domenica 10 Maggio 2026
L’articolo di Roberto Saviano sull’attenzione “oscena” nei confronti del “delitto di Garlasco”, pubblicato sabato su Repubblica (dove Saviano è tornato a scrivere spesso), potrebbe essere considerato come “giudizi ragionevoli che abbiamo tutti”, se non fosse per un paio di contraddizioni, e per alcune considerazioni meno banali espresse da Saviano nel suo ragionamento. Qui interessano le contraddizioni: una è che se questi giudizi li abbiamo davvero tutti, allora qualcuno razzola male, considerata la dimensione del fenomeno: e questo è uno di quei casi in cui razzolare male oscura la buona predicazione. L’interesse per Garlasco, in qualunque misura, è il fattore che determina l’offerta “oscena”: libero chiunque di averlo, l’interesse, ma prendendosi la sua parte di responsabilità nella creazione dell’oscenità, nella sottrazione di attenzione pubblica e di risorse giornalistiche ad altro e nelle quotidiane violazioni delle riservatezze investigative per nutrire questo interesse. L’altra contraddizione è che l’articolo di Saviano (e la rubrica di Michele Serra nella pagina successiva) arrivava dopo due pagine di Repubblica su Garlasco (il giornale ha cercato di attenuare la palese contraddizione titolando l’articolo sulla “tv”, benché non fosse dedicato solo alla tv). Così come il simile giudizio di Filippo Facci a pagina 3 del Giornale , sempre sabato, era schiacciato dalla garlaschizzazione del resto del quotidiano, a cominciare dalla prima pagina. Chiamarsi fuori è apprezzabile, ma fa risaltare soprattutto chi invece sta dentro.
Fine di questo prologo.
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