da alcuni anni: e lunedì, all’interno di un progetto di integrazione tra le sue varie edizioni iniziato dieci mesi fa con la nomina di un nuovo direttore, ha annunciato l’unificazione dei suoi due siti in lingua inglese, quello britannico e quello americano.


domenica 9 Gennaio 2022

I falsificatori per NewsGuard

NewsGuard è un progetto americano di verifica dell’accuratezza e della trasparenza dei siti di informazione, che negli anni scorsi ha iniziato a coprire molti altri paesi del mondo con un suo sistema di “pagelle” basato su diversi criteri di giudizio: i risultati sono discontinui, per la fragilità di alcuni di questi criteri, e spesso le sue certificazioni si limitano ad aggiungersi alle altre che le testate tradizionali usano per attribuirsi patenti di credibilità non sempre fondate. Più convincenti sono i report meno schematici e più argomentati, come quelli sugli inserzionisti che sostengono i siti di disinformazione, o come la lista dei più influenti siti di disinformazione in Italia pubblicata a fine anno.

1.Ilprimatonazionale.it, il sito del Primato Nazionale, una rivista mensile collegata al movimento neofascista CasaPound che pubblica frequentemente contenuti falsi e fuorvianti.
2.Byoblu.com, il video blog di Claudio Messora, che ha pubblicato informazioni false e non comprovate su temi legati alla salute, inclusa la pandemia di coronavirus del 2020.
3.Databaseitalia.it, un sito di notizie che ha pubblicato contenuti falsi sulla pandemia di coronavirus del 2020 e su altri argomenti. Il sito pubblica anche teorie del complotto di QAnon.
4.Lantidiplomatico.it, un sito di estrema sinistra che si occupa di notizie internazionali e spesso pubblica contenuti falsi.
5.Scenarieconomici.it, un sito con un orientamento di destra che ha pubblicato notizie false e fuorvianti e che non rivela la sua proprietà da parte di un membro del Parlamento europeo”.


domenica 9 Gennaio 2022

«Quanto costa il locale?»

Oggi ci sarà molto New York Times, in questa newsletter. La prima notizia, pubblicata molto anche sui giornali italiani perché sostanziale e associata alla sonante cifra di “550 milioni”, è che il New York Times ha comprato il sito di informazione sportiva The Athletic, concludendo una trattativa che era in corso da tempo tra progressi e rinunce. The Athletic esiste dal 2016 e nacque subito con intenzioni ambiziose, coinvolgendo centinaia di giornalisti nella copertura locale degli sport maggiori su tutto il territorio degli Stati Uniti (poi si dedicò anche al calcio europeo e al Regno Unito). L’acquisto da parte del New York Times è stato molto commentato perché con la cifra è stata comprata un’azienda che è tuttora in perdita, ma che ha 1,2 milioni di abbonati (tutti i contenuti sono a pagamento), mostrando quanto stiano diventando importanti gli investimenti – per chi può permetterseli – su promettenti capitali di abbonati paganti. Altri commenti hanno riguardato la nemesi per cui un giornale tradizionale avrebbe “conquistato” un nuovo progetto digitale piuttosto che il contrario, ma sono commenti che dimenticano sempre che il New York Times non è “un giornale tradizionale”: è il New York Times, una testata unica per qualità e potere (che si alimentano l’un l’altra), senza paragoni, prima per distacco da sempre, e usarlo come modello di cose che avverranno anche altrove è quasi sempre ingenuo.


domenica 19 Dicembre 2021

E auguri

Charlie va in vacanza per le feste e non arriverà le prossime domeniche 26 dicembre e 2 gennaio: buon Natale e buon anno. Se vi annoiate, c’è il Post.


domenica 19 Dicembre 2021

Altre riduzioni in Condé Nast Italia

Condé Nast è il grande editore internazionale di magazine che in Italia ha una grossa presenza con le edizioni locali di VogueVanity FairWiredGQADTraveller e con la Cucina italiana. Tutti i brand soffrono da tempo della generale crisi dei periodici: alcuni hanno trovato sostenibilità accessorie (eventi, formazione) che hanno tolto centralità alle riviste di carta; ma soprattutto le maggiori, che furono potenze commerciali eccezionali, sono in grosse crisi e l’editore sta intervenendo con drastiche revisioni in tutta Europa e anche in Italia. Questa settimana i giornalisti del gruppo hanno protestato contro la prospettiva di licenziamento di altre due loro colleghe.


domenica 19 Dicembre 2021

Rimpiangere Trump

Secondo un articolo del Wall Street Journal, il Washington Post sarebbe – insieme al sito Politico – la testata più preoccupata tra le molte americane che stanno vivendo un declino di attenzioni e abbonati da quando Donald Trump non è più presidente degli Stati Uniti. Gli abbonati al Washington Post – i cui successi e ritorni a ruolo di protagonista nell’informazione americana sono stati molto celebrati in questi anni – sarebbero scesi da tre milioni a gennaio a 2,7 milioni a ottobre. La necessità ora è diversificare gli argomenti attraenti, emancipandosi dalla dipendenza dalla politica: cercando anche in questo caso di imitare il New York Times che deve il grosso dei suoi nuovi abbonati nel 2021 alle sezioni dedicate ai giochi e alla gastronomia.


domenica 19 Dicembre 2021

L’Economist e l’Italia

Ha meno fama, ma anche la scelta annuale dell’Economist del “paese dell’anno” rientra tra i rituali di marketing di un giornale come “la persona dell’anno” di Time, la classifica dei miliardari di Forbes, eccetera. Quest’anno il rito ha avuto maggiori attenzioni da noi perché l’Economist ha scelto l’Italia, avendo il giornale immaginabili sintonie con la guida del governo da parte di Mario Draghi.
L’Economist è un settimanale londinese di lunga storia e grande autorevolezza (fu fondato nel 1843), noto per il suo lavoro divulgativo sull’attualità internazionale e le sue posizioni di liberismo economico che uniscono una fiducia nel sistema capitalistico di libero mercato a indirizzi progressisti su molti temi politici. Pubblica quasi soltanto articoli non firmati e omogenei nella scrittura e nell’impostazione; ha un grande pubblico di lettori abbonati in tutto il mondo di età media piuttosto alta e finora non ha investito molto in una sua identità e ruolo online; e dal 2015 il suo maggiore azionista è Exor, la società della famiglia Agnelli-Elkann che possiede anche il gruppo GEDI, l’editore di Repubblica e Stampa in Italia. La direttrice dell’Economist dal 2015 è Zanny Minton Beddoes, 54 anni, giornalista esperta di economia che è al giornale da 27 anni.


domenica 19 Dicembre 2021

Scelte diverse

Due chiari esempi alternativi e opposti, dai quotidiani di questa settimana, di pagine pubblicitarie costituite da contenuti di testo mimetizzate graficamente con quelli del giornale: una acquistata da Banca Mediolanum sul Foglio con indicazione evidente che si tratta di “pubblicità” e “informazione pubblicitaria”, l’altra (che sono due) acquistata da Sky sul Corriere della Sera senza nessuna indicazione della sua natura per chi legge.


domenica 19 Dicembre 2021

Verticali di alterne autonomie

Al gruppo GEDI c’è soddisfazione per i risultati pubblicitari degli “hub”, ovvero gli spazi tematici creati trasversalmente tra Repubblica e Stampa, e tra carta e digitale, che riguardano tecnologia, moda, sostenibilità, gastronomia e salute: gli inserzionisti pubblicitari chiedono spazi in cui raggiungere un pubblico più “profilato” e interessato agli argomenti relativi, e che possano ospitare anche contenuti redazionali legati alle aspettative degli inserzionisti stessi in maniera più mimetica. La scelta pare funzionare, stando ai ricavi di questi primi mesi, proprio perché buona parte di questi progetti è governata dalle proposte della concessionaria pubblicitaria.

Nel frattempo venerdì il quotidiano Domani ha pubblicato un inserto occasionale sulla moda, evidentemente con la stessa prospettiva (le aziende di moda in particolare sono abituate a contesti e contenuti dedicati) di raccolta pubblicitaria: l’inserto godeva di due pagine pubblicitarie del marchio Moncler. Il progetto di Domani somiglia però più a quello che ha già provato a fare il Foglio (con la moda, ma anche con le auto e con la salute), ovvero creare dei contenuti di maggiore originalità e indipendenza sui temi in questione, sperando di intercettare inserzionisti di minori pretese sul contenuto (che non è facile per niente, soprattutto nel viziato business della moda, abituato a grandi condiscendenze giornalistiche).


domenica 19 Dicembre 2021

Il Daily Mail è tornato tutto alla famiglia Rothermere

Ne avevamo scritto nelle scorse settimane: la famiglia Rothermere ha riacquistato tutte le quote del tabloid britannico Daily Mail di cui è da sempre maggiore azionista (un visconte Rothermere ne fu cofondatore nel 1896) e ha così estratto la società editrice dalla quotazione in borsa.


domenica 19 Dicembre 2021

Diversi movimenti a nordest

Il Trentino Alto Adige ha una condizione unica e speciale dal punto di vista dell’informazione locale: tutte le sue maggiori testate in entrambe le lingue sono di proprietà dello stesso editore, la società Athesia posseduta da una ricca e potente famiglia altoatesina. Un anno fa l’editore ha chiuso uno dei suoi quotidiani, il Trentino: le organizzazioni dei giornalisti stanno da allora contestando quella scelta. Qualche mese fa hanno avuto una piccola vittoria giudiziaria; adesso stanno contestando il regime monopolistico della regione, e protestando contro le priorità dell’editore che ha appena acquistato un importante e lussuoso albergo sul lago di Garda.


domenica 19 Dicembre 2021

Movimenti a nordest

Il gruppo Athesis, che è l’editore dei quotidiani locali Giornale di VicenzaBresciaOggi e Arena di Verona, e che possiede la casa editrice Neri Pozza, ha confermato la scelta del nuovo direttore dell’Arena, Massimo Mamoli, ma gli anche affidato la direzione di BresciaOggicoinvolgendo come vicedirettore Alberto Bollis, che era stato vicedirettore al Piccolo di Trieste fino all’inizio dell’anno, quando l’editore GEDI lo aveva licenziato in un discusso intervento di accorpamento di direzioni.


domenica 19 Dicembre 2021

6.154

Secondo una ricerca del Tow Center for Digital Journalism della Columbia University, nei 17 mesi tra marzo 2020 e agosto 2021, negli Stati Uniti hanno perso il lavoro 6.154 giornalisti.


domenica 19 Dicembre 2021

Obiettivi a Repubblica

Il sito Professione Reporter riferisce che nel “patto per l’innovazione” concordato tra l’editore GEDI e la redazione di Repubblica sono definiti esattamente alcuni premi di fine anno per i giornalisti, legati ai risultati sugli abbonamenti ottenuti dal giornale.
“Infine, i “premi di risultato”. Se la media degli abbonati paganti al sito e alla versione digitale del quotidiano a dicembre 2022 sarà superiore del 30,3 per cento rispetto alla media degli abbonati paganti di novembre 2021, i giornalisti otterranno trecento euro (243 netti). Se risulterà superiore del 43 per cento, 600 euro (486 netti), se superiore del 62,9 per cento, 1000 euro (810 netti). A dicembre 2023, trecento euro se gli abbonati sono superiori dell’82,4 per cento rispetto a novembre 2021, seicento euro se risultano superiori del 95,4 per cento, mille euro se risultano superiori del 115 per cento”.


domenica 19 Dicembre 2021

Accostamenti

Il sito NiemanLab, dedicato ai cambiamenti dell’informazione, ha pubblicato la sua raccolta di previsioni di fine anno sulle tendenze future immaginate da diversi addetti ai lavori: tra le molte interessanti, ce n’è una dedicata alla questione delle contiguità rischiose tra inserzioni pubblicitarie e temi delicati sui siti di news. È una questione diventata da diversi anni molto frequente, a causa della prevalenza dei banner “programmatic” sui siti di news, ovvero delle inserzioni pubblicitarie non gestite dal sito ma da una rete esterna (Google Ads per prima) che colloca le pubblicità nelle pagine con meccanismi automatici (ma il problema non riguarda solo il digitale: vedi l’incidente su Repubblica di questa settimana). Per attenuare guai e accostamenti indesiderati, molti algoritmi di pubblicazione dei banner prevedono una blacklist di parole chiave “delicate” a cui gli inserzionisti non vogliono essere associati. Ma sono criteri poco duttili e finiscono per escludere pagine e articolo di qualità dagli investimenti pubblicitari, mentre nel frattempo gli stessi investimenti spesso raggiungono siti di disinformazione e contenuti pericolosi. L’auspicio del capo di NewsGuard – una società che si occupa di verificare la credibilità dei siti di news – è che gli inserzionisti sostengano la buona informazione badando più alla qualità delle testate che sostengono che non agli argomenti dei singoli articoli.


domenica 19 Dicembre 2021

Senza mai aver avuto risposte

Malgrado le formule sulla “indipendenza dal potere” o sul “controllo del potere” dei giornali siano di solito retorica promozionale (il potere è sempre quello degli altri: i giornali sono in realtà un potere enorme a loro volta, spesso superiore a quelli più ufficiali), questa è una piccola vicenda di letterale e concreta “indipendenza da un potere”, oppure all’opposto di mancato rispetto delle esigenze di rettifica. La Corte Costituzionale ha diffuso un comunicato per smentire un articolo del quotidiano Libero, lamentandosi che Libero non ospitasse la sua richiesta di correzione.
È quanto fa sapere l’Ufficio stampa della Corte costituzionale, anche per rettificare l’errata informazione pubblicata al riguardo dal quotidiano Libero, con un articolo di Antonio Mastrapasqua del 3 dicembre, dal titolo “Gli uffici dello Stato ostaggio degli emeriti”. Rettifica chiesta al Direttore responsabile di Libero il 3, il 7 e il 13 dicembre, senza mai aver avuto risposte di alcun tipo”.


domenica 19 Dicembre 2021

Anche la Cina si compra gli influencer

Dopo lo svelamento delle pratiche di corruzione di alcuni “influencer” da parte del regime dell’Arabia Saudita per ottenere promozione delle proprie iniziative, questa settimana un articolo del New York Times ha raccontato simili pratiche adottate dalla Cina. Non fidatevi dei video promozionali su come si viva bene in Cina e su come le accuse al regime comunista siano infondate, insomma.


domenica 19 Dicembre 2021

Google non convince i giornali americani

Il sito britannico sul business giornalistico PressGazette ha indagato sui tentativi di Google di introdurre il suo progetto “Showcase” anche negli Stati Uniti, e sulle difficoltà che sta incontrando. Showcase è il sistema inventato da Google per offrire dei compensi alle aziende giornalistiche purché queste non avanzino maggiori pretese sull’uso da parte di Google dei loro contenuti sui suoi motori di ricerca: nella pratica è uno spazio piuttosto insignificante all’interno di Google News in cui gli articoli dei siti coinvolti godono di una visibilità ulteriore; ma il suo senso è quello di far decidere a Google i termini di un accordo che altrimenti potrebbe essere più oneroso se i giornali proseguissero il lavoro di lobbying presso governi e parlamenti per stabilire regole sull’uso dei loro articoli. Il progetto finora ha funzionato in molti paesi (Italia compresa) in cui Google ha concluso accordi triennali di varie entità con i diversi editori di giornali: ma a quanto spiega PressGazette le testate americane (negli Stati Uniti Showcase dovrebbe essere introdotto l’anno prossimo, dopo un primo rinvio) non si stanno facendo convincere per niente, contestando la misura delle offerte economiche di Google, ritenendo di poter ottenere regolamentazioni più vantaggiose in futuro, e percependo l’irrilevanza di Showcase come strumento di promozione dei loro contenuti.


domenica 19 Dicembre 2021

A che titolo

I titoli degli articoli, o i loro equivalenti contemporanei, le “anteprime” sui social network (spesso coincidono), sono più che mai il principale formato di informazione delle persone sulle cose del mondo: ancora di più in questi anni di “bombardamento di informazioni” in cui è dimostrato che sempre più spesso leggiamo solo i titoli degli articoli (e spesso li commentiamo persino, senza leggere gli articoli, come ha notato Twitter), e anche che spesso le informazioni contenute nei titoli prevalgono su quelle contenute negli articoli, quando c’è una discrepanza.

La scrittura dei titoli, nelle redazioni, è affidata a giornalisti che si occupano della “macchina” del giornale, non a chi abbia scritto l’articolo: questo perché ci vuole una capacità speciale nel condensare in poco spazio due funzioni maggiori dei titoli, ovvero sintetizzare fedelmente la notizia o il tema maggiore dell’articolo, e farlo in maniera attraente perché il lettore sia motivato a leggerlo. Le esigenze dell’informazione digitale, e del passaggio dall’anteprima (sulle homepage, o sui social network, o su Google) alla pagina dell’articolo per ottenere ricavi pubblicitari, hanno sbilanciato le priorità verso la seconda: portare il lettore sull’articolo, anche sacrificando la fedeltà alla notizia (alle estreme conseguenze: il cosiddetto clickbait).

Alcune testate in tutto il mondo si fregiano di mantenere un rigore nella costruzione dei propri titoli, in modo che mantengano fedeltà e chiarezza, anche a scapito dell’originalità e dell’attrattiva (è una critica che ricevono alcuni titoli del Post, a volte didascalici fino al rischio della noia): questa settimana ne ha scritto la giornalista che svolge la funzione di “public editor” esterno di NPR, il sito della radio pubblica statunitense, citando alcuni esempi criticati dai lettori (è interessante per esempio il conflitto di scelte in un articolo intitolato “Negli Stati Uniti la democrazia è in declino, ma non ci sono solo cattive notizie, dice una ricerca”: privilegiare l’allarme sul declino di partecipazione democratica senza attenuarlo con la seconda frase, oppure offrire anche un dato meno pessimista aggiungendo la frase stessa?).

“Se siete dei consumatori di news su un apparecchio digitale, è probabile che siate stati attratti da un titolo ingannevole. Alcune testate giornalistiche ne hanno fatto un’arte. Tutte quante, a un certo punto, inciampano nel desiderio di attrarre attenzioni e producono un titolo bugiardo o due.
NPR, governata dalla sua missione di creare un pubblico più informato, è tra le redazioni meno suscettibili di impiegare queste pratiche truffaldine. E malgrado questo, non passa una settimana senza che riceviamo qualche tipo di lamentela su un titolo.
Immaginiamo che almeno una parte di coloro che scelgono di informarsi su NPR lo faccia perché ha delle aspettative alte. Alcune di queste aspettative possono essere incentivate dal fastidio che abbiamo vissuto tutti dopo aver dedicato il nostro tempo a un articolo su qualche altra testata che ci ha deluso”.


domenica 19 Dicembre 2021

Le donne nei ruoli maggiori dei quotidiani italiani

Era stato il tema del “prologo” della prima edizione di Charlie, un anno e mezzo fa. Carla Craba, una studentessa del corso di Economia dei media all’Università di Bologna tenuto dal professor Lucio Picci che ha spesso usato questa newsletter durante le lezioni, ha usato le scorse 12 edizioni della newsletter stessa (che quindi non è esente, come variabile del risultato) per calcolare “il numero di uomini e di donne menzionati (tra i professionisti del settore coinvolti a vario titolo – giornalisti, editori, eccetera – ed escludendo gli altri – per esempio i politici talvolta citati, o gli industriali, se non anche editori)”. Tra gli stranieri il rapporto è di 21 uomini contro 13 donne; tra gli italiani è di 58 contro 5.


domenica 12 Dicembre 2021

Promemoria

Charlie andrà in vacanza per le feste e non arriverà domenica 26 dicembre e domenica 2 gennaio, ricordiamo.


domenica 12 Dicembre 2021

Letture sul Nobel

Venerdì è stato consegnato a Oslo il premio Nobel per la Pace a due giornalisti – una filippina e uno russo – per i loro impegni nell’informazione contro i governi autoritari dei loro rispettivi paesi: il settimanale americano New Yorker la settimana precedente aveva pubblicato un approfondito articolo che racconta il giornale del giornalista russo premiato, Novaya Gazeta (che era stato il giornale di Anna Politkovskaya, uccisa nel 2006).


domenica 12 Dicembre 2021

Per una volta, per ora, niente fondo Alden

La società editrice americana Lee Enterprises – che pubblica molti quotidiani – ha deciso di respingere definendola del tutto inadeguata l’offerta di acquisto da parte del fondo Alden: l’offerta era diventata una notizia nel mondo dell’informazione americana perché il fondo Alden è diventato quest’anno il nemico pubblico numero uno dei giornali già in difficoltà, adottando pratiche di acquisizione e smembramento che hanno già fatto chiudere o ridimensionare molte testate di altri gruppi acquistati.
Il Washington Post ha comunque ricordato come la stessa Lee Enterprises sia stata responsabile di estesi tagli nelle testate di sua proprietà negli scorsi anni.


domenica 12 Dicembre 2021

Criminale

E parlando ancora di screditati tabloid britannici, il quotidiano Sun – il maggior concorrente del Daily Mail, di proprietà di una società di Rupert Murdoch – risarcirà l’attrice Sienna Miller dopo una vicenda giudiziaria collegata al grande scandalo che portò persino alla chiusura del più senza scrupoli dei tabloid, News of the World, che ebbe al centro soprattutto sorveglianze telefoniche illecite di personaggi celebri e vittime di casi di cronaca da parte del giornale. Ma la stessa Sienna Miller – di cui il Sun raccontò vicende private legate alla sua gravidanza, ottenendo a suo dire informazioni riservate in modi illegali – ha detto fuori dal tribunale di essere stata costretta ad accettare il risarcimento e rinunciare a un processo contro l’editore del Sun, cosa che avrebbe preferito:
“Non ho scelto io di essere qui oggi: io volevo andare a processo. Volevo denunciare l’essenza criminale di questa azienda, dimostrata chiaramente e irrevocabilmente dalle prove che ho visto. Volevo rivelare i segreti del News Group come loro hanno rivelato i miei.
Purtroppo, questa strada giudiziaria non è accessibile per me o per chiunque non abbia milioni di sterline da spendere per ottenere giustizia. Funziona così. Finché qualcuno non potrà opporsi ai Murdoch con i loro stessi infiniti mezzi, ho solo queste parole. E sono la verità”.


domenica 12 Dicembre 2021

“Sidebar of shame”

Circa quindici anni fa, in una fase iniziale dello sviluppo sul web dei giornali italiani, qualcuno creò l’espressione “boxino morboso” (con la variante “colonnino morboso”) per definire quello spazio che i siti dei suddetti giornali introdussero per ospitare contenuti di bassa qualità capaci di attrarre curiosità e click da parte degli utenti di passaggio sulle loro homepage: gossip, notizie a sfondo sessuale, goffaggini sportive, video di gattini, eccetera. Più tardi quel genere di contenuto traboccò in altre parti delle homepage – influenzando criteri e scelte delle redazioni – e il boxino morboso divenne meno un’eccezione definita.
Per curiosi e filologi anche nel Regno Unito quello spazio ha un nome: “la colonna della vergogna”, ed è associato espressamente al sito del Daily Mail.


domenica 12 Dicembre 2021

Altre novità al Daily Mail

Non fossero bastate le altre vicissitudini del Daily Mail che avevano attratto le curiosità dei media britannici nelle scorse settimane (qui il riassunto), questa settimana si è dimesso Martin Clarke, responsabile da tredici anni del sito del giornale (MailOnline), ovvero di uno dei più grandi successi commerciali nell’informazione digitale mondiale: il sito del Daily Mail, con la sua ricchissima offerta di notizie di alterne qualità, di gossip sulle celebrities e sulla famiglia reale, di contenuti frivoli, scandalismo e caos grafico, ha trasformato la testata da un prodotto britannico a un leader internazionale in termini di traffico (“He took a small site that republished content from the Daily Mail and Mail on Sunday print newspapers and turned it into an aggressive global tabloid with an enormous audience attracted by tales of celebrity and scandal”, sintetizza il Guardian).

Le dimissioni di Clarke non hanno avuto finora una spiegazione chiara (le ipotesi maggiori sono che voglia capitalizzare meglio in proprio le sue competenze e i suoi successi), ma a quanto pare sono state in questo caso una sua scelta autonoma, a differenza dei cambiamenti che le avevano precedute. Il Daily Mail è tuttora controllato dagli eredi dei suoi fondatori, la potente e aristocratica famiglia Rothermere.


domenica 12 Dicembre 2021

“Ignobili”

In questi ultimi anni le difficoltà economiche dei giornali e il declino dei ricavi pubblicitari hanno reso i giornali molto più deboli nella loro autonomia ed è cresciuto così molto lo spazio dedicato alle “marchette”: le aziende desiderano comprensibilmente essere promosse sul giornale in modo credibile, e chiedono che la natura “promozionale” degli articoli non sia indicata, ottenendolo molto spesso. Ne ha parlato il direttore di Domani Stefano Feltri in un’intervista al sito Professione Reporter ricordando come l’Ordine dei Giornalisti proibisca teoricamente queste attività:

Poi l’Ordine dovrebbe stigmatizzare le degenerazioni che sviliscono la professione per tutti. Per esempio, se l’Ordine dicesse: le pagine redazionali dei giornali che sono solo ignobili ‘marchette’ non le può firmare un iscritto all’Ordine dei giornalisti, ma lo fa un’altra figura, un responsabile del marketing, dell’azienda o altro. Secondo me andrebbe detto che questa cosa non sta bene, che un giornalista non fa certe cose, non firma la pubblicità. E se lo fa viene sospeso o gli viene fatto un richiamo. Non è proprio possibile che l’Ordine si occupi soltanto di Vittorio Feltri quando dice le parolacce, è una visione un po’ riduttiva”.


domenica 12 Dicembre 2021

“Marchette”

È un termine ovviamente dispregiativo usato per definire certi contenuti dei giornali, ma la diffusione e articolazione di questi contenuti lo ha reso ormai anche una definizione tecnica neutra: che però spesso viene usata per indicare cose diverse che invece è utile distinguere.
– ci sono articoli concordati con aziende, pagati dalle aziende (direttamente o dentro un accordo di investimento pubblicitario più esteso) e pubblicati con un’indicazione chiara che si tratta di spazi a pagamento. Non sono “marchette”, sono contenuti promozionali al pari delle pagine pubblicitarie tradizionali, leciti e trasparenti fino a che non ci sia il rischio che i lettori li confondano con altro.
– ci sono articoli del genere di cui sopra in cui invece l’indicazione della loro genesi commerciale non è mostrata o è evasiva e oscura per i lettori. Si tratta di pubblicità, ma ingannevole e in violazione quotidiana delle regole che le stesse istituzioni giornalistiche e pubblicitarie si sono date. Il termine “marchette” viene usato per estensione della categoria seguente, perché compaiono come articoli identici a quelli ideati autonomamente dalla redazione, ma sono piuttosto pubblicità occulte.
– ci sono articoli pubblicati per accontentare i desideri di inserzionisti reali o potenziali, a volte richiesti esplicitamente dagli inserzionisti, a volte decisi dal giornale per attrarre gli stessi inserzionisti. Non vengono pagati direttamente, sono un “investimento” nel rapporto commerciale, o un contributo accessorio e parallelo all’accordo commerciale. Sono la cosa che più esattamente si chiama “marchetta”, un favore per ricevere benefici.
– ci sono infine, ma qui ci interessa meno, “marchette” prodotte non per accontentare direttamente un inserzionista e riceverne investimenti pubblicitari, ma per coltivare relazioni e interessi del giornale, e attrarre i favori di potenziali interlocutori preziosi per il giornale, per chi lo fa o lo pubblica, o per il lavoro del giornale stesso: persone e strutture di potere istituzionale, personaggi famosi, politici, uffici stampa, procure, banche, amici.


domenica 12 Dicembre 2021

Splendori e declini di Visto e Novella2000

Qualche settimana fa Daniela Santanchè – che oggi è senatrice del partito Fratelli d’Italia – ha dato le dimissioni da presidente del consiglio di amministrazione e amministratrice delegata di Visibilia Editore: che è una società editoriale di cui Santanchè resta tuttora azionista di maggioranza e che pubblica diverse riviste come Villegiardini, Ciak, Pc Professionale (fino al 2014 del Gruppo Mondadori)Le più note però sono probabilmente i settimanali scandalistici e di gossip Visto e Novella2000, che furono acquisiti nel 2015 dalla precedente società editoriale di cui Santanchè era azionista di maggioranza, Visibilia Magazine (entrambe le testate erano state nel grande gruppo RCS, quello che possiede il Corriere della Sera, fino al 2013). Nel 2017 Visibilia Magazine venne mandata in liquidazione e furono licenziati tutti i dipendenti di Visto Novella2000 (14 tra giornalisti e impiegati). Contestualmente venne aperta una nuova società editoriale, Visibilia Editore appunto, che riprese a pubblicare tutte le testate di Visibilia Magazine, affidando però la realizzazione di Visto e Novella2000, a quel punto senza giornalisti, a dei “service” esterni (sono strutture editoriali create per produrre contenuti per altri). Dopo diverse proteste del Comitato di redazione dei due settimanali – che sosteneva che la liquidazione fosse stata usata in maniera strumentale per licenziare i dipendenti – e il giudizio di un tribunale, Visibilia Editore aveva dovuto riassumere giornalisti e impiegati di Visto Novella2000.

Tutto questo contesto serve a capire meglio il rapido declino dei due settimanali negli ultimi anni. Negli anni Settanta Novella2000 comunicava una diffusione di oltre 700mila copie: Visto invece era nella sua massima diffusione ancora nel 2007, con oltre 200mila copie, quando Novella2000 era intorno alle 150mila. Quando li comprò Visibilia Magazine, nel novembre del 2015, erano già scesi rispettivamente intorno alle 40 e 50mila copie diffuse. Soltanto un mese più tardi, mentre Visto era rimasto più o meno stabile, Novella2000 aveva perso circa 10mila copie. A dicembre 2015 erano anche i due settimanali italiani con la maggiore percentuale di reso, cioè le copie invendute che finiscono al macero, oltre il 70 per cento (tra le molte accuse che il Cdr dei due giornali aveva rivolto all’editore nel 2017 c’era la «totale incapacità nel gestire la diffusione di Visto e Novella2000»). Da gennaio 2020 i due settimanali vengono venduti insieme: i dati sulla loro diffusione non sono più disponibili da alcuni anni perché non sono iscritti ad ADS, la società che li rileva, ma sul sito di Visibilia Editore c’è scritto che Visto raggiunge «una diffusione di circa 50mila copie, grazie anche all’abbinamento con altri settimanali» (Novella2000 sul sito non è menzionato). Nonostante possano essere venduti anche singolarmente, è verosimile che il dato sulla diffusione – seppure non del tutto sovrapponibile – sia valido per entrambe le testate, che in edicola si trovano impacchettate in coppia.
La società Visibilia Editore ha dichiarato perdite per 550mila euro nel primo semestre del 2021, e non ha mai avuto conti molto in salute. Il nuovo amministratore delegato sarà scelto questa settimana.


domenica 12 Dicembre 2021

Il vecchio Buzzfeed

La quotazione in borsa di Buzzfeed – uno dei progetti di informazione digitale di maggior successo e studio dello scorso ventennio, poi messo in difficoltà dal declino dei ricavi pubblicitari e dai cambiamenti negli algoritmi di Facebook – ha avuto una prima settimana deludente ancora più di quanto lo fosse stata la vigilia di cui avevamo detto la scorsa domenica. Secondo il Financial Times il declino immediato delle quotazioni sancisce un cambio di atteggiamento e fiducia del mondo finanziario nei confronti dei nuovi media digitali, e in particolare della capacità di Buzzfeed di inventare qualcosa che non abbia già inventato: “non è più una startup”.


domenica 12 Dicembre 2021

I quotidiani a ottobre

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani a ottobre. Ricordiamo che la “diffusione” è un dato che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
copie pagate, o scontate, o gratuite;
copie in abbonamento, o in vendita singola;
copie cartacee, o digitali;
copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di queste copie dà una cifra complessiva che è quella usata nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il giornale specializzato Prima Comunicazione, e che trovate qui, da cui si vedono questo mese variazioni minime rispetto al mese precedente da parte di quasi tutti i quotidiani nazionali, con i miglioramenti più sensibili per il Sole 24 Ore e la Verità, e i cali maggiori al Fatto, al Giornale e ad Avvenire. Il mese scorso avevano raggiunto i loro minimi storici Repubblica e Stampa, i quotidiani maggiori del gruppo GEDI: a ottobre Repubblica recupera poche copie, mentre la Stampa cala ulteriormente, anche se di poco. La crescita della Verità prosegue in corrispondenza con le prese di posizione di Libero – che perde ancora copie – a favore di vaccino e Green pass, dei cui contestatori la Verità è rimasta il maggiore rappresentante, seguita da una più limitata critica ad alcuni obblighi di Green Pass che affiora spesso sul Fatto.

Più chiaro e omogeneo è il quadro se si guarda il confronto con l’anno precedente, che ancora una volta mostra solo perdite per quasi tutti, con la vistosissima eccezione della Verità che è cresciuta del 17% in un anno e quella più modesta del Messaggero, che guadagna il 2%. A perdere di più sono ancora i quotidiani GEDI, ma anche il Quotidiano Nazionale (la testata che ha le tre declinazioni locali della Nazione, del Resto del Carlino e del Giorno), e perde ben il 26% delle copie il Giornale.

Ma anche questo mese c’è un altro dato più indicativo della generica “diffusione” che abbiamo descritto qui sopra: lo si ottiene sottraendo da questi numeri quelli delle copie gratuite o scontate oltre il 70% e di quelle acquistate da “terzi”, per avere un dato relativo alla scelta attiva dei singoli lettori di acquistare il giornale. Con questo risultato:
Corriere della Sera 187.376
Repubblica 140.692
Stampa 90.669
Sole 24 Ore 68.289
Resto del Carlino 67.150
Messaggero 59.244
Fatto 48.403
Nazione 45.170
Gazzettino 40.293
Giornale 34.643
Altri giornali nazionali:
Verità 29.783
Libero 21.123
Avvenire 17.528
Manifesto 13.527
ItaliaOggi 11.293

(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS)

Quanto invece alle altre copie comunicate dalle testate come “diffusione” è interessante notare che:
– Corriere e Sole 24 Ore hanno una quota molto alta di copie scontate oltre il 70%: 43mila e 34mila, dietro di loro c’è Repubblica con 11mila.
– il numero di copie cartacee vendute dal Fatto è per il secondo mese sceso sotto quello delle copie digitali (per queste ultime il Fatto è terzo dopo Corriere e Repubblica, se si tolgono quelle scontatissime).
– il Manifesto è ottavo per copie digitali (ne indica più del Giornale e della Gazzetta dello Sport), pur essendo 46mo nel totale.
– Avvenire comunica ben 65mila copie “multiple pagate da terzi”, attribuibili in buona parte alla rete delle strutture cattoliche.
– anche il Sole 24 Ore ne indica una quota eccezionale, quasi 18mila (4mila in più del mese scorso), in gran parte digitali.
– delle 23mila copie dichiarate da ItaliaOggi, più della metà sono copie “promozionali e omaggio” o con sconti superiori al 70%.
– gli altri quotidiani che dichiarano più copie omaggio sono ancora AvvenireMessaggeroSole 24 Ore e Gazzettino.
– i giornali che conteggiano oltre 5mila copie “digitali abbinate agli abbonamenti cartacei” sono Corriere della SeraSole 24 Ore, Stampa e Avvenire.

(Avvenire, Manifesto, Libero ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti)


domenica 12 Dicembre 2021

L’appannata persona dell’anno

Lunedì Time – il settimanale americano – annuncerà con una diretta su YouTube la sua scelta per la “Persona dell’anno” del 2021: è un’iniziativa di comunicazione e brand tra le più riuscite della storia delle aziende giornalistiche, ma che da diversi anni si è indebolita tantissimo, assieme al declino della testata in questione e dei newsmagazines in generale. L’idea del “Man of the year” (divenne “person” solo nel 1999, benchè ci fossero state prima quattro “Woman of the year”, una “Machine of the year” e un “Planet of the year”) fu introdotta nel 1927: il gruppo di direzione del giornale da allora sceglie chi a suo giudizio abbia avuto il maggior impatto sulle vicende del mondo di quell’anno (con una visione a lungo molto statiuniticentrica del mondo), e quindi prescindendo in teoria da giudizi morali o di valore sull’opera del nominato: anche se nella pratica da molti anni il giornale ha rinunciato a rischiare dissensi e proteste con personaggi impopolari, e anzi ha introdotto anche una parallela votazione dei lettori (il giornale online Politico ha proposto di recuperare invece la vecchia neutralità e di scegliere il famigerato editore Rupert Murdoch).

Fino ancora all’inizio di questo secolo la scelta annuale è stata un successo di comunicazione e attenzioni, suppergiù equivalenti a quelle per i premiati col Nobel: ma il proliferare di nuove fonti di informazione online e di iniziative, liste, premi, istantanei e volatili, ha diluito anche il primato della “Person of the year”, insieme alla perdita di ruolo di Time nell’informazione internazionale. Lunedì ancora molti giornali segnaleranno la notizia, mostreranno la copertina, ma come si fa con i tori di Pamplona e il sangue di San Gennaro, e tutti ce ne dimenticheremo una settimana dopo.


domenica 12 Dicembre 2021

Da dove passa almeno un terzo dei soldi

Un articolo del Sole 24 Ore completa le informazioni che avevamo dato la settimana scorsa sulla crescita degli investimenti pubblicitari sul digitale nel 2021 rispetto sia al 2020 che al 2019: aggiunge, cioè, la quota degli investimenti pubblicitari complessivi di cui sono beneficiari i cosiddetti “OTT” (“over the top”), termine un po’ desueto nato per indicare servizi digitali come quelli di Google, Facebook e Amazon in tempi in cui erano protagonisti nuovi del mercato. Quota che nel 2021 è rimasta invariata, avendo superato un terzo del totale l’anno precedente: 36,8%, ovvero ormai quasi quanto quelli destinati alla televisione (il Sole 24 Ore spiega che questo dato potrebbe essere però sottostimato).


domenica 12 Dicembre 2021

Non sentirci da quell’orecchio

Qualche settimana fa avevamo raccontato del severo intervento della Federal Trade Commission americana contro le pratiche scorrette di molti giornali online americani per rendere difficili le cancellazioni degli abbonamenti (pratiche adottate anche da gran parte dei maggiori giornali italiani), e la richiesta che i sistemi siano adeguati perché cancellare diventi semplice quanto abbonarsi. Il sito NiemanLab – che con altri aveva annunciato l’intervento come potenzialmente sovversivo rispetto a quelle pratiche consolidate – ha constatato che le testate che le adottano lo hanno in sostanza ignorato, finora.


domenica 5 Dicembre 2021

Per tempo

Charlie andrà in vacanza per le feste e non arriverà domenica 26 dicembre e domenica 2 gennaio, cominciamo a ricordarlo.


domenica 5 Dicembre 2021

I giornali spiegati dal vivo

Il prossimo weekend la rassegna stampa pubblica “I giornali spiegati bene”, condotta da Luca Sofri e Francesco Costa, ha due appuntamenti: sabato al Circolo dei lettori di Torino, e domenica al Palazzo senza tempo a Peccioli (Pisa).

Oggi domenica 5 alle 19, invece, Luca Sofri presenterà a Roma insieme al direttore dell’Espresso Marco Damilano il libro dell’ex direttrice del New York Times Jill Abramson Mercanti di verità (Sellerio): lettura molto esauriente per capire cosa sia successo ai giornali in questi due decenni, e anche per verificare le grandi differenze di approcci tra le testate tradizionali americane e quelle italiane di cui parliamo più spesso su Charlie.


domenica 5 Dicembre 2021

Proseguono i disordini

L’Ordine dei giornalisti si fa spesso percepire all’esterno per le tensioni e i conflitti interni, e questa settimana l’insediamento del nuovo presidente Carlo Bartoli è stato contestato da un gruppo guidato dal suo predecessore (con cui le tensioni durano da un pezzo), persino con un “esposto al Ministero di Grazia e Giustizia”, nel giro di una giornata


domenica 5 Dicembre 2021

Fuori contesto

Il popolarissimo disegnatore e fumettista Zerocalcare ha raccontato in alcune vignette le conseguenze di una consuetudine quotidiana di molti giornali, quella di usare dei virgolettati estrapolati e fuori contesto in titoli ad effetto che fanno perdere alle cose dette tutta la loro misura e danno loro gravità nuove e sproporzionate. È una cosa che capita continuamente, e il racconto che traiamo da queste titolazioni è completamente diverso dalla realtà.


domenica 5 Dicembre 2021

Strategie

Una delle pratiche principali adottate da alcuni tipi di quotidiani per aggregare lettori, compattare il sostegno di quelli esistenti, e distinguersi dal più convenzionale racconto delle notizie su cui le testate più grandi non hanno concorrenza, è quello di creare delle proprie “campagne” con metodi di comunicazione e promozione non dissimili da quelli di campagne pubblicitarie o politiche: raccolte di firme, insistenza su alcuni slogan, richieste chiare e definite, e tutto l’armamentario dell’attivismo. A volte ne sono stati attratti anche alcuni quotidiani maggiori (le “10 domande” a Berlusconi di Repubblica), a volte hanno scale piccole ed estemporanee (lo sta facendo spesso Domani, vedi per esempio la sbrigativa campagna di “boicottaggio” contro il professor Barbero).

Se a questa strategia frequente ne aggiungiamo un’altra diffusa presso lo stesso genere di quotidiani – quella di indicare un “nemico” ai propri lettori intorno al quale raccogliere indignazione e consenso per il giornale che lo attacca – abbiamo la spiegazione della scelta commerciale del Fatto di questa settimana, e della reazione omologa di Libero. Il Fatto ha dedicato prime pagine e forze a costruire una campagna e una protesta contro l’eventualità che Berlusconi venga eletto presidente della Repubblica (eventualità assai remota), e Libero ha dedicato prontamente un simmetrico impegno per una campagna e una protesta contro il Fatto e il preteso “furto di Quirinale” di cui lo accusa. Nessuna delle due iniziative ha rilevanza concreta, né politica né giornalistica, ed esistono soltanto tra le comunità di lettori dei due quotidiani: che però riescono a ottenere i risultati di cui sopra.


domenica 5 Dicembre 2021

Ruggini

Il quotidiano Domani è nato un anno fa dal desiderio di Carlo De Benedetti di recuperare i lettori che secondo lui stavano andando perduti da parte di Repubblica, il quotidiano di cui era stato per decenni editore e che con una serie di sviluppi degli ultimi anni è stato acquistato dalla famiglia Agnelli-Elkann e portato verso grosse trasformazioni: che secondo De Benedetti lo avrebbero snaturato. La contesa dell’editore di Domani col suo vecchio giornale e la sua attuale proprietà si è nutrita durante questo anno soprattutto dell’acquisizione da parte di Domani di alcuni ex giornalisti di Repubblica, e di alcune polemiche puntuali (per esempio sulla primogenitura delle rivelazioni delle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere). Questo contesto è stato difficile da ignorare di fronte alla prima pagina di Domani di sabato, che ha chiesto le dimissioni del presidente della Juventus, Andrea Agnelli.


domenica 5 Dicembre 2021

Buzzfeed così e così

Buzzfeed è uno dei prodotti digitali di informazione di maggior successo e più discussi di sempre: Jonah Peretti lo fondò nel 2006 (dopo aver creato lo Huffington Post insieme ad Arianna Huffington) come sito che sfruttasse contenuti virali e spesso frivoli: ma crebbe così tanto da permettersi di costruire una sezione più giornalistica, Buzzfeed News, che ha ottenuto successi e riconoscimenti. Poi il suo investimento sulle grandi quantità di traffico e sui ricavi pubblicitari ha iniziato a pagare meno, ma negli ultimi anni Peretti si è dedicato a nuovi rilanci, tra l’altro con l’acquisizione dello stesso Huffington Post.

Qualche settimana fa aveva annunciato la decisione di quotare Buzzfeed in borsa per raccogliere nuovi capitali (attraverso lo strumento dello SPAC), ma la vigilia della quotazione – che dovrebbe iniziare lunedì – è risultata più deludente delle aspettative, con molti degli investitori attesi che si sono ritirati. Contemporaneamente, 61 dipendenti di Buzzfeed News hanno organizzato una giornata di sciopero per protestare contro la resistenza dell’azienda a concedere loro migliori condizioni contrattuali, rivendicando che le iniziative finanziarie in corso e le loro fortune dipendano proprio dal loro lavoro.