domenica 28 Giugno 2026
La presenza frequente sui quotidiani di sondaggi sulle intenzioni di voto delle persone, o sul gradimento raccolto da partiti e leader politici, viene giudicata e commentata soprattutto all’indomani delle elezioni, naturalmente. Soprattutto per verificare l’aderenza dei sondaggi stessi ai risultati, che raramente è completa, e a volte assai limitata. Gli esecutori dei sondaggi si difendono spiegando di volta in volta le variabili impreviste e ricordando quanto i margini e le possibilità di errore siano parte di quella scienza.
In altri periodi dell’anno l’insistenza sui sondaggi riceve invece critiche per le sue ricadute deprecabili sul dibattito pubblico e sul funzionamento della politica e della democrazia: quest’ultima avrebbe bisogno di un’indipendenza e di una possibilità di visione e di progetto da parte di chi è stato democraticamente incaricato nel contesto deputato a tutto questo – le elezioni –, e invece finisce vittima di una campagna elettorale permanente, alimentata dalla ricerca di consenso continuo e di buoni risultati nei sondaggi; e la politica diventa vittima o protagonista non delle sue scelte concrete e dei fatti conseguenti, ma dei giudizi espressi nei sondaggi. In questi casi, gli istituti incaricati dei sondaggi si difendono ricordando il valore relativo e del tutto temporaneo dei dati forniti, la delimitazione delle risposte raccolte, e ancora i margini di errore.
E hanno buone ragioni nell’attribuire implicitamente ai giornali l’enfatizzazione e i modi fuorvianti con cui quei dati sono comunicati, assimilati a giornate del campionato di calcio utili a guadagnare punti passeggeri e a permettere a squadre e tifosi un’occasione di celebrare o di preoccuparsi (e quindi a dare materiale per ottenere attenzione ai giornali stessi). Spesso, tra l’altro, le variazioni annunciate con grande sensazionalismo sono minori dei margini d’errore previsti, e di conseguenza ulteriormente insignificanti.
Ma le criticabili attitudini dei giornali non esentano del tutto gli istituti di sondaggi, che fanno evidentemente prevalere le proprie legittime esigenze commerciali ed economiche rispetto a qualunque pretesa di vedere maggiormente rispettato e spiegato il proprio lavoro e i suoi limiti. Se è vero che gli inganni vengono dai giornali, questi sembrano trovare estese interessate indulgenze da parte dei fornitori di dati, assai disponibili ad accettare tutto questo, indebolimento democratico compreso.
Fine di questo prologo.
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