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  • Sabato 16 marzo 2024

Questi travagliati anni della Gazzetta del Mezzogiorno

Il quotidiano che è stato il più importante in Puglia e Basilicata non ha ancora superato una crisi e diversi cambi di proprietà

(LUCA TURI / ANSA)
(LUCA TURI / ANSA)
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La Gazzetta del Mezzogiorno è stato uno dei giornali più letti nell’Italia del Sud e ha una radicata presenza soprattutto in Puglia e Basilicata: nacque nel 1887 con il nome Corriere delle Puglie, coprendo soprattutto le notizie di Bari, cessò le pubblicazioni nel 1922, e la sua redazione fu assorbita dalla Gazzetta di Puglia che ne ereditò anche la storia. Nel 1928 il quotidiano fu ribattezzato Gazzetta del Mezzogiorno e sotto la testata conserva ancora i nomi dei due giornali che l’hanno preceduta. Negli anni Ottanta e Novanta le vendite del giornale erano attorno alle 100mila copie giornaliere, nei Duemila intorno alle 60mila e ancora nel 2012 erano circa 30mila. Nel 2020 erano scese a circa 10mila e nel 2023 a 5mila: ora potrebbero essere di meno, ma il giornale non comunica più i dati.

Gli ultimi sei-sette anni sono stati particolarmente travagliati per il giornale, e la vicenda è piuttosto intricata. Fino a pochi anni fa la Gazzetta del Mezzogiorno era dalla società Edisud, le cui quote di maggioranza appartenevano all’imprenditore catanese Mario Ciancio Sanfilippo che a giugno 2017 fu rinviato a giudizio dalla procura di Catania per presunto concorso esterno in associazione mafiosa. Le leggi antimafia prevedono la confisca dei beni e quindi l’anno successivo a Sanfilippo furono confiscate una trentina di società, fra cui due giornali: la Gazzetta del Mezzogiorno e il quotidiano La Sicilia. La procura chiese il fallimento della società editrice Edisud e l’esercizio provvisorio, cioè che venisse amministrata da persone nominate da un giudice: questo serviva a garantire la continuità della pubblicazione del giornale tramite quelli che vengono chiamati custodi giudiziari, tutelando i lavoratori e cercando nel frattempo possibili acquirenti. Intanto, poche settimane fa, l’inchiesta della procura di Catania sulle società di Sanfilippo, ora 91enne, è terminata con la sua assoluzione.

Nel giugno del 2020 il tribunale dichiarò il fallimento di Edisud, e Sanfilippo, che nel frattempo era tornato in possesso dei suoi beni, annunciò di voler mettere in liquidazione la Gazzetta del Mezzogiorno: i curatori fallimentari avviarono così la procedura del “concordato preventivo” (una proposta di risanamento dei debiti per diventare proprietari e garantire il rilancio dell’attività), per capire se ci fossero imprenditori interessati all’acquisto del quotidiano. Questa procedura si concluse sul finire del 2020 con l’affitto del giornale per sei mesi al gruppo Ledi, gestito dalla società Ladisa, che si occupa di ristorazione commerciale e per istituzioni. Nel luglio del 2021 Ledi presentò un piano di concordato preventivo per il giornale e per l’acquisto del palazzo di via Scipione l’Africano a Bari, che dal 1972 al 2016 aveva ospitato la redazione, anch’esso di proprietà della Edisud di Sanfilippo.

Ma oltre alla proposta di Ledi arrivò un’offerta migliore da un gruppo di società di cui facevano parte Ecologica, di Vito Miccolis, e il gruppo Cisa, dell’imprenditore Antonio Albanese. Ecologica si occupa di logistica (lavora, fra gli altri, anche con l’Ilva di Taranto, e gestisce gli autobus Miccolis in Puglia). Cisa si occupa di smaltimento di rifiuti. L’offerta dei due imprenditori prevedeva anche l’impegno, per due anni, a non licenziare nessuno e a rilanciare la Gazzetta del Mezzogiorno: così nell’estate del 2021 i due imprenditori si aggiudicarono la testata e i suoi 120 dipendenti attraverso il nuovo gruppo editoriale EDIME.

Nel luglio del 2021, terminati i sei mesi dell’affitto dell’azienda (e forse anche intuendo che non avrebbe più potuto aggiudicarsi il giornale), Ledi restituì la Gazzetta del Mezzogiorno al tribunale fallimentare: i sindacati contestarono a Ledi il tempismo di questa scelta «legittima» ma «comunicata ventiquattr’ore prima della scadenza del contratto» e dopo che la società «aveva comunicato alla direzione e alla redazione la volontà di continuare a gestire provvisoriamente la testata per altri trenta giorni»; Ledi invece criticò i «tempi troppo lunghi per l’assegnazione definitiva della testata» del tribunale fallimentare. Il giornale smise di essere pubblicato dall’agosto del 2021 al febbraio del 2022: EDIME si aggiudicò il quotidiano a ottobre del 2021 ma per riprendere le pubblicazioni ci volle del tempo: bisognava sbrigare molta burocrazia e stipulare nuovi contratti per la distribuzione del giornale e per la raccolta pubblicitari. In più l’archivio e il marchio della Gazzetta del Mezzogiorno nel frattempo erano diventati beni vincolati dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Puglia, e per usare il marchio della testata era necessario aspettare ulteriori autorizzazioni. La Gazzetta del Mezzogiorno riprese le pubblicazioni il 19 febbraio 2022. Ledi intanto a novembre del 2021 aveva creato un nuovo giornale concorrente, l’Edicola del Sud, che segue le notizie della Puglia e della Basilicata.

Il palazzo di via Scipione l’Africano, la sede storica della redazione della Gazzetta del Mezzogiorno, ha una storia ancora più particolare: il gruppo EDIME si era aggiudicato anche i beni immobili che erano appartenuti a Edisud, ma la società Ledi aveva precedentemente acquistato i crediti ipotecari che ricadevano sul palazzo. Dato che Sanfilippo (Edisud) aveva ipotecato il palazzo come garanzia, Ledi ne era diventata proprietaria: non poteva però gestirlo, perché per via di alcuni vincoli della soprintendenza poteva essere utilizzato solo da un marchio, la Gazzetta del Mezzogiorno, che Ledi non possedeva più. Per poter disporre del palazzo Ecologica e Cisa hanno costituito una società ulteriore e lo stesso ha fatto il gruppo Ladisa: poi è nata una società in comune per gestire in accordo il bene immobiliare. Nelle scorse settimane è emerso che il palazzo sarà demolito e al suo posto saranno costruiti degli appartamenti o degli uffici: l’abbattimento in questi giorni è contestato perché il palazzo è considerato un edificio storico e significativo per la città. Oggi la redazione della Gazzetta del Mezzogiorno lavora a Bari in un edificio in un piano di proprietà di Albanese (Ecologica).

La nuova proprietà della Gazzetta del Mezzogiorno – EDIME – ha poi costituito una terza società senza scopo di lucro all’inizio del 2023, “Cultura e mezzogiorno”, per la gestione del marchio del giornale e per la gestione del suo archivio digitale. Qualche giorno fa il Fatto Quotidiano ha scritto che sarebbe avvenuto un «improvviso mutamento in onlus della società che pubblica il quotidiano di Bari La Gazzetta del Mezzogiorno, per poter accedere alle sovvenzioni statali a favore dell’editoria». A fare richiesta dei finanziamenti pubblici sembra in realtà essere stata la società EDIME, e non la società “Cultura e mezzogiorno”.

A inizio marzo EDIME ha confermato al Post di aver presentato la richiesta per l’accesso ai contributi pubblici: «non abbiamo ancora ricevuto comunicazioni formali che attestino il definitivo accoglimento dell’istanza». «In base a quanto appreso a seguito di interlocuzioni informali, l’istruttoria della pratica si dovrebbe essere conclusa positivamente, ma la richiesta sarebbe ancora al vaglio dei competenti organi presso la presidente del Consiglio dei Ministri», fa sapere la società. Per il 2023 EDIME si aspetta di ricevere complessivamente intorno a 1,8 milioni di euro: è una cifra che era stata citata da alcune fonti al Post e che la società ha confermato essere «in linea» con le sue aspettative, anche se ha precisato che «al riguardo non abbiamo ancora indicazioni certe». Negli scorsi giorni è arrivata la conferma che il dipartimento per l’informazione e l’editoria del governo italiano ha versato al quotidiano 1,9 milioni lordi per il 2022.

In questi anni sono cambiate anche diverse cose in redazione. Sono cambiati molti direttori: Giuseppe De Tomaso era rimasto in carica dal 2008 al marzo 2021; poi la società Ledi nominò Michele Partipilo, che diresse il giornale fino al luglio 2021, quando le pubblicazioni furono interrotte; dal febbraio del 2022, quando la Gazzetta tornò in edicola, EDIME scelse Oscar Iarussi, rimasto in carica fino allo scorso autunno. Dallo scorso settembre il direttore è Mimmo Mazza.

La situazione è molto complicata anche per i giornalisti. Per due anni infatti EDIME aveva assunto l’impegno a non licenziare nessuno, ma il vincolo è decaduto alla fine del 2023. Lo scorso ottobre l’editore aveva annunciato un piano di licenziamenti di 75 persone: 47 giornalisti e 28 poligrafici. Il piano sembra essere quello di chiudere le redazioni distaccate, e mantenere solo quella di Bari per fare un giornale con una singola edizione (prima c’erano varie edizioni per diverse città, per esempio Foggia, Lecce, Potenza, Matera). I licenziamenti sono però slittati di almeno un anno grazie a una proroga degli ammortizzatori sociali, e una parte dei 75 dipendenti (altri sono stati prepensionati, reintegrati in redazione o hanno cambiato lavoro) è ora in “cassa integrazione a zero ore”, cioè non stanno lavorando e percepiscono circa 800-1200 euro al mese. Adesso al giornale lavorano 30 giornalisti e una decina di poligrafici.

Così la Gazzetta del Mezzogiorno potrebbe trovarsi in una situazione piuttosto peculiare: da una parte potrebbe ricevere finanziamenti pubblici per l’attività giornalistica, e dall’altra usufruire della cassa integrazione con la possibilità di fare licenziamenti. Le leggi per gli ammortizzatori sociali e per il contributo statale all’editoria non sono vincolate e non si escludono a vicenda.

In questi anni è aumentata la concorrenza in Puglia e Basilicata e da gennaio il quotidiano è tornato a comunicare la diffusione delle sue copie ad ADS (Accertamenti Diffusione Stampa, la società che certifica e divulga i dati sulla diffusione), con un dato di circa 5500 copie complessive di cui circa 4500 in edicola.