Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.
domenica 5 Luglio 2026
Martedì sera a Parma il direttore del Post Francesco Costa parlerà di giornali e giornalismo, assieme al direttore editoriale Luca Sofri.
domenica 5 Luglio 2026
Sabato il Corriere della Sera ha dedicato anche le sue abituali due pagine della sezione Cultura alla descrizione di un progetto finanziato da un importante inserzionista, consuetudine a cui di solito sono destinate le pagine a pagamento indicate come “Eventi”. In questo caso il sommario dell’articolo su un’opera restaurata a L’Aquila indicava visibilmente come il restauro fosse stato sostenuto da una banca.
domenica 5 Luglio 2026
Il gruppo editoriale NEM, che si era costituito tre anni fa per acquisire diversi quotidiani locali di Veneto e Friuli Venezia Giulia dalla società GEDI, ha concluso questa settimana l’acquisto della rete televisiva Telefriuli, attiva dal 1978. NEM era stata di recente protagonista della trattativa per la vendita della Stampa di Torino (sempre da parte di GEDI) e del repentino cambio di piani di GEDI che aveva invece preferito cedere il giornale a un’altra società, SAE.
domenica 5 Luglio 2026
L’assemblea dei giornalisti del Secolo XIX, storico quotidiano genovese, ha proclamato lo stato d’agitazione con un comunicato molto critico nei confronti dell’editore, ovvero la grande società navale MSC, che ha comprato il giornale due anni fa.
“Le motivazioni sono diverse ma riguardano tutte scenari relativi al nostro lavoro che la redazione non ritiene più sostenibile. Una condizione fatta da mesi e mesi di mancate risposte da parte di Direzione e Azienda, di annunci e promesse mai mantenute, di assenze, di problemi costanti relativi al lavoro quotidiano e ai sistemi informatici e di ingerenze della parte amministrativa su quella giornalistica”.
domenica 5 Luglio 2026
Tra le nuove attività a cui il Corriere della Sera si sta dedicando da qualche tempo per investire nella creazione di una “community” e di un’appartenenza da parte di lettori e lettrici, aspetti che il giornale ha in passato trascurato rispetto ad altri concorrenti, venerdì mattina è stato annunciato un evento pubblico milanese a cui possono partecipare abbonati e abbonate. Si chiama “I Giochi della Sera”, ed è dedicato alla sezione enigmistica del giornale.
domenica 5 Luglio 2026
Domenica scorsa il Comitato di redazione del Sole 24 Ore ha pubblicato un comunicato per protestare contro la scelta della direzione di trattare la condanna dell’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato in un modo giudicato incompleto e partigiano.
“Sulle pagine del Sole 24 Ore abbiamo, ancora una volta, fatto da cassa di risonanza a una posizione sola, quella di un top manager condannato per fatti gravissimi. Il giorno prima, peraltro, poche righe sulla condanna e un surreale titolo con le dichiarazioni di un imprenditore che esalta gli standard di sicurezza di Fs (dopo Viareggio, quanto a contabilità di morti sui binari, Pioltello, Livraga, Brandizzo, tanto per ricordare). Già nella serata di venerdì avevamo chiesto al direttore di trovare lo spazio, almeno in un momento successivo, a una riflessione più ampia, che non si limitasse ad ascoltare solo le ragioni di una parte. Ma la nostra richiesta è stata respinta. Così facendo riteniamo che ai lettori, privandoli di una ricostruzione alternativa, non sia stato reso un servizio all’altezza, né in punta di fatto né in punta di diritto” .
domenica 5 Luglio 2026
Charlie ha descritto in passato un meccanismo protagonista dei modi in cui i giornali possono “interpretare” la realtà: quello che gli americani chiamano “framing”, il modo di presentare una notizia, che può orientare decisivamente in direzioni arbitrarie la percezione dei fatti da parte di chi legge. Questo avviene soprattutto nelle titolazioni, con la consapevolezza che spesso i titoli sono la sola cosa che viene letta e registrata da molti lettori e lettrici.
Il Fatto ha pubblicato mercoledì una lettera in cui il ministro Guido Crosetto faceva presente la sua estraneità alla storia raccontata in un articolo pubblicato domenica, dedicato a un apparente conflitto di interessi intorno a un appalto pubblico. Il legame con Crosetto si limita al fatto che un protagonista della vicenda descritta ha anche delle quote in un bar romano, estraneo ai fatti descritti, di cui hanno quote anche i coniugi Crosetto. Lo stesso articolo dice che “ovviamente, Crosetto e signora nulla c’entrano con l’appalto né con le scelte imprenditoriali in campo sanitario del loro socio”.
Ciò malgrado l’articolo è presentato nel titolo intorno al nome di Crosetto, assieme alla sua foto, anche in prima pagina del giornale cartaceo: “La Srl del socio di Crosetto vuole il maxi-appalto”.
La risposta del Fatto ringrazia Crosetto per aver esplicitato “il suo punto di vista”, e conferma che “le informazioni nell’articolo sono corrette”.
Questa settimana il Fatto ha ammesso la forzatura di un altro titolo (“per eccesso di sintesi”), che in quel caso riguardava una grossa azienda del lusso, e ha ricevuto un’altra protesta per un titolo contenente un virgolettato che l’intervistato nega di avere mai pronunciato: anche in questo secondo caso il giornale ha parlato di “sforzo di sintesi”.
domenica 5 Luglio 2026
Vito Ribaudo, uno dei più noti ed esperti manager dell’editoria italiana, con una lunga carriera soprattutto nell’azienda RCS, ha lasciato quest’ultima per diventare direttore generale di SAE, la società che possiede diversi quotidiani locali e ha di recente acquisito la Stampa di Torino. SAE ha anche dato a Maurizio Molinari, già direttore della Stampa e poi di Repubblica, il ruolo di direttore editoriale di tutte le testate del gruppo.
domenica 5 Luglio 2026
Sono stati molto criticati gli interventi pubblici di alcuni esponenti politici della maggioranza (della Lega, soprattutto) che martedì hanno usato un omicidio a Reggio Emilia per attaccare in generale immigrati e immigrazione, indotti a pensare che il responsabile fosse uno straniero. Moltissimi giornali e siti di news avevano infatti dapprima riferito la notizia in questi termini, molto pigramente e precipitosamente, salvo poi correggersi (l’omicida è un italiano residente a Reggio Emilia).
Tra i politici – e i molti account sui social network – autori dei messaggi di strumentalizzazione qualcuno si è poi sommariamente corretto, altri hanno silenziosamente cancellato i messaggi, molti hanno fatto finta di niente. I giornali online che avevano dato la notizia falsa si sono limitati a correggerla e in qualche caso a riferire dell’errata prima versione, attribuendola a non identificate terze persone singolari o plurali (la rubrica quotidiana in prima pagina sul Corriere della Sera ha criticato il giorno dopo le reazioni scrivendo che erano avvenute quando “l’identità del colpevole era ancora ignota agli inquirenti”; ma era stata invece resa pubblica come quella di uno straniero anche dallo stesso Corriere della Sera: ed è ancora online sui social del giornale quando scriviamo; il direttore del sito di news Fanpage è stato ancora più severo, benché la notizia falsa sulla nazionalità straniera fosse stata data sbrigativamente anche da Fanpage, generando molte delle reazioni in questione).
domenica 5 Luglio 2026
Il sito del settimanale inglese Economist ha presentato un abbonamento online che riguarderà quasi soltanto i suoi contenuti audio e video, e destinato idealmente a un pubblico più giovane, o comunque a un pubblico che il giornale ritiene di non poter coinvolgere nella lettura dei suoi articoli e dei suoi contenuti scritti.
domenica 5 Luglio 2026
SAE ha venduto il Tirreno. Un po’ di contesto: SAE è la società creata sei anni fa dall’imprenditore Alberto Leonardis per acquisire e aggregare alcuni quotidiani dismessi dal gruppo GEDI, tra i quali il Tirreno di Livorno; il Tirreno è appunto il quotidiano storico della costa toscana, la più importante delle testate acquisite, in crisi e molto in conflitto con SAE a cui la redazione ha contestato scelte progettuali ed editoriali; SAE è stata protagonista negli scorsi mesi di un’operazione su una scala assai maggiore, l’acquisto della Stampa di Torino, durante la cui trattativa è stato spesso citato il caso del Tirreno come esempio di una presunta inadeguatezza di SAE come editore.
In Toscana c’erano state in questi anni richieste – anche da parte di istituzioni pubbliche – perché SAE dimostrasse una maggiore capacità di visione intorno al Tirreno, o perché cedesse il giornale. La cessione è avvenuta questa settimana, e il nuovo editore è una società fiorentina che si occupa soprattutto di immobiliare e di attività turistiche.
domenica 5 Luglio 2026
Un fotografo statunitense ha fatto causa al tabloid Daily Mail, invitando altri a unirsi, accusandolo di aver pubblicato fotografie protette da diritto d’autore riprese dai social network, senza proporre nessun compenso ai titolari. La pratica citata nella denuncia è abituale in molte redazioni internazionali, e spesso anche in quelle italiane: pubblicare immagini semplicemente prese da account sui social, indicando nei crediti il nome della piattaforma (per esempio: “(©Instagram)”), che però non ha alcuna titolarità sulla riproduzione di quelle immagini e sul suo compenso. L’articolo del sito britannico Press Gazette che racconta la denuncia spiega che in casi precedenti il Daily Mail ha pagato dei risarcimenti, ma ha continuato a mantenere la pratica, contando sulla rarità delle richieste di compenso.
Molte delle testate che si comportano allo stesso modo, sottraendo contenuti protetti dal diritto d’autore e ottenendone dei profitti, al tempo stesso protestano per la sottrazione dei propri contenuti da parte delle grandi piattaforme digitali.
domenica 5 Luglio 2026
Martedì la consueta rubrica di risposte ai lettori curata da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera era intitolata “Odiatori sui social, ignorarli li rende inutili”. Il concetto era ripetuto in conclusione del testo di Cazzullo:
“Nel momento in cui si è squassati dal dolore o anche soltanto intristiti da qualcosa che ci è accaduto, è perfettamente inutile andare a vedere la reazione altrui. Ci saranno persone di buon cuore, sicuramente la grande maggioranza, che saranno solidali con noi. Ci saranno persone infelici o malevoli che coglieranno l’occasione per dimostrare tutta la loro infelicità e malevolenza. Lasciamole parlare. Non potranno farci nulla, né migliorare la nostra condizione né peggiorarla. Forse tutti quanti stiamo sopravvalutando i social”.
L’occasione per la saggia riflessione era stata data dalle pessime reazioni e commenti che si erano letti nei due giorni precedenti sui social network, a proposito della scomparsa del marito della ministra Roccella.
Soltanto che la saggia riflessione era pubblicata dopo diverse pagine dedicate a raccontare, enfatizzare, sopravvalutare, esibire, le pessime reazioni e commenti in questione. Il Corriere della Sera aveva pubblicato lo stesso giorno un articolo di commento in prima pagina e un altro intitolato “Hater contro Roccella” a pagina 17; il giorno prima a pagina 14 “Un caso gli hater. Meloni: che schifo”. Lunedì Repubblica aveva persino in prima pagina “Scoppia il caso dei commenti social”, malgrado all’interno “il caso” non trovasse da dire più di un boxino di 17 righe.
La dipendenza delle redazioni giornalistiche dai contenuti più sensazionalistici, pettegoli e volatili pubblicati sui social è una questione già assai raccontata e criticata. Ma in questi casi – e lo dicono gli stessi giornalisti più autorevoli – si tratta addirittura di promozione e sopravvalutazione di comportamenti deplorevoli, e di complicità nella loro diffusione. Spesso, tra l’altro, trascurando valutazioni competenti e attente sul reale valore statistico delle reazioni in questione, sulla quota di commenti in realtà prodotti strumentalmente da bot o da manipoli che sfruttano questa opportunità di attenzioni, adeguandosi ai meccanismi incentivati dalle piattaforme social. Questo non deve certo rassicurare, ma persino la definizione di “hater” è probabilmente fuori luogo in molti di questi casi, trattandosi piuttosto di cinici professionisti della visibilità online.
Capaci di sfruttare i meccanismi incentivati dalle piattaforme social, ma i meccanismi esistevano da prima, inventati dai media tradizionali, che si mostrano tuttora poco inclini a rinunciarci e a distinguersi dagli algoritmi tanto criticati, malgrado le sagge risposte esibite nelle rubriche delle lettere.
Fine di questo prologo.
domenica 28 Giugno 2026
La rassegna stampa del Post, I giornali spiegati bene, che si occupa di argomenti contigui a quelli di questa newsletter, sarà sabato prossimo a Peccioli – all’interno del festival Le Canzoni – con Francesco Costa e Luca Sofri.
domenica 28 Giugno 2026
Un articolo di Giovanni Valentini, 78enne esperto giornalista italiano che da dieci anni collabora col Fatto, ha esposto sabato ai lettori di quel giornale i limiti e le fallacie del sistema di contributi pubblici assegnati ai giornali italiani, limiti e fallacie spesso ricordati da questa newsletter. Nell’articolo di Valentini si notava l’insistenza nel difendere in linea teorica il finanziamento pubblico, difesa coerente con le recenti revisioni del giornale sull’argomento, dopo anni di rivendicato rifiuto di farne richiesta. Valentini suggerisce criteri più “rigorosi” per distribuire i contributi pubblici, ma quelli che cita sono in parte già previsti dalla legge attuale e in parte non danno nessuna garanzia di qualità dell’informazione, che è il problema a oggi insuperabile dei fondi pubblici all’informazione.
domenica 28 Giugno 2026
Un progetto di collaborazione tra la grande società greca Antenna e la piattaforma digitale video DAZN ha costituito sabato la prima vistosa occasione di promozione delle attività del nuovo editore – la stessa Antenna – in un articolo sul quotidiano Repubblica, con la relazione correttamente segnalata all’interno dell’articolo.
domenica 28 Giugno 2026
Un articolo del quotidiano ItaliaOggi ha riferito alcuni progetti del direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, tra cui l’intenzione di anticipare il lavoro di una quota maggiore di giornalisti a orari più precoci la mattina: in tutti i quotidiani del mondo lo spostamento delle priorità dall’uscita cartacea dell’indomani alla pubblicazione sul sito ha ormai da molti anni portato a organizzazioni del lavoro diverse, con turni che iniziano più presto e aggiornamenti fino dalle prime ore del mattino.
È impossibile non notare – perché in questa newsletter è un anacronismo che è stato segnalato altre volte – come l’articolo usi, non senza fondamento, l’espressione “accelerare sulla transizione digitale” nel 2026.
domenica 28 Giugno 2026
Un lettore di Charlie ha segnalato quello che finora è il massimo sconto conosciuto tra le promozioni e offerte proposte dai siti delle testate giornalistiche tradizionali (finora conoscevamo questo di 6 mesi a zero euro, e questo di un anno per 6 euro): un abbonamento annuale al Corriere della Sera online al prezzo di un solo euro (con possibilità di cancellare il rinnovo automatico).
domenica 28 Giugno 2026
Il New York Times ha pubblicato una propria lunga inchiesta su una storia a metà tra il gossip e l’etica giornalistica di cui le redazioni americane avevano molto parlato nelle settimane passate. Una nota giornalista sportiva dedicata al football NFL, Dianna Russini, era stata fotografata all’inizio di aprile nella piscina di un albergo assieme al coach di un’importante squadra di football. Le foto suggerivano una relazione piuttosto stretta, ma Russini aveva negato implicazioni extraconiugali. Russini lavorava per l’ Athletic, il sito di news sportive che è diventato un grande successo online nel suo decennio di vita, fino a essere acquisito dal New York Times nel 2022, che ne ha fatto la propria redazione sportiva, sostituendo quella esistente. Altre foto più antiche dei due che si baciavano erano state pubblicate successivamente. L’ Athletic aveva annunciato una propria indagine per verificare comportamenti contrari all’etica giornalistica, che configurassero un conflitto di interessi non dichiarato, e Russini si era dimessa.
Adesso l’articolo del New York Times sulla vicenda (che cita altri comportamenti discutibili di Russini) ha colpito molti osservatori che lo hanno considerato una dimostrazione degli irrisolti rapporti tra la redazione del New York Times e quella dell’ Athletic, con alcuni dettagli paradossali, come i passaggi dell’articolo che riferiscono di non avere ottenuto risposte da alcuni dei coinvolti, che si dà il caso siano colleghi e dirigenti delle stesse testate.
domenica 28 Giugno 2026
Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha rinunciato a convocare quattro giornalisti del Washington Post e del Wall Street Journal davanti a un “grand jury” per chiedere loro sotto giuramento di rivelare le fonti di alcuni articoli relativi a questioni di “sicurezza nazionale”. La rinuncia è stata collegata dal Washington Post alle opposizioni legali dei suoi avvocati: il giornale ha molto protestato contro l’iniziativa, ricordando come i principi morali e legali del giornalismo statunitense garantiscano di poter proteggere l’anonimato delle fonti, sia per protezione delle fonti stesse che per evitare che i giornali diventino potenzialmente strumenti di indagine da parte delle autorità investigative.
In passato c’erano stati altri tentativi simili da parte delle amministrazioni precedenti, ma il caso più famoso e contestato è quello della giornalista Judith Miller, che nel 2005 passò 85 giorni in carcere per avere rifiutato di rivelare una sua fonte all’interno del governo Bush.
domenica 28 Giugno 2026
Il Giornale di Brescia, quotidiano lombardo ottantenne, ha deciso la nomina di un nuovo direttore: Giorgio Bardaglio ha 59 anni e fino a oggi era vicedirettore. Sostituirà Nunzia Vallini, con il rischio di ridurre del 50% il numero delle direttrici di quotidiano tra le prime cinquanta testate italiane. Ma nel frattempo ad Agnese Pini – direttrice di Quotidiano Nazionale, e quindi dei quotidiani locali del gruppo Monrif associati (Nazione, Resto del Carlino, Giorno) – si è aggiunta Manila Alfano, che diventerà direttrice della Provincia Pavese, riportando il numero a due. Alfano ha 49 anni ed era finora direttrice del sito Mamme Magazine, sempre di SAE, e collabora da molti anni con diversi giornali.
La Provincia Pavese è uno dei quotidiani locali acquisiti in questi anni dal gruppo SAE, che ha ottenuto maggiori notorietà nei mesi scorsi per essere diventato editore anche della Stampa di Torino. Alfano sostituirà Giacomo Bedeschi, che invece diventerà direttore della Nuova Sardegna di Sassari, sempre del gruppo SAE, che ha già nelle sue consuetudini delle rotazioni di direttori tra le diverse testate (consuetudine introdotta nel gruppo Espresso, quando possedeva molti quotidiani locali, prima di diventare GEDI e di venderli a diverse altre proprietà nel decennio passato). L’attuale direttore della Nuova Sardegna Luciano Tancredi diventerà vicedirettore della Stampa.
domenica 28 Giugno 2026
AGI è una delle più importanti agenzie di stampa italiane. È di proprietà della società produttrice di energia e combustibili fossili ENI, che ha da sempre costruito relazioni economiche più o meno dirette con gran parte dell’informazione giornalistica italiana, ottenendo così grandi attenzioni e promozioni per le proprie attività (e grandi tolleranze nei confronti delle parti più discutibili delle proprie attività): all’interno di questa priorità, nata fin dalla sua fondazione, ENI acquistò AGI nel 1965 e la rese appunto un servizio giornalistico tra i più rilevanti nei media italiani e con relazioni sempre molto intense con la politica italiana e con le aree di interesse di ENI.
Il penultimo direttore di AGI era stato Mario Sechi, poi divenuto portavoce della presidente del Consiglio Meloni, e di recente licenziato dalla direzione del quotidiano Libero. L’attuale direttrice di AGI è Rita Lofano, di cui sono noti e spesso citati i legami tuttora molto solidi con l’ex direttore Sechi. Due anni fa c’era stata una trattativa per la cessione di AGI al gruppo editoriale della famiglia Angelucci (il cui maggiore esponente è un ricco parlamentare leghista, e che possiede i quotidiani Libero, Giornale e Tempo), poi sospesa per le proteste di una parte della redazione e per le preoccupazioni di una parte della politica.
Venerdì queste sovrapposizioni di interessi sono tornate a fare notizia perché una stimata giornalista politica di AGI è stata trasferita a un diverso settore, e il trasferimento è stato attribuito da molte fonti a un’insoddisfazione della direttrice per il suo lavoro nel riferire le fatiche di Matteo Salvini e della Lega in questi mesi. Insoddisfazione che alcuni articoli hanno legato a pressioni dello stesso ministro Salvini.
domenica 28 Giugno 2026
La presenza frequente sui quotidiani di sondaggi sulle intenzioni di voto delle persone, o sul gradimento raccolto da partiti e leader politici, viene giudicata e commentata soprattutto all’indomani delle elezioni, naturalmente. Soprattutto per verificare l’aderenza dei sondaggi stessi ai risultati, che raramente è completa, e a volte assai limitata. Gli esecutori dei sondaggi si difendono spiegando di volta in volta le variabili impreviste e ricordando quanto i margini e le possibilità di errore siano parte di quella scienza.
In altri periodi dell’anno l’insistenza sui sondaggi riceve invece critiche per le sue ricadute deprecabili sul dibattito pubblico e sul funzionamento della politica e della democrazia: quest’ultima avrebbe bisogno di un’indipendenza e di una possibilità di visione e di progetto da parte di chi è stato democraticamente incaricato nel contesto deputato a tutto questo – le elezioni –, e invece finisce vittima di una campagna elettorale permanente, alimentata dalla ricerca di consenso continuo e di buoni risultati nei sondaggi; e la politica diventa vittima o protagonista non delle sue scelte concrete e dei fatti conseguenti, ma dei giudizi espressi nei sondaggi. In questi casi, gli istituti incaricati dei sondaggi si difendono ricordando il valore relativo e del tutto temporaneo dei dati forniti, la delimitazione delle risposte raccolte, e ancora i margini di errore.
E hanno buone ragioni nell’attribuire implicitamente ai giornali l’enfatizzazione e i modi fuorvianti con cui quei dati sono comunicati, assimilati a giornate del campionato di calcio utili a guadagnare punti passeggeri e a permettere a squadre e tifosi un’occasione di celebrare o di preoccuparsi (e quindi a dare materiale per ottenere attenzione ai giornali stessi). Spesso, tra l’altro, le variazioni annunciate con grande sensazionalismo sono minori dei margini d’errore previsti, e di conseguenza ulteriormente insignificanti.
Ma le criticabili attitudini dei giornali non esentano del tutto gli istituti di sondaggi, che fanno evidentemente prevalere le proprie legittime esigenze commerciali ed economiche rispetto a qualunque pretesa di vedere maggiormente rispettato e spiegato il proprio lavoro e i suoi limiti. Se è vero che gli inganni vengono dai giornali, questi sembrano trovare estese interessate indulgenze da parte dei fornitori di dati, assai disponibili ad accettare tutto questo, indebolimento democratico compreso.
Fine di questo prologo.
domenica 21 Giugno 2026
L’account di Sky TG24 su TikTok ha pubblicato, e poi cancellato, un post in cui per errore l’autore aveva incollato il testo di un messaggio interno destinato probabilmente a chi avrebbe preso il suo posto in un turno successivo. Prima che venisse rimosso, il testo ha mostrato dinamiche e considerazioni del tutto umane – a partire dalla svista stessa – nel lavoro dei social media editor.
“Allora Fede, c’è un po’ troppo Vannacci nel nostro feed, ma alle 4 ho messo una card dato che è sociabile e il sito ci ha fatto un pezzo a parte…. vedi tu se la vuoi cassare… poi su Vannacci ben distante, alle 8 ho messo l’insider che ci ha mandato Ludo… Di fluid ora ti piazzo il gatto turco e di quello che doveva arrivare è arrivato tutto. Della Svizzera non ho messo nulla perchè casomai avrà senso mettere il risultato del referendum.. è arrivata una mail di Valentina della quale non ho colto il senso… Per il resto GARLASCO è TUTTO PIAZZATO da non spostare nè cambiare ordine, HEALTH è messo, CROWE è MESSO, mi pare che non ci siano altre sole che girano” .
domenica 21 Giugno 2026
A Lisbona c’è un giornale online locale che – a differenza della maggioranza dei suoi simili in molte parti del mondo – non si occupa di cronaca nera e incidenti, ma piuttosto di storie locali, di quartiere, e che si finanzia principalmente con eventi di “giornalismo dal vivo” e con collaborazioni con istituzioni culturali della città, senza paywall e senza pubblicità. Mensagem de Lisboa è nato nel febbraio del 2021 per iniziativa di un gruppo di giornalisti che prima lavoravano nel quotidiano Diário de Noticias, uno dei maggiori del paese. Oggi ha sette dipendenti e in poco più di cinque anni è diventato una realtà molto riconosciuta nella città.La direttrice Catarina Carvalho dice che l’idea di base era raccontare la città partendo «dal basso, dalle storie di chi ci abita, di chi costruisce un giardino in un quartiere, di chi fonda un’associazione, di chi si organizza per sviluppare una mobilità diversa, con le biciclette». Da lì il giornale arriva a occuparsi di questioni più grandi, di casa, immigrazione, diritti umani e politica.La proprietà è dei giornalisti e di un gruppo imprenditoriale che si occupa principalmente di marchi storici del settore agroalimentare e che possiede lo storico bar di Lisbona “A Brasileira”, che fu anche una sorta di sede iniziale del giornale. Ora Mensagem ha una redazione itinerante in vari quartieri della città. Dice Carvalho che ne cambieranno tre nei prossimi tre mesi «perché entrando in contatto con le comunità locali arriviamo a storie che altrimenti non incroceremmo». Lisbona è una città con grandi investimenti stranieri, soprattutto nel settore immobiliare, e con crescenti problemi per la popolazione locale, fra problemi legati agli eccessi del turismo e aumento dei prezzi.I fondatori dicono che ora il giornale si sostiene economicamente, soprattutto grazie alla realizzazione di eventi di “live-journalism”, festival culturali e collaborazioni. Tiene workshop di giornalismo e ha festeggiato i cinque anni donando una panchina e alcune sedie in una strada del quartiere São Domingos de Benfica, nel nord della città. Dice Carvalho: «Ci inventiamo cose che altri non fanno e vediamo un po’ dove ci portano».
domenica 21 Giugno 2026
La famiglia dello storico Carlo Ginzburg, morto mercoledì a 87 anni, ha scritto una lettera molto arrabbiata alla Stampa per protestare contro la pubblicazione di un’intervista a Ginzburg stesso.
“con amaro sconcerto e profondo sdegno regi striamo alla vigilia del funerale di Carlo Ginzburg la pubblicazione dell’intervista da lui rilasciata in data 1/6/2023: un testo che, come da voi ricordato, lui stesso aveva esplicitamente chiesto di non pubblicare.
Violare le esplicite volontà di un intervistato a poche ore dalla sua morte, gesto che affermate compiuto «con rispetto», sarebbe stato un tempo impensabile sul vostro giornale”.
Ginzburg aveva scritto allora alla Stampa: «Grazie per la nostra conversazione di ieri: è stato come incontrarsi in un bar e chiacchierare prendendo un caffè a distanza. Mi rendo conto però che il risultato non sia pubblicabile – per colpa mia, intendiamoci. Le banalità che ho detto sulla situazione presente non meritano di essere diffuse». Il giornale non ha rimosso l’intervista dal suo sito.
domenica 21 Giugno 2026
I canali di promozione pubblicitaria dei libri non danno mai grandi rassicurazioni, perché il prodotto libro ha mercati molto limitati e motivazioni all’acquisto molto particolari, legate soprattutto alle notorietà di autori e autrici. Quindi anche gli investimenti pubblicitari sui giornali sono per gli editori una scelta dalle opportunità sempre illeggibili. Comprare degli spazi sui quotidiani è spesso un modo per ottenere magari attenzioni e segnalazioni anche dalle redazioni culturali, oppure per dare visibilità ai libri presso le librerie ( piuttosto che presso i lettori), che sono interlocutrici preziose per la promozione ulteriore. Abbiamo comunque provato a verificare i risultati diretti di vendita di un paio di investimenti simili, escludendo i libri che possono avere avuto altri sensibili fattori di promozione e vendita. Lo scorso 24 maggio l’editore ROI ha comprato uno spazio in prima pagina su Repubblica per un proprio libro, che da allora non ha mai superato le 30 copie vendute settimanali, stando alle rilevazioni dell’istituto principale. Stesso risultato per un libro dell’editore Rubbettino, promosso in uno spazio analogo il 27 maggio. Non risultano certificate vendite significative nelle due settimane successive neanche per un libro autopubblicato e promosso sulla prima pagina del Corriere della Sera lo scorso 8 giugno. Un libro per cui l’editore Laterza aveva comprato uno spazio sempre sulla prima pagina del Corriere lo scorso 10 maggio (e che ha avuto recensioni anche nelle pagine culturali del giornale), ha avuto certificato nelle settimane successive un progressivo declino delle vendite, coerente con gli andamenti abituali delle novità con simili numeri di copie vendute.
domenica 21 Giugno 2026
Negli ultimi due anni il Fatto aveva iniziato a dedicare una pagina settimanale alla moda, argomento apparentemente distante dalle sue priorità abituali, con l’obiettivo di coinvolgere così degli inserzionisti pubblicitari di quel settore, uno di quelli che tuttora contribuiscono di più ai ricavi dei quotidiani cartacei. Le sezioni sulla Moda e sul “lusso” dei giornali (assieme a quelle dei “Motori”) sono quelle la cui stessa esistenza è più legata agli investimenti pubblicitari: esistono perché i brand di moda sono interessati a vedere i loro nomi e prodotti citati, e in cambio acquistano spazi pubblicitari, che non comprerebbero altrimenti. Ma il meccanismo – che funziona per i maggiori quotidiani – non aveva evidentemente dato risultati soddisfacenti per il Fatto, che in una serie di ridimensionamenti annunciati tre mesi fa aveva anche comunicato la rinuncia alle pagine di Moda e Motori.
In occasione delle sfilate e degli eventi di queste settimane, però, il giornale è riuscito evidentemente a raccogliere l’interesse di alcuni brand, e sabato ha pubblicato uno “Speciale Moda” di tre pagine, circondato da un’inedita quota di ben tre pagine pubblicitarie di brand di moda, adeguandosi alla consuetudine diffusa di promuovere nelle pagine redazionali i prodotti dei brand inserzionisti.
(la stessa cosa sta avvenendo in questi giorni sugli altri principali quotidiani, Charlie ne ha pubblicato molti esempi in passato)
domenica 21 Giugno 2026
Un nuovo giornale online basato a Los Angeles, e dedicato a inchieste e reportage, The Newsground, propone ai suoi lettori di abbonarsi per leggerlo senza pubblicità pagando 5 dollari al mese, o di dare un contributo libero, oppure di comprare un pacco di caffè per 25 dollari, di cui 12 andranno a sostenere il giornale. Il suo creatore dice di odiare i paywall.

domenica 21 Giugno 2026
Il Corriere della Sera ha pubblicato giovedì due lunghi comunicati: uno delle rappresentanze sindacali dei dipendenti della società editrice Rcs e l’altro della stessa Rcs. Nel primo si fanno all’editore diverse contestazioni, la cui sintesi è un’accusa di non condividere sufficientemente con i dipendenti i risultati economici delle aziende del gruppo. Dentro quest’accusa c’è anche un’esplicita richiesta di attribuire un compenso ai giornalisti per la vendita dei contenuti dei giornali alle aziende di “intelligenze artificiali”. La risposta dell’editore sostiene che siano false diverse ricostruzioni contenute nel comunicato, esibendo una serie di riconoscimenti attribuiti ai dipendenti negli anni passati, e rivendicando il merito della riduzione del debito della società e del riacquisto della sede storica del Corriere della Sera.
domenica 21 Giugno 2026
Il Reuters Institute britannico ha pubblicato il suo annuale “Digital News Report“, di cui Charlie ha parlato già negli anni passati, e che è un lungo rapporto (178 pagine) sulle tendenze dell’informazione digitale, con brevi sintesi dedicate a ciascun paese. Una comunque lunga sintesi si può trovare qui, o in un articolo del sito americano Nieman Lab. Una delle considerazioni che sono state più citate è quella per cui i giornali online starebbero passando da essere stati i beneficiari del declino dei giornali cartacei a diventare le vittime dello spostamento dell’informazione sui social network, e protagonisti di un proprio precoce declino.
In Italia sono state ripubblicate da diversi siti due tabelle ospitate nelle due pagine dedicate dal rapporto alla situazione italiana (mentre sono state piuttosto trascurate le molte analisi contenute nella parte maggiore del rapporto), soprattutto per promuovere l’impressione che i dati danno sui siti che li hanno citati. Una riguarda la “reach” di alcune testate, e l’altra la fiducia riposta da un campione dei lettori nei confronti delle stesse testate: la seconda (e il documento lo aveva segnalato negli anni passati) sembra risentire molto della notorietà delle testate, più che della fiducia, con le testate online penalizzate a favore di brand più storicamente noti e considerati non condizionati da posizioni politiche partigiane.
domenica 21 Giugno 2026
Alcune precoci analisi hanno segnalato un effetto collaterale delle limitazioni all’uso dei social network da parte dei minori di 16 anni, annunciate questa settimana nel Regno Unito tra grandi curiosità e dibattiti. Ovvero la sensibile riduzione di investimenti pubblicitari da parte di aziende e brand sulle piattaforme social con cui fino a oggi hanno raggiunto quelle classi anagrafiche, e su canali e account che sono tramite di quel contatto. Investimenti che si sposteranno su quelli che si immagina possano essere i maggiori beneficiari del tempo sottratto ai social network, ovvero le piattaforme di streaming. Può darsi che, per ovvie ragioni di pubblici più adulti, le testate giornalistiche non siano danneggiate più di tanto, ma le riduzioni di investimenti sui social potrebbero in parte coinvolgerle lo stesso; oppure potrebbero beneficiare da spostamenti di investimenti verso pubblici diversi.
domenica 21 Giugno 2026
La convivenza su alcuni giornali di pagine e pagine di morbosa attenzione sensazionalista su “Garlasco” e di scandalizzati o esausti commenti sull’eccesso di morboso sensazionalismo intorno a “Garlasco” ha preso delle dimensioni grottesche, ma anche illuminanti sulla capacità dei media di tirare il sasso e sgridare la propria mano. Soltanto negli ultimi giorni il commentatore quotidiano e più noto del Corriere della Sera ha scritto che “l’importante è spostare la soluzione del giallo sempre un po’ più in là, intrattenendo gli spettatori”, parlando di “un tritacarne mediatico” e concludendo che “si sente il bisogno di tirare tutti un po’ il fiato”; e la direttrice di tre importanti quotidiani locali è intervenuta in tv per criticare gli stessi eccessi, salvo avere una nuova “notizia” su Garlasco sulla prima pagina dei medesimi quotidiani l’indomani. Ma casi simili si trovano su tutti i quotidiani e persino nelle televisioni, appunto, in un gioco delle parti il cui obiettivo è dare soddisfazione un po’ a tutti e non scontentare nessuno, confermando uno dei principali limiti dei giornali contemporanei nel trasmettere messaggi coerenti e costruttivi o darsi un ruolo: la dipendenza economica dai pochi lettori paganti rimasti, sia quelli curiosi di “Garlasco” che quelli indignati da “Garlasco”.
Fine di questo prologo.
domenica 14 Giugno 2026
Alcuni quotidiani sudafricani (lo Star e il Mercury, tra gli altri) hanno ospitato questa settimana una creativa campagna di comunicazione, di grande impatto, ripresa e citata in tutto il mondo. La prima pagina e le successive erano segnate da una vistosa macchia rossa che voleva richiamare il sangue mestruale, con il messaggio “un giornale può assorbire il sangue ma non la vergogna”: la campagna è stata promossa da un’organizzazione impegnata ad aiutare le ragazze sudafricane che non si possono permettere i prodotti sanitari per il ciclo.
domenica 14 Giugno 2026
Nei passati decenni tra i critici di Silvio Berlusconi ha avuto molta fortuna una battuta che sintetizzava con acuta intuizione la complicità di molti italiani con i più criticati comportamenti dello stesso Berlusconi: «Non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me». La battuta venne citata da Giorgio Gaber in un’intervista data a Gad Lerner sul Corriere della Sera, e da allora sui giornali viene ciclicamente attribuita a Gaber. Lo ha fatto di nuovo venerdì Francesco Merlo su Repubblica. Ma l’invenzione non è di Gaber, che infatti in quell’intervista disse «Come dice il mio amico Gian Piero Alloisio, io non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me». Gian Piero Alloisio è un cantautore genovese (autore di Venezia, poi cantata da Francesco Guccini), che ha collaborato con alcuni tra i più famosi musicisti e autori italiani, e chiudeva una sua canzone con la frase «Non ce l’ho con Berlusconi in sé, ce l’ho con Berlusconi in me».
domenica 14 Giugno 2026
Con la separazione della proprietà della Stampa dal gruppo GEDI (la Stampa è stata acquisita da una nuova società legata al gruppo editoriale SAE; GEDI dalla società greca Antenna), il giornale deve decidere cosa sarà della storica rubrica quotidiana “Buongiorno” scritta da Mattia Feltri dal 2017, dopo che era stata lasciata dal suo precedente autore Massimo Gramellini. Feltri è rimasto infatti dipendente di GEDI, e direttore del sito di news HuffPost, acquisito a sua volta da Antenna: dall’inizio del mese la rubrica non compare più in prima pagina, in attesa di valutazioni sull’eventuale compatibilità dei due impegni.
domenica 14 Giugno 2026
Il Gazzettino è lo storico quotidiano di Venezia (la redazione è oggi tra Mestre e Porto Marghera), con diffusione in tutto il Veneto e in parte del Friuli: da vent’anni è di proprietà del gruppo Caltagirone, che possiede tra gli altri anche il Messaggero di Roma, il Mattino di Napoli e il Corriere Adriatico di Ancona, e fa capo a una ricca e potente famiglia di costruttori e banchieri romani. Martedì scorso la redazione del Gazzettino ha scioperato per protestare contro la mancata soluzione di “questioni che la redazione considera cruciali per il futuro del Gazzettino, a partire dalla chiusura della sede di Rovigo e dalla situazione della Redazione Web, senza una guida stabile”. L’editore ha contestato la scelta e gli argomenti dello sciopero.
domenica 14 Giugno 2026
La pubblicazione su Repubblica di un severo commento anonimo contro un collaboratore di Repubblica – ne avevamo scritto una settimana fa – non ha avuto ulteriori sviluppi o chiarimenti, a parte una telefonata al direttore di Repubblica da parte di Guia Soncini, che ha una rubrica quotidiana su Linkiesta. Con risultati piuttosto evasivi.
“Lui a quel punto alza la voce e mi sgrida: se intendo scrivere devo dirlo prima, invece di carpirgli dichiarazioni senza annunciare le mie intenzioni. Pensava che una tizia che non conosce lo chiamasse di domenica pomeriggio per domandargli del corsivo contro Paolo Di Paolo per quale altra ragione? Credeva avessi trovato il suo numero su Tinder? Che fossi in cerca di nuovi amici? Che intendessi propormi per scrivere dei tabacchifici di Foggia?
Dice Orfeo – nella parte di telefonata successiva al disvelamento delle mie losche intenzioni – che non c’è niente di strano in quel corsivo. Io chiedo se Di Paolo sia stato avvisato, lui mi chiede col tono che si usa per rivolgersi a interlocutori particolarmente stolidi «siamo soliti avvisare coloro di cui scriviamo?». Io obietto che non accade spessissimo si faccia un corsivo per dire che un proprio collaboratore è imbecille, e lui risponde che loro mica l’hanno criticato «nelle sue mansioni di collaboratore di Repubblica, non abbiamo criticato qualcosa che aveva scritto per noi». La separazione delle carriere è finalmente compiuta, almeno per Di Paolo.
Dice anche, Orfeo, che lui certo non guarda i social (gli avevo detto che erano pieni di opinioni in merito) e che non gli risulta che questa storia interessi a nessuno (sono a quel punto passate ventiquattr’ore dall’amarezza del comitato di redazione). E dice che l’unica ragione per cui il corsivo non è firmato è che i quadratini di dieci righe non si firmano (qualcuno avvisi Berizzi)”.
domenica 14 Giugno 2026
Lunedì è stato confermato che dal 1° luglio il nuovo direttore della Stampa sarà il 75enne giornalista Antonio Di Rosa, come si diceva da qualche settimana, che prenderà il posto di Andrea Malaguti. La Stampa ha da poco cambiato proprietà, ceduta dal gruppo GEDI a una nuova società appositamente costituita.
domenica 14 Giugno 2026
Mill Media è una società britannica nata pochi anni fa per creare un progetto di informazione locale basato sulle newsletter, progetto cresciuto rapidamente. Tra le sue testate c’è The Londoner, dedicata appunto a Londra, che ad agosto dell’anno scorso aveva pubblicato un’inchiesta che accusava un giovane imprenditore italiano, Claudio De Giovanni, di avere costruito un sistema di truffe immobiliari prendendo in affitto appartamenti e subaffittandoli illegalmente, e ingannando e ricattando i proprietari con una serie di false pretese. De Giovanni aveva querelato The Londoner e l’autore dell’articolo per diffamazione, presso l’Alta Corte di giustizia inglese, chiedendo un risarcimento di 250mila sterline: e nei giorni scorsi una sentenza ha respinto le sue richieste e ha ordinato a De Giovanni di pagare 38mila sterline di spese sostenute dalla difesa.
domenica 14 Giugno 2026
A proposito dell’ambigua ma vincente formulazione – pubblicata sotto la testata – che il Fatto usa da sempre per promuoversi (“non riceve alcun finanziamento pubblico”), spiegammo su Charlie che la stessa condizione vale per la quasi totalità dei quotidiani, e che quelli che attingono ai contributi del “fondo per il pluralismo” sono elencati qui. C’è poi un’ulteriore ambiguità in quello slogan promozionale, che per stessa ammissione del giornale non considera “finanziamento pubblico” una estesa serie di agevolazioni economiche di cui il Fatto beneficia.
Su questo argomento è tornato – con toni piuttosto polemici – il giornalista del Giornale Filippo Facci, giovedì (Facci ha avuto anche un vivace scambio col direttore del Fatto nella rubrica delle lettere, venerdì).
domenica 14 Giugno 2026
Il proficuo investimento di marketing che il Fatto ha messo in questi mesi nel produrre campagne fortemente identitarie che mobilitano e motivano i propri lettori sta quindi dando dei soddisfacenti risultati. Il forte legame tra questo lavoro della redazione e la promozione degli abbonamenti è stato sottolineato nei giorni scorsi dallo stesso direttore del giornale, con ripetuti inviti ad acquistare abbonamenti proprio a partire dagli eventi di cui il Fatto sta cercando di essere protagonista (il referendum sulla Giustizia, le inchieste sul “caso Minetti”). A una lettrice che proponeva una colletta per difendere il giornale dalle denunce ha per esempio risposto: «Grazie di cuore, cara Anna, a te e a tutti i lettori che ci hanno proposto di contribuire in denaro. Speriamo di non averne bisogno, cioè di vincere anche queste cause. Intanto chi vuole aiutarci può abbonarsi o regalare qualche abbonamento al “Fatto”».
Intanto, nel celebrare in un editoriale i risultati* di diffusione del Fatto citati qui sopra, giovedì il direttore li ha indicati erroneamente come provenienti da “l’ultimo report Audipress”. Lettori e lettrici di Charlie conoscono la sigla ADS (Accertamenti Diffusione Stampa), ovvero il nome della società che ogni mese certifica e parzialmente verifica i dati di diffusione dei giornali. Audipress era invece il vecchio nome di una diversa società (oggi inglobata da Audicom, scrivemmo anni fa del faticoso processo) che fa differenti rilevazioni dedicate soprattutto alla vendita pubblicitaria e quindi conteggiando più i “lettori” che le copie.
*il dato indicato nell’editoriale è quello che comprende anche gli abbonamenti digitali venduti per un valore inferiore al 30% del prezzo: nel caso del Fatto sono 38mila abbonamenti, che si aggiungono ai quasi 7mila venduti a un prezzo superiore, e alle 18mila copie cartacee.
domenica 14 Giugno 2026
Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di aprile 2026. I dati sono la diffusione media giornaliera “individuale pagata”*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.
Corriere della Sera 143.776 (-12%)
Repubblica 69.234 (-17%)
Stampa 49.526 (-13%)
Sole 24 Ore 45.970 (-7%)
Resto del Carlino 40.180 (-12%)
Messaggero 35.471 (-11%)
Gazzettino 28.069 (-8%)
Nazione 26.025 (-12%)
Fatto 24.626 (-1%)
Dolomiten 24.460 (-5%)
Giornale 24.413 (0%)
Messaggero Veneto 20.871 (-4%)
Unione Sarda 17.972 (-12%)
Verità 17.047 (-12%)
Eco di Bergamo 16.856 (-10%)
Giornale di Brescia 16.510 (-5%)
Manifesto 16.428 (+17%)
Edicola 15.772 (+66%)
Secolo XIX 15.599 (-14%)
Adige 15.380 (-4%)
Libero 14.825 (-13%)
Altri giornali nazionali:
Avvenire 13.293 (-9%)
ItaliaOggi 5.772 (0%)
(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS).
La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a marzo è del 9%, tra le più alte degli scorsi mesi. E per la prima volta dopo tantissimo tempo è stata ampiamente superata dal calo del Corriere della Sera, che abitualmente aveva avuto risultati migliori delle altre testate. Quelli che vanno sensibilmente meglio sono per il secondo mese il Fatto e il Giornale.
Continuano a essere molto gravi il calo di Repubblica (questo mese solo la Provincia Pavese è andata peggio tra tutti i 60 quotidiani conteggiati), quello della Stampa (che per la prima volta scende sotto le 50mila copie) e quelli di Libero e della Verità. Il risultato grandemente positivo del Manifesto continua a risaltare, mentre il quotidiano pugliese L’Edicola ha frequenti alti e bassi legati a operazioni promozionali e “bundle” con altre testate.
Il Tirreno di Livorno non smette di perdere a due cifre percentuali (-12%), ma questo mese tra i quotidiani locali fanno lo stesso o peggio la Nuova Sardegna, la Gazzetta di Parma e il Giorno (tutti -13%), e il Secolo XIX (-14%).
Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 41mila, il Sole 24 Ore più di 30mila, il Fatto più di 38mila, Repubblica più di 17mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto, per completezza.
Corriere della Sera 45.777, -3,9% (0,5%)
Sole 24 Ore 22.069, 1,5% (8,1%)
Repubblica 14.905, -25,8% (+15,4%)
Manifesto 9.265, +27,8% (non offre abbonamenti superscontati)
Fatto 6.744, +7,9% (+34,4%)
Stampa 6.457, -4,5% (0,9%)
Gazzettino 5.558, -0,8% (-5,1%)
Messaggero 5.184, -2,8% (-6,4%)
Adige 5.081, +12,4% (-53,6%)
I dati qui sono sempre in gran parte deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. Quello che si nota è ancora il risultato del Manifesto che si sta avvicinando ai diecimila abbonati, e la grossa crescita degli abbonamenti “superscontati” del Fatto, che nel suo caso costituiscono un ricavo maggiore rispetto alle offerte promozionali di altri giornali; e soprattutto non “cannibalizzano” visibilmente quelli a prezzo maggiore. Continua invece il grosso calo degli abbonamenti più remunerativi per Repubblica, a favore di quelli che lo sono meno. Tutte le altre testate fuori da questa lista, comprese quelle nazionali, non superano i 3mila abbonamenti digitali a prezzo non scontatissimo.
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici, con offerte quasi regalate – ai contenuti dei loro siti web.
(Avvenire, Manifesto, Libero, Dolomiten e ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)
*Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.
Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione, e che trovate qui.
domenica 14 Giugno 2026
Un gruppo di abbonati al Washington Post ha presentato una “class action” contro il giornale contestando la pratica nota come “surveillance pricing“, ovvero la proposta di prezzi diversi a partire dalla profilazione delle abitudini di lettura e dai dati raccolti sugli utenti. Secondo la denuncia il quotidiano – posseduto da Jeff Bezos, fondatore e proprietario della società Amazon – avrebbe creato un ricco e articolato database sui propri lettori, informandoli molto tardivamente e solo attraverso quelle comunicazioni sulla privacy che nessuno legge, potenzialmente includendo in queste informazioni persino i dati raccolti da Amazon. E usando algoritmi dedicati per proporre prezzi diversi agli utenti per lo stesso prodotto, violando le regolamentazioni di alcuni stati americani.
(lo stesso Washington Post ha pubblicato pochi giorni fa un articolo critico nei confronti della stessa pratica adottata dai supermercati)
domenica 14 Giugno 2026
Un giudice di Monaco di Baviera ha imposto a Google di non pubblicare più tra i risultati delle proprie pagine di ricerca nessun contenuto prodotto dalla propria “intelligenza artificiale” che colleghi erroneamente due società tedesche a un’accusa di truffe online. Il valore della sentenza sta nell’aver attribuito a Google una responsabilità degli errori prodotti dai propri software di AI e presentati nella forma di risposte alle ricerche degli utenti, in testa alle pagine. Google si era difesa sostenendo che quelle risposte attingono a fonti linkate e che gli utenti possono verificare presso quelle fonti, ma il giudice ha ritenuto che, trattandosi di testi di produzione nuova e originale, la responsabilità di quei testi riguardi Google.
Come precedente, una simile lettura – che di fatto rende Google “editore” di quei contenuti – potrebbe rendere Google responsabile di ogni conseguenza di errate o false informazioni prodotte dalle sue AI.
domenica 14 Giugno 2026
Uno strascico delle polemiche intorno alla grazia concessa dal presidente della Repubblica a Nicole Minetti sono le denunce che la società del compagno di Minetti, Giuseppe Cipriani, ha presentato contro il quotidiano il Fatto e contro la trasmissione televisiva Report. Le denunce chiedono ingenti risarcimenti – soprattutto quella presentata negli Stati Uniti – per i presunti danni che la società avrebbe ricevuto in conseguenza di alcune informazioni riguardanti Cipriani diffuse dagli accusati e che la denuncia sostiene essere false.
La dimensione del risarcimento richiesto potrebbe mettere in grandi difficoltà soprattutto il Fatto (ma anche la Rai che produce Report, naturalmente), la cui salute economica è stata raccontata come precaria, negli scorsi mesi. Lo stesso Cipriani avrebbe detto che «più che i danni, dovrebbero chiudere il giornale».
Nei giorni scorsi gli altri quotidiani hanno dato grande spazio alle denunce di Cipriani: in alcuni casi rallegrandosene esplicitamente, in altri dando l’impressione di guardarle con curiosità neutrale. Ed è sicuramente legittimo che si abbandoni la retorica corporativa in difesa di ogni tipo di giornalismo, e si possa ritenere che il lavoro di alcuni giornali sia un pericolo piuttosto che un beneficio per le convivenze e per la democrazia. E persino auspicarne la chiusura, e la rimozione del pericolo.
Queste reazioni – o mancanze di reazioni – sono però rivelatrici di una grande ipocrisia strumentale da parte delle battagliere campagne generiche che diverse testate costruiscono intorno alle querele che le riguardano. Perché non si può contestare l’uso intimidatorio e punitivo dello strumento delle querele solo quando riguardano se stessi o espressioni che si condividono. O meglio: si può e si deve farlo, ma ammettendo quindi che ci siano querele più accettabili e fondate di altre, non proclamando la vergogna delle querele intimidatorie in quanto tali, e accusando ogni “potere” di voler “tappare la bocca ai giornali” ogni volta che qualcuno si dice diffamato e danneggiato. Perché altrimenti le proteste contro le querele nei confronti dei giornali dovremmo leggerle anche in questi giorni in difesa del Fatto, minacciato di chiusura da una società di grande potere economico attraverso una richiesta comunque spropositata (250 milioni di dollari).
Il caso Cipriani- Fatto invece dimostra che il giudizio sul fondamento delle querele da parte dei querelati e dei querelanti è per definizione soggettivo e interessato, e che gli unici deputati a emetterlo in modo convincente sono i giudici, sempre per definizione. E che ogni denuncia contro un giornale ha una sua storia, su cui è legittima ogni opinione: mentre sono assai fragili le campagne vittimistiche che pretendono di estendere a principi universali i singoli casi, e che i giornali vadano sempre difesi. Altrimenti starebbero tutti difendendo il Fatto.
Fine di questo prologo.
domenica 7 Giugno 2026
Questa newsletter trascura abitualmente di occuparsi di un particolare genere di articoli che figura tra quelli pubblicati da alcuni dei quotidiani italiani: quelli di polemica – e spesso di insulti – nei confronti di altri quotidiani. Sono articoli che si trovano sulle testate nazionali che hanno in generale delle priorità più aggressive e identitarie nelle loro scelte, rispetto ai criteri giornalistici: il Fatto, Libero, il Giornale, la Verità, ma anche il Foglio, pur con toni più sarcastici che violenti. Se segnaliamo appunto dal Foglio un articolo dedicato a criticare alcuni approcci del Fatto, è perché l’articolo contiene anche delle analisi e delle letture di questi approcci e dei loro obiettivi.
“C’è un genere letterario poco studiato ma fiorente, che potremmo chiamare l’inchiesta perpetua. Funziona così: si pubblica una rivelazione, la rivelazione viene smentita, e a quel punto – anziché fermarsi e ammettere gli errori – si pubblica la notizia della smentita trasformandola in una nuova rivelazione. Il meccanismo è di una semplicità che sfiora la perfezione, e ha il pregio di essere, in linea di principio, inesauribile. Il Fatto quotidiano lo pratica con la disinvoltura dei maestri e l’aria compunta di chi ha appena salvato la Repubblica […] In Italia però il meccanismo si inceppa, e il motivo non è oscuro. Quando un giornale è anche una fazione – o almeno viene percepito come tale, e in certi casi si percepisce tale da solo – ogni autoriflessione metodologica diventa leggibile come resa all’avversario. Al nemico. E in queste condizioni psicologiche, ammettere che un’inchiesta era totalmente sbagliata non significa riconoscere un errore: significa consegnare una bandiera. E quindi non si ammette nulla, e la notizia della smentita esce col titolo sbagliato, e il lettore impara – lentamente, ma impara – che il fragore delle accuse è inversamente proporzionale alla solidità delle prove. La sfiducia nel giornalismo probabilmente non nasce dalle fake news: nasce da questa sproporzione, silenziosa e sistematica, tra il clamore dell’inizio e il silenzio della fine”.
domenica 7 Giugno 2026
In una storia su Instagram sabato sera il conduttore televisivo e radiofonico Alessandro Cattelan ha definito “completamente inventata” una notizia che lo riguardava pubblicata sul sito del Corriere della Sera.
domenica 7 Giugno 2026
Il gruppo ItalyPost, che pubblica un sito di news e da gennaio anche un giornale di carta, investe molto su attività collaterali più promettenti dal punto di vista economico (e di cui i giornali stessi sono usati come veicoli e strumenti ulteriori). Sul Corriere della Sera di lunedì ha comprato una pagina pubblicitaria per promuovere una sua agenzia di rappresentanza di speaker, che gestisce gli eventi pubblici retribuiti di autori del giornale ed altri personaggi.
domenica 7 Giugno 2026
Cinque anni dopo la sua creazione – che Charlie aveva raccontato allora – ha interrotto le pubblicazioni su carta il quotidiano La Ragione, che resterà un giornale online. Il direttore Davide Giacalone lo ha annunciato in un editoriale, con limitate spiegazioni sull’esperienza e sulle sue insoddisfazioni.
“Il modello della carta stampata è in crisi ovunque e lo è anche in Italia. Chiudono le edicole (ed è un male per le città) o si trasformano in punti vendita di prodotti diversi. Non soltanto i costi sono elevati (noi non abbiamo mai voluto prendere un centesimo di contributi pubblici), ma il sistema in sé è in perdita di lettori e quattrini. Eppure non si deve fare a meno dei quotidiani. Saremo attivi online, sapendo che si tratta di un mondo affollato e ancora da valorizzare”.
Ha parlato genericamente di “costi”, senza diffondersi su quali fossero le previsioni e le aspettative diverse, anche un altro articolo sul cambiamento.