L'homepage di Bellingcat
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  • martedì 9 ottobre 2018

Cos’è Bellingcat

Storia del piccolo sito di giornalismo investigativo che con metodi innovativi ha scoperto l'identità dei due agenti russi accusati di avere avvelenato Sergei Skripal

L'homepage di Bellingcat

Una grande inchiesta giornalistica pubblicata negli ultimi giorni in diversi articoli online ha rivelato la vera identità dei due uomini sospettati di avere avvelenato l’ex spia russa Sergei Skripal a Salisbury, in Inghilterra, lo scorso 4 marzo. L’inchiesta, realizzata dal sito britannico Bellingcat e dal sito russo The Insider, ha anticipato le indagini della polizia britannica e ha scoperto che i due uomini facevano parte dell’intelligence militare russa, conosciuta con la sigla Gru. È stata una rivelazione importante, che ha mostrato tra le altre cose come il governo russo avesse ripetutamente mentito sostenendo di non essere in alcun modo coinvolto nel tentato omicidio di Skripal.

Non è la prima volta che Bellingcat si trova al centro di grandi e importanti inchieste giornalistiche riprese dai media di tutto il mondo, da organi internazionali e forze di sicurezza nazionali: era successo per esempio con l’abbattimento del volo MH17 in Ucraina orientale (per esempio qui) e con gli attacchi chimici compiuti dal regime di Bashar al Assad in Siria (per esempio quello dello scorso 7 aprile a Douma, vicino a Damasco).

In realtà Bellingcat non è un giornale vero e proprio: è un sito di giornalismo investigativo fondato nel 2014 dal blogger britannico Eliot Higgins, ex impiegato di una società finanziaria inglese. Negli anni prima della nascita di Bellingcat, Higgins si era fatto conoscere con il blog Brown Moses, sul quale pubblicava piccole inchieste basate su fonti open source direttamente dal divano di casa sua, a Leicester, in Inghilterra. Anche allora le inchieste di Higgins si basavano quasi esclusivamente su materiale online accessibile a tutti: video di YouTube, immagini di Google Earth, database pubblici, annuari scolastici, fotografie diffuse su Twitter, e così via. Oggi l’evoluzione di quel blog, cioè il sito Bellingcat, è diventato un punto di riferimento per giornalisti, analisti e governi di tutto il mondo, e per certi aspetti ha cambiato il modo di fare giornalismo d’inchiesta.

Il blog Brown Moses

Higgins lanciò la raccolta fondi per aprire Bellingcat nel 2013 usando la piattaforma Kickstarter. Per presentare il progetto, scrisse che Bellingcat avrebbe dovuto avere due obiettivi principali: «Mettere insieme un gruppo di scrittori e attivisti che attraverso gli strumenti open source avevano trasformato il giornalismo» e «attrarne altri che imparassero a usare gli stessi strumenti». Sul nuovo sito furono subito messe online delle linee guida che spiegavano per esempio come usare le immagini satellitari per identificare un villaggio incendiato e come raccogliere prove e fonti dalla Siria senza leggere l’arabo. Bellingcat si fece presto conoscere anche fuori dai giri dei giornalisti frequentatori di Twitter: nel 2016 identificò i soldati che erano stati coinvolti nell’abbattimento del volo MH17 (PDF), scoprì il loro battaglione di appartenenza e passò tutte le prove raccolte agli investigatori olandesi che si stavano occupando del caso.

In una recente intervista a BBC, Higgins ha spiegato che fino a circa un anno fa coloro che lavoravano a Bellingcat erano per lo più volontari. Oggi le cose sono cambiate e con la crescita del sito sono aumentate anche le persone stipendiate.

Eliot Higgins (PIROSCHKA VAN DE WOUW/AFP/Getty Images)

Oltre ad essere cresciuto numericamente, Bellingcat ha cominciato anche a differenziare le proprie entrate, specializzandosi in workshop sull’analisi di fonti open source. La scorsa estate, per esempio, è stato organizzato un workshop in un hotel centrale di Londra, dove tra le altre cose è stato spiegato come scoprire l’esatta latitudine e longitudine del fotografo che aveva scattato una foto a Sharon Stone di fronte al Taj Mahal, in India. Tra il pubblico, che aveva pagato qualche centinaio di dollari per partecipare ai cinque giorni di workshop, c’erano giornalisti, avvocati per i diritti umani, ricercatori e analisti esperti di conflitti internazionali, di estremismo online e di sicurezza informatica. Oggi, ha raccontato Higgins al New Yorker, metà delle entrate di Bellingcat proviene proprio da eventi di questo tipo, organizzati per lo più negli Stati Uniti e nel Regno Unito e diretti a professionisti ed esperti del settore.

Negli ultimi anni Higgins è stato accusato più volte di essere al soldo del governo britannico per screditare il governo russo. Le accuse – mai sostenute da prove – sono arrivate per lo più dalla Russia, uno dei paesi più colpiti dalle inchieste di Bellingcat. Higgins ha detto a BBC: «Siamo abituati a ricevere critiche sia dal pubblico dei social media che dal governo russo. Sarebbe più sorprendente se non ci fossero reazioni ai nostri articoli!». Higgins ha aggiunto che Bellingcat sta lavorando per estendere il proprio lavoro in altre aree: a breve, ha detto, verranno presentati nuovi progetti di giornalismo investigativo sullo Yemen e sulla Libia.

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