domenica 10 Maggio 2026

I quotidiani a marzo

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di marzo 2026. I dati sono la diffusione media giornaliera “individuale pagata”*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.

Corriere della Sera 148.281 (-8%)
Repubblica 71.034 (-16%)
Stampa 50.585 (-12%)
Sole 24 Ore 46.520 (-7%)
Resto del Carlino 40.912 (-11%)
Messaggero 36.013 (-11%)
Gazzettino 28.434 (-7%)
Nazione 26.759 (-11%)

Giornale 24.936 (+1%)
Fatto 24.874 (-2%)
Dolomiten 23.711 (-5%)
Messaggero Veneto 21.110 (-4%)
Unione Sarda 18.147 (-12%)

Eco di Bergamo 17.223 (-9%)
Verità 17.157 (-14%)
Giornale di Brescia 16.762 (-7%)
Manifesto 16.083 (+15%)
Secolo XIX 15.841 (-15%)
Edicola 15.600 (+74%)
Adige 15.570 (-4%)
Libero 15.224 (-11%)
Altri giornali nazionali:
Avvenire 13.604 (-3%)
ItaliaOggi 5.592 (+5%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a marzo è dell’8,5%, in mezzo tra le oscillazioni dei mesi precedenti (tra l’8,3% e il 9%): ma sempre un declino minore in confronto a quando in passato aveva superato il dieci per cento. Questo mese anche il Corriere della Sera si avvicina molto a questa media di perdite, mentre vanno molto meglio il Fatto e il Giornale, quest’ultimo persino con un rarissimo dato positivo.

Continuano a essere molto gravi il calo di Repubblica (di nuovo il peggiore tra tutti i 60 quotidiani conteggiati), e quelli della Stampa e della Verità . Il risultato positivo del Manifesto questo mese ha una dimensione tale da fargli superare un paio di altre testate nella classifica, mentre il quotidiano pugliese L’Edicola ha frequenti alti e bassi legati a operazioni promozionali e “bundle” con altre testate. Anche il quotidiano di economia e imprese ItaliaOggi ha frequenti piccole oscillazioni, questo mese positive.
Il Tirreno di Livorno non smette di perdere a due cifre percentuali (-15%) e di avere il dato peggiore tra i quotidiani locali sopra le diecimila copie. Le sue 21mila copie dichiarate tre anni fa sono diventate 12mila. Malgrado i suoi declini percentuali siano stati assai più contenuti negli ultimi mesi (grazie a sostanziosi aumenti degli abbonamenti digitali), il Piccolo di Trieste è sceso per la prima volta, di poco, sotto le diecimila copie.

Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 41mila, il Sole 24 Ore più di 30mila, il Fatto più di 36mila, Repubblica più di 18mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto, per completezza.

Corriere della Sera 45.589, -3,9% (-0,1%)
Sole 24 Ore 22.102, 1,4% (-7,2%)
Repubblica 14.542, -32,2% (+26,2%)
Manifesto 8.731, +21,9% (non offre abbonamenti superscontati)
Fatto 6.605, +5% (+28,2%)
Stampa 6.577, -2,3% (-4,1%)
Gazzettino 5.662, -1% (-3,6%)
Messaggero 5.317, -2,4% (-4,8%)
Adige 5.071, +14,4% (-54,8%)

I dati qui sono sempre piuttosto deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. E accanto a variazioni minime gli andamenti generali restano discontinui, di mese in mese. Quello che si nota è ancora l’invidiabile risultato del Manifesto, e la grossa crescita degli abbonamenti “superscontati” del Fatto , che nel caso del Fatto costituiscono un ricavo maggiore rispetto alle offerte promozionali di altri giornali. Continua il grosso calo degli abbonamenti più remunerativi per Repubblica, a favore di quelli che lo sono meno. Tutte le altre testate fuori da questa lista, comprese quelle nazionali, non superano i 3mila abbonamenti digitali a prezzo non scontatissimo.
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici, con offerte quasi regalate – ai contenuti dei loro siti web.

AvvenireManifestoLibero, Dolomiten ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)

*Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione , e che trovate qui.

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