domenica 19 Aprile 2026

I quotidiani a febbraio

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di febbraio 2026. I dati sono la diffusione media giornaliera “individuale pagata”*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.

Corriere della Sera 147.995 (-6%)
Repubblica 69.487 (-17%)
Stampa 51.397 (-11%)
Sole 24 Ore 46.444 (-7%)
Resto del Carlino 41.354 (-11%)
Messaggero 36.552 (-10%)
Gazzettino 28.848 (-7%)
Nazione 26.904 (-11%)
Dolomiten 24.062 (-5%)

Giornale 23.778 (-4%)
Fatto 22.781 (-9%)
Messaggero Veneto 21.409 (-3%)
Unione Sarda 18.652 (-10%)

Eco di Bergamo 17.489 (-9%)
Verità 17.197 (-14%)
Edicola 17.128 (+68%)

Giornale di Brescia 17.000 (-7%)
Secolo XIX 16.319 (-12%)
Adige 15.823 (-3%)

Manifesto 15.142 (+8%)
Libero 14.660 (-16%)
Altri giornali nazionali:
Avvenire 13.357 (-5%)
ItaliaOggi 5.123 (-8%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a dicembre è del 9%, sensibilmente cresciuta rispetto a quella dei mesi precedenti (era stata 8,3% circa): ma sempre un declino minore in confronto a quando aveva superato il dieci per cento. Rispetto a questo, tra i nazionali, continuano quindi ad andare meglio il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore, come accade da molto: e per il terzo mese anche il Giornale. Invece sono di nuovo molto gravi il calo di Repubblica (sempre il peggiore tra i primi cinquanta quotidiani: ha perso un terzo delle copie in soli tre anni), e quelli di Libero e della Verità . Non è una novità il risultato del Manifesto, mentre il quotidiano pugliese L’Edicola ha frequenti alti e bassi legati a operazioni promozionali e bundle con altre testate. L’unico altro risultato positivo è quello del Corriere delle Alpi di Belluno (+5%), per quanto su una diffusione di circa 3500 copie.
Il Tirreno di Livorno non smette di perdere a due cifre percentuali (-14%) e di avere il dato peggiore tra i primi cinquanta quotidiani. Tra le testate locali più grandi vanno peggio anche il Giorno di Milano (-13%) e il Secolo XIX di Genova (-12%).

Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 41mila, il Sole 24 Ore più di 31mila, il Fatto più di 34mila, Repubblica più di 18mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto.

Corriere della Sera 45.611, -2,2% (-4,1%)
Sole 24 Ore 21.464, -1,9% (-5%)
Repubblica 14.816, -32,9% (+31%)
Manifesto 8.588, +20,9% (non offre abbonamenti superscontati)
Stampa 6.674, -1,4% (-4,8%)
Fatto 6.408, +2,5% (+26,2%)
Gazzettino 5.596, +1,3% (-1,5%)
Messaggero 5.275, -2,6% (-1,8%)
Adige 5.074, +15,4% (-59,6%)

I dati qui continuano a essere piuttosto deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. E accanto a variazioni minime gli andamenti generali restano discontinui, di mese in mese. Quello che si nota è ancora l’invidiabile risultato del Manifesto, e il grosso calo degli abbonamenti più remunerativi per Repubblica : mentre Repubblica Fatto continuano ad aumentare la propria quota di abbonamenti molto scontati. Tutte le altre testate, comprese quelle nazionali, non superano i 3mila abbonamenti digitali a prezzo non scontatissimo.
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici, con offerte quasi regalate – ai contenuti dei loro siti web.

(AvvenireManifestoLibero, Dolomiten ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)

Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione, e che trovate qui.

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