domenica 3 Maggio 2026
Ci sono due modi contigui in cui la parola “giallo” viene usata in senso figurato sui giornali, a partire dal significato di “mistero” che deriva da una tradizione editoriale italiana. Uno ha a che fare con la necessità di correggere una notizia falsa pubblicata quando il giornale è imbarazzato nell’ammettere l’errore: e allora piuttosto che indicare esattamente la verità e contraddire la notizia data, sostiene ci sia “un giallo” intorno alla notizia in questione.
L’altro è l’uso come più generico sinonimo di “mistero” intorno a determinati fatti, ed è coerente con un’inclinazione della scrittura giornalistica italiana verso la “fictionalizzazione” dei fatti, la suggestione letteraria, lo “storytelling”. La scelta è diventata nel tempo così frequente da suonare pigra e povera, ma soprattutto ha generato un ricco repertorio di titoli equivoci, con eccessi comici, malgrado la gravità di certe notizie (quella qui sotto era su Repubblica nel 2020). Questa settimana si è aggiunto un altro caso, in un titolo della Nuova Venezia.

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