domenica 19 Aprile 2026
Su Repubblica di martedì è comparso un interessante e rivelatore esempio dei conflitti tra i diversi fattori che possono orientare le scelte giornalistiche di un quotidiano. Repubblica è un quotidiano che ha fino a oggi tenuto posizioni molto critiche nei confronti dell’invasione russa dell’Ucraina, e in generale ostili al regime governato da Vladimir Putin e favorevoli ad azioni che lo indeboliscano. Ed è anche un quotidiano di opposizione alla presente maggioranza di governo e soprattutto ai suoi due partiti più di destra, Lega e Fratelli d’Italia. Repubblica è però anche un giornale – come diversi altri dei maggiori quotidiani italiani – che mantiene grandi attenzioni alla promozione degli interessi di Eni, che oltre a essere un’enorme e potente multinazionale dell’energia e dei combustibili fossili, è da sempre uno dei maggiori inserzionisti dei quotidiani e con una lunga tradizione di pressioni e relazioni con le redazioni, soprattutto quelle economiche.
Nel decidere se e come dare la notizia di una discutibile richiesta di Eni perché vengano attenuate le sanzioni nei confronti della Russia, richiesta espressa durante un evento organizzato dalla Lega, l’impressione è che quindi Repubblica abbia fatto prevalere il terzo dei tre criteri esposti sopra. Impressione che confermerebbe che gli orientamenti “economici” sono sempre più forti di quelli “politici”, nei giornali.
“È l’ora della risposta «straordinaria». Perché «eccezionale» è lo shock energetico provocato dal blocco dello Stretto di Hormuz, «il più importante degli ultimi quarant’anni». E perché la tregua – aggiunge l’ad di Eni Claudio Descalzi – «non è mai esistita». Ecco il tabù da rompere: il gas russo. Dal palco della scuola di formazione politica della Lega, che da giorni preme per comprare metano e petrolio da Putin, il ceo del colosso dell’energia indica una via d’uscita, di fatto obbligata, all’Europa che «si sta sempre più isolando». Così: «Penso che sia necessario sospendere il ban (divieto) che scatterà il primo gennaio 2027 sui venti miliardi di metri cubi di gnl (gas naturale liquefatto) che vengono dalla Russia»”.

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