Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.
domenica 22 Marzo 2026
Il gruppo editoriale belga Mediahuis, che possiede testate giornalistiche in diversi paesi europei ma soprattutto in Belgio e in Irlanda, ha sospeso un suo conosciuto giornalista, che era stato a capo di tutte le sue operazioni irlandesi, Peter Vandermeersch. La sospensione è stata decisa dopo che Vandermeersch aveva ammesso di avere usato nella sua newsletter una serie di virgolettati inventati e attribuiti a diverse persone, risultato di informazioni prodotte da ChatGPT e non verificate.
domenica 22 Marzo 2026
L’imprenditore Robert Allbritton fu tra le altre cose il primo finanziatore del sito statunitense Politico, divenuto e rimasto uno dei prodotti giornalistici digitali più solidi e importanti nell’informazione americana. Negli ultimi anni ha ripreso a finanziare progetti nuovi, e ora si sta parlando di un suo progetto di occupare parte dello spazio lasciato libero dal Washington Post soprattutto sulla copertura della città di Washington e della sua politica. Nel 2024 Allbritton aveva creato un nuovo giornale online, Notus, che adesso sta aggregando nuovi collaboratori in questo senso: nei giorni scorsi ha annunciato la sua partecipazione ai nuovi progetti Dana Milbank, finora noto e visibile giornalista politico del Washington Post.
(un articolo in italiano sui progetti di Allbritton è stato pubblicato dal Foglio sabato)
domenica 22 Marzo 2026
Un giudice federale statunitense ha dichiarato incostituzionali alcune delle limitazioni che il ministero della Difesa aveva imposto alla copertura giornalistica delle proprie attività, all’interno delle estese e varie repressioni attuate dall’amministrazione Trump nei confronti del lavoro dei giornali. Il ricorso in gran parte accolto era stato presentato dal New York Times: il giudice ha ordinato che siano restituite le credenziali d’accesso ai giornalisti a cui erano state tolte, sostenendo che in particolare in questi agitati tempi di confronti militari internazionali che coinvolgono gli Stati Uniti sia necessario che l’informazione sia aperta e completa.
domenica 22 Marzo 2026
BuzzFeed è un sito americano che fu protagonista di una temporanea rivoluzione nei prodotti giornalistici online, tra dieci e vent’anni fa, mescolando contenuti “virali” e di informazione, e precorrendo tendenze che oggi sono diventate consuete o che sono state inglobate dentro il nostro quotidiano rapporto con i contenuti online. Per un periodo sembrò l’esempio del prevalere di nuovi progetti digitali sulle aziende giornalistiche tradizionali, poi il suo potere e la sua originalità si diluirono, e le maggiori testate tradizionali seppero riadattarsi e rispondere a una domanda di qualità sopravvissuta. Oggi BuzzFeed è tornato a essere praticamente inesistente nell’influenzare tendenze e opinioni e nel dibattito informativo (questa stessa newsletter non lo citava ormai da due anni), e la sua crisi è arrivata a un’ipotesi di fallimento. Questa settimana i suoi dirigenti hanno annunciato una “mancanza di liquidità” e una difficoltà a pagare i debiti che mettono in dubbio la sua sopravvivenza al 2026.
domenica 22 Marzo 2026
CBS News, la testata giornalistica del network televisivo americano CBS, ha annunciato venerdì il licenziamento del 6% dei suoi dipendenti, ovvero diverse decine di persone. La prospettiva era nota da diversi giorni – e anzi le ipotesi erano di riduzioni anche maggiori – ed è un nuovo sviluppo dei grossi cambiamenti di CBS News che hanno avuto il loro apice nella nomina a capo dell’azienda di Bari Weiss, popolare e discussa giornalista coinvolta dalla proprietà in uno schema generale di maggiore indulgenza verso l’amministrazione Trump. Gli interventi annunciati comprendono la chiusura di CBS News Radio.
domenica 22 Marzo 2026
Sono state comunicate, come ogni sei mesi, le quote di contributi pubblici destinate a diversi giornali italiani sulla base della legge che attinge al cosiddetto “fondo per il pluralismo”. La legge prevede che possano richiedere i contributi i giornali che sono destinati a minoranze linguistiche o posseduti da organizzazioni non profit o da cooperative: questi ultimi criteri sono in molti casi sfruttati da gruppi editoriali che costituiscono formalmente le proprietà in questo senso, pur avendo di fatto dei proprietari reali, quasi sempre imprenditori di cospicue fortune economiche (o istituzioni religiose di una certa solidità finanziaria). La legge crea così anche delle distorisoni della concorrenza tra testate che ricevono i finanziamenti e testate che non li ricevono, pur trattandosi di prodotti equivalenti.
Queste sono le prime quindici testate per contributo totale assegnato per l’anno 2024:
Dolomiten 6.176.996,03 euro
Famiglia Cristiana 6.000.000,00 euro
Avvenire 5.545.649,27 euro
Libero 5.407.119,97 euro
ItaliaOggi 4.062.533,95 euro
Il Quotidiano del Sud 3.696.160,87 euro
Libertà 3.518.184,92 euro
Gazzetta del Sud 3.314.913,71 euro
Il manifesto 3.257.867,63 euro
La Gazzetta del Mezzogiorno 2.432.845,24 euro
Corriere Romagna 2.218.356,97 euro
CronacaQui.it 2.207.300,07 euro
Il Foglio 2.090.200,90 euro
Primorski dnevnik 1.682.992,49 euro
L’identità 1.770.500,59 euro
domenica 22 Marzo 2026
Un miliardario canadese che ha costruito le proprie ricchezze nelle proprietà bancarie e assicurative, Stephen Smith, ha comprato circa un quarto delle quote della società che pubblica il settimanale britannico Economist. Avevamo scritto della vendita lo scorso autunno.
“L’Economist è un illustre e noto settimanale britannico, l’unico magazine di un altro paese a competere internazionalmente a livello di diffusione e autorevolezza con le più famose riviste americane. Esiste da 182 anni e la sua maggioranza è di proprietà della multinazionale Exor, ovvero il gruppo controllato dalla famiglia Agnelli Elkann che ha tra le sue proprietà la società automobilistica Stellantis, l’azienda Ferrari, la squadra calcistica della Juventus, e – tramite la società GEDI – diverse testate giornalistiche italiane (Stampa, Repubblica, HuffPost) assieme a Radio Deejay e Radio Capital. Exor ha acquistato dieci anni fa il 43% dell’Economist, mentre le restanti quote sono divise tra altri azionisti maggiori e decine di piccoli azionisti, tra cui molti dipendenti ed ex dipendenti. Il 21% è della famiglia Rothschild, che ha antiche relazioni con la testata ma che ora – attraverso la titolare Lynn Forester de Rothschild, vedova americana del discendente diretto della famiglia che fu presidente della società nel secolo scorso – ha deciso di vendere la sua partecipazione. Secondo Bloomberg il valore potrebbe essere tra i 200 e i 400 milioni di sterline. L’Economist è una società con altre attività oltre alla pubblicazione della rivista, e nell’ultimo anno ha avuto profitti per 48 milioni di sterline”.
domenica 22 Marzo 2026
“In meno di tre anni Ms. Drummond, che ha 40 anni, ha trasformato Wired da una rivista e sito in declino in un vivace brand che è diventato un’oasi felice per Condé Nast, il gigante dell’editoria più noto per pubblicare Vogue, Vanity Fair e il New Yorker“. È un breve estratto del ritratto della direttrice di Wired pubblicato martedì dal New York Times, che è stato assai ripreso tra gli addetti ai lavori del giornalismo, soprattutto per la drastica sintesi con cui Katie Drummond ha risposto ai critici del fatto che Wired – storica testata delle rivoluzioni digitali dell’ultimo quarantennio – abbia preso a occuparsi con frequenza di argomenti meno legati alla tecnologia: «Chi non ha ancora capito perché Wired si occupi di politica, o è deliberatamente ignorante o è un idiota completo». Molti storici lettori del giornale sono scandalizzati dai nuovi approcci aggressivi sul mondo del business tecnologico californiano (lo stesso storico ex direttore Chris Anderson ha definito l’ultima copertina “imbarazzante”), ma a quanto dice Drummond Wired avrebbe guadagnato ben 200mila abbonati nel 2025, arrivando a un totale di 500mila.

domenica 22 Marzo 2026
I maggiori quotidiani italiani (e i loro siti) hanno pubblicato sabato due comunicati opposti della Federazione della Stampa (FNSI, il sindacato dei giornalisti) e della Federazione degli Editori (FIEG), ancora relativi all’annosa questione del rinnovo del contratto giornalistico. Entrambi i comunicati hanno toni tuttora molto battaglieri che non mostrano grandi avvicinamenti (la FNSI vuole maggiori tutele e garanzie, la FIEG vuole maggiori libertà e minori costi): la FNSI ha annunciato due scioperi, per il 27 marzo e per il 16 aprile.
domenica 22 Marzo 2026
Le polemiche genovesi sulle ingerenze della Regione Liguria nei confronti del lavoro del quotidiano Secolo XIX sono utili ad affrontare uno dei tanti equivoci radicati nella percezione comune del lavoro dei giornali. Quella che possiamo chiamare richiesta di “par condicio” sui giornali (in questo caso si trattava della richiesta di una parte in campagna elettorale di avere riconoscimenti equivalenti a quelli destinati all’altra parte).
I giornali sono aziende commerciali private, e per quanto possano svolgere un prezioso servizio pubblico, niente li vincola a un’equidistanza (molte testate lo dimostrano quotidianamente) o a dare spazi a questa o a quella rivendicazione: sia che arrivi dai politici che dai lettori. Lettori e lettrici possono decidere di non leggerli, o anche di criticarli, ma l’indice e le priorità di un giornale li decide un giornale autonomamente, ed è nel suo ovvio diritto. Nessun giornale è tenuto a riferire di questa o quella iniziativa, di questa o quella manifestazione, di questa o quella comunicazione. Il presidente della regione Liguria può avere le proprie ragioni di scontentezza per quello a cui il Secolo XIX dà o non dà spazio, ma è come avere ragioni di scontentezza per non essere invitati a una festa dai vicini. Decide il padrone di casa, decide il giornale. E lo stesso vale per le ragioni di scontentezza di lettori o lettrici se non trovano su un giornale le cose in cui si riconoscono, le iniziative che sentono proprie, quello di cui credono “sia giusto parlare”: il loro strumento di reazione è smettere eventualmente di pagare per quel giornale (se lo fanno), strumento forte. Maggiori pretese, no. I giornali non sono arbitri, sono di chi li possiede e di chi li fa, ed è anche quella un’indipendenza.
Fine di questo prologo.
domenica 15 Marzo 2026
Il sito Bellingcat, invece, ha svelato come una foto pubblicata dal grande quotidiano olandese Telegraaf fosse inaccurata e probabilmente costruita usando un software di intelligenza artificiale, e il Telegraaf l’ha successivamente rimossa spiegando che “non corrispondeva ai nostri standard”. La foto mostrava una donna in un apparente appartamento di Dubai, descritta come la fonte dell’informazione per cui alcuni cittadini olandesi avevano pagato 1600 euro di tasca propria per lasciare Dubai senza nessun aiuto da parte del loro governo. Il Telegraaf ha mantenuto l’informazione nel suo articolo, ma Bellingcat non è riuscito a verificare se il nome citato corrisponda davvero a una persona attendibile.
Bellingcat è un sito di news americano diventato noto soprattutto per le proprie capacità di indagine sui documenti digitali disponibili in rete.
La cifra di 1600 euro per dei voli charter che permettessero agli stranieri di lasciare Dubai all’inizio della guerra era stata citata anche in alcuni articoli di giornali italiani.
domenica 15 Marzo 2026
Il New York Times ha respinto le accuse che erano state pubblicate su alcuni social network rispetto alla credibilità di una foto che mostrava una folla radunatasi a Teheran in sostegno alla nuova “Guida suprema” Mojtaba Khamenei. Gli accusatori principali hanno risposto ammettendo la possibilità di inaccuratezze nella loro verifica (e un po’ cambiando discorso).
domenica 15 Marzo 2026
Il Corriere della Sera ha ospitato sabato due pagine di articoli dedicati a iniziative dell’Unione Europea, prodotte in seguito a un accordo economico con il parlamento europeo. La genesi delle pagine era correttamente e chiaramente esplicitata in una breve didascalia, a differenza da quanto avviene abitualmente con simili progetti sponsorizzati comprati da inserzionisti privati.

domenica 15 Marzo 2026
Ci sono tensioni tra azienda e redazioni anche a Citynews, il network di testate online locali che da diversi anni detiene il primato di traffico complessivo tra i siti italiani. Quattro giornalisti sono stati licenziati e a sedici sono state imposte modifiche contrattuali, ha spiegato protestando il Comitato di redazione, che ha poi annunciato l’ipotesi di dieci giorni di sciopero.
“Tempi e modalità dell’azione lasciano sconcertati. Giornalisti anche con oltre 10 anni di appartenenza si sono visti arrivare la comunicazione via mail, sono stati immediatamente rimossi dal gestionale e i loro profili cancellati. Il tutto succede dopo che in un incontro con l’azienda, lo scorso 24 febbraio, la stessa aveva comunicato al Cdr che il piano di risparmio in corso, legato a questioni di bilancio e alla multa Inps, non prevedeva riduzioni del corpo giornalisti”.
Altre proteste ci sono state soprattutto a Palermo (due dei giornalisti licenziati appartengono alla redazione di PalermoToday). La “multa Inps” a cui fa riferimento il comunicato era quella di cui si era parlato qualche settimana fa, spiegata qui.
(Disclaimer: Citynews è la concessionaria pubblicitaria del Post, che pubblica questa newsletter)
domenica 15 Marzo 2026
I giornalisti della rete televisiva La7 hanno deciso uno sciopero per protestare contro “l’atteggiamento sconcertante dell’editore che, nell’ultimo incontro con il Comitato di redazione, ha ribadito di non voler rispettare il pronunciamento definitivo della Corte di Cassazione sulla corretta retribuzione delle domeniche e si ostina a non voler riconoscere ai colleghi assunti negli ultimi anni la corretta applicazione del contratto collettivo nazionale e degli accordi integrativi aziendali”. L’editore è Urbano Cairo, socio di maggioranza anche delle società che pubblicano il Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport e diverse riviste settimanali e mensili.
domenica 15 Marzo 2026
USA Today è uno dei quattro quotidiani “nazionali” degli Stati Uniti, quello meno noto e meno citato internazionalmente perché meno rilevante sul piano delle posizioni e dell’autorevolezza rispetto agli altri (New York Times, Wall Street Journal, Washington Post), più popolare e “largo” presso il pubblico interno. Da alcuni anni fatica a trovare un nuovo ruolo, dopo un periodo di successi alla sua nascita quarant’anni fa. Il giornale ha sostituito diversi direttori negli scorsi anni, e questa settimana ha nominato come nuova direttrice (con l’anomalia di indicarla “Vicepresidente per le news” piuttosto che il consueto “Editor in chief”) Jamie Stockwell, 49 anni, che era stata appena licenziata dal Washington Post (dove era vicecapa della redazione) nell’ambito dei drastici ridimensionamenti di quel giornale.
domenica 15 Marzo 2026
A proposito della vendita della Stampa al gruppo SAE, e delle implicazioni generate dal distacco della Stampa dal resto del gruppo GEDI, di cui avevamo parlato la settimana scorsa: nell’accordo per la vendita sarebbe previsto un anno di transizione in cui le attività digitali della Stampa sarebbero ancora garantite da GEDI, per dare a SAE il tempo di costruirle una propria autonomia (e una ripresa per esempio dell’investimento sui podcast, progressivamente smantellato negli ultimi tempi).
domenica 15 Marzo 2026
Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di gennaio 2026. I dati sono la diffusione media giornaliera “individuale pagata”*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.
Corriere della Sera 148.064 (-5%)
Repubblica 71.660 (-16%)
Stampa 51.829 (-11%)
Sole 24 Ore 46.750 (-6%)
Resto del Carlino 41.680 (-10%)
Messaggero 37.145 (-9%)
Gazzettino 28.996 (-6%)
Nazione 26.786 (-12%)
Dolomiten 24.915 (-5%)
Giornale 24.093 (-3%)
Fatto 22.833 (-6%)
Messaggero Veneto 21.648 (-2%)
Unione Sarda 19.066 (-12%)
Eco di Bergamo 17.926 (-8%)
Verità 17.273 (-12%)
Giornale di Brescia 17.000 (-8%)
Secolo XIX 16.643 (-11%)
Adige 15.957 (-2%)
Manifesto 15.821 (+16%)
Altri giornali nazionali:
Libero 14.818 (-15%)
Avvenire 13.348 (-5%)
ItaliaOggi 4.977 (-16%)
(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS).
La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a gennaio è dell’8,3%, vicina a quella dei tre mesi precedenti: un declino minore in confronto a quando aveva superato il dieci per cento. Rispetto a questo, tra i nazionali, continuano quindi ad andare meglio il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore, come accade da molto: ma per il terzo mese anche il Giornale, e a gennaio anche il Fatto. Invece sono di nuovo molto gravi il calo di Repubblica (il peggiore tra i primi cinquanta quotidiani), e quello di Libero, la cui diffusione perde altre posizioni e – come avevamo ipotizzato il mese scorso – lo fa superare dal Manifesto: la cui crescita costante a gennaio ha avuto un’ulteriore eccezionale accelerazione.
Le uniche altre crescite sono quella (assai cospicua) del quotidiano pugliese L’Edicola – che ha frequenti alti e bassi legati a operazioni promozionali -, dell’ Alto Adige di Bolzano e del Corriere delle Alpi di Belluno (per il secondo mese consecutivo).
Il Tirreno di Livorno, di cui si è parlato in queste settimane come esempio negativo dei risultati della società SAE (che sta comprando la Stampa), ha di nuovo un declino sostanzioso: -13% (ma anche gli altri quotidiani SAE hanno perdite tra l’8% e il 14%). In cinque anni la diffusione pagata individuale del Tirreno è passata da quasi 30mila copie a quasi 13mila copie.
Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 41mila, il Sole 24 Ore più di 31mila, il Fatto più di 33mila, Repubblica più di 18mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto.
Corriere della Sera 45.953, +0,6% (-8%)
Sole 24 Ore 21.566, -1,5% (-5,1%)
Repubblica 15.515, -29% (+22,7%)
Manifesto 9.242, +31,6% (non offre abbonamenti superscontati)
Stampa 6.669, -0,3% (-6,3%)
Fatto 6.439, +4,1% (+22%)
Gazzettino 5.649, +0,3% (-1,5%)
Messaggero 5.390, -0,8% (-1,6%)
I dati qui continuano a essere piuttosto deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. E gli andamenti diversi dalle variazioni minime sono piuttosto discontinui, di mese in mese. Quello che si nota è ancora l’invidiabile risultato del Manifesto, e il grosso calo degli abbonamenti più remunerativi per Repubblica: mentre Repubblica e Fatto continuano ad aumentare la propria quota di abbonamenti molto scontati.
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici – ai contenuti dei loro siti web.
(Avvenire, Manifesto, Libero, Dolomiten e ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)
*Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.
Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione, e che trovate qui.
domenica 15 Marzo 2026
Il decreto di cui sopra, che lunedì scorso ha accolto le richieste presentate alla fine del 2025 per un “contributo straordinario” di 10 centesimi a copia cartacea venduta nel 2023, elenca tutti i soggetti editori coinvolti a cui saranno destinati complessivi 61 milioni di euro di finanziamento pubblico.
I maggiori beneficiari sono RCS (editrice di Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, tra i quotidiani) con quasi 12 milioni di euro, GEDI (Repubblica e Stampa) con quasi 7 milioni di euro, Cairo Editore con 5 milioni e mezzo (appartente allo stesso gruppo di RCS), Editoriale Nazionale ( Nazione, Giorno, Resto del Carlino) con quasi 4milioni, Mondadori con 3 milioni e 300mila, NEM con 2 milioni.
Trattandosi di un contributo basato soltanto sulle diffusioni comunicate, le quote maggiori sono state quindi offerte alle società già più forti e ricche, a prescindere dalle reali necessità e prospettive (e a prescindere dal valore informativo del prodotto, naturalmente): sono insomma sostegni legittimati solo dalla protezione dell’occupazione, come in qualunque altro comparto, ma indipendenti dall’eventuale utilità pubblica del servizio.
Un interesse di questi dati è dato dal fatto che forniscono implicitamente la diffusione dichiarata (cartacea, del 2023) di alcune testate che non la certificano abitualmente nei dati ADS. La società editrice del quotidiano Domani riceverà per esempio circa 130mila euro: se ne deduce una diffusione quotidiana di circa 3500 copie. La quota ricevuta dell’editore del Riformista e dell’Unità suggerisce invece una diffusione cartacea quotidiana complessiva di 1400 copie. Il settimanale The Post Internazionale ha ottenuto circa 4.200 euro, implicando una diffusione dichiarata di 800 copie circa.
domenica 15 Marzo 2026
La società editrice del Fatto Quotidiano, SEIF, ha pubblicato sabato sul giornale un comunicato dal testo piuttosto involuto per informare i lettori, a distanza di tre mesi, di avere fatto richiesta di un finanziamento pubblico straordinario per i giornali cartacei, contraddicendo la storica e simbolica formulazione che compare sotto la testata del giornale, “Non riceve alcun finanziamento pubblico”. Il testo prosegue aggiungendo che dal momento che quel finanziamento non è ancora stato erogato (l’accoglimento della richiesta è in effetti di solo una settimana fa), la società non esclude di rinunciarci se “il trend positivo” attuale dovesse proseguire. La richiesta del finanziamento pubblico presentata a dicembre è oggi spiegata con la necessità di “garantire la continuità aziendale” e “prevenire eventuali situazioni di rischio”, formulazioni che suggeriscono qualche preoccupazione (il contributo si riferisce alla diffusione nel 2023, e corrisponde a 721mila euro netti).

domenica 15 Marzo 2026
Un nuovo colorito sviluppo delle repressioni dell’amministrazione Trump contro i media è stata la rivelazione che il ministro della Difesa Pete Hegseth – già responsabile di estese limitazioni all’informazione sul proprio lavoro, avrebbe vietato ai fotografi di seguire le proprie conferenze stampa perché insoddisfatto delle proprie immagini pubblicate dai giornali.
domenica 15 Marzo 2026
Come ha spiegato il Post a proposito della questione sul Secolo XIX , “la premessa più importante per capire la natura delle pressioni riguarda l’editore del Secolo XIX: è la società Blue Media controllata interamente da Msc, la compagnia di navigazione più grande e potente del mondo posseduta dalla famiglia di Gianluigi Aponte. Msc ha comprato il Secolo XIX perché a Genova ha molti interessi: controlla buona parte del porto, dove ogni anno arrivano migliaia di navi portacontainer, navi da crociera e traghetti, quindi dà lavoro a migliaia di persone. Tra le altre cose, Msc è la principale beneficiaria della nuova diga foranea di Genova, di cui il presidente Bucci è commissario straordinario per la costruzione”.
Se Brambilla ha mostrato indipendenza dai potenziali interessi del suo editore rispetto alle richieste di Bucci, è utile però notare come in questi stessi giorni anche sul Secolo XIX – avviene in quasi tutti i maggiori quotidiani italiani – le attività imprenditoriali dell’editore siano estesamente promosse.

domenica 15 Marzo 2026
Una sgradevole vicenda che ha avuto come protagonista il quotidiano genovese Secolo XIX è arrivata su molte testate nazionali nei giorni scorsi. Secondo le ipotesi di un’indagine dell’Ordine regionale dei giornalisti, divenuta poi un’inchiesta giudiziaria, il presidente della regione Liguria Marco Bucci avrebbe fatto insistenti pressioni, tramite un suo portavoce, perché il Secolo XIX desse più spazio alla campagna per il sindaco di Genova del candidato da lui sostenuto, accusando il giornale di essere troppo favorevole alla candidata avversaria Silvia Salis, poi vincente. Le pressioni si sarebbero applicate attraverso dei ripetuti rapporti critici sulle singole scelte del giornale, con richieste di approcci diversi. Di fronte alle contestazioni dell’Ordine, Bucci e il suo portavoce hanno sostenuto che la richiesta di simili pareri provenisse direttamente dal direttore del Secolo XIX Michele Brambilla, che ha smentito questa versione mostrando come solide prove i messaggi scambiati con Bucci e con il proprio editore, e ha poi pubblicato un editoriale assai polemico accusando Bucci di mentire.
Venerdì Bucci è tornato a mettere in relazione l’invio di quelli che sono stati chiamati “dossier” (la polemica dipende molto dall’uso strumentale da parte di entrambi i fronti delle parole “dossier” o “rassegne”) a una più generica offerta di Brambilla di “avere un confronto” sulla copertura della campagna elettorale da parte del Secolo XIX.
domenica 15 Marzo 2026
Come stiamo leggendo spesso in queste settimane, sul risultato del referendum sulla riforma della giustizia i partiti politici rischiano molto. Le conseguenze si sentiranno, che vada in un modo o nell’altro. La stessa cosa non si può dire per i giornali, ed è un loro grande vantaggio: comunque vada, e qualunque posizione abbiano preso, sapranno infatti beneficiarne. Questo perché l’andamento dei sentimenti e delle opinioni contemporanee è diventato estremamente partigiano e identitario, ed è sfruttato da chiunque sappia investire su due strumenti opposti ma complementari della propaganda corrente: ovvero l’annientamento dell’avversario da una parte e il vittimismo sulle sue nefandezze dall’altra. E come vedremo, saranno i due messaggi che i due schieramenti adotteranno dopo il risultato del referendum. Messaggi che saranno insufficienti ad attenuare vittoria e sconfitta per i politici protagonisti (che hanno bisogno di reali maggioranze di consensi), ma invece sempre efficaci per i giornali, a cui bastano le proprie piccole minoranze di lettori per conservare una sostenibilità economica.
I giornali sono un “potere”, malgrado la strumentale retorica per distinguersene, quella dei “cani da guardia del potere” eccetera (il più famoso film sul giornalismo di sempre, in italiano si chiamò “Quarto potere”). Come elemento fondamentale della democrazia fanno parte preziosa di un sistema di “pesi e contrappesi”: ma ne fanno parte, non ne sono un giudice esterno. Rispetto agli altri poteri sono quelli con maggiore visibilità pubblica – per definizione – e quindi più soggetti a critiche e aggressioni quotidiane. Ma sul lungo sono i più protetti, proprio per la loro apparente posizione esterna. Basta pensare appunto al referendum, il cui risultato avrà di sicuro potenziali conseguenze per tre su tre dei poteri tradizionalmente definiti, ma invece offrirà ai giornali italiani che hanno preso posizione la popolare opportunità di dire “li abbiamo schiantati” o “per colpa loro sarà un disastro” ai propri lettori in attesa di simili messaggi.
Prendere posizione è quindi anche in questo caso una scelta con implicazioni commerciali ed economiche, volta a compattare, motivare e tenersi stretti lettori e abbonati. Può esserlo anche non prenderla, se si individuano nicchie minori di lettori e abbonati riluttanti a entrare in queste logiche. Sono tutti fattori da tenere presenti, per valutare – accanto all’accuratezza del lavoro giornalistico – quello che ci viene proposto dai giornali riguardo agli argomenti “divisivi”.
Fine di questo prologo.
domenica 8 Marzo 2026
Da martedì a giovedì si terrà a Firenze un festival europeo di giornalismo che si chiama “Voices” (da non confondere con l’evento torinese annuale del Post con lo stesso nome, di cui sarà presto annunciato il programma di aprile 2026). Tra gli ospiti dei vari incontri ci sono la presidente del giornale online francese Mediapart Carine Fouteau, il condirettore del Fatto Peter Gomez, il direttore di Fanpage Francesco Cancellato, il direttore editoriale del Post Luca Sofri.
domenica 8 Marzo 2026
Alfonso Signorini, giornalista e conduttore televisivo di grande notorietà, ha lasciato la direzione del settimanale Chi, dopo vent’anni (il suo titolo da tre anni era di “direttore editoriale”). Chi – testata dedicata soprattutto a celebrity e gossip, la categoria di riviste che un tempo erano chiamate “scandalistiche” – è tuttora uno dei settimanali a maggior diffusione in Italia (circa 60mila copie, compresi cartacei, digitali, e gratuiti), e una delle poche testate che l’editore Mondadori non ha ceduto nell’ultimo decennio.
Signorini era stato protagonista nelle scorse settimane di polemiche, accuse e indagini giudiziarie relative a presunti ricatti e abusi del suo potere in alcuni programmi televisivi Mediaset.
Il precedente direttore di Chi Umberto Brindani – oggi direttore del settimanale Gente – ha commentato il percorso di Signorini in un post su Facebook.
“Ah, ecco chi manca, nei ringraziamenti di Signorini: il sottoscritto. Aridaje: se ne era già dimenticato nella recente celebrazione dei 30 anni del settimanale. Si vede che proprio non gli entra in testa. O forse ha cancellato dalla memoria l’anno e mezzo che abbiamo passato insieme, io alla direzione e lui alla vicedirezione di Chi. Si chiama damnatio memoriae e, in un certo senso, anche alla luce degli ultimi avvenimenti, quella dimenticanza dovrei considerarla quasi una medaglia”.
domenica 8 Marzo 2026
È online da una settimana il sito di news La Sintesi, che era stato annunciato su alcuni quotidiani nei mesi scorsi perché il suo direttore è Rocco Casalino, ex portavoce del partito M5S e del suo leader Giuseppe Conte. L’editore è il produttore cinematografico Andrea Iervolino (da non confondere con Danilo Iervolino, imprenditore che era stato editore dell’ Espresso).
Il sito riferisce di avere in progetto “108 redazioni provinciali”, nessuna delle quali è però finora attiva. Una pagina dedicata invita alle candidature per crearle, offrendo tra le altre questa informazione: “Non è previsto un compenso fisso: i guadagni derivano dalla capacità di generare fatturato sul territorio attraverso la raccolta pubblicitaria locale e lo sviluppo di progetti di comunicazione, secondo criteri chiari e condivisi”.
domenica 8 Marzo 2026
“Martedì mattina il quotidiano sportivo italiano Tuttosport aveva in prima pagina, nella parte alta, questo titolo: «Taremi: vado in guerra». L’articolo a cui si riferisce, uscito a pagina 23 del giornale (e anche sul sito) e ripreso da altri siti e quotidiani, racconta di come l’attaccante iraniano Mehdi Taremi (che gioca in Grecia nell’Olympiacos, che ha giocato nell’Inter e che ha oltre 100 presenze con la nazionale dell’Iran) avrebbe deciso di lasciare la Grecia e il calcio per tornare in Iran a combattere per l’esercito iraniano nella guerra contro Stati Uniti e Israele”.
Il Post ha indagato un annuncio assai precipitoso pubblicato su alcune testate giornalistiche italiane, che alla sua redazione era apparso subito piuttosto sospetto.

domenica 8 Marzo 2026
Ogni tanto, per promemoria, un esempio della natura del tutto autonoma ed esclusivamente pubblicitaria di molti articoli che i maggiori quotidiani pubblicano nelle pagine della Moda.

domenica 8 Marzo 2026
Corriere della Sera sta in questi giorni celebrando i suoi centocinquant’anni. Venerdì c’è stata una serata alla Scala di Milano, e nelle pagine di sabato dedicate all’evento sono stati ampiamente citati, anche con una gallery fotografica, i responsabili di alcune delle aziende che sono tra i maggiori inserzionisti del giornale (persino nello stesso giorno). L’acquirente della pagina pubblicitaria immediatamente successiva era citato già nei titoli dell’articolo.

domenica 8 Marzo 2026
Nel rispondere a una lettrice che aveva notato come la rubrica delle lettere di Repubblica ospiti con frequenza interventi firmati con gli stessi nomi, il curatore della rubrica Francesco Merlo ha sintetizzato alcuni dei criteri delle sue scelte di pubblicazione.
“Caro Merlo, le firme della sua posta sono spesso ripetute: Mirella Serri, Orrù, Cardinalini, Manuel Orazi, Laura Traverso, Sara Prando e qualche altro che mi sfugge. Io non mi lamento perché mi ha pubblicato spesso, ma non dovrebbe essere la palestra dei lettori, dove tutti vengono pubblicati a turno?
Giulia Acciarito — Roma
No, anche se le firme che pubblico sono tante, sino a 7 al giorno. Ricevo una trentina di mail — oggi 33 — e scelgo gli argomenti della Posta che più stimolano la Risposta. Sono tutte intelligenti anche se ripetitive e qualche volta sono articoloni. Ieri per esempio ho ricevuto una mail da Pescara: “Buona sera, sono una fedele lettrice del giornale e della sua rubrica”. E poi stampatello: “ALLEGO UNA DELIBERA DELLA ASL DI PESCARA — REGIONE ABRUZZO”. Segue la delibera con un bellicoso commento. Il testo supera tutto lo spazio di questa pagina (Concita, Michele, Paolo e io). E finisce così: “La ringrazio per l’attenzione e le chiedo di non pubblicare il mio nome”. Come si dice a Roma? “Mortacci””.
domenica 8 Marzo 2026
L’otto marzo è una data opportuna per ricordare un dato che Charlie citò spesso in passato, e su cui non è cambiato praticamente niente in sei anni. Tra i cinquanta quotidiani italiani a maggiore diffusione e tra i più visitati siti di news (compreso il Post) ci sono solo due donne a cui è affidata la direzione: Agnese Pini (direttrice delle testate del gruppo Monrif, Giorno, Nazione e Resto del Carlino) e Nunzia Vallini (direttrice del Giornale di Brescia).
(erano state tre brevemente, ma il Secolo XIX è tornato ad avere un direttore).
domenica 8 Marzo 2026
Oggi, domenica mattina, non è ancora stato annunciato né scelto il successore dell’ayatollah Khamenei – ucciso da un bombardamento all’inizio dell’attacco israeliano e statunitense – come “Guida Suprema” dell’Iran. Ma all’inizio della settimana molti giornali italiani hanno annunciato la notizia che la scelta fosse già avvenuta: il Post ha cercato di capire gli incerti percorsi per cui è stata data quella notizia.
domenica 8 Marzo 2026
Fredrik deBoer è uno scrittore e critico americano, che ha una newsletter sulla piattaforma Substack. Invitando ad abbonarsi, qualche giorno fa ha scritto una cosa chiara ed efficace intorno alla scelta di essere indipendente persino dal consenso dei propri lettori e lettrici. È una questione di cui Charlie ha scritto spesso, come in tempi di difficoltà economiche l’informazione perda indipendenza non solo nei confronti di interessi economici e pubblicitari diversi da quelli giornalistici, ma anche rispetto alla fonte di ricavo offerta da abbonati e abbonate, tornata prioritaria. L’informazione indipendente è quella che non si preoccupa di scontentare chi la sostiene.
“Ho cercato dall’inizio di scrivere quello che penso sia vero, a prescindere dal fatto che sia apprezzato o no. Non è stato sempre facile, per me né per i miei lettori, e dopo cinque anni a volte pubblico ancora articoli che generano improvvise grosse emorragie di abbonati paganti, smontando tutti i progressi dell’anno precedente. Ma se perdonate l’ovvio effetto di autocelebrazione, io preferisco così, e spero che anche voi darete a questo il giusto valore, riconoscendo che sia raro che degli autori sostenuti dal pubblico affrontino le polemiche spesso quanto me. Ma davvero non saprei come altro fare questo lavoro.
La newsletter non è un esercizio di promozione, né un tentativo di compiacere un pubblico e ottenerne il sostegno. È uno sforzo di pensare lucidamente, discutere con onestà, ammetterlo quando sbaglio e resistere alle pressioni (politiche, sociali ed economiche) che spingono gli autori verso il consenso facile. Se andare in cerca di questa chimera mi avvicina a solipsismi e presunzioni, posso conviverci. E forse potete conviverci anche voi” .
domenica 8 Marzo 2026
Il progetto di inchieste e reportage IrpiMedia ha pubblicato un lungo articolo che raccoglie le testimonianze di cento giornaliste sugli abusi e le molestie nelle redazioni italiane (IrpiMedia si era occupata un anno e mezzo fa di abusi e molestie nelle scuole di giornalismo).
“Per partecipare all’inchiesta le croniste, assunte e freelance, hanno richiesto l’anonimato e l’assenza di riferimenti ai nomi degli editori, direttori, caporedattori, caposervizio e colleghi che hanno commesso gli abusi per timore di ripercussioni. Per lo stesso motivo anche il nome delle testate è stato omesso. Le testimonianze si riferiscono a fatti recenti o di pochi anni fa, fino ad arrivare a vicende più datate che però hanno ancora ripercussioni sul presente in termini psicologici o economici” .
domenica 8 Marzo 2026
Il nuovo editore dei quotidiani Nazione, Giorno e Resto del Carlino si è presentato nella sede del gruppo a Bologna. Leonardo Maria Del Vecchio è l’erede delle ricchezze prodotte dall’azienda di occhiali EssilurLuxottica e ha avuto di recente grandi visibilità pubbliche per l’acquisto del gruppo Monrif (che pubblica i tre quotidiani e la testata Quotidiano Nazionale), per l’ingresso tra i soci del Giornale e per un’intervista televisiva di auto presentazione risoltasi in un fallimento comunicativo. Secondo quanto riferisce lo stesso Resto del Carlino, Del Vecchio avrebbe descritto così il proprio interesse nei giornali: “Sono un giovane imprenditore e le generazioni più giovani non hanno avuto il piacere dell’inchiostro, di sporcarsi le dita. Ricordo quando mio padre aveva il giornale e voleva essere il primo ad aprirlo – ha detto Del Vecchio –. La storia è ciclica e vedo già un cambiamento nel mondo dell’editoria. Un mondo importante, fatto di responsabilità civica e impegno, come accade per i medici. Non si può permettere che l’informazione venga strumentalizzata o estremizzata per far sì che qualche tiktoker abbia più follower o visualizzazioni. Gli algoritmi prediligono gli estremi, quindi più la spari grossa più vieni ascoltato: ma le polarizzazioni agli estremi, estremi di qualsiasi colore e bandiera, sono pericolose. Soprattutto per i giovani”.
domenica 8 Marzo 2026
Alla fine si è invece risolta con un deus ex machina l’annosa storia della vendita del Daily Telegraph, uno dei più importanti quotidiani britannici. Il giornale era stato messo in vendita tre anni fa per affrontare gli enormi debiti della società che lo possedeva, ma la questione si era intricata e aveva avuto risvolti politici per i timori che potesse essere acquisito da fondi legati al regime saudita e per il ruolo del giornale nell’essere il più autorevole riferimento del partito Tory.
Diverse ipotesi si erano succedute, fino a quella – che sembrava concretizzarsi – di un acquisto da parte della società che possiede il popolarissimo e screditato tabloid Daily Mail, a sua volta di posizioni conservatrici: ma venerdì è stata annunciata la scelta di accogliere l’offerta di circa 575 milioni di sterline della grande multinazionale tedesca dell’editoria Axel Springer (che possiede in Germania i quotidiani Bild e Welt, e negli Stati Uniti il sito Politico).
domenica 8 Marzo 2026
L’annuncio dell’accordo sulla cessione della Stampa ha reintensificato le voci su un’imminenza di un simile annuncio relativo a Repubblica e alla società greca Antenna, interlocutore esclusivo sulla vendita da diversi mesi. Voci riprese anche da un ennesimo allarmato ma inerme comunicato del Comitato di redazione di Repubblica.
“Riteniamo anche noi che ci sia un fondamento di verità in quanto scritto da autorevoli testate che parlano di trattative all’ultimo sangue sul prezzo di vendita, ma anche di probabili aspetti delle pieghe contabili che non convincono chi si è candidato ad acquistare quello che era il più grande gruppo editoriale italiano, ormai ridotto a uno spezzatino.
E non essendo illusi, riteniamo fondati i timori che chi prenderà in mano le redini delle testate Gedi rimaste – fra le quali c’è Repubblica – possa voler ridimensionare fortemente gli organici. Per far questo, molti scrivono che si ricorrerà ad un nuovo piano di prepensionamenti, dopo quello sanguinoso di due anni fa. Un piano che di nuovo ridurrebbe le forze di questa redazione e la sua memoria storica, le sue professionalità più rodate. Sapendo che tutta questa materia è comunque regolata da provvedimenti di legge e sottoposta al vaglio e alla trattativa con le organizzazioni sindacali e di categoria, consigliamo a chi si sta occupando della vendita e a chi fa filtrare all’esterno le informazioni, di ricordare una cosa. Che qualsiasi manovra per ridurre gli organici dovrà passare da un tavolo di trattativa e che nulla deve esser dato per scontato” .
domenica 8 Marzo 2026
Come racconta l’articolo del Post di mercoledì, “Il gruppo GEDI, di proprietà di Exor, la società della famiglia Agnelli-Elkann, ha firmato un contratto preliminare per la vendita della Stampa, storico quotidiano di Torino, con il gruppo editoriale SAE. Nel comunicato si dice che si prevede di concludere l’operazione entro il primo semestre del 2026″.
Salvo nuove svolte nei mesi prima che l’accordo si concretizzi, è una prima conclusione dell’estenuante processo di dismissione del gruppo editoriale GEDI da parte della proprietà, la società Exor della famiglia Agnelli Elkann. Anche se questo decennio ha mostrato che le vicende proprietarie del gruppo, e le traversie conseguenti per le testate, raramente trovano stabilità.
SAE è la società, guidata da Alberto Leonardis, che si era creata negli scorsi anni per acquistare altri quotidiani locali dal gruppo GEDI: finora non ha mostrato grandi visioni per affrontare i difficili tempi delle aziende giornalistiche, e non si è ancora capito da dove venga la solidità economica della sua offerta (“pochi soldi, ma tanti amici”, è come il quotidiano Domani ha descritto Leonardis). Articoli più amichevoli attribuiscono invece a SAE la creazione di un “efficace sistema editoriale”, di cui non sono meglio specificati i risultati.
La redazione della Stampa ha rinnovato la sua preoccupazione e insoddisfazione per essere stata ignorata nelle proprie richieste e poco informata del percorso di vendita e delle intenzioni degli acquirenti: il quotidiano non è uscito giovedì, e un comunicato ha chiesto rassicurazioni a SAE.
“A Sae chiediamo di uscire allo scoperto. Pretendiamo la presentazione immediata del piano industriale e del progetto editoriale. Vogliamo conoscere la composizione societaria del veicolo che acquisirà il giornale, sapere chi sono gli investitori evocati nei comunicati, avere conferma formale e scritta della piena autonomia e indipendenza della testata. Esigiamo garanzie sul mantenimento degli organici, sulla struttura delle redazioni, su investimenti nel digitale e nel multimediale. Non dichiarazioni di principio, ma impegni nero su bianco”.
Tra le tante cose ancora da capire del trasferimento e della separazione dalle altre testate e proprietà del gruppo GEDI, c’è come saranno gestiti alcuni servizi – soprattutto quelli delle attività digitali – che finora hanno fatto capo soprattutto alle sedi romane e a Repubblica. Il podcast quotidiano della Stampa, per esempio (l’unico rimasto), è prodotto da One Podcast, la “media factory” che resta dentro GEDI.
domenica 8 Marzo 2026
In tutte le aziende giornalistiche del mondo si sta molto discutendo degli usi dei software di “intelligenza artificiale” nel lavoro giornalistico. Un racconto piuttosto superficiale ha finora fatto parlare soprattutto di articoli scritti “dall’intelligenza artificiale”, ma le sfumature dell’uso sono molto più complesse e articolate: i software in questione possono essere usati per compiere ricerche, indagare documenti, aggregare informazioni, produrre bozze da rivedere ed elaborare, scrivere testi a partire da un lavoro di reporting, e altro ancora.
Questa settimana tra chi segue questo genere di sviluppi negli Stati Uniti si è parlato di un confronto all’interno della grande agenzia giornalistica Associated Press, proprio a proposito di questi usi: la dirigenza dell’agenzia ha proposto che sempre più spesso il lavoro di composizione finale di alcuni tipi di articoli sia affidato ai software di AI, una volta che i giornalisti abbiano raccolto le informazioni. Direzione che può andare verso una riduzione dei posti di lavoro, come molti temono, ma anche verso l’opportunità di produrre più informazione con le stesse risorse umane a disposizione.
Ma messa un po’ di carne al fuoco su queste più ampie questioni, a questo prologo è sembrato utile riprendere una considerazione della responsabile delle attività AI di Associated Press che spesso fuori dai giornali non è abbastanza percepita, e a volte lo è poco anche nei giornali: «Reporting e scrittura sono due capacità distinte ed è raro – RARO – che trovino sintesi in una sola persona». Considerazione che permette di capire meno superficialmente il lavoro giornalistico nei suoi diversi aspetti, ma anche di attenuare la narrazione per cui limiti e fallacie dei software di AI peggiorerebbero certamente la qualità del giornalismo. Limiti e fallacie di noi umani sono altrettanto estese e frequenti: e se alcuni di noi sanno fare molto bene cose su cui i software sono ancora scarsi, ci sono già ambiti in cui i software ottengono risultati migliori della maggior parte di noi.
Fine di questo prologo.
domenica 1 Marzo 2026
Rinnovando dei risultati convincenti che durano dal suo primo numero, il nuovo Cose spiegate bene – la rivista del Post – dedicato al cinema è entrato (da sedicesimo) nella classifica dei venti più venduti della categoria “saggistica” (qui ripresa dalla Lettura del Corriere della Sera), risultato senza eguali per i prodotti editoriali di questo genere.

domenica 1 Marzo 2026
C’è stata una polemica in una conferenza stampa intorno al festival di Sanremo, assai ripresa sui social network e sui siti di news. Qui non interessa tanto il merito – su cui le ragioni e le sciocchezze sono abbastanza palesi – ma la scelta di quasi tutte le testate giornalistiche di tacere il nome del promotore della polemica, citato sempre come “un giornalista della sala stampa”. Scelta rispettabile e persino apprezzabile, considerata l’aggressione personale che il giornalista avrebbe subito online se ne fosse stato fatto il nome, di certo superiore a ogni ragionevole giudizio sulle cose che aveva detto. Ma non si può non notare che la stessa protezione non viene abitualmente riservata dai giornalisti a coloro che non siano loro colleghi, quando dicono cose che genereranno “shitstorm”: fosse stato chiunque altro ne avremmo probabilmente letto persino l’indirizzo di residenza.
domenica 1 Marzo 2026
Da oggi Gad Lerner, popolare giornalista di lunga e ricca carriera, inizia una nuova collaborazione con il Manifesto, quasi un anno dopo avere deciso di interrompere il suo rapporto con il Fatto, che a sua volta aveva seguito la rinuncia a collaborare con Repubblica dopo l’acquisto del gruppo GEDI da parte della famiglia Agnelli Elkann. Lerner aveva lavorato al Manifesto già all’inizio degli anni Ottanta.
domenica 1 Marzo 2026
Sono giorni di sfilate di moda milanesi, che i maggiori quotidiani seguono destinando loro cospicue risorse e spazio, per via dell’attenzione al settore ma soprattutto delle abitudini dei brand di moda a voler vedere ricompensati con coperture soddisfacenti i propri investimenti pubblicitari. Un rinnovato esempio di questa ibridazione delle priorità giornalistiche si è visto nei giorni scorsi intorno all’azienda Giorgio Armani, di cui si stanno raccontando con la consueta celebrazione le nuove collezioni mentre importanti testate internazionali si occupano invece dei complicati e incerti destini dell’azienda stessa, poco riferiti da noi.
domenica 1 Marzo 2026
Josh Marshall ha dato una breve ma interessante intervista alla newsletter di un giornalista freelance americano, Thor Benson. Josh Marshall, lo descrivemmo già su Charlie, fu uno dei primi blogger americani a costruirsi un seguito e una visibilità rilevanti, e oggi il suo Talking Points Memo è un piccolo giornale online, sostenuto da abbonamenti. Qui dice alcune cose interessanti e attuali:
– che il successo di oggi delle newsletter è un’evoluzione di quello che ottennero allora i blog, con alcune sensibili variazioni, prima fra tutte l’introduzione degli abbonamenti e quindi di un modello di business.
– che oggi dire “giornale indipendente” è diventato molto meno retorico e molto più significativo di un tempo, considerate le limitazioni di libertà in diverse testate e tv statunitensi imposte dall’amministrazione Trump e dai suoi ricatti economici, che gravano di più sulle aziende giornalistiche in difficoltà economiche (quest’ultimo fattore è una limitazione di libertà anche in Italia, ma per dipendenza dalla pubblicità).
– che proprio per questo, sono davvero “indipendenti” i prodotti giornalistici che possono contare su un solido ricavo proveniente dagli abbonamenti, che siano una newsletter personale oppure il New York Times.
domenica 1 Marzo 2026
Prosegue il lavoro di prudente gestione della crisi della squadra di calcio del Torino sui quotidiani Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, il cui editore è anche presidente del Torino, ed è da molti mesi contestatissimo dai tifosi. Le proteste nei suoi confronti sono sistematicamente taciute sui due quotidiani, e anche i risultati più spettacolarmente negativi appaiono in forme creativamente eufemistiche.

domenica 1 Marzo 2026
Si sono ribaltate le prospettive della grande azienda televisiva e di entertainment americana Warner Discovery, che sarà comprata da Paramount, la cui nuova offerta ha fatto rinunciare all’acquisto Netflix, che a un certo punto sembrava avere concluso un accordo vincente. Il prevalere di Paramount era stato molto sostenuto dall’amministrazione Trump, per i legami del suo proprietario Larry Ellison con la presidenza, ed è considerato un ennesimo successo delle capacità di pressione e ricatto dell’amministrazione stessa. Adesso, per gli interessi di questa newsletter, l’argomento maggiore saranno i destini della rete televisiva CNN, finora assai battagliera contro Trump, che sta dentro Warner Discovery (Charlie ne aveva già scritto a dicembre).
domenica 1 Marzo 2026
Il Fatto Quotidiano ha introdotto da oggi dei sensibili cambiamenti nella forma e nel contenuto del giornale, che il direttore ha spiegato in un editoriale, sabato, con la necessità di corrispondere di più alle priorità di sostenibilità economica in una fase assai difficile per quasi tutti i quotidiani: limitando impegni e costi attraverso dei sacrifici e investendo sulla crescita degli abbonamenti digitali.
“fino all’obiettivo che ci metterebbe definitivamente in sicurezza e non è più solo un sogno, visto l’ottimo andamento delle ultime campagne: quello dei 100 mila abbonati digitali.
Nell’attesa, il Fatto torna nei giorni feriali al formato delle origini: 16 pagine, che salgono a 20 il sabato e la domenica, quando c’è più tempo per leggere, e nelle occasioni speciali. Il numero degli articoli resterà pressoché invariato, ma saranno un po’ più brevi. Anche le rubriche verranno razionalizzate e rinnovate, ma senza perdere nessuna delle nostre firme. Qualche sacrificio sarà inevitabile, come la rinuncia ai programmi tv (che però ormai si trovano su molti siti) e ad alcuni appuntamenti di servizio, come le pagine di moda e motori e alcune recensioni culturali che traslocheranno sul sito. Il tutto in cambio di una lettura più facile e più snella, che però non pregiudichi il giusto spazio da riservare agli approfondimenti” .
Fino a ieri il Fatto aveva quattro pagine in più, 20 nei feriali e 24 il sabato e la domenica.
domenica 1 Marzo 2026
Phil Noble è un fotografo inglese che lavora per l’agenzia Reuters, e ha avuto probabilmente la settimana di maggior successo pubblico della sua carriera: è infatti l’autore della fotografia dell’ex principe Andrea mentre lascia in una macchina la stazione di polizia dove era stato interrogato in stato di fermo. Fotografia non solo unica nel registrare una notizia storica e che ha fatto il giro del mondo, ma anche formidabile nel raffigurare una apparente condizione di spavento e vulnerabilità di un ex potenziale erede al trono britannico. Reuters ha fatto raccontare a Noble come ha individuato il luogo giusto e come è stata fatta la foto.
“La prima auto ospitava due agenti di polizia, quindi Noble ha puntato la macchina fotografica e il flash sulla successiva. Ha fatto sei scatti in tutto: in due si vedevano degli agenti, due erano bianche, una sfocata. Ma una aveva catturato la natura senza precedenti di quel momento: per la prima volta nella storia moderna un membro maggiore della famiglia reale veniva trattato come un delinquente comune”.
domenica 1 Marzo 2026
Neanche questa settimana ci sono state novità sulle trattative per la vendita delle proprietà del gruppo GEDI, malgrado le voci circolanti abbiano dato per quasi fatto e prossimo l’accordo per cedere Repubblica al gruppo greco Antenna. Intanto i giornalisti della Stampa hanno scioperato mercoledì e il quotidiano non è uscito giovedì, per protestare contro l’indifferenza della società Exor – che possiede GEDI – alle loro richieste di essere informati.