domenica 26 Aprile 2026

Di cosa occuparsi

Sempre sul Fatto, Giovanni Valentini (giornalista 78enne che tiene sul giornale una rubrica settimanale in cui si occupa soprattutto di Rai ma anche di altri temi dell’informazione), è tornato sulla polemica del giornale con il senatore Carlo Calenda. Ma quello che interessa a questa newsletter è la sintesi di Valentini intorno ai finanziamenti ai giornali del “fondo per il pluralismo”.

“In nome del pluralismo e della libertà di stampa, si può considerare anche giusto e opportuno che il governo intervenga a sostegno dell’informazione. Ma bisogna verificare bene a quali condizioni per evitare abusi: altrimenti, si rischia di fare di tutti i giornali un fascio e di provocare una reazione avversa, come quella della petizione contro il cosiddetto “reddito di giornalanza”, promossa dall’associazione Schierarsi.
Finché si tratta della stampa d’ispirazione cattolica, cioè della religione largamente più radicata e seguita nel nostro Paese, i contributi diretti hanno una loro legittimazione: i 5,5 milioni di euro corrisposti nel 2024 al quotidiano Avvenire, i 6 milioni tondi a Famiglia Cristiana e i 287mila euro alla rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica possono anche essere considerati leciti. E altrettanto vale per testate pubblicate da cooperative di giornalisti, come per esempio il manifesto (3,257 milioni), La Provincia (1,397 milioni) o La Discussione (990mila euro). Ma deve trattarsi di vere cooperative, non di società private travestite.

Che senso può avere, allora, un sostegno pubblico di 5,4 milioni a un quotidiano come Libero che appartiene a un imprenditore della sanità qual è Antonio Angelucci, parlamentare assenteista della Lega, che già controlla Il Giornale e Il Tempo di Roma? Oppure, un contributo di 2,4 milioni alla Gazzetta del Mezzogiorno di Bari, acquisita da Antonio Albanese (rifiuti) e Vito Miccolis (trasporti), poi trasformata in un’impresa sociale? Di questi casi, piuttosto, farebbe bene a occuparsi un parlamentare che si professa democratico e liberale come Calenda. Tanto più che i contributi diretti (70-75 milioni annui) si aggiungono alle agevolazioni, pari al 30% delle spese sostenute nell’anno precedente, riconosciute a tutti i giornali come credito d’imposta per l’acquisto della carta, portando il totale a circa 140 milioni all’anno” .

(un paio di incisi rispetto alle corrette considerazioni di Valentini sugli abusi in questione, che riguardano anche diverse altre testate destinatarie dei contributi:
– che le testate “di ispirazione cattolica” debbano godere di contributi pubblici, soprattutto se il loro editore è un’organizzazione internazionale economicamente piuttosto solida, è molto discutibile, in una democrazia laica;
– che degli abusi in questione si occupi ” un parlamentare che si professa democratico e liberale come Calenda” è un auspicio condivisibile, e da estendere a qualunque parlamentare democratico e liberale, e anche non liberale. Il problema è che l’assegnazione dei contributi del “fondo per il pluralismo” corrisponde a un equilibrio spartitorio per cui da sempre nessun parlamentare mette in discussione niente di quell’assegnazione per timore di ritorsioni nei confronti delle assegnazioni che sono di suo interesse, accettabili o no che siano;
– come detto sopra, tra le agevolazioni straordinarie per i giornali cartacei, non menzionate da Valentini, ci sono anche quelle richieste dal Fatto).

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