Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 17 Maggio 2026

Il Post Cafè

Per una settimana, da lunedì, il Post terrà un nuovo esperimento di condivisione e confronto con i propri lettori e lettrici, investendo ulteriormente sulla domanda di incontri pubblici e di partecipazione e sul coinvolgimento di abbonati e abbonate che è la principale fonte della sostenibilità del giornale. In uno spazio appositamente allestito, a Milano, con le persone della redazione e dell’azienda.


domenica 17 Maggio 2026

Premio

Il sito Professione Reporter riferisce che la redazione del Corriere della Sera avrebbe raggiunto quasi del tutto gli obiettivi previsti per l’assegno di un “premio di risultato” sull’anno 2025, e che quindi i giornalisti riceveranno un bonus di 975 euro.


domenica 17 Maggio 2026

140mila

La raccolta delle firme per ottenere un referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti attraverso il cosiddetto “fondo per il pluralismo” ha piuttosto rallentato la sua crescita, dopo tre settimane, ed è al 29% della quantità necessaria. La raccolta è promossa da un’associazione di esponenti ed ex esponenti del partito M5S.


domenica 17 Maggio 2026

Secondo alcuni

A proposito del “caso Garlasco”, si è notata l’omissione con cui il Corriere della Sera ha riferito che un appunto scritto da uno degli accusati del delitto non sarebbe quello che era sembrato dalla ricostruzione di diversi quotidiani. Mercoledì il giornale ha infatti riportato le dichiarazioni del giornalista Gianluigi Nuzzi che ha spiegato il senso del documento, e nell’articolo era detto che le parole di Nuzzi smentivano il fatto che “secondo alcuni, quel foglio conteneva le parole chiave del caso Garlasco”.
Lo stesso Corriere della Sera aveva messo in prima pagina , due giorni prima, il titolo “Sempio, spunta un foglio con gli appunti del delitto”, ripetendolo con parole simili all’interno.


domenica 17 Maggio 2026

Segni meno

L’Agcom ha diffuso un suo annuale “Osservatorio sulle comunicazioni”, relativo all’anno 2025, che comprende tra i vari media anche alcuni dati sui giornali. Nei numeri del declino di diffusione fa impressione soprattutto il declino delle copie digitali, che dovrebbero essere invece l’ambito in cui recuperare almeno una parte delle copie cartacee perse. Bisogna però considerare che questi dati non considerano gli abbonamenti digitali a prezzi superscontati (ovvero inferiori al 30% sul prezzo di copertina), che costituiscono una quota cospicua degli abbonamenti digitali ai maggiori quotidiani, per quanto esile in termini di ricavi.


domenica 17 Maggio 2026

Mettetevi nei nostri panni

Il sito di Vulture, una delle testate online del New York Magazine, ha pubblicato un’istruttiva e lunga lista di istruzioni per chi voglia proporre degli articoli. Istruttiva perché descrive indirettamente una serie di aspetti frequenti in proposte di questo genere che le rendono carenti o inaccettabili, a volte per ingenuità del proponente, altre per sua scarsa capacità di mettersi nei panni delle redazioni.
Tra gli altri suggerimenti, più estesamente dettagliati:
– cercate di conoscere la testata a cui scrivete, le sue scelte, i suoi linguaggi. Lo stesso articolo non può essere buono per tutti.
– controllate che sullo stesso argomento non siano state già pubblicate altre cose, e tenetene conto.
– siate brevi nella presentazione della proposta, ma esaurienti.
– non mandate recensioni, abbiamo chi le fa.
– tenete conto di queste istruzioni.
(l’articolo contiene molti altri consigli più dettagliati e che riguardano il lavoro di Vulture: nell’esperienza del Post, dare benintenzionati e precisi esempi e indicazioni ha però il rischio che poi le proposte si somiglino tutte e cerchino di seguire fin troppo pigramente le indicazioni).


domenica 17 Maggio 2026

La Stampa e il tennis

Il quotidiano torinese La Stampa è diventato il mese passato di proprietà del gruppo editoriale SAE, a cui è stato ceduto dalla società Exor, ovvero la sua storica proprietà risalente alla famiglia Agnelli Elkann. La famiglia è intanto rientrata con una piccola quota nella nuova società editrice del giornale, e nell’ultima settimana le cose di cui si è più parlato rispetto alla sua nuova condizione sono due. Una è un’insistente voce finora non confermata da nessuna fonte ufficiale per cui ci sarà un nuovo direttore e che sarà Antonio Di Rosa, giornalista 75enne che fu direttore del Secolo XIX di Genova, della Gazzetta dello Sport, dell’agenzia Lapresse e del quotidiano sassarese La Nuova Sardegna . Di Rosa è tuttora dipendente di SAE e l’investimento su di lui permetterebbe di non mettere già nei conti del giornale un oneroso contratto di nuova direzione.
La seconda notizia era già nota ma è stata sancita ufficialmente, ed è l’ingresso nell’azienda editrice della Stampa della Federazione italiana tennis e padel, attraverso una sua società. L’anomala presenza è stata spiegata con le opportunità di promozione delle attività della federazione attraverso il quotidiano – e il quotidiano della città tuttora sede delle ATP Finals di tennis – e con le ricche risorse economiche che la federazione sta accumulando in questi anni.


domenica 17 Maggio 2026

Patti col diavolo

Sono usciti molti articoli in tutto il mondo a proposito di come il film commercialmente più importante della stagione, Il diavolo veste Prada 2, parli molto di giornali e di giornalismo, più che di moda come il suo predecessore. Il New York Times ne ha scritto ancora martedì. Il film da una parte sancisce in più di un’occasione che quello delle riviste di moda è un giornalismo di seconda classe (la protagonista sogna di tornare ai giornali “veri”, la coprotagonista spiega che la rivista serve a raccogliere pubblicità), dall’altra rispetta il buon lavoro di qualità che può essere fatto anche in quel genere di riviste, ma che è stato travolto dalle crisi di questi decenni. E usa allusioni molto leggibili a personaggi e contesti dell’editoria contemporanea, con riferimenti a Jeff Bezos, a Elon Musk, a Laurene Powell Jobs.


domenica 17 Maggio 2026

Severo monito

Il Garante per la Privacy ha diffuso una comunicazione assai critica nei confronti dei mezzi di informazione in cui afferma che “con riferimento ai fatti di Garlasco, si assiste a una continua e morbosa spettacolarizzazione di una vicenda di cronaca, in contrasto con il principio di essenzialità dell’informazione e suscettibile di travalicare il necessario rispetto della persona e della sua dignità”.


domenica 17 Maggio 2026

Vale tutto

L’ex giornalista finanziario del Sole 24 Ore e oggi collaboratore della testata ItalyPost, Marco Liera, ha celebrato nella sua newsletter su Substack i successi della newsletter su Substack di Selvaggia Lucarelli, figura eclettica e per questo molto contemporanea nella scena giornalistica italiana. Lucarelli aveva raccontato nei giorni scorsi alcuni sviluppi della sua newsletter, di cui erano già noti i formidabili risultati economici. Liera aggiunge delle considerazioni sulle intuizioni di Lucarelli, considerazioni sensate ma che forse trascurano che il mescolare informazione “bassa” e “alta” – nobilitando la prima con alibi sociali, e deprezzando la seconda con approcci scandalistici – è sempre stato un tratto del lavoro giornalistico italiano.

“Perché il cervello umano resta quello.
Vuole conflitto.
Vuole tensione narrativa.
Vuole personaggi ricorrenti.
Vuole aggiornamenti continui.
Vuole sentirsi dentro una saga.
Lucarelli questo lo ha capito benissimo da anni. Ma la cosa interessante è che recentemente sembra voler fare anche un piccolo salto evolutivo: meno puro “internet drama”, più contenuti percepiti come impegnati, sociali, culturali, politici.
Ed è una mossa secondo me intelligente.
Perché nell’economia dell’attenzione moderna il livello successivo non è più solo il gossip. È il gossip che acquisisce dignità culturale.
Non più:
“Guardate questa lite.”
Ma:
“Questa lite ci racconta qualcosa sulla società contemporanea.”
Che poi è esattamente il motivo per cui milioni di persone leggono questi contenuti senza sentirsi in colpa: non stanno perdendo tempo… stanno facendo analisi socio-culturale. Più o meno.

E infatti la genialità del fenomeno è questa: Substack non è diventato immune alle logiche dei social. Le ha semplicemente rese più eleganti”.


domenica 17 Maggio 2026

Sacrifici che diventano opportunità

Ripetendolo sia in un editoriale del direttore* che in un comunicato dell’azienda editrice, il Fatto ha annunciato martedì di avere rinunciato ai contributi pubblici per i quotidiani cartacei di cui aveva fatto richiesta alla fine dell’anno scorso. La richiesta era stata raccontata successivamente dallo stesso giornale, che aveva ritenuto di condividere pubblicamente con i lettori la palese contraddizione tra la richiesta stessa e le proprie storiche ed esibite ostilità a questo genere di finanziamenti, giustificandola con un periodo difficile per i propri conti e annunciando che la decisione sull’accettare o meno il finanziamento fosse ancora da prendere.
Nel frattempo il Fatto ha beneficiato di un’apprezzabile crescita degli abbonamenti digitali, soprattutto grazie alla campagna di marketing e agli investimenti di comunicazione di cui è stato strumento il referendum sulla riforma della Giustizia, e sta utilizzando con efficacia promozionale anche questa stessa rinuncia ai contributi, che potrebbe rivelarsi una scelta più remunerativa ancora dei contributi stessi.

*per chi segue i numeri mensili di diffusione dei quotidiani pubblicati da questa newsletter: nell’editoriale in questione il Fatto viene definito dal suo direttore “il terzo quotidiano generalista d’Italia”. Il dato è ottenuto conteggiando il complesso delle “vendite individuali” delle copie cartacee e digitali, comprese quelle degli abbonamenti a prezzo superscontato, e in questa scelta di conteggio – volendo considerare il Sole 24 Ore un quotidiano “non generalista” – il Fatto ha effettivamente superato la Stampa, essendo il secondo quotidiano per numero di questo genere di abbonamenti.


domenica 17 Maggio 2026

Il bambino e l’acqua sporca

Casi, polemiche, errori, plagi e allarmi intorno all’uso di software di “intelligenza artificiale” nella produzione di testi e articoli hanno spinto il New York Times a una comunicazione piuttosto estrema e proibizionista nei confronti di tali software. Il giornale ha scritto ai collaboratori freelance intimando loro di non proporre alcun “materiale per la pubblicazione il cui contenuto sia stato generato, modificato perfezionato da strumenti di AI generativa o che sia stato sottoposto a tali strumenti”. Secondo le istruzioni i software in questione possono essere usati per funzioni di “brainstorming” e ricerca, ma in nessun modo deve essere affidato loro alcun intervento sui testi.


domenica 17 Maggio 2026

Fare come se Google non ci fosse

L’amministratore delegato della grande multinazionale editoriale Condé Nast ha descritto in un’intervista le dimensioni enormi del declino di traffico portato sui siti del gruppo dalle ricerche su Google, e ha raccontato di avere indicato alle persone responsabili di smettere di pensare a Google e di dedicarsi di più a un rapporto con le comunità di lettori e alla promozione dell’identità delle testate.

“We took a snapshot of search results from seven or eight years ago. And what you saw were a few sponsored links, then the ten blue links. Do the same search today, you get an AI overview, then you get rows and rows and rows of commerce links, then you get sponsored stuff. Each of the last three years, we would do our budgets, and we’d put forecasts in of search traffic declining. Because we’d seen the pattern of algorithm changes. And generally those algorithm changes were negative. Every year, our search traffic was down more than we had forecast. So last year I told our teams, ‘Assume there’s no search.’ You have to have your businesses planned as if search is zero. We don’t expect it to be zero, we expect it to be a single-digit percentage of our traffic”.


domenica 17 Maggio 2026

Te lo ricordi, BuzzFeed?

La maggioranza della proprietà del sito statunitense BuzzFeed è stata comprata dall’imprenditore dei media e dello spettacolo Byron Allen, che deve la sua maggiore fama alla sua carriera di comico e di produttore cinematografico.
Fondato nel 2006, BuzzFeed è un sito americano che fu protagonista di una temporanea rivoluzione nei prodotti giornalistici online, mescolando contenuti “virali” e di informazione, e precorrendo tendenze che oggi sono diventate consuete o che sono state inglobate dentro il nostro quotidiano rapporto con i contenuti online. Per un periodo sembrò l’esempio del prevalere di nuovi progetti digitali sulle aziende giornalistiche tradizionali, poi il suo potere e la sua originalità si diluirono, e le maggiori testate tradizionali seppero riadattarsi e rispondere a una domanda di qualità sopravvissuta. Da qualche anno, però, BuzzFeed è diventato praticamente inesistente nell’influenzare tendenze e opinioni e nel dibattito informativo.
Byron Allen diventerà amministratore delegato di BuzzFeed rimpiazzando il fondatore Jonah Peretti.


domenica 17 Maggio 2026

Charlie, corresponsabili

L’articolo di Roberto Saviano sull’attenzione “oscena” nei confronti del “delitto di Garlasco”, pubblicato sabato su Repubblica (dove Saviano è tornato a scrivere spesso), potrebbe essere considerato come “giudizi ragionevoli che abbiamo tutti”, se non fosse per un paio di contraddizioni, e per alcune considerazioni meno banali espresse da Saviano nel suo ragionamento. Qui interessano le contraddizioni: una è che se questi giudizi li abbiamo davvero tutti, allora qualcuno razzola male, considerata la dimensione del fenomeno: e questo è uno di quei casi in cui razzolare male oscura la buona predicazione. L’interesse per Garlasco, in qualunque misura, è il fattore che determina l’offerta “oscena”: libero chiunque di averlo, l’interesse, ma prendendosi la sua parte di responsabilità nella creazione dell’oscenità, nella sottrazione di attenzione pubblica e di risorse giornalistiche ad altro e nelle quotidiane violazioni delle riservatezze investigative per nutrire questo interesse. L’altra contraddizione è che l’articolo di Saviano (e la rubrica di Michele Serra nella pagina successiva) arrivava dopo due pagine di Repubblica su Garlasco (il giornale ha cercato di attenuare la palese contraddizione titolando l’articolo sulla “tv”, benché non fosse dedicato solo alla tv). Così come il simile giudizio di Filippo Facci a pagina 3 del Giornale, sempre sabato, era schiacciato dalla garlaschizzazione del resto del quotidiano, a cominciare dalla prima pagina. Chiamarsi fuori è apprezzabile, ma fa risaltare soprattutto chi invece sta dentro.

Fine di questo prologo.


domenica 10 Maggio 2026

Il prossimo weekend a Torino

La rassegna stampa del Post, “I giornali spiegati bene”, sarà sabato prossimo al Salone del Libro di Torino, con Francesco Costa e Luca Sofri. Sempre al Salone, Luca Sofri e Michele Serra presenteranno giovedì il nuovo numero di Cose spiegate bene, la rivista del Post.


domenica 10 Maggio 2026

Legàmi

Come avviene ogni anno, il Corriere della Sera ha dedicato sabato un articolo di mezza pagina al “Premio Guido Carli”, che lo stesso sabato aveva comprato una pagina pubblicitaria sul Corriere della Sera, e che ha tra i suoi giurati l’editore del Corriere della Sera. Tra i premiati citati ci sono l’amministratore delegato dell’azienda A2A e quello dell’azienda Armani, entrambe frequenti inserzioniste del Corriere della Sera.


domenica 10 Maggio 2026

Murdoch e Vox, ma l’altro Murdoch

Il Wall Street Journal ha raccontato che James Murdoch sarebbe in trattative per acquistare il gruppo editoriale Vox Media. Murdoch è figlio del più potente imprenditore nei media del mondo, Rupert Murdoch, ma da tempo in profonde divergenze di vedute con suo padre, e in dissenso con le sue posizioni conservatrici. Vox Media pubblica alcune importanti testate americane, online e cartacee (e diversi podcast di successo): il New York Magazine (che fu posseduto da Rupert Murdoch per vent’anni nel secolo scorso), The VergeVoxVulture, tra le altre.


domenica 10 Maggio 2026

Attenzioni

Nella sua newsletter sul PostOk Boomer!, Michele Serra ha raccontato lunedì la storia molto triste e dolorosa della morte del suo cane ucciso da alcuni lupi, riflettendo sulle implicazioni generali della gestione degli animali selvatici potenzialmente pericolosi: in Italia se ne è parlato molto in questi anni, soprattutto in relazione ai lupi e agli orsi. La newsletter di Serra mescola ogni settimana racconti più personali a considerazioni sugli argomenti di attualità.
Il suo racconto sui lupi è stato ripreso nei giorni successivi da diversi altri giornali, che ne hanno correttamente citato il contesto e l’origine. Anche il quotidiano Repubblica – con cui Serra collabora da molti anni – ha ripreso il racconto della newsletter e ha invitato successivamente Serra a scriverne sul giornale, ma ha ritenuto invece di attribuire a un proprio articolo la diffusione pubblica della storia.


domenica 10 Maggio 2026

FBI contro Atlantic

L’ Atlantic, già illustre rivista mensile statunitense, e oggi uno dei più autorevoli giornali online del mondo (posseduto da Laurene Powell Jobs e in salute economica), è tornato mercoledì a raccontare la presunta dipendenza dall’alcool del direttore dell’FBI Kash Patel. Dopo il primo articolo che la sosteneva, il mese scorso, Patel aveva fatto causa al giornale chiedendo 250 milioni di risarcimento. Ma nei giorni scorsi è stata rivelata anche un’indagine dell’FBI contro l’autrice dell’inchiesta, Sarah Fitzpatrick. Il direttore dell’ Atlantic, Jeffrey Goldberg, ha difeso il lavoro di Fitzpatrick, e annunciato che il giornale insisterà a raccontare quel che scopre su Patel.


domenica 10 Maggio 2026

Ordinarie fatiche al Tirreno

Il Tribunale di Livorno ha confermato il giudizio di comportamento antisindacale nei confronti dell’azienda SAE che pubblica il Tirreno (assieme ad altri quotidiani locali, a cui si è aggiunto da poche settimane l’acquisto della Stampa)Il Tribunale non ha invece accolto il ricorso presentato dal sindacato regionale contro la chiusura della redazione di Viareggio del Tirreno.


domenica 10 Maggio 2026

Per soldi

Il settimanale londinese London Standard è l’erede dello storico tabloid Evening Standard, che ha cessato le pubblicazioni quotidiane due anni fa. Lo Standard continua a essere distribuito gratuitamente, il giovedì, e si sostiene con i ricavi pubblicitari: la proprietà, dal 2009, è del ricco e discusso imprenditore russo Alexander Lebedev.
Questa settimana, alla vigilia di importanti elezioni locali in tutto il Regno Unito, Londra compresa, il giornale è uscito con una sovracopertina pubblicitaria comprata dal partito di estrema destra Reform (favorito e poi vincente alle elezioni) e con un messaggio molto forte contro il primo ministro Starmer. La scelta di offrire a un partito politico uno spazio pubblicitario di tanta visibilità – considerate anche le criticate e criticabili posizioni di quel partito – ha ricevuto molte critiche (una simile inserzione in un giornale gallese ha portato a una aggressiva protesta davanti alla redazione, raccontata dal giornale stesso), e richieste che siano maggiormente regolate sui giornali le offerte di simili promozioni.


domenica 10 Maggio 2026

I quotidiani a marzo

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di marzo 2026. I dati sono la diffusione media giornaliera “individuale pagata”*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.

Corriere della Sera 148.281 (-8%)
Repubblica 71.034 (-16%)
Stampa 50.585 (-12%)
Sole 24 Ore 46.520 (-7%)
Resto del Carlino 40.912 (-11%)
Messaggero 36.013 (-11%)
Gazzettino 28.434 (-7%)
Nazione 26.759 (-11%)

Giornale 24.936 (+1%)
Fatto 24.874 (-2%)
Dolomiten 23.711 (-5%)
Messaggero Veneto 21.110 (-4%)
Unione Sarda 18.147 (-12%)

Eco di Bergamo 17.223 (-9%)
Verità 17.157 (-14%)
Giornale di Brescia 16.762 (-7%)
Manifesto 16.083 (+15%)
Secolo XIX 15.841 (-15%)
Edicola 15.600 (+74%)
Adige 15.570 (-4%)
Libero 15.224 (-11%)
Altri giornali nazionali:
Avvenire 13.604 (-3%)
ItaliaOggi 5.592 (+5%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a marzo è dell’8,5%, in mezzo tra le oscillazioni dei mesi precedenti (tra l’8,3% e il 9%): ma sempre un declino minore in confronto a quando in passato aveva superato il dieci per cento. Questo mese anche il Corriere della Sera si avvicina molto a questa media di perdite, mentre vanno molto meglio il Fatto e il Giornale, quest’ultimo persino con un rarissimo dato positivo.

Continuano a essere molto gravi il calo di Repubblica (di nuovo il peggiore tra tutti i 60 quotidiani conteggiati), e quelli della Stampa e della Verità . Il risultato positivo del Manifesto questo mese ha una dimensione tale da fargli superare un paio di altre testate nella classifica, mentre il quotidiano pugliese L’Edicola ha frequenti alti e bassi legati a operazioni promozionali e “bundle” con altre testate. Anche il quotidiano di economia e imprese ItaliaOggi ha frequenti piccole oscillazioni, questo mese positive.
Il Tirreno di Livorno non smette di perdere a due cifre percentuali (-15%) e di avere il dato peggiore tra i quotidiani locali sopra le diecimila copie. Le sue 21mila copie dichiarate tre anni fa sono diventate 12mila. Malgrado i suoi declini percentuali siano stati assai più contenuti negli ultimi mesi (grazie a sostanziosi aumenti degli abbonamenti digitali), il Piccolo di Trieste è sceso per la prima volta, di poco, sotto le diecimila copie.

Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 41mila, il Sole 24 Ore più di 30mila, il Fatto più di 36mila, Repubblica più di 18mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto, per completezza.

Corriere della Sera 45.589, -3,9% (-0,1%)
Sole 24 Ore 22.102, 1,4% (-7,2%)
Repubblica 14.542, -32,2% (+26,2%)
Manifesto 8.731, +21,9% (non offre abbonamenti superscontati)
Fatto 6.605, +5% (+28,2%)
Stampa 6.577, -2,3% (-4,1%)
Gazzettino 5.662, -1% (-3,6%)
Messaggero 5.317, -2,4% (-4,8%)
Adige 5.071, +14,4% (-54,8%)

I dati qui sono sempre piuttosto deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. E accanto a variazioni minime gli andamenti generali restano discontinui, di mese in mese. Quello che si nota è ancora l’invidiabile risultato del Manifesto, e la grossa crescita degli abbonamenti “superscontati” del Fatto , che nel caso del Fatto costituiscono un ricavo maggiore rispetto alle offerte promozionali di altri giornali. Continua il grosso calo degli abbonamenti più remunerativi per Repubblica, a favore di quelli che lo sono meno. Tutte le altre testate fuori da questa lista, comprese quelle nazionali, non superano i 3mila abbonamenti digitali a prezzo non scontatissimo.
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici, con offerte quasi regalate – ai contenuti dei loro siti web.

AvvenireManifestoLibero, Dolomiten ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)

*Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione , e che trovate qui.


domenica 10 Maggio 2026

La famosa post verità

La direttrice del quotidiano britannico Guardian, Katharine Viner, ha scritto un lungo articolo che in parte è una celebrazione autopromozionale dei meriti e dei successi del suo giornale, e in parte una riflessione con elementi interessanti sulla “crisi dell’informazione” ovvero del rapporto che abbiamo oggi con l’informazione. In alcuni passaggi estendendo alcune considerazioni che avevamo anche citato nel Prologo della scorsa edizione di questa newsletter.

“As tech companies have prioritised capturing attention, truth has been downgraded. AI slop and deepfakes are now so rampant that it feels that your brain can no longer compute what it’s seeing. You start to question things that turn out to be true. It doesn’t help that reality itself has become so much stranger and more grotesque” .


domenica 10 Maggio 2026

Idea balorda

Nel frattempo Daniele Luttazzi, assiduo collaboratore del Fatto, ha scritto un altro articolo (qui il precedente) in dissenso dal suo giornale per sostenere che il referendum sia “un’idea balorda”, che il finanziamento stesso vada sostenuto e che il Fatto abbia fatto bene a farne richiesta, considerate le sue necessità (il dissenso è anche sul giudizio nei confronti del partito M5S da parte del Fatto, raramente sfavorevole).
(Luttazzi mescola i contributi annuali del cosiddetto “fondo per il pluralismo” con quelli straordinari di recente attribuiti ai giornali cartacei, e con i crediti d’imposta solitamente concessi ai giornali all’interno del decreto “milleproroghe” per l’acquisto della carta)


domenica 10 Maggio 2026

129mila

La raccolta di firme per un referendum sulla legge che definisce il finanziamento pubblico ad alcune categorie di giornali, di cui avevamo scritto una settimana fa, ha un po’ rallentato i suoi progressi rispetto a un avvio robusto: in due settimane però è comunque quasi al 26% dell’obiettivo, e ha tre mesi di tempo.


domenica 10 Maggio 2026

Charlie, corresponsabili

L’articolo di Roberto Saviano sull’attenzione “oscena” nei confronti del “delitto di Garlasco”, pubblicato sabato su Repubblica (dove Saviano è tornato a scrivere spesso), potrebbe essere considerato come “giudizi ragionevoli che abbiamo tutti”, se non fosse per un paio di contraddizioni, e per alcune considerazioni meno banali espresse da Saviano nel suo ragionamento. Qui interessano le contraddizioni: una è che se questi giudizi li abbiamo davvero tutti, allora qualcuno razzola male, considerata la dimensione del fenomeno: e questo è uno di quei casi in cui razzolare male oscura la buona predicazione. L’interesse per Garlasco, in qualunque misura, è il fattore che determina l’offerta “oscena”: libero chiunque di averlo, l’interesse, ma prendendosi la sua parte di responsabilità nella creazione dell’oscenità, nella sottrazione di attenzione pubblica e di risorse giornalistiche ad altro e nelle quotidiane violazioni delle riservatezze investigative per nutrire questo interesse. L’altra contraddizione è che l’articolo di Saviano (e la rubrica di Michele Serra nella pagina successiva) arrivava dopo due pagine di Repubblica su Garlasco (il giornale ha cercato di attenuare la palese contraddizione titolando l’articolo sulla “tv”, benché non fosse dedicato solo alla tv). Così come il simile giudizio di Filippo Facci a pagina 3 del Giornale , sempre sabato, era schiacciato dalla garlaschizzazione del resto del quotidiano, a cominciare dalla prima pagina. Chiamarsi fuori è apprezzabile, ma fa risaltare soprattutto chi invece sta dentro.

Fine di questo prologo.


domenica 3 Maggio 2026

C’è l’atmosfera sabauda

La rassegna stampa del Post, “I giornali spiegati bene”, che ha molti argomenti in comune con questa newsletter, sarà a Torino entrambi i prossimi due weekend. Al Circolo dei lettori sabato 9 con Luca Sofri e Nicola Ghittoni, e al Salone del Libro sabato 16 con Luca Sofri e Francesco Costa.


domenica 3 Maggio 2026

Vertigini

Selvaggia Lucarelli, autrice di una seguita newsletter e collaboratrice del Fatto, ha ripreso sulla sua newsletter delle segnalazioni che aveva ricevuto a proposito di alcuni fatti raccontati in un libro di Simone Alliva – giornalista del quotidiano Domani – che sembrano copiati da altre fonti. Le contestazioni sono molto circolate sui social network: Alliva ha dapprima risposto su Instagram ammettendo un “errore” e annullando la presentazione del libro a Milano, e ha poi cancellato i suoi profili su Instagram e su Twitter.


domenica 3 Maggio 2026

Titoli ingialliti

Ci sono due modi contigui in cui la parola “giallo” viene usata in senso figurato sui giornali, a partire dal significato di “mistero” che deriva da una tradizione editoriale italiana. Uno ha a che fare con la necessità di correggere una notizia falsa pubblicata quando il giornale è imbarazzato nell’ammettere l’errore: e allora piuttosto che indicare esattamente la verità e contraddire la notizia data, sostiene ci sia “un giallo” intorno alla notizia in questione.
L’altro è l’uso come più generico sinonimo di “mistero” intorno a determinati fatti, ed è coerente con un’inclinazione della scrittura giornalistica italiana verso la “fictionalizzazione” dei fatti, la suggestione letteraria, lo “storytelling”. La scelta è diventata nel tempo così frequente da suonare pigra e povera, ma soprattutto ha generato un ricco repertorio di titoli equivoci, con eccessi comici, malgrado la gravità di certe notizie (quella qui sotto era su Repubblica nel 2020). Questa settimana si è aggiunto un altro caso, in un titolo della Nuova Venezia.


domenica 3 Maggio 2026

Sorprende e amareggia

Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, ha “invitato la stampa a un maggiore senso di responsabilità” e ha lungamente criticato un’intervista pubblicata mercoledì sul Corriere della Sera e intitolata “Vita da escort di Taylor B: «Il bacio costa 100 euro in più. Tanti chiedono: mi ami? Io rispondo: in questo istante»”.

“Sorprende e amareggia che una testata autorevole come il Corriere della Sera decida di raccontare sulla propria homepage le avventure da ‘escort’ di A.V., in arte Taylor B., magnificandone vita e prestazioni […] Leggendo della meravigliosa vita di Taylor B. tante bambine e ragazze – già spinte da un marketing martellante a una sessualizzazione precoce nonché oggetto di un’insaziabile domanda di pedopornografia – potrebbero farsi l’idea di seguirne l’esempio, attratte dai facili guadagni e da quel modello di apparente e assoluta autodeterminazione: è di qualche giorno fa la notizia che in Francia la prostituzione minorile – quasi interamente femminile – è aumentata del 43% negli ultimi 4 anni” .

(Ieri sul Corriere della Sera la stessa rubrica di Beppe Severgnini sembrava prendere le distanze da quell’intervista, senza citarla)


domenica 3 Maggio 2026

Condé Nast licenzia in Italia

Alla chiusura dell’edizione italiana di Wired da parte dell’editore – la multinazionale statunitense Condé Nast – si aggiungerebbe anche l’intenzione di licenziare quindici persone nella sede italiana.


domenica 3 Maggio 2026

Un’altra edicola è possibile

Il Post ha raccontato come alcune edicole di giornali in Italia, soprattutto nelle grandi città, stiano trovando alternative di sostenibilità con usi diversi da quello tradizionale, soprattutto legati a iniziative promozionali di aziende le più diverse.


domenica 3 Maggio 2026

Sbagliare pure avendo ragione

Lunedì scorso l’edizione bolognese del quotidiano Repubblica ha pubblicato un articolo sull’uomo anziano a cui è stato impedito di partecipare a una manifestazione del 25 aprile perché aveva con sé una bandiera dell’Ucraina. L’articolo era illustrato da una foto apparentemente tratta dal video dell’episodio molto circolato in rete, ma la foto aveva ricevuto qualche ritocco (la mano sull’asta della bandiera dell’uomo che ha allontanato l’anziano, alcuni dettagli minori intorno). L’indomani, dopo alcune contestazioni ricevute sui social, Repubblica ha ammesso l’errore (“una foto che circolava in rete”) e si è scusata, insistendo però che la foto ritoccata non modificasse la sostanza dell’episodio.


domenica 3 Maggio 2026

Il referendum sui contributi pubblici ai giornali

Un’associazione guidata da alcuni esponenti ed ex esponenti del partito M5S (tra cui l’ex deputato Alessandro Di Battista) ha formalizzato una raccolta di firme perché sia convocato un referendum che proponga l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali legato al cosiddetto “fondo per il pluralismo” ed erogato dalla Presidenza del Consiglio italiano. Il finanziamento è quello destinato alle testate che si rivolgono a minoranze linguistiche e a quelle formalmente possedute da cooperative di giornalisti o organizzazioni non profit. Tra i beneficiari ci sono quotidiani nazionali e più noti come LiberoFoglioManifestoAvvenireItaliaOggi, ma anche altri giornali a cospicua diffusione come Dolomiten Famiglia Cristiana, insieme a molte testate meno note. I contributi sono stati spesso contestati, con un tentativo di dismetterli da parte del M5S quando è stato al governo, tentativo annullato dalle legislature successive (attraverso il ripetuto differimento della scadenza prevista per la dismissione): tra quasi tutti i partiti sono distribuiti interessi protettivi nei confronti di una o di un’altra testata destinataria del finanziamento. Tra le critiche nei confronti della pratica ci sono anche quelle – sostenute in passato anche da questa newsletter – che riconoscono la legittimità di un sostegno all’informazione in quanto servizio pubblico essenziale, ma trovano che nella sua corrente forma questo sostegno venga assegnato senza nessuna garanzia sulla qualità di questo servizio pubblico, e creando una forma di concorrenza sleale. Per non dire dei casi in cui il rispetto dei criteri richiesti è solo formale, e in cui accanto a cooperative e non profit dichiarate ci sono editori e aziende di grande solidità economica.
La campagna – a cui è possibile partecipare online – è arrivata nella sua prima settimana (su tre mesi) a quasi centomila delle cinquecentomila firme necessarie a chiedere il referendum.


domenica 3 Maggio 2026

Pochi ma buoni

USA Today, il quarto e meno internazionalmente noto dei quotidiani considerati “nazionali” statunitensi (gli altri sono New York TimesWall Street Journal Washington Post), è tornato in attivo nel primo trimestre del 2026, pur avendo diminuito i ricavi complessivi e avendo perso una quota cospicua degli abbonati digitali, che in un anno sono passati da 1,81 milioni a 1,33 milioni. Il miglioramento dei margini è avvenuto parallelamente a uno spostamento delle priorità dall’aumento del numero degli abbonamenti all’investimento sugli abbonati digitali più assidui e fedeli, la cui resa economica media è maggiore sia in termini di durata a lungo termine dell’abbonamento che di acquisto di prodotti e servizi accessori (“bundle” con altre testate, offerte di giochi e servizi di video ed entertainment). Contemporaneamente l’azienda dice di avere invece ridotto le offerte scontate e promozionali di minor ritorno economico.


domenica 3 Maggio 2026

Will Lewis riappare in Italia, forse

La newsletter sui media americani e sui loro protagonisti che si chiama Breaker – l’abbiamo citata spesso su Charlie – si è chiesta venerdì che ne sia stato di Will Lewis, dopo l’uscita dal Washington Post. Lewis è londinese ed è un editore e manager del mondo editoriale di eccezionale curriculum, protagonista delle vicende di grandi testate internazionali, dal Wall Street Journal al Daily Telegraph al gruppo News International. I lettori e le lettrici di Charlie lo conoscono soprattutto per la sua fallimentare gestione recente del Washington Post, dove le sue scelte sono state molto contestate dalla redazione, i suoi precedenti nello scandalo britannico delle intercettazioni abusive sono stati molto rievocati, e tutto si è concluso col suo di fatto licenziamento tre mesi fa.
Adesso, secondo Breaker – che non sostanzia molto la sua ipotesi – Lewis sarebbe stato coinvolto nell’acquisto del gruppo italiano GEDI da parte della società greca Antenna. Con Antenna Lewis aveva avuto relazioni due anni fa rispetto alla possibile cessione di una sua startup.

“Lewis has been consulting for the Greek media company Antenna following their recent acquisition of Italian newspapers la Repubblica and La Stampa. Lewis is friends with Antenna Chairman Theodore Kyriakou, who seems to have more consultants than a McKinsey offsite.No word if Lewis has told journalists at la Repubblica “Le persone non leggono le tue cose” (Italian for “people are not reading your stuff” which the Brit famously told Washington Post staffers during a late 2022 town hall). Lewis did not respond to repeated requests for comment” .


domenica 3 Maggio 2026

Dare risposta alle domande con l’AI

Alcuni importanti siti di news internazionali hanno iniziato ad adottare e offrire ai propri lettori un servizio di ricerca interna gestito da software di “intelligenza artificiale” e fornito da Taboola, una piattaforma di distribuzione di contenuti pubblicitari nota soprattutto per la distribuzione dei contenuti sponsorizzati accessori che compaiono all’interno o in fondo agli articoli di molti siti di news. Un articolo del sito americano Digiday – che si occupa di marketing e pubblicità digitale – ha citato tra i siti che hanno adottato il servizio (che si chiama DeeperDive) quello del quotidiano statunitense USA Today quello dell’edizione britannica dello HuffPost, quelli dell’editore Reach, anch’esso britannico. In testa agli articoli dello HuffPost, per esempio, compare un box con alcune domande preconfezionate legate al contenuto dell’articolo, seguite da uno spazio di ricerca in cui chi legge può inserirne di proprie. Il servizio risponde attingendo al database di contenuti del sito e offrendo una serie di link connessi.
Il servizio è fornito ai siti da Taboola in cambio di una spartizione dei ricavi della pubblicità che compare nelle pagine relative. Secondo gli interpellati dall’articolo di Digiday, DeeperDive permetterebbe non solo un aumento del traffico ma una più diretta e approfondita conoscenza degli interessi degli utenti.


domenica 3 Maggio 2026

Charlie, tempi incerti

È uno strano periodo, per i destini dei giornali. Negli ultimi due o tre anni si sono accentuati due cambiamenti, rispetto ai travolgenti, confusi ma anche fertili primi due decenni del secolo.
Da una parte si sono consolidate e radicate molte delle trasformazioni digitali – di tutte le trasformazioni digitali – e c’è una sensazione di minore tempesta, nel bene e nel male. L’epoca di internet si sta sempre più “normalizzando”, e per quel che riguarda i giornali questo è avvenuto con la riduzione delle opportunità, degli stravolgimenti, delle sperimentazioni, che si erano molto più frequentemente accavallati fino a qualche anno fa. Per i giornali Google non è più lo strumento che era, i social network non sono più gli strumenti che erano, la novità di podcast e newsletter si è stabilizzata, le tentazioni inventive sono in un momento di stanca.

E poi c’è che si sta sfarinando il ruolo dei “giornali”, anche estendendo la definizione – come fa questa newsletter – ai prodotti di informazione e alle testate giornalistiche di nuovo formato. Sia perché ormai l’informazione ci raggiunge da molti canali e percorsi che resta invece difficile chiamare “giornali”, sia perché la ormai stabile confusione di attendibilità dell’informazione stessa rende più difficile associare esattamente il lavoro giornalistico con il racconto della realtà. In questo momento più che il futuro dei giornali, quello illeggibile è il futuro di una realtà condivisa.

La grande variabile nuova in questa disordinata situazione sono i software di intelligenza artificiale. È come se ci fossimo tutti convinti di essere alla vigilia di enormi sovversioni, senza avere ancora un’idea della loro natura e misura (piccole sovversioni sono già estesamente in corso). Soprattutto nei giornali, dove il contesto sembra quello di trent’anni fa: c’è una cosa enorme, cosa possiamo farci davvero?

Quella volta là è poi successo di tutto, questa chissà: la Storia si ripete molto meno, ultimamente. Ma del disordine un po’ stagnante di oggi sappiamo una cosa, ormai: che potrebbe cambiare domani.

Fine di questo prologo.


domenica 26 Aprile 2026

Rincorreva già da tempo un bel sogno d’amore

Il quotidiano Repubblica dedica oggi una pagina alla rivista Scarp de’ tenis, che ha raggiunto 300 numeri con il suo eccezionale e ammirevole progetto, e che ha affidato a Michele Serra la direzione del numero celebrativo, che ha diverse copertine con i ritratti di alcuni “venditori” del giornale.

“Dare un’opportunità di lavoro a chi è stato espulso dal mondo del lavoro per molti motivi, dall’età ai vari inciampi della vita, ed è finito per strada», dice Lampertico. Vendere la rivista, che costa 4 euro, con un regolare contratto della casa editrice. «Il giovedì distribuiamo le copie, il sabato e la domenica vanno a venderle, il lunedì tornano, e facciamo i conti». Per ogni copia del mensile venduta restano al venditore un euro e 20 centesimi, più le mance, sempre gradite. «Riesco a portare a casa circa 500 euro al mese», dice Pasquale, che ha addosso molti anni di strada, e ora può dire “porto a casa” perché ha una stanza in affitto, che riesce a pagare da solo. Lo stesso per Fedele — quante disgrazie intrecciate — «ero un fotografo quotato, ma sono rimasto senza un centesimo» (e mostra la cover di un disco dei Pooh, 1985, «l’ho fatta proprio io»). Il circuito è quello delle parrocchie, a ricoprire l’intero territorio della Diocesi di Milano, che è la più grande del mondo, non per caso “Scarp” è nata qui. Ma sempre grazie alla Caritas Ambrosiana e a Caritas Italiana si è diffusa in altre 15 città. E poi ci sono le strade, un tempo vissute molto dal basso, oggi attraversate con dignità. Cento venditori in tutta Italia, e potreste pensare che sono pochi, ma sono cento che hanno ricominciato a vivere, «perché risalire dalla strada è molto difficile»” .


domenica 26 Aprile 2026

Due indignazioni con una fava

Massimo Mantellini, uno dei più noti autori italiani di blog ai tempi dei blog, ed esperto commentatore delle trasformazioni culturali e sociali indotte da quelle digitali, ha ben riassunto un ciclo tipico dell’informazione italiana, a proposito di un recente caso di cronaca romagnolo.

“Prima i media diffondono particolari macabri e inquietanti, virgolettati attribuiti all’ambulanziere sospettato degli omicidi di anziani pazienti, “prove” che non solo suggeriscono la colpevolezza dell’imputato ma ne disegnano i tratti di morbosa anomalia e che inevitabilmente coinvolgono molto delle persone intorno a lui, e poi, quando l’effetto atteso di una vasta indignazione (e di pagine viste e copie vendute) è stato ottenuto, iniziano a produrre la seconda onda: articoli sugli effetti a cascata che l’indignazione social ha prodotto sulle persone vicine all’imputato, quelle stesse persone che gli stessi media avevano ampiamente coinvolto. Come se le minacce social non fossero l’effetto inevitabile del cattivo giornalismo e delle sue intenzionali attenzioni ai particolari più inquietanti. Come ogni volta ciò che i media producono non è solo cattiva informazione ma anche una lesione ampia del senso di comunità. Cattiveria indotta come modello economico residuo che ha come effetto principale quello di mettere i cittadini gli uni contro gli altri” .


domenica 26 Aprile 2026

Ricchi editori

Le attenzioni statunitensi nei confronti del progetto dello Star, il nuovo quotidiano di Washington che vuole approfittare del recente indebolimento del Washington Post deciso dal suo editore Jeff Bezos, proseguono. Il Wall Street Journal ha intervistato il suo fondatore Robert Allbritton – già cofondatore di Politico – e descritto le sue intenzioni. Che fin qui, somigliano a quelle di Jeff Bezos quando acquistò il Washington Post.

“With the Star, Allbritton said, a sale isn’t the endgame. “I don’t need the damn money,” he said. “This time, let’s do it for the purity of the mission”” .


domenica 26 Aprile 2026

Misteri che non lo erano

Un articolo sul sito del magazine statunitense Atlantic ha definito “una farsa” la notizia degli “scienziati scomparsi” che ha trovato esteso spazio anche sui giornali e siti di news italiani. Secondo l’autore Daniel Engber non c’è nessuna relazione tra i diversi “scienziati” citati che possa suggerire un elemento comune, se non – ma neanche questo vale per tutti – il loro essere professionisti che lavorano in distinte branche della scienza, dalla fisica alla chimica, come altre centinaia di migliaia di americani. E le loro stesse “scomparse” sono assai meno misteriose di come sono state presentate.

“The bigger problem with the story is this: Their deaths and disappearances aren’t really unexplained. Reza went missing while hiking, a fate that probably befalls hundreds if not thousands of people every year. Two more people on the list, a pair of JPL-affiliated astrophysicists, each about 60 years old, may have died of natural causes, as happens to roughly 35,000 other Americans of their age each year. The MIT physicist was murdered by a former classmate who also shot and killed two undergraduates at Brown University. Several people on the list appeared to be suffering from personal distress” .


domenica 26 Aprile 2026

Il Tirreno meno locale

ItaliaOggi di sabato ha anche citato un’ipotesi di riduzioni di costi al Tirreno, quotidiano livornese in grossa crisi da tempo e posseduto dalla stessa società SAE che ha comprato la Stampa.

“Il quotidiano edito dalla Sae studia una riduzione a due delle edizioni locali, una per il Nord della Toscana una per il Sud, al posto delle 5 attuali, seguendo i modelli interni al gruppo rappresentati dalla Nuova Sardegna e dalle 3 Gazzette (Reggio, Modena e Ferrara). Ogni fascicolo avrà, in prospettiva, una foliazione di 56 pagine. Per ridurre i costi, è inoltre sul tavolo una cassa integrazione «adeguata», secondo la definizione della proprietà. Oggi in redazione l’organico è di circa 50 giornalisti”.


domenica 26 Aprile 2026

Gli Agnelli ancora nella Stampa, forse

Secondo un articolo del quotidiano ItaliaOggi la società Exor della famiglia Agnelli Elkann, dopo aver ceduto le testate del gruppo editoriale GEDI, riprenderà una quota di circa il 20% del quotidiano La Stampa entrando nella sua nuova proprietà, la cui maggioranza sarà dell’azienda editoriale SAE.

“Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, l’editrice Sapere aude editori mantiene il controllo al 51% circa, affiancata dalla holding Exor della famiglia Agnelli-Elkann (tramite un veicolo di nuova costituzione) che resta così nel capitale del quotidiano piemontese e avrà una quota intorno al 20-22%, anche se a oggi le trattative non sono ancora chiuse ma hanno già raggiunto una fase molto avanzata. Battono un colpo anche gli industriali locali, di cui in passato era rimasto in dubbio il coinvolgimento: adesso sono della partita le Confindustrie locali sia di Torino sia di altre città come Asti e Cuneo mentre è in via di definizione l’impegno di Novara. Gli imprenditori del territorio avranno, complessivamente, in portafoglio un altro 20% circa, comunque con un impegno che sarà indicativamente e leggermente inferiore a quelli degli Elkann. Una quota restante (intorno al 5%), infine, andrà alla Fondazione di origine bancaria di Modena”.


domenica 26 Aprile 2026

Giornalismo e slealtà

Martedì esce in libreria la prima traduzione italiana di un classico dell’analisi giornalistica statunitense, pubblicato nel 1990: “The Journalist and the Murderer“, di Janet Malcolm, stimata autrice del New Yorker, morta nel 2021. Il libro ospita attualissime riflessioni sulle contraddizioni nel lavoro dei reporter basate su una eccezionale storia giudiziaria. Dice Wikipedia:

“When Malcolm’s work first appeared in March 1989, as a two-part serialization in The New Yorker, it caused a sensation, becoming the occasion for wide-ranging debate within the news industry. This heavy criticism continued when published in book form a year later. However, The Journalist and the Murderer is now regarded as a “seminal” work, and its “once controversial theory became received wisdom.”It ranks 97th on the Modern Library’s list of the 100 best non-fiction works of the 20th century” .

“Il giornalista e l’assassino” è pubblicato da Adelphi nella traduzione di Enzo d’Antonio.


domenica 26 Aprile 2026

Di cosa occuparsi

Sempre sul Fatto, Giovanni Valentini (giornalista 78enne che tiene sul giornale una rubrica settimanale in cui si occupa soprattutto di Rai ma anche di altri temi dell’informazione), è tornato sulla polemica del giornale con il senatore Carlo Calenda. Ma quello che interessa a questa newsletter è la sintesi di Valentini intorno ai finanziamenti ai giornali del “fondo per il pluralismo”.

“In nome del pluralismo e della libertà di stampa, si può considerare anche giusto e opportuno che il governo intervenga a sostegno dell’informazione. Ma bisogna verificare bene a quali condizioni per evitare abusi: altrimenti, si rischia di fare di tutti i giornali un fascio e di provocare una reazione avversa, come quella della petizione contro il cosiddetto “reddito di giornalanza”, promossa dall’associazione Schierarsi.
Finché si tratta della stampa d’ispirazione cattolica, cioè della religione largamente più radicata e seguita nel nostro Paese, i contributi diretti hanno una loro legittimazione: i 5,5 milioni di euro corrisposti nel 2024 al quotidiano Avvenire, i 6 milioni tondi a Famiglia Cristiana e i 287mila euro alla rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica possono anche essere considerati leciti. E altrettanto vale per testate pubblicate da cooperative di giornalisti, come per esempio il manifesto (3,257 milioni), La Provincia (1,397 milioni) o La Discussione (990mila euro). Ma deve trattarsi di vere cooperative, non di società private travestite.

Che senso può avere, allora, un sostegno pubblico di 5,4 milioni a un quotidiano come Libero che appartiene a un imprenditore della sanità qual è Antonio Angelucci, parlamentare assenteista della Lega, che già controlla Il Giornale e Il Tempo di Roma? Oppure, un contributo di 2,4 milioni alla Gazzetta del Mezzogiorno di Bari, acquisita da Antonio Albanese (rifiuti) e Vito Miccolis (trasporti), poi trasformata in un’impresa sociale? Di questi casi, piuttosto, farebbe bene a occuparsi un parlamentare che si professa democratico e liberale come Calenda. Tanto più che i contributi diretti (70-75 milioni annui) si aggiungono alle agevolazioni, pari al 30% delle spese sostenute nell’anno precedente, riconosciute a tutti i giornali come credito d’imposta per l’acquisto della carta, portando il totale a circa 140 milioni all’anno” .

(un paio di incisi rispetto alle corrette considerazioni di Valentini sugli abusi in questione, che riguardano anche diverse altre testate destinatarie dei contributi:
– che le testate “di ispirazione cattolica” debbano godere di contributi pubblici, soprattutto se il loro editore è un’organizzazione internazionale economicamente piuttosto solida, è molto discutibile, in una democrazia laica;
– che degli abusi in questione si occupi ” un parlamentare che si professa democratico e liberale come Calenda” è un auspicio condivisibile, e da estendere a qualunque parlamentare democratico e liberale, e anche non liberale. Il problema è che l’assegnazione dei contributi del “fondo per il pluralismo” corrisponde a un equilibrio spartitorio per cui da sempre nessun parlamentare mette in discussione niente di quell’assegnazione per timore di ritorsioni nei confronti delle assegnazioni che sono di suo interesse, accettabili o no che siano;
– come detto sopra, tra le agevolazioni straordinarie per i giornali cartacei, non menzionate da Valentini, ci sono anche quelle richieste dal Fatto).


domenica 26 Aprile 2026

Non tutti

Il direttore del Fatto ha risposto alla lettera di un lettore a proposito del recente annuncio che il giornale potrebbe approfittare di un contributo pubblico destinato alle testate cartacee, contraddicendo così una antica rivendicazione di rinuncia ad “alcun finanziamento pubblico”, pubblicata persino sotto la testata. La risposta del direttore rischia di suggerire ancora un equivoco sull’universalità dei contributi pubblici, dove dice che ” è dura rinunciare a soldi che tutti gli altri incassano facendo concorrenza sleale”. A incassare i contributi annuali previsti dal “fondo per il pluralismo” è infatti un numero limitato di testate nazionali, che non comprende i quotidiani più venduti e potenzialmente concorrenti del Fatto (tra i maggiori ci sono LiberoAvvenireFoglioManifesto). A incassare invece i contributi per cui ha presentato domanda il Fatto saranno invece solo i giornali cartacei.


domenica 26 Aprile 2026

Il famoso 5 orizzontale del 2026

C’è stata una piccola ma peculiare agitazione , la settimana passata, tra il pubblico fedele del cruciverba del New York Times della domenica, quello più grande rispetto agli altri giorni della settimana, pubblicato anche sul magazine del giornale, che esiste da 84 anni, e che Wikipedia definisce “un’icona della cultura americana”. Al cruciverba di domenica scorsa, però, mancavano delle definizioni e altre cose non corrispondevano. Il giornale si è scusato, correggendo la versione online , e spiegando che l’errore era dovuto a un redesign del magazine che non prevedeva ancora il template del cruciverba, con conseguente gestione manuale e imprecisa.


domenica 26 Aprile 2026

Fine di Tiscali News

È stata annunciata la chiusura della sezione di notizie del sito di Tiscali, fornitore di servizi digitali e di telecomunicazioni che fu protagonista delle prime innovazioni italiane in questi settori (oggi è posseduto dall’azienda Tessellis, il cui principale socio è una società di investimenti americana). L’offerta giornalistica di Tiscali era nata quando il sito era chiamato un “portale”, rappresentando un accesso ai contenuti e servizi di internet, allora più limitati ma anche meno organizzati. Tra le varie offerte se ne creò anche una di notizie, che poi nel tempo ha conosciuto vari cambiamenti fino a diventare quello che le sezioni di news degli ex portali sono da tempo: un misto generalista di argomenti assai diversi e trattati sinteticamente, offerto ai grandi numeri di lettori che entrano in contatto con i servizi digitali offerti (mail, soprattutto).