domenica 14 Giugno 2026
Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di aprile 2026. I dati sono la diffusione media giornaliera “individuale pagata”*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.
Corriere della Sera 143.776 (-12%)
Repubblica 69.234 (-17%)
Stampa 49.526 (-13%)
Sole 24 Ore 45.970 (-7%)
Resto del Carlino 40.180 (-12%)
Messaggero 35.471 (-11%)
Gazzettino 28.069 (-8%)
Nazione 26.025 (-12%)
Fatto 24.626 (-1%)
Dolomiten 24.460 (-5%)
Giornale 24.413 (0%)
Messaggero Veneto 20.871 (-4%)
Unione Sarda 17.972 (-12%)
Verità 17.047 (-12%)
Eco di Bergamo 16.856 (-10%)
Giornale di Brescia 16.510 (-5%)
Manifesto 16.428 (+17%)
Edicola 15.772 (+66%)
Secolo XIX 15.599 (-14%)
Adige 15.380 (-4%)
Libero 14.825 (-13%)
Altri giornali nazionali:
Avvenire 13.293 (-9%)
ItaliaOggi 5.772 (0%)
(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS).
La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a marzo è del 9%, tra le più alte degli scorsi mesi. E per la prima volta dopo tantissimo tempo è stata ampiamente superata dal calo del Corriere della Sera, che abitualmente aveva avuto risultati migliori delle altre testate. Quelli che vanno sensibilmente meglio sono per il secondo mese il Fatto e il Giornale.
Continuano a essere molto gravi il calo di Repubblica (questo mese solo la Provincia Pavese è andata peggio tra tutti i 60 quotidiani conteggiati), quello della Stampa (che per la prima volta scende sotto le 50mila copie) e quelli di Libero e della Verità. Il risultato grandemente positivo del Manifesto continua a risaltare, mentre il quotidiano pugliese L’Edicola ha frequenti alti e bassi legati a operazioni promozionali e “bundle” con altre testate.
Il Tirreno di Livorno non smette di perdere a due cifre percentuali (-12%), ma questo mese tra i quotidiani locali fanno lo stesso o peggio la Nuova Sardegna, la Gazzetta di Parma e il Giorno (tutti -13%), e il Secolo XIX (-14%).
Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 41mila, il Sole 24 Ore più di 30mila, il Fatto più di 38mila, Repubblica più di 17mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto, per completezza.
Corriere della Sera 45.777, -3,9% (0,5%)
Sole 24 Ore 22.069, 1,5% (8,1%)
Repubblica 14.905, -25,8% (+15,4%)
Manifesto 9.265, +27,8% (non offre abbonamenti superscontati)
Fatto 6.744, +7,9% (+34,4%)
Stampa 6.457, -4,5% (0,9%)
Gazzettino 5.558, -0,8% (-5,1%)
Messaggero 5.184, -2,8% (-6,4%)
Adige 5.081, +12,4% (-53,6%)
I dati qui sono sempre in gran parte deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. Quello che si nota è ancora il risultato del Manifesto che si sta avvicinando ai diecimila abbonati, e la grossa crescita degli abbonamenti “superscontati” del Fatto, che nel suo caso costituiscono un ricavo maggiore rispetto alle offerte promozionali di altri giornali; e soprattutto non “cannibalizzano” visibilmente quelli a prezzo maggiore. Continua invece il grosso calo degli abbonamenti più remunerativi per Repubblica, a favore di quelli che lo sono meno. Tutte le altre testate fuori da questa lista, comprese quelle nazionali, non superano i 3mila abbonamenti digitali a prezzo non scontatissimo.
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici, con offerte quasi regalate – ai contenuti dei loro siti web.
(Avvenire, Manifesto, Libero, Dolomiten e ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)
*Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.
Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione, e che trovate qui.
Charlie è la newsletter del Post sui giornali e sull'informazione, puoi riceverla gratuitamente ogni domenica mattina iscrivendoti qui.