domenica 7 Giugno 2026

Un boxino di ordinaria follia su Repubblica

Venerdì il quotidiano Repubblica ha pubblicato a pagina 41 un breve articolo di commento che ha spiazzato molti lettori e lettrici, e raccolto curiosità e critiche. L’articolo era ospitato in un box esaltato da un colore diverso all’interno di una pagina dedicata alle polemiche intorno all’esclusione dall’apertura di un festival di un noto scrittore, Erri De Luca, in conseguenza di alcune sue frasi su Israele e Gaza (gli organizzatori dicono di avere proposto a De Luca un diverso ruolo nel programma e che lui avrebbe rifiutato, rifiuto confermato da De Luca). Il commento era molto sprezzantemente e aggressivamente polemico contro Paolo Di Paolo, scrittore e collaboratore della stessa Repubblica, tra i responsabili della scelta del festival. La stranezza maggiore era che il commento usasse una prima persona plurale e non fosse firmato: come se volesse rappresentare il giornale nella sua interezza, ma Repubblica non ha mai adottato simili interventi, in cui una posizione così polemica e ad personam sia espressa a nome del giornale, e senza alcuna firma o soggetto che ne indichi la titolarità. Stranezze accessorie erano poi il tono – più abituale su altri generi di quotidiani italiani – e il fatto che il destinatario dell’attacco sia appunto un frequente collaboratore del giornale.
(In un testo inviato al sito di gossip Dagospia, Di Paolo ha citato il testo di Repubblica).
Sabato pomeriggio è intervenuto il Comitato di redazione della stessa Repubblica, criticando l’articolo contro Di Paolo, e la direzione che lo aveva deciso (qualche giorno prima il vicedirettore Stefano Cappellini aveva scritto sulla sua newsletter in difesa di De Luca).

“Sull’edizione di ieri del nostro giornale è comparso ancora una volta un corsivo non firmato nel quale vengono espresse opinioni su fatti che riguardano il dibattito pubblico. Nei giorni precedenti e nei mesi scorsi c’erano stati casi analoghi per questioni sportive.
Senza entrare nel merito delle opinioni espresse, c’è una questione di metodo che ci preme come rappresentanza sindacale. Esprimiamo perciò un forte disagio di fronte a tale modo di utilizzare il giornale: questi commenti non firmati danneggiano l’immagine di tutta la redazione, visto che addirittura si utilizza il plurale maiestatis, e talvolta sembrano mossi più da questioni personali che altro.
Nello specifico, il corsivo non firmato di ieri prendeva di mira Paolo Di Paolo, storico collaboratore delle pagine culturali (e non solo di quelle) di Repubblica. Il collega scrittore è stato messo alla berlina pesantemente e questo ha suscitato, e sta suscitando ancora oggi, molte dure prese di posizioni contro Repubblica su tutti i social.
Il Comitato di redazione è amareggiato di fronte a questo tipo di azioni e attende un chiarimento in merito con la direzione. Sarebbe auspicabile che, per chiarezza verso i lettori e la redazione stessa, e al netto di antiquate usanze – sappiamo bene che gli articoli non firmati sono riconducibili alla direzione -, ognuno firmasse ciò che scrive, assumendosene piena responsabilità.
Esprimiamo quindi e infine pubblica solidarietà a Paolo Di Paolo”
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