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  • Giovedì 11 aprile 2024

Quando O.J. Simpson fu inseguito dalla polizia in diretta TV

Il 17 giugno 1994 i principali canali televisivi statunitensi interruppero i loro programmi per mostrare la fuga dell'ex giocatore di football su una Ford Bronco bianca

La Ford Bronco con a bordo O.J. Simpson inseguita dalle auto della polizia a Los Angeles
La Ford Bronco con a bordo O.J. Simpson inseguita dalle auto della polizia a Los Angeles, il 17 giugno 1994 (AP Photo/Joseph Villarin, File)
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La duratura notorietà di O.J. Simpson, ex giocatore di football statunitense, poi personaggio televisivo e attore in film di successo morto oggi a 76 anni, si deve in buona parte all’enorme caso giudiziario in cui fu coinvolto tra il 1994 e il 1995. In quello che negli Stati Uniti venne definito «il processo del secolo», Simpson fu accusato per l’omicidio della sua ex moglie e di un amico di lei. All’attenzione ricevuta dal procedimento giudiziario, anche in altri paesi, contribuì anche il tentativo di fuga di Simpson dalla polizia che venne trasmesso in diretta da tutte le principali televisioni americane.

Fino al 17 giugno del 1994 O.J. Simpson – nome abbreviato di Orenthal James Simpson – era soltanto un noto ex giocatore di football che aveva giocato a lungo nei Buffalo Bills, e che poi aveva anche recitato in alcuni film, tra cui i più famosi erano stati quelli comici della serie Una pallottola spuntata. Da pochi giorni però la sua popolarità era stata accresciuta da un fatto di cronaca nera: la sua ex moglie – la trentacinquenne Nicole Brown, dalla quale aveva divorziato nel 1992 – era stata trovata morta assassinata insieme al venticinquenne Ronald Goldman, amico di lei. I due erano stati ripetutamente colpiti con un coltello nel giardino di casa dei Simpson, a Brentwood, un lussuoso quartiere di Los Angeles, mentre i due figli di Simpson e Brown dormivano in casa.

Subito dopo aver scoperto l’omicidio, intorno alla mezzanotte tra il 12 e il 13 giugno, il Dipartimento di polizia di Los Angeles cercò di contattare Simpson e venne a sapere che aveva preso un aereo diretto da Los Angeles a Chicago alle 23:45. Dopo essere stato informato della morte della ex moglie, Simpson tornò a Los Angeles nel primo pomeriggio del 13 giugno, fu subito ammanettato dalla polizia e portato in questura per essere interrogato. Venne rilasciato poche ore dopo, e lui assunse un avvocato, Robert Shapiro.

Poi, in seguito al ritrovamento di alcune macchie di sangue compatibili con quello di Simpson nel giardino della casa di Brentwood, i sospetti continuarono ad aumentare e l’attenzione della polizia di Los Angeles si concentrò sull’ex sportivo. Nella notte tra il 16 e il 17 giugno divenne formalmente indagato con l’accusa di duplice omicidio di primo grado. In quel momento Simpson si trovava nella San Fernando Valley, nel sud della California; era a casa di Robert Kardashian, avvocato amico del suo ex compagno di squadra nei Buffalo Bills Al Cowlings.

La polizia telefonò all’avvocato Shapiro intorno alle 8:30 del 17 giugno, e gli disse che Simpson era accusato dell’omicidio e che avrebbe dovuto consegnarsi spontaneamente entro le 11. Se non lo avesse fatto sarebbe stato considerato un fuggitivo.

Alle 10:45 la polizia telefonò nuovamente a Shapiro, che intanto era andato a casa di Kardashian, dove Simpson aveva passato la notte. Gli chiese esplicitamente di comunicare dove si trovasse il suo cliente: Shapiro rispose e sostenne che il ritardo era dovuto ad alcune visite mediche a cui Simpson si stava sottoponendo (disse che nei giorni precedenti gli era stata diagnosticata una forte depressione).

Una macchina della polizia arrivò a casa di Kardashian alle 11, gli agenti entrarono e trovarono Shapiro, Kardashian e diversi medici, ma non Simpson e Cowlings, che intanto erano scappati da una porta sul retro e poi su una Ford Bronco bianca. A quel punto Shapiro parlò con un gruppo di giornalisti per comunicare che Simpson era in fuga ed era molto turbato, al punto di poter commettere un suicidio. Anche Kardashian parlò, e lesse una lettera di Simpson in cui l’uomo si dichiarava innocente e pareva avere pensieri suicidi.

Intorno alle 2 del pomeriggio il comandante David Gascon della polizia di Los Angeles annunciò ai media, piuttosto alterato, che Simpson era ricercato per duplice omicidio. In quei giorni la polizia era già stata criticata da una parte dell’opinione pubblica per aver temporeggiato troppo tempo prima di procedere all’accusa e all’arresto di Simpson.

Poco dopo la polizia rintracciò la Ford Bronco con a bordo Simpson e Cowlings sull’autostrada 405 di Los Angeles, diretta verso la contea di Orange, dove si trova Brentwood. Venti macchine della polizia cominciarono a seguire l’automobile, ma l’inseguimento fu piuttosto insolito perché Cowlings, che era alla guida, procedeva a una velocità relativamente bassa, circa 60 chilometri orari. Il tutto fu seguito con grande attenzione dalle televisioni, che trasmisero in diretta delle riprese dell’inseguimento fatte da elicotteri in volo sull’autostrada, e anche dalle stazioni radiofoniche locali, che ricevettero decine di telefonate da parte di ascoltatori che si erano appassionati alla vicenda.

Il detective Tom Lange, che stava seguendo il caso, telefonò a Cowlings sul cellulare, e lui rispose dicendo che Simpson si trovava sul sedile posteriore e che gli stava tenendo una pistola puntata alla testa. La polizia continuò a inseguire la Bronco fino a casa di Simpson a Brentwood, dove la Ford Bronco arrivò intorno alle 19:45. Cowlings parcheggiò l’auto, gli agenti di polizia circondarono la casa. Cowlings scese dalla macchina gridando il suo nome con le mani in alto ed entrò in casa. Simpson invece rimase nella macchina per circa un’ora, minacciando di uccidersi: alla fine si arrese.

La polizia gli confiscò la pistola, dei baffi e un pizzetto falsi, e una foto di famiglia che aveva tenuto con sé durante l’inseguimento. Gli permisero di entrare in casa, usare il bagno e telefonare alla madre, dopodiché lo portarono al dipartimento di polizia.

Il processo per l’omicidio di Brown e Goldman iniziò nel gennaio del 1995 e fu uno degli eventi di cronaca giudiziaria più seguiti di sempre negli Stati Uniti. Se ne parlò a lungo non soltanto per la gravità del delitto di cui Simpson era accusato ma anche per come andò a finire: velocemente e con un’assoluzione. Due anni dopo però lo stesso Simpson venne condannato da un tribunale civile a pagare 33 milioni di dollari per la morte di Brown e Goldman, pur essendo stato assolto in sede penale. Nonostante le diverse prove a suo carico Simpson si dichiarò sempre innocente degli omicidi.