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  • Venerdì 10 ottobre 2025

I giornali che ricevono i contributi pubblici (prima rata del 2024)

Il governo ha pubblicato la lista delle testate a cui darà il finanziamento: più o meno sempre le stesse, sulla base di criteri in parte discutibili

Un'edicola di Salerno, 16 maggio 2025 (Ivan Romano/Getty Images)
Un'edicola di Salerno, 16 maggio 2025 (Ivan Romano/Getty Images)
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Il dipartimento per l’informazione e l’editoria del governo italiano ha pubblicato l’elenco dei giornali a cui è stato attribuito – come richiesto dalle singole testate – per l’anno 2024 il diritto al “contributo pubblico diretto”, cioè il finanziamento pubblico che la legge prevede per i giornali che si dichiarino pubblicati da cooperative di giornalisti o da società senza fini di lucro, o che siano espressione di minoranze linguistiche (non sono gli unici criteri, sotto spieghiamo gli altri).

In base alla legge il contributo viene inviato in due tranche (ma in alcuni casi anche in un’unica soluzione a fine anno): quella che è stata pubblicata e che viene pagata ora è la prima rata del 2024. I giornali che ricevono i contributi più sostanziosi sono di fatto gli stessi degli anni scorsi. L’unica variazione significativa riguarda la Gazzetta del Mezzogiorno, che – dopo aver ripreso le pubblicazioni alla fine del 2022, un anno e mezzo dopo la chiusura – ha ottenuto una prima rata di circa 600mila euro, più alta rispetto all’anno scorso (è ancora solo la prima rata però: è possibile che con la seconda la Gazzetta alla fine riceva gli stessi soldi dell’anno scorso).

Queste sono le prime quindici testate per contributo assegnato nella prima rata:

Dolomiten 3.088.498,01 euro
Famiglia Cristiana 3.000.000,00 euro
Avvenire 2.788.881,72 euro
Libero 2.703.559,99 euro
ItaliaOggi 2.031.266,98 euro
Il Quotidiano del Sud 1.848.080,44 euro
Gazzetta del Sud 1.743.166,34 euro
Il manifesto 1.569.621,95 euro
La Gazzetta del Mezzogiorno 1.521.715,17 euro
Corriere Romagna 1.109.178,49 euro
Cronacaqui.it (TorinoCronaca) 1.103.650,03 euro
Il Foglio 1.047.652,79 euro
Primorski dnevnik 833.334,04 euro
Editoriale Oggi (Ciociaria Oggi) 814.966,33 euro
Il Cittadino 712.049,40 euro

Dolomiten è un quotidiano in lingua tedesca della provincia autonoma di Bolzano, mentre Primorski dnevnik è un quotidiano della minoranza slovena pubblicato a Trieste. I contributi sono attribuiti in base a una serie di calcoli che tengono conto dei costi sostenuti dal giornale e della sua diffusione: calcoli che favoriscono i gruppi di medie dimensioni, che hanno costi e diffusioni rilevanti.

Come l’anno scorso, i due giornali esclusivamente digitali che per ora hanno ottenuto i maggiori contributi pubblici diretti (all’incirca mezzo milione di euro entrambi per la prima rata) sono La Discussione, piccola testata vicina al centrodestra, e il Secolo d’Italia, storico quotidiano della destra politica italiana.

Della legge sui contributi non beneficiano i maggiori quotidiani nazionali, come per esempio Repubblica, Corriere della Sera e Sole 24 Ore, che non ricevono aiuti pubblici diretti (anche se quest’anno c’è un’eccezione, che è spiegata nel paragrafo in fondo). Ricevono i contributi invece alcuni quotidiani tra quelli con maggiore diffusione, fra cui Avvenire e Libero.

Tutti i giornali che vengono pubblicati in versione cartacea usufruiscono di alcuni sostegni definiti “indiretti” alla stampa, per esempio sotto forma di sconti sull’acquisto della carta o di sgravi fiscali per chi acquista la pubblicità sui quotidiani cartacei. Sono voci non particolarmente rilevanti per i bilanci dei giornali, ma non indifferenti per lo Stato, che per il 2021 per esempio aveva speso oltre 290 milioni di euro per i contributi “indiretti”.

La situazione è invece molto diversa per i giornali che ricevono le grosse quote di contributi diretti citate sopra, da cui sono fortemente dipendenti: per la prima tranche del 2024 sono stati erogati quasi 48 milioni di euro, poco meno di due milioni di euro in più rispetto alla prima rata del 2023.

– Leggi anche: Come si stampa un giornale

Il finanziamento diretto all’editoria dovrebbe avere uno scopo preciso e limitato: sostenere il pluralismo dell’informazione aiutando in particolare le piccole testate locali, quelle delle minoranze linguistiche e quelle indipendenti, come in teoria dovrebbero essere quelle edite da cooperative di giornalisti. La forma di cooperativa è però usata strumentalmente da diverse delle testate che ricevono cospicui contributi (Libero, ItaliaOggi, Il Foglio, per esempio) malgrado nei fatti quei giornali abbiano editori privati al pari dei quotidiani che non accedono ai contributi.

Nella maggior parte dei casi questa libera interpretazione delle regole è ottenuta attribuendo a una cooperativa la proprietà della “testata” del giornale, mentre a possederne tutti i suoi beni e proprietà è una società commerciale analoga a quelle che possiedono gli altri quotidiani (nel caso di Libero la società del deputato della Lega Antonio Angelucci, nel caso del Foglio quella del costruttore Valter Mainetti, nel caso di ItaliaOggi il gruppo editoriale Class).

Un tempo i finanziamenti sostenevano anche i giornali di partito, ma quest’aspetto della legge è stato soppresso nel 2017. In tutto ci sono sette tipi di periodici e quotidiani che hanno diritto ai finanziamenti:

1. Cooperative giornalistiche che editano quotidiani e periodici;

2. Imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale è detenuto in maggioranza da cooperative, fondazioni o enti senza fini di lucro;

3. Enti senza fini di lucro oppure imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale è interamente detenuto da tali enti;

4. Imprese editrici che editano quotidiani e periodici espressione di minoranze linguistiche;

5. Imprese editrici, enti ed associazioni che editano periodici per persone cieche e ipovedenti;

6. Associazioni dei consumatori che editano periodici in materia di tutela del consumatore, iscritte nell’elenco istituito dal Codice del consumo;

7. Imprese editrici di quotidiani e di periodici italiani editi e diffusi all’estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero.

Quest’anno però alcune testate – anche quelle più diffuse, che solitamente non ricevono i contributi pubblici diretti – hanno ricevuto una forma di contributi diretti, dal “Fondo straordinario per gli interventi di sostegno dell’innovazione nell’editoria”. Il Fondo metteva a disposizione 140 milioni di euro per il 2023, per gli editori di riviste e giornali e per le emittenti radiotelevisive. L’editore RCS (che pubblica Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport) ha ricevuto dal Fondo straordinario più di 11 milioni di euro; GEDI (che pubblica Repubblica, La Stampa, La Provincia Pavese e La Sentinella del Canavese di Ivrea) ha ricevuto più di 6 milioni.

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