domenica 17 Maggio 2026
Ripetendolo sia in un editoriale del direttore* che in un comunicato dell’azienda editrice, il Fatto ha annunciato martedì di avere rinunciato ai contributi pubblici per i quotidiani cartacei di cui aveva fatto richiesta alla fine dell’anno scorso. La richiesta era stata raccontata successivamente dallo stesso giornale, che aveva ritenuto di condividere pubblicamente con i lettori la palese contraddizione tra la richiesta stessa e le proprie storiche ed esibite ostilità a questo genere di finanziamenti, giustificandola con un periodo difficile per i propri conti e annunciando che la decisione sull’accettare o meno il finanziamento fosse ancora da prendere.
Nel frattempo il Fatto ha beneficiato di un’apprezzabile crescita degli abbonamenti digitali, soprattutto grazie alla campagna di marketing e agli investimenti di comunicazione di cui è stato strumento il referendum sulla riforma della Giustizia, e sta utilizzando con efficacia promozionale anche questa stessa rinuncia ai contributi, che potrebbe rivelarsi una scelta più remunerativa ancora dei contributi stessi.
*per chi segue i numeri mensili di diffusione dei quotidiani pubblicati da questa newsletter: nell’editoriale in questione il Fatto viene definito dal suo direttore “il terzo quotidiano generalista d’Italia”. Il dato è ottenuto conteggiando il complesso delle “vendite individuali” delle copie cartacee e digitali, comprese quelle degli abbonamenti a prezzo superscontato, e in questa scelta di conteggio – volendo considerare il Sole 24 Ore un quotidiano “non generalista” – il Fatto ha effettivamente superato la Stampa, essendo il secondo quotidiano per numero di questo genere di abbonamenti.
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