Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 7 Giugno 2026

La foto e il suo contenuto

Sul Fatto di venerdì c’era un interessante articolo che affrontava alcuni dei pro e contro dell’estensione a 70 anni dei diritti d’autore sulle fotografie di cronaca: che, come tutti i diritti, entrano in conflitto con altri diritti e devono trovare un equilibrio col diritto di cronaca.

“Dallo scorso dicembre il distinguo si è ridotto di mezzo secolo: gli anni di tutela per la “fotografia semplice” sono passati da 20 a 70 dal momento dello scatto, mentre per la “fotografia creativa” restano 70 dal momento della morte dell’autore.
A dare un impulso decisivo alla riforma delle regole è stato il caso dell’immagine di Falcone e Borsellino scattata a Palermo il 27 marzo 1992 dal fotoreporter Tony Gentile nel corso della presentazione della candidatura alla Camera dei deputati del collega dei due magistrati Giuseppe Ayala. Quell’immagine, utilizzata per innumerevoli riproduzioni di merchandising, è stata oggetto di una vertenza tra l’autore Tony Gentile e la Rai per averla ripetutamente mandata in onda in programmi televisivi e pubblicata sul proprio sito web quale emblema di una campagna di educazione alla legalità senza autorizzazione e tantomeno l’erogazione di un compenso. La Rai, però, ha vinto su tutti i fronti. Nel procedimento conclusosi nel 2024 il tribunale di Roma e poi la Corte d’appello e infine la Corte di cassazione hanno dato torto all’autore e classificato la foto nella categoria “semplice” pertanto relegata in pubblico dominio dopo 20 anni dalla sua realizzazione. I giudici hanno sostanzialmente ritenuto che l’unicità di quell’immagine non risieda nella capacità creativa dell’autore bensì nella eccezionalità del soggetto: i due magistrati uccisi dalla mafia poco tempo dopo quello scatto” .


domenica 7 Giugno 2026

Il Corriere in cerca di una community

Il Corriere della Sera si sta muovendo da qualche tempo in una direzione nuova, per quel giornale, cercando di creare un rapporto identitario e di più estesa complicità con i propri lettori, approccio su cui il giornale è stato sempre più debole rispetto ad altri, a cominciare da Repubblica che con la sua comunità di lettori – per quanto più piccola e più scossa dai cambiamenti di questi anni – ha saputo costruire un rapporto molto forte.
Tra gli strumenti nuovi che il Corriere della Sera sta adottando in questa direzione c’è stato un recente nuovo festival del giornale a Ferrara, sul modello di quello che fanno molte altre testate; e questa settimana è stato presentato un podcast che racconta storia e funzionamento del giornale, anche qui con un’intenzione di condivisione e trasparenza su cui finora il Corriere era stato molto più schivo di altre testate.


domenica 7 Giugno 2026

Farcela senza il paywall

Il Salt Lake Tribune è uno storico – ha 155 anni – quotidiano di Salt Lake City, nello Utah. Ha avuto un periodo di grossa crisi come molti quotidiani locali statunitensi, ma si è ridimensionato (l’edizione cartacea esce due giorni alla settimana) e adattato ai tempi, e oggi è pubblicato da una non profit e ha 40mila abbonati. La sua CEO Lauren Gustus ha spiegato al sito britannico Press Gazette la scelta del giornale di abolire il paywall, rendere i contenuti del sito aperti a tutti, e mettere dei contenuti “premium” al centro dell’offerta per chi si abbona: «Abbiamo discusso del paywall e del fatto che alcune persone non si possano permettere di accedere a un giornalismo affidabile o di qualità, e che altre non pagheranno mai per leggere il giornale». Sono rari i casi di modelli di questo genere: quella più nota internazionalmente è quella del quotidiano inglese Guardian, in Italia c’è il Post, che pubblica questa newsletter (e che ha di recente promosso ulteriori offerte per diffondere anche i propri contenuti “premium” a chi non ha le risorse per abbonarsi).


domenica 7 Giugno 2026

Showtime o showdown

Nell’ultima settimana le vicende della tv statunitense CBS News e in particolare del programma giornalistico probabilmente più famoso e importante di tutta la televisione americana, 60 Minutes, si sono complicate ulteriormente. Dopo una serie di licenziamenti e l’introduzione di un nuovo capo del programma da parte della direttrice Bari Weiss, c’è stato un intervento polemico da parte di uno storico giornalista della rete, Scott Pelley, che è stato a sua volta licenziato. Altri tre giornalisti del programma hanno dichiarato di avere deciso di restare al programma malgrado gli attacchi che ha subito, per “combattere” e difenderlo.


domenica 7 Giugno 2026

Un boxino di ordinaria follia su Repubblica

Venerdì il quotidiano Repubblica ha pubblicato a pagina 41 un breve articolo di commento che ha spiazzato molti lettori e lettrici, e raccolto curiosità e critiche. L’articolo era ospitato in un box esaltato da un colore diverso all’interno di una pagina dedicata alle polemiche intorno all’esclusione dall’apertura di un festival di un noto scrittore, Erri De Luca, in conseguenza di alcune sue frasi su Israele e Gaza (gli organizzatori dicono di avere proposto a De Luca un diverso ruolo nel programma e che lui avrebbe rifiutato, rifiuto confermato da De Luca). Il commento era molto sprezzantemente e aggressivamente polemico contro Paolo Di Paolo, scrittore e collaboratore della stessa Repubblica, tra i responsabili della scelta del festival. La stranezza maggiore era che il commento usasse una prima persona plurale e non fosse firmato: come se volesse rappresentare il giornale nella sua interezza, ma Repubblica non ha mai adottato simili interventi, in cui una posizione così polemica e ad personam sia espressa a nome del giornale, e senza alcuna firma o soggetto che ne indichi la titolarità. Stranezze accessorie erano poi il tono – più abituale su altri generi di quotidiani italiani – e il fatto che il destinatario dell’attacco sia appunto un frequente collaboratore del giornale.
(In un testo inviato al sito di gossip Dagospia, Di Paolo ha citato il testo di Repubblica).
Sabato pomeriggio è intervenuto il Comitato di redazione della stessa Repubblica, criticando l’articolo contro Di Paolo, e la direzione che lo aveva deciso (qualche giorno prima il vicedirettore Stefano Cappellini aveva scritto sulla sua newsletter in difesa di De Luca).

“Sull’edizione di ieri del nostro giornale è comparso ancora una volta un corsivo non firmato nel quale vengono espresse opinioni su fatti che riguardano il dibattito pubblico. Nei giorni precedenti e nei mesi scorsi c’erano stati casi analoghi per questioni sportive.
Senza entrare nel merito delle opinioni espresse, c’è una questione di metodo che ci preme come rappresentanza sindacale. Esprimiamo perciò un forte disagio di fronte a tale modo di utilizzare il giornale: questi commenti non firmati danneggiano l’immagine di tutta la redazione, visto che addirittura si utilizza il plurale maiestatis, e talvolta sembrano mossi più da questioni personali che altro.
Nello specifico, il corsivo non firmato di ieri prendeva di mira Paolo Di Paolo, storico collaboratore delle pagine culturali (e non solo di quelle) di Repubblica. Il collega scrittore è stato messo alla berlina pesantemente e questo ha suscitato, e sta suscitando ancora oggi, molte dure prese di posizioni contro Repubblica su tutti i social.
Il Comitato di redazione è amareggiato di fronte a questo tipo di azioni e attende un chiarimento in merito con la direzione. Sarebbe auspicabile che, per chiarezza verso i lettori e la redazione stessa, e al netto di antiquate usanze – sappiamo bene che gli articoli non firmati sono riconducibili alla direzione -, ognuno firmasse ciò che scrive, assumendosene piena responsabilità.
Esprimiamo quindi e infine pubblica solidarietà a Paolo Di Paolo”
.


domenica 7 Giugno 2026

Charlie, i migliori

C’è un diabolico format che torna ciclicamente nella produzione giornalistica: la lista. Le cinque cose che, i dieci posti più, i migliori venti, otto cose che non, dieci modi per, eccetera. Ebbe già suoi larghi usi sulle riviste della fine del secolo scorso, con contenuti più o meno frivoli e di scarsa scientificità. Fece poi le fortune iniziali di uno dei più famosi casi di ascesa e caduta dell’informazione digitale, il sito BuzzFeed, che proprio con le liste si fece largo in precoci successi di “viralità”. Oggi il format è molto usato da influencer e account social in cerca di facili curiosità, ma sta purtroppo venendo recuperato anche da giornali autorevoli: il “purtroppo” si riferisce al fatto che liste e classifiche hanno raramente un fondamento giornalistico di qualche validità, ma derivano da giudizi arbitrari e improvvisati (poi c’è il discorso a parte sui sondaggi, che pretendono maggiori agganci con un dato reale, ma nei fatti vengono pubblicati per suscitare gli stessi meccanismi), e inducono a una lettura della realtà schematica e rigida, che finisce per mettere ogni cosa in una classifica ed eliminare tutti i possibili “dipende” di cui la realtà stessa è fatta.
Ma la tentazione è forte e ultimamente se ne sono fatte attrarre persino due testate autorevoli come il 
New York Times e il Guardian. Il primo ha pubblicato una lista dei presunti “30 migliori autori americani di canzoni”, che è riuscita a ottenere enormi reazioni e critiche e commenti: “engagement”. Il secondo ha risposto con i “100 migliori romanzi di sempre”, con attenzioni e clic e condivisioni commisurate alle attese.
Sono passi indietro rispetto alla creazione di un rapporto di fiducia con i propri lettori e lettrici, perché si avventurano in giudizi “divisivi” e oggetto di interpretazioni del tutto personali. Però generano traffico. È una scelta di priorità che almeno questi giornali sembravano avere invertito, vedremo quanto sia stata occasionale.

Fine di questo prologo.


domenica 31 Maggio 2026

Bene

Il Post ha pubblicato la sua sintesi annuale dei risultati dell’anno precedente.

“Nel 2025 i ricavi del Post hanno superato gli 11 milioni di euro, con un aumento del 18% rispetto all’anno precedente. I ricavi provenienti dagli abbonamenti sono aumentati del 22%, e la loro quota rispetto al totale, che è stabilmente quella prevalente, ha superato i tre quarti. Questo ha fatto di poco diminuire la quota di ricavi dalla pubblicità (che è del 9%), ricavi che sono comunque anch’essi cresciuti del 7% rispetto all’anno prima, in numeri assoluti” .


domenica 31 Maggio 2026

Non tutte

Sempre sul Fatto, che è solito indignarsi e protestare nei confronti delle denunce per diffamazione rivolte alla propria testata e ai propri giornalisti, si nota oggi l’esposizione soddisfatta in prima pagina della notizia che – rifiutando la richiesta di archiviazione da parte della procura – una giudice del tribunale di Pisa ha disposto l’imputazione coatta dell’ex assessore alla Cultura di Livorno, denunciato per diffamazione dal direttore del Fatto.


domenica 31 Maggio 2026

Titoli Pro Domo

L’inclinazione a usare virgolettati inventati nella titolazione degli articoli, frequente nella gran parte dei maggiori quotidiani italiani, ha conosciuto due vistosi e più strumentali esempi sul Fatto, questa settimana (il Fatto sfrutta come efficace mezzo di raccolta di consenso e di sostegno economico da parte dei lettori la polemica accusatoria nei confronti del Partito Democratico, e il favore verso il partito M5S). Mercoledì un titolo attribuiva allo scrittore Maurizio de Giovanni una battuta contro il Partito Democratico fatta in realtà dal suo intervistatore, a cui de Giovanni non aveva dato seguito. Venerdì un’intervista col nuovo sindaco di Pistoia aveva di nuovo nel titolo una frase virgolettata che criticava il PD con parole mai usate nell’intervista (assai più diplomatica e rispettosa).

(Il Fatto aveva avuto un più sbadato incidente coi titoli lunedì – ma anche questo illuminante su certe insistenti priorità del giornale – quando anche nel testo dell’intervista all’ex parlamentare del PD Gavino Angius chi l’aveva messa in pagina aveva confuso la Repubblica italiana con il quotidiano Repubblica: la prima ha ottant’anni, la seconda cinquanta).


domenica 31 Maggio 2026

Cambio di passo

La raccolta di firme per ottenere un referendum sulla legge che offre un finanziamento pubblico a determinati giornali – promossa da un’associazione vicina al partito M5S – ha molto rallentato la sua crescita rispetto all’avvio: dopo poco più di un mese (dei tre concessi) è ora a un terzo dell’obiettivo.


domenica 31 Maggio 2026

È un bell’editore

Anche questa settimana il Corriere della Sera ha dedicato al proprio editore ben due articoli, prima mercoledì e poi sabato.


domenica 31 Maggio 2026

Una storia di successo, comunque

Il Post ha raccontato “il clamoroso successo della newsletter di Selvaggia Lucarelli” (qui c’era un’analisi sulla newsletter citata da Charlie due settimane fa).


domenica 31 Maggio 2026

Ecco

Mercoledì il quotidiano Repubblica ha dedicato un lungo articolo alle difficoltà di salute della conduttrice televisiva Belén Rodriguez, descrivendo le circostanze di una sua crisi personale in estesi dettagli (“Belén aveva avuto un crollo. A dare l’allarme, verso le 7, era stato un vicino, che per almeno un’ora ha sentito urla disperate e richieste d’aiuto. Grida, iniziate già alle 4 di notte, percepite pure da un altro residente, che dalla finestra aveva scorto Belén urlare mentre camminava sul balconcino. […] Hanno capito che la showgirl era in bagno, a soqquadro come la camera da letto, segni che confermano le parole di uno degli inquilini che avrebbe sentito, nella notte, il rumore di oggetti scagliati a terra”) Sotto l’articolo, un altro pezzo di commento era intitolato “La sofferenza merita più rispetto”.


domenica 31 Maggio 2026

Amico di tutti

Si sono compiute le operazioni formali di acquisizione della Stampa di Torino da parte del gruppo SAE. Nel frattempo sta diventando un format l’intervista/ritratto inconcludente del fondatore e presidente di SAE, Alberto Leonardis, stavolta inconcludente per stessa ammissione del suo autore, Salvatore Merlo, che ci ha parlato per il Foglio. Ottenendo da Leonardis, in una pagina intera, solo una critica per la direzione della Stampa da parte di Massimo Giannini (ma con “stima perché è un grande professionista”, in disciplina alle grandi attenzioni diplomatiche dell’editore).


domenica 31 Maggio 2026

Il ribaltamento di 60 Minutes

Le vicende all’interno di una delle più importanti testate giornalistiche televisive statunitensi – CBS News – continuano a ricevere molte attenzioni sui media di quel paese. Tra mercoledì e giovedì si è compiuto un ulteriore smantellamento della struttura che produce il celebre programma di approfondimento 60 Minutes, e ne è stato nominato responsabile Nick Bilton, giornalista 49enne di varia carriera – con antiche competenze sulle questioni digitali – ma di nessuna esperienza televisiva. La scelta si deve a Bari Weiss, la nuova capa del canale, coinvolta in conseguenza dell’intenzione di portare CBS News su posizioni più vicine a Donald Trump e ai suoi elettori.


domenica 31 Maggio 2026

Il caso Sechi

L’editore dei quotidiani Giornale Libero ha licenziato giovedì il direttore di quest’ultimo, Mario Sechi, senza spiegazioni ufficiali, ma con molte storie intorno: una serie di fatti, e una serie di ricostruzioni circolate nei giorni scorsi.

I fatti.
Giornale Libero sono posseduti dalla famiglia Angelucci, rappresentata soprattutto da Antonio Angelucci, ricco imprenditore della sanità privata e parlamentare della Lega, e da suo figlio Giampaolo. Libero riceve una delle quote maggiori del finanziamento pubblico assegnato ogni semestre dal “fondo per il pluralismo”. I due quotidiani, assieme alla Verità (di proprietà del suo direttore Maurizio Belpietro), hanno condiviso negli scorsi decenni alcuni direttori con grande frequenza e rotazione: Vittorio Feltri, Alessandro Sallusti, Maurizio Belpietro, soprattutto. Alessandro Sallusti è stato rimpiazzato alla direzione del Giornale soltanto sei mesi fa. Mario Sechi è stato portavoce della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Da quando Sechi era diventato direttore, settembre 2023, la diffusione totale di Libero era passata da 22mila a 16mila copie, un calo più cospicuo di quello della media dei quotidiani (ma il Giornale è passato da 29mila a 24mila copie, nello stesso periodo). Mercoledì il Foglio aveva annunciato una probabile sostituzione di Sechi. Sempre mercoledì è stata data notizia che il ministero dell’Interno aveva assegnato a Sechi una scorta in conseguenza delle minacce ricevute da gruppi anarchici. Giovedì Libero ha aperto tutta la prima pagina con il titolo “Vogliono ammazzare il direttore di Libero”, e con un editoriale del direttore stesso sul suo avere ricevuto la protezione di una scorta. Giovedì pomeriggio Sechi ha pubblicato un tweet per dire: «Angelucci mi ha licenziato. Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti». E nel suo editoriale “d’addio” di venerdì ha rincarato la dose contro l’editore. Il quale poche ore dopo ha annunciato che a sostituire Sechi sarebbe stato Alessandro Sallusti, che era stato direttore di Libero prima nel 2007 e poi nel 2021, e che ha già preso servizio venerdì firmando l’editoriale sul numero di sabato.

Il resto.
Rispetto ai fatti, le parti in causa hanno fatto circolare una serie di altre informazioni, tutte da verificare. Ci sarebbero state insoddisfazioni e ingerenze dell’editore per: i numeri della diffusione del giornale (ma in Italia non si ricordano direttori licenziati perché il giornale non vendeva, di solito avviene per scontentezza di qualcuno); le posizioni troppo filomeloniane e poco filoleghiste del direttore di Libero; alcune sue scelte relative alla copertura delle manovre intorno alle grandi banche italiane degli scorsi mesi; il suo avere trascurato i rapporti con il capo della Federtennis, che ha poi investito nella nuova società editrice della Stampa ; il suo avere pubblicizzato, enfatizzato e strumentalizzato le minacce ricevute allo scopo di proteggere la sua posizione (ci sono stati non pochi direttori sotto scorta per minacce nel recente passato, hanno fatto sapere ufficiosamente gli Angelucci, aggiungendo che le minacce stesse sarebbero arrivate molto prima rispetto alla decisione di annunciarle sul giornale). E in alcune versioni avrebbe avuto un ruolo anche la recente relazione degli Angelucci col miliardario Leonardo Maria Del Vecchio, da poco entrato come socio nel Giornale.


domenica 31 Maggio 2026

Contro il programmatic

L’ American Prospect è una rivista progressista statunitense nata nel 1990, oggi con un vivace sito web e una frequenza bimestrale dell’edizione di carta. Un articolo sulla Columbia Journalism Review ha raccontato la ardita ma ammirevole scelta dell’ American Prospect di rinunciare alla pubblicità “programmatic” sul sito, ovvero le inserzioni pubblicitarie che sono gestite da piattaforme esterne (soprattutto Google ma non solo) che occupano gli spazi a disposizione a partire da complessi algoritmi, senza che il sito ospitante abbia il controllo sul contenuto delle inserzioni*. Si differenziano da altre inserzioni che invece sono vendute attraverso un rapporto del sito con gli inserzionisti (di solito attraverso degli intermediari, che lavorano per l’uno o per gli altri: concessionarie e centri media). E anche per la straordinaria capacità del programmatic di sfruttare i comportamenti online degli utenti (negli Stati Uniti con ancora minori protezioni della privacy rispetto all’Europa): molta parte delle inserzioni programmatic che vediamo online non è collegata al sito dove la vediamo, ma a noi stessi e ai nostri percorsi di navigazione.
La pubblicità programmatic ospita inserzioni spesso di bassa qualità (sia per la sua forma che per i prodotti che promuove) e a volte persino truffaldina: e la sua resa economica è relativamente modesta, per i siti (non per le piattaforme che ne gestiscono quote enormi), ma dentro le fragili economie digitali resta preziosa, e i siti di news decidono di sacrificare parte del loro prodotto vendendo al programmatic spazi per cui non hanno clienti più affidabili.

Secondo i responsabili dell’ American Prospect, invece, “l’attenzione, i dati personali e il comportamento dei lettori diventano merci imballate e vendute tramite una filiera imbottita di truffe, intermediazioni opache e soggetti senza scrupoli. E noi editori dobbiamo ammettere di essere complici di queste transazioni”. Al tempo stesso, spiegano, i giornali si rendono corresponsabili del successo di piattaforme (Google, Facebook) di cui intanto criticano stabilmente i comportamenti.
Quello dell’American Prospect è presentato come un esperimento di un anno, finanziato da uno dei suoi soci: a partire dall’idea che gli esigui ricavi del programmatic siano sacrificabili in cambio di una maggiore coerenza del progetto giornalistico con se stesso e di una maggiore fiducia dei lettori. Che, stando ai dati osservati finora, avrebbero aumentato la durata del tempo passato sul sito.

è possibile creare dei filtri, a partire da parole chiave o da specifiche categorie commerciali (è quello che fa il Post con la pubblicità programmatic), ma a cui possono comunque sfuggire contenuti indesiderati.


domenica 31 Maggio 2026

Charlie, fermarsi

Nella seconda parte del primo mandato presidenziale di Donald Trump si sviluppò un dibattito e un’autocritica all’interno di alcune grandi testate giornalistiche americane a proposito dell’eccessiva attenzione offerta a Trump stesso e alle sue dichiarazioni: bisognava riferirle tutte, dando loro l’ampio spazio imposto dal loro provenire dal Presidente degli Stati Uniti? Oppure bisognava applicare delle valutazioni critiche, scegliendo quello che era effettivamente rilevante, e intervenendo per smentire o contraddire quello che c’era di falso o di non verificabile?

La lezione di quel dibattito (bisognava fare più spesso la seconda cosa) è stata superata dallo stesso Trump, che nel suo secondo mandato sta sommergendo i media di dichiarazioni sempre più difficili da gestire e il cui problema non è più la loro palese falsità, ma la difficoltà di capirne il valore. Ogni giorno Trump dice cose che nella stragrande maggioranza dei casi saranno insignificanti e superate il giorno dopo (venerdì aveva di nuovo annunciato una “final determination” entro due ore, sull’Iran), e in alcuni rari casi avranno un seguito: individuare quali siano le seconde è praticamente impossibile, una specie di lotteria. E così i giornali comprano tutti i biglietti. Il caso più importante, tra i molti, è quello degli sviluppi dell’attacco statunitense contro l’Iran: gli annunci di Trump su questi sviluppi – dati per avvenuti oppure promessi – si sono rivelati finora quasi tutti infondati. Eppure ogni volta che ne arriva uno nuovo è molto difficile ignorarlo, per timore di trascurare una possibile notizia importante, o di arrivare in ritardo sugli altri, se si privilegia la prudenza o una navigata diffidenza. Ma la prudenza può cominciare a essere un valore sostanzioso, per lettori e lettrici sfiniti dai falsi allarmi e dalla gara alle esagerazioni (“si scatenerà l’inferno”).

Fine di questo prologo.


domenica 24 Maggio 2026

Sei settimane al Post

Anche quest’anno il Post ospiterà a settembre e ottobre uno stage/workshop retribuito in redazione, destinato a sei candidati e candidate, in collaborazione con la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e col Premio Mario Formenton: con l’obiettivo di “trasmettere e diffondere quello che il Post ha imparato in questi anni e di alimentare un ricambio e un rinnovamento di osservazioni e approcci tra chi farà i giornali tra un anno, cinque o dieci”. Chi abbia tra i 20 e i 26 anni può trovare maggiori informazioni qui.


domenica 24 Maggio 2026

Altri annunci personali

A contendere all’editore Cairo il primato di immagini e articoli che solo il Corriere della Sera decide di offrire a una persona, continua a esserci la deputata Michela Vittoria Brambilla, alle cui iniziative il quotidiano dedica sempre un’attenzione unica tra tutte le testate italiane.


domenica 24 Maggio 2026

Annunci personali

Il Corriere della Sera ha ricordato venerdì ai suoi lettori che il giorno prima era stato il compleanno del proprio editore Urbano Cairo, riferendone in un articolo in testa a pagina 19 dedicato alla partecipazione dello stesso Cairo a un programma radiofonico. U na fotografia dell’editore era stata ospitata sul Corriere già giovedì, e un articolo gli è stato dedicato di nuovo anche sabato.


domenica 24 Maggio 2026

Non benissimo

Ben il 55% dei partecipanti alla sessione di fine aprile dell’esame scritto per l’abilitazione alla professione giornalistica non è stato ammesso alla prova orale.


domenica 24 Maggio 2026

“Persone certificate”

Il nuovo proprietario della maggioranza del gruppo editoriale Monrif, Leonardo Maria Del Vecchio, è intervenuto con un breve discorso alle celebrazioni per i 70 anni del Giorno (che Monrif pubblica assieme alla Nazione, al Resto del Carlino e al Quotidiano Nazionale).


domenica 24 Maggio 2026

Rimettere in carreggiata

Il sito di Repubblica ha riconfezionato un articolo dopo aver preso per vera una falsa lettera del tennista Carlos Alcaraz diretta al suo collega Jannik Sinner (l’errore originale è rimasto invece su altri siti che distribuiscono i contenuti di Repubblica).


domenica 24 Maggio 2026

Pubblicità controproducenti

Abbiamo raccontato in passato con alcuni esempi gli incidenti spiacevoli che possono capitare quando vengono esclusi controlli e attenzioni sulla prossimità tra determinati contenuti pubblicitari e determinati contenuti giornalistici. Qualche giorno fa il conduttore televisivo Mauro Casciari ne ha segnalato uno particolarmente sfortunato sul sito del Corriere della Sera.


domenica 24 Maggio 2026

Appeasers

In un intervento organizzato a New York dall’università di Yale, l’editore del New York Times A.G. Sulzberger ha criticato la connivenza degli editori che stanno cedendo alle richieste e alle repressioni dell’amministrazione Trump, e anche la pavidità di quelli che non stanno seguendo il New York Times nella sua causa legale (“non vale la pena combattere tutte le battaglie”, gli avrebbero detto alcuni di loro, e “si rischiano delle ulteriori ritorsioni”) contro l’amministrazione e il ministero della Difesa che ha limitato l’accesso dei giornalisti alle informazioni che lo riguardano.


domenica 24 Maggio 2026

Koudri per Koudri

Il sito Facta ha raccontato la trascuratezza incosciente di alcuni giornali online che hanno pubblicato la foto di una persona indicandola come quella che la settimana scorsa ha investito e ferito gravemente molte persone nel centro di Modena, mentre evidentemente non lo era.

“Come ha scoperto Facta, l’uomo nella foto a colori non è il responsabile dei fatti di Modena. Il team legale di El Koudri ci ha confermato che la foto in questione, pubblicata da La Stampa e la Repubblica, non ritrae il loro assistito. Il 31enne arrestato, invece, è quello della foto in bianco e nero stile fototessera. Anche la Polizia ha confermato a Facta che soltanto la foto in bianco e nero mostra l’uomo che ha investito le persone a Modena.
Dopo che abbiamo segnalato a la Repubblica e La Stampa l’errore, in data 18 maggio, le due redazioni hanno modificato gli articoli con la foto corretta ed eliminato molti dei propri post sui social che riportavano la foto sbagliata. Su X, tuttavia, è ancora presente un post di Repubblica con l’immagine errata. Lo scambio di identità è rimasto sulle homepage delle due testate per circa 48 ore.
Secondo la ricostruzione di Facta, l’errore sembra essere nato da un caso di quasi omonimia. Le redazioni avrebbero preso la foto dal profilo Instagram di un utente chiamato “Salim Koudri”, che al momento risulta non più attivo. Nome molto simile a quello dell’uomo arrestato (“Salim El Koudri”).

Questa disattenzione ha poi dato il via alla diffusione di disinformazione islamofoba. Il 17 maggio, l’account Instagram di estrema destra imperium.veritas ha pubblicato un carosello con foto e commenti (in arabo) di un profilo presente sul social media di Meta, sostenendo si trattasse dell’uomo che ha compiuto l’attacco di Modena. Nella prima slide è presente proprio la foto erroneamente diffusa da la Repubblica e La Stampa. Nelle slide successive si vedono altre immagini della stessa persona (prese dal profilo in questione) e suoi commenti in arabo con preghiere rivolte ad Allah. Il post di imperium.veritas sembra quindi voler collegare i fatti di Modena all’Islam. Un legame che ad oggi le indagini degli inquirenti non hanno confermato, specificando che non sono stati riscontrati segnali di radicalizzazione” .


domenica 24 Maggio 2026

Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile

Anche questa settimana è stata data notizia di una condanna per diffamazione di giornali e giornalisti che erano stati denunciati da un magistrato. Sentenza su cui non abbiamo elementi per aggiungere valutazioni, ma si nota la frequenza con cui questo genere di cause vengano vinte quando sono state intentate da colleghi degli emettitori di sentenze. Il Tribunale di Brescia ha condannato la giornalista ed ex parlamentare Tiziana Maiolo e l’editore del quotidiano Il Riformista per un articolo del 2020 ritenuto diffamatorio nei confronti del magistrato Fabio De Pasquale (l’articolo citava un’antica accusa nei confronti di De Pasquale). La sentenza ha imposto la pubblicazione di un breve estratto sui quotidiani Repubblica Corriere della Sera, oltre che sul Riformista.


domenica 24 Maggio 2026

Prima vedere cammello

Nella sua newsletter su business e tecnologie digitali, Ben Werdmuller (imprenditore, giornalista e Senior Director of Technology” del giornale online ProPublica) è tornato sul ciclico argomento dei micropagamenti per i contenuti dei giornali online: ovvero la possibilità di acquistare singole copie o singoli articoli piuttosto che avere solo l’offerta di un abbonamento a lunga scadenza, possibilità spesso richiesta da lettori e utenti.
Werdmuller ha aggiunto alle ragioni consuete e note sulla non convenienza economica dei micropagamenti, per le aziende giornalistiche, una considerazione sulle conseguenze negative del modello sulla qualità dei contenuti giornalistici. Per i giornali, dice, legare il ricavo economico all’interesse dei potenziali clienti per uno specifico articolo o una specifica copia porterebbe a investire ancora sull’attrattiva del click bait e di contenuti confezionati in modo da generare il singolo occasionale acquisto piuttosto che a costruire un rapporto di fiducia duraturo e più proficuo.


domenica 24 Maggio 2026

La sezione buone notizie

Le pagine della Moda e quelle dell’Economia, sui maggiori quotidiani italiani, sono quelle dove l’indipendenza dei criteri giornalistici è più fragile, rispetto alle esigenze degli inserzionisti pubblicitari. Nel caso della Moda, si tratta del settore che tuttora investe di più nella stampa tradizionale – per natura stessa dei prodotti e della loro comunicazione – e un’antica consuetudine rende scontato il peculiare e complice rapporto tra giornali e aziende. Nel caso dell’Economia, sono le pagine dove per definizione si trattano interessi economici importanti e le notizie sulle aziende meritano un loro spazio giornalistico.
Negli ultimi decenni, però, con le gravi difficoltà economiche dei giornali, i cedimenti agli interessi di promozione delle aziende inserzioniste o potenziali inserzioniste – e delle banche creditrici – ha reso le redazioni economiche assai più vulnerabili alle pressioni per ottenere contenuti più promozionali che giornalistici, che oggi prevalgono nelle suddette pagine dei grandi quotidiani. Una dimostrazione della natura e della provenienza di quelle notizie e di quei contenuti è la sproporzione tra notizie di successi commerciali e di bilancio – tante – e quelle di insuccessi e crisi, rare.
Su Repubblica di venerdì, per esempio, i titoli della sezione Economia riferivano che “il piano Filosa rilancia Stellantis”, che ci sono “quotazioni stellari per SpaceX”, che “Iliad Italia chiude un trimestre in crescita”, che “Generali batte le aspettative”, che “Avio è in vetta e balza Prysmian”, che “la Rai torna all’utile”, e poi “Amplifon, aumento lampo”.


domenica 24 Maggio 2026

Un tabloid giallo

Il sito di news britannico The Canary è nato nel 2015, fondato da un gruppo di persone provenienti dall’attivismo di sinistra e presentandosi con posizioni esplicitamente progressiste e “anti sistema”: sostenendo spesso le posizioni dell’allora leader del partito Labourista Jeremy Corbin, e criticando il contesto dei “mainstream media”. Il giornale è stato posseduto da una cooperativa, ma dall’anno scorso il suo editore è una società la cui maggioranza è posseduta da un imprenditore digitale, che ha dato nuove risorse economiche e favorito una sensibile crescita. Si sostiene nella gran parte con le donazioni dei lettori (un modello simile a quello del Guardian) e per il 20% con la pubblicità. Le sue posizioni esibitamente faziose su diversi temi gli hanno guadagnato molte critiche (non più fondate di quelle meritate da simili siti e giornali tradizionali più vicini alle posizioni conservatrici e di destra). Alcune critiche lo hanno spesso assimilato al giornalismo dei deprecati tabloid britannici, e la notizia dei giorni scorsi è che The Canary diventerà in effetti anche un tabloid quotidiano di carta, con un primo numero in edicola martedì. Il CEO Steve Topple ha spiegato che «c’è spazio per un quotidiano davvero di sinistra e progressista, che esca accanto al Mirror, al Sun, al Daily Mail, ma che faccia quello che per esempio dovrebbero fare il Mirror e il Guardian [le due maggiori testate progressiste], cioè dare spazio positivo in prima pagina a Zack Polanski [il leader dei verdi inglesi] se dice qualcosa di valido, discutere apertamente del genocidio israeliano in Asia Occidentale e offrire a una certa fascia di lettori qualcosa che oggi non riescono a ottenere».


domenica 24 Maggio 2026

More Murdochs

Il Post ha raccontato James Murdoch, figlio dissidente del miliardario e potentissimo editore Rupert Murdoch, che questa settimana ha concluso l’acquisto di alcune importanti testate americane, affare che era stato preannunciato due settimane fa. Rispetto alle anticipazioni, la società di Murdoch ha comprato solo alcune delle proprietà del gruppo Vox.


domenica 24 Maggio 2026

Charlie, non rilevante

La rete televisiva statunitense di economia e finanza CNBC ha intervistato Jeff Bezos, e il giornalista Andrew Ross Sorkin – che è anche columnist del New York Times – gli ha chiesto anche del Washington Post, di cui Bezos è editore da tredici anni . Le sue scelte sono state molto contestate negli scorsi mesi: dopo anni di investimenti e apparentemente di nessuna ingerenza nel lavoro giornalistico, Bezos sta ora intervenendo molto nell’orientamento politico del Washington Post, cercando di portarlo verso maggiori indulgenze nei confronti dell’amministrazione Trump, e ha ordinato una drammatica riduzione dei costi, con molti licenziamenti e ridimensionamenti di alcune sezioni giornalistiche.

In risposta alle obiezioni – in particolare a quella che dice “sei pieno di soldi, puoi pure metterne un po’ in un’attività in perdita ma benemerita come quella del Washington Post ” – Bezos ha usato un argomento superficialmente convincente: quello per cui un’impresa deve essere sostenibile economicamente, e che se non lo è vuol dire che il prodotto non corrisponde alla domanda e all’interesse pubblico. Il fatto che un’attività sia “profitable”, ha detto Bezos, «è una misura della sua rilevanza». «Se la gente non paga per il nostro prodotto, vuol dire che non stiamo facendo un buon prodotto».

Questa newsletter ha cercato spesso di attenuare le ingenuità nei confronti dei giornali, e di ricordare che sono anche prodotti commerciali e che le loro scelte dipendono comprensibilmente dall’esigenza di potersi sostenere, e persino di diventare remunerativi per i propri editori. Questa newsletter ha spesso fatto presente che un minimo requisito per pretendere qualcosa dai giornali è quello di esserne clienti, e di pagare per il loro servizio.
Ma a Jeff Bezos (e non solo a lui) bisogna ricordare invece il contrario, ovvero che i giornali sono anche servizio pubblico, prezioso al funzionamento delle democrazie, quando questo servizio è accurato. Se seguissimo la sua considerazione, dovremmo considerare “non rilevante” la scuola pubblica (non “profitable”), o la sanità pubblica (non “profitable”): ma anche molta scuola e sanità privata, “profitable” solo grazie al contributo pubblico.

La “rilevanza” di un prodotto/servizio per le nostre comunità non può essere data solo dal suo successo economico. Significherebbe demandare qualunque cosa – qualunque cosa – al giudizio del mercato, ovvero della somma dei nostri interessi individuali, e la rimozione di quelli collettivi (con conseguenze anche per quelli individuali). Pensate a cosa significherebbe affidare a Bezos e alla sua logica i trasporti pubblici: riduzione delle linee, aumento dei prezzi, servizio solo dove la domanda compensi i costi. Uno scuolabus che raggiunga piccoli paesi sarebbe “non rilevante”.

La verità, semplice e universale, è sempre una: appaltare alla democrazia diretta (il mercato è quello: democrazia diretta) le scelte che determinano il buon funzionamento delle comunità è scellerato, a meno che a tutti noi non siano dati gli strumenti di conoscenza per apprezzare e promuovere il bene comune.
Lo stesso Bezos, in un’altro momento dell’intervista, sostiene che le cose di cui c’è maggior necessità siano capacità e competenza. Peccato che Sorkin non gli abbia ricordato che capacità e competenza si formano studiando, leggendo, imparando, liberandosi dalla necessità, grazie a una serie di servizi e prodotti che le nostre società scelsero nel corso della Storia di sostenere e promuovere, investendoci, e che lui giudicherebbe “non rilevanti”.

Fine di questo prologo.


domenica 17 Maggio 2026

Il Post Cafè

Per una settimana, da lunedì, il Post terrà un nuovo esperimento di condivisione e confronto con i propri lettori e lettrici, investendo ulteriormente sulla domanda di incontri pubblici e di partecipazione e sul coinvolgimento di abbonati e abbonate che è la principale fonte della sostenibilità del giornale. In uno spazio appositamente allestito, a Milano, con le persone della redazione e dell’azienda.


domenica 17 Maggio 2026

Premio

Il sito Professione Reporter riferisce che la redazione del Corriere della Sera avrebbe raggiunto quasi del tutto gli obiettivi previsti per l’assegno di un “premio di risultato” sull’anno 2025, e che quindi i giornalisti riceveranno un bonus di 975 euro.


domenica 17 Maggio 2026

140mila

La raccolta delle firme per ottenere un referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti attraverso il cosiddetto “fondo per il pluralismo” ha piuttosto rallentato la sua crescita, dopo tre settimane, ed è al 29% della quantità necessaria. La raccolta è promossa da un’associazione di esponenti ed ex esponenti del partito M5S.


domenica 17 Maggio 2026

Secondo alcuni

A proposito del “caso Garlasco”, si è notata l’omissione con cui il Corriere della Sera ha riferito che un appunto scritto da uno degli accusati del delitto non sarebbe quello che era sembrato dalla ricostruzione di diversi quotidiani. Mercoledì il giornale ha infatti riportato le dichiarazioni del giornalista Gianluigi Nuzzi che ha spiegato il senso del documento, e nell’articolo era detto che le parole di Nuzzi smentivano il fatto che “secondo alcuni, quel foglio conteneva le parole chiave del caso Garlasco”.
Lo stesso Corriere della Sera aveva messo in prima pagina , due giorni prima, il titolo “Sempio, spunta un foglio con gli appunti del delitto”, ripetendolo con parole simili all’interno.


domenica 17 Maggio 2026

Segni meno

L’Agcom ha diffuso un suo annuale “Osservatorio sulle comunicazioni”, relativo all’anno 2025, che comprende tra i vari media anche alcuni dati sui giornali. Nei numeri del declino di diffusione fa impressione soprattutto il declino delle copie digitali, che dovrebbero essere invece l’ambito in cui recuperare almeno una parte delle copie cartacee perse. Bisogna però considerare che questi dati non considerano gli abbonamenti digitali a prezzi superscontati (ovvero inferiori al 30% sul prezzo di copertina), che costituiscono una quota cospicua degli abbonamenti digitali ai maggiori quotidiani, per quanto esile in termini di ricavi.


domenica 17 Maggio 2026

Mettetevi nei nostri panni

Il sito di Vulture, una delle testate online del New York Magazine, ha pubblicato un’istruttiva e lunga lista di istruzioni per chi voglia proporre degli articoli. Istruttiva perché descrive indirettamente una serie di aspetti frequenti in proposte di questo genere che le rendono carenti o inaccettabili, a volte per ingenuità del proponente, altre per sua scarsa capacità di mettersi nei panni delle redazioni.
Tra gli altri suggerimenti, più estesamente dettagliati:
– cercate di conoscere la testata a cui scrivete, le sue scelte, i suoi linguaggi. Lo stesso articolo non può essere buono per tutti.
– controllate che sullo stesso argomento non siano state già pubblicate altre cose, e tenetene conto.
– siate brevi nella presentazione della proposta, ma esaurienti.
– non mandate recensioni, abbiamo chi le fa.
– tenete conto di queste istruzioni.
(l’articolo contiene molti altri consigli più dettagliati e che riguardano il lavoro di Vulture: nell’esperienza del Post, dare benintenzionati e precisi esempi e indicazioni ha però il rischio che poi le proposte si somiglino tutte e cerchino di seguire fin troppo pigramente le indicazioni).


domenica 17 Maggio 2026

La Stampa e il tennis

Il quotidiano torinese La Stampa è diventato il mese passato di proprietà del gruppo editoriale SAE, a cui è stato ceduto dalla società Exor, ovvero la sua storica proprietà risalente alla famiglia Agnelli Elkann. La famiglia è intanto rientrata con una piccola quota nella nuova società editrice del giornale, e nell’ultima settimana le cose di cui si è più parlato rispetto alla sua nuova condizione sono due. Una è un’insistente voce finora non confermata da nessuna fonte ufficiale per cui ci sarà un nuovo direttore e che sarà Antonio Di Rosa, giornalista 75enne che fu direttore del Secolo XIX di Genova, della Gazzetta dello Sport, dell’agenzia Lapresse e del quotidiano sassarese La Nuova Sardegna . Di Rosa è tuttora dipendente di SAE e l’investimento su di lui permetterebbe di non mettere già nei conti del giornale un oneroso contratto di nuova direzione.
La seconda notizia era già nota ma è stata sancita ufficialmente, ed è l’ingresso nell’azienda editrice della Stampa della Federazione italiana tennis e padel, attraverso una sua società. L’anomala presenza è stata spiegata con le opportunità di promozione delle attività della federazione attraverso il quotidiano – e il quotidiano della città tuttora sede delle ATP Finals di tennis – e con le ricche risorse economiche che la federazione sta accumulando in questi anni.


domenica 17 Maggio 2026

Patti col diavolo

Sono usciti molti articoli in tutto il mondo a proposito di come il film commercialmente più importante della stagione, Il diavolo veste Prada 2, parli molto di giornali e di giornalismo, più che di moda come il suo predecessore. Il New York Times ne ha scritto ancora martedì. Il film da una parte sancisce in più di un’occasione che quello delle riviste di moda è un giornalismo di seconda classe (la protagonista sogna di tornare ai giornali “veri”, la coprotagonista spiega che la rivista serve a raccogliere pubblicità), dall’altra rispetta il buon lavoro di qualità che può essere fatto anche in quel genere di riviste, ma che è stato travolto dalle crisi di questi decenni. E usa allusioni molto leggibili a personaggi e contesti dell’editoria contemporanea, con riferimenti a Jeff Bezos, a Elon Musk, a Laurene Powell Jobs.


domenica 17 Maggio 2026

Severo monito

Il Garante per la Privacy ha diffuso una comunicazione assai critica nei confronti dei mezzi di informazione in cui afferma che “con riferimento ai fatti di Garlasco, si assiste a una continua e morbosa spettacolarizzazione di una vicenda di cronaca, in contrasto con il principio di essenzialità dell’informazione e suscettibile di travalicare il necessario rispetto della persona e della sua dignità”.


domenica 17 Maggio 2026

Vale tutto

L’ex giornalista finanziario del Sole 24 Ore e oggi collaboratore della testata ItalyPost, Marco Liera, ha celebrato nella sua newsletter su Substack i successi della newsletter su Substack di Selvaggia Lucarelli, figura eclettica e per questo molto contemporanea nella scena giornalistica italiana. Lucarelli aveva raccontato nei giorni scorsi alcuni sviluppi della sua newsletter, di cui erano già noti i formidabili risultati economici. Liera aggiunge delle considerazioni sulle intuizioni di Lucarelli, considerazioni sensate ma che forse trascurano che il mescolare informazione “bassa” e “alta” – nobilitando la prima con alibi sociali, e deprezzando la seconda con approcci scandalistici – è sempre stato un tratto del lavoro giornalistico italiano.

“Perché il cervello umano resta quello.
Vuole conflitto.
Vuole tensione narrativa.
Vuole personaggi ricorrenti.
Vuole aggiornamenti continui.
Vuole sentirsi dentro una saga.
Lucarelli questo lo ha capito benissimo da anni. Ma la cosa interessante è che recentemente sembra voler fare anche un piccolo salto evolutivo: meno puro “internet drama”, più contenuti percepiti come impegnati, sociali, culturali, politici.
Ed è una mossa secondo me intelligente.
Perché nell’economia dell’attenzione moderna il livello successivo non è più solo il gossip. È il gossip che acquisisce dignità culturale.
Non più:
“Guardate questa lite.”
Ma:
“Questa lite ci racconta qualcosa sulla società contemporanea.”
Che poi è esattamente il motivo per cui milioni di persone leggono questi contenuti senza sentirsi in colpa: non stanno perdendo tempo… stanno facendo analisi socio-culturale. Più o meno.

E infatti la genialità del fenomeno è questa: Substack non è diventato immune alle logiche dei social. Le ha semplicemente rese più eleganti”.


domenica 17 Maggio 2026

Sacrifici che diventano opportunità

Ripetendolo sia in un editoriale del direttore* che in un comunicato dell’azienda editrice, il Fatto ha annunciato martedì di avere rinunciato ai contributi pubblici per i quotidiani cartacei di cui aveva fatto richiesta alla fine dell’anno scorso. La richiesta era stata raccontata successivamente dallo stesso giornale, che aveva ritenuto di condividere pubblicamente con i lettori la palese contraddizione tra la richiesta stessa e le proprie storiche ed esibite ostilità a questo genere di finanziamenti, giustificandola con un periodo difficile per i propri conti e annunciando che la decisione sull’accettare o meno il finanziamento fosse ancora da prendere.
Nel frattempo il Fatto ha beneficiato di un’apprezzabile crescita degli abbonamenti digitali, soprattutto grazie alla campagna di marketing e agli investimenti di comunicazione di cui è stato strumento il referendum sulla riforma della Giustizia, e sta utilizzando con efficacia promozionale anche questa stessa rinuncia ai contributi, che potrebbe rivelarsi una scelta più remunerativa ancora dei contributi stessi.

*per chi segue i numeri mensili di diffusione dei quotidiani pubblicati da questa newsletter: nell’editoriale in questione il Fatto viene definito dal suo direttore “il terzo quotidiano generalista d’Italia”. Il dato è ottenuto conteggiando il complesso delle “vendite individuali” delle copie cartacee e digitali, comprese quelle degli abbonamenti a prezzo superscontato, e in questa scelta di conteggio – volendo considerare il Sole 24 Ore un quotidiano “non generalista” – il Fatto ha effettivamente superato la Stampa, essendo il secondo quotidiano per numero di questo genere di abbonamenti.


domenica 17 Maggio 2026

Il bambino e l’acqua sporca

Casi, polemiche, errori, plagi e allarmi intorno all’uso di software di “intelligenza artificiale” nella produzione di testi e articoli hanno spinto il New York Times a una comunicazione piuttosto estrema e proibizionista nei confronti di tali software. Il giornale ha scritto ai collaboratori freelance intimando loro di non proporre alcun “materiale per la pubblicazione il cui contenuto sia stato generato, modificato perfezionato da strumenti di AI generativa o che sia stato sottoposto a tali strumenti”. Secondo le istruzioni i software in questione possono essere usati per funzioni di “brainstorming” e ricerca, ma in nessun modo deve essere affidato loro alcun intervento sui testi.


domenica 17 Maggio 2026

Fare come se Google non ci fosse

L’amministratore delegato della grande multinazionale editoriale Condé Nast ha descritto in un’intervista le dimensioni enormi del declino di traffico portato sui siti del gruppo dalle ricerche su Google, e ha raccontato di avere indicato alle persone responsabili di smettere di pensare a Google e di dedicarsi di più a un rapporto con le comunità di lettori e alla promozione dell’identità delle testate.

“We took a snapshot of search results from seven or eight years ago. And what you saw were a few sponsored links, then the ten blue links. Do the same search today, you get an AI overview, then you get rows and rows and rows of commerce links, then you get sponsored stuff. Each of the last three years, we would do our budgets, and we’d put forecasts in of search traffic declining. Because we’d seen the pattern of algorithm changes. And generally those algorithm changes were negative. Every year, our search traffic was down more than we had forecast. So last year I told our teams, ‘Assume there’s no search.’ You have to have your businesses planned as if search is zero. We don’t expect it to be zero, we expect it to be a single-digit percentage of our traffic”.


domenica 17 Maggio 2026

Te lo ricordi, BuzzFeed?

La maggioranza della proprietà del sito statunitense BuzzFeed è stata comprata dall’imprenditore dei media e dello spettacolo Byron Allen, che deve la sua maggiore fama alla sua carriera di comico e di produttore cinematografico.
Fondato nel 2006, BuzzFeed è un sito americano che fu protagonista di una temporanea rivoluzione nei prodotti giornalistici online, mescolando contenuti “virali” e di informazione, e precorrendo tendenze che oggi sono diventate consuete o che sono state inglobate dentro il nostro quotidiano rapporto con i contenuti online. Per un periodo sembrò l’esempio del prevalere di nuovi progetti digitali sulle aziende giornalistiche tradizionali, poi il suo potere e la sua originalità si diluirono, e le maggiori testate tradizionali seppero riadattarsi e rispondere a una domanda di qualità sopravvissuta. Da qualche anno, però, BuzzFeed è diventato praticamente inesistente nell’influenzare tendenze e opinioni e nel dibattito informativo.
Byron Allen diventerà amministratore delegato di BuzzFeed rimpiazzando il fondatore Jonah Peretti.


domenica 17 Maggio 2026

Charlie, corresponsabili

L’articolo di Roberto Saviano sull’attenzione “oscena” nei confronti del “delitto di Garlasco”, pubblicato sabato su Repubblica (dove Saviano è tornato a scrivere spesso), potrebbe essere considerato come “giudizi ragionevoli che abbiamo tutti”, se non fosse per un paio di contraddizioni, e per alcune considerazioni meno banali espresse da Saviano nel suo ragionamento. Qui interessano le contraddizioni: una è che se questi giudizi li abbiamo davvero tutti, allora qualcuno razzola male, considerata la dimensione del fenomeno: e questo è uno di quei casi in cui razzolare male oscura la buona predicazione. L’interesse per Garlasco, in qualunque misura, è il fattore che determina l’offerta “oscena”: libero chiunque di averlo, l’interesse, ma prendendosi la sua parte di responsabilità nella creazione dell’oscenità, nella sottrazione di attenzione pubblica e di risorse giornalistiche ad altro e nelle quotidiane violazioni delle riservatezze investigative per nutrire questo interesse. L’altra contraddizione è che l’articolo di Saviano (e la rubrica di Michele Serra nella pagina successiva) arrivava dopo due pagine di Repubblica su Garlasco (il giornale ha cercato di attenuare la palese contraddizione titolando l’articolo sulla “tv”, benché non fosse dedicato solo alla tv). Così come il simile giudizio di Filippo Facci a pagina 3 del Giornale, sempre sabato, era schiacciato dalla garlaschizzazione del resto del quotidiano, a cominciare dalla prima pagina. Chiamarsi fuori è apprezzabile, ma fa risaltare soprattutto chi invece sta dentro.

Fine di questo prologo.


domenica 10 Maggio 2026

Il prossimo weekend a Torino

La rassegna stampa del Post, “I giornali spiegati bene”, sarà sabato prossimo al Salone del Libro di Torino, con Francesco Costa e Luca Sofri. Sempre al Salone, Luca Sofri e Michele Serra presenteranno giovedì il nuovo numero di Cose spiegate bene, la rivista del Post.


domenica 10 Maggio 2026

Legàmi

Come avviene ogni anno, il Corriere della Sera ha dedicato sabato un articolo di mezza pagina al “Premio Guido Carli”, che lo stesso sabato aveva comprato una pagina pubblicitaria sul Corriere della Sera, e che ha tra i suoi giurati l’editore del Corriere della Sera. Tra i premiati citati ci sono l’amministratore delegato dell’azienda A2A e quello dell’azienda Armani, entrambe frequenti inserzioniste del Corriere della Sera.