domenica 13 Giugno 2021
Il 2 giugno è uscito il quotidiano cartaceo e online La Ragione, che si dice di ispirazione “liberaldemocratica ed europeista”. Davide Giacalone e Fulvio Giuliani ne sono rispettivamente direttore editoriale e responsabile, entrambi con lunghe carriere giornalistiche alle spalle e più recentemente in radio a RTL 102.5. Giacalone ha 62 anni ed ebbe una prima carriera politica novecentesca nel Partito Repubblicano, avendo poi incarichi pubblici anche dai governi Berlusconi e collaborazioni con il quotidiano Libero, dicendosi però “uomo della sinistra democratica”. La Ragione parte con una redazione di 7 persone e alcuni collaboratori noti, più o meno assidui: tra questi, il giornalista televisivo Massimiliano Lenzi, il sociologo Luca Ricolfi e don Antonio Mazzi. Il formato cartaceo della Ragione si presenta molto leggibile, tra il minimale e il graficamente modesto, con due articoli per pagina (compresa la prima) e di lunghezza contenuta, con illustrazioni grafiche al posto delle fotografie. La foliazione per ora è limitata, di 8 pagine, ma aspira a crescere. Giacalone e Giuliani dicono di voler raccontare l’Italia della ripartenza, «non rancorosa», e in cui prevalga, appunto, “la ragione”. L’intenzione è di occuparsi di qualsiasi tema, sempre con l’approccio dell’approfondimento e della riflessione, piuttosto che della stretta cronaca. Gli articoli del giornale di carta, una volta usciti, non vengono trasferiti online, e il sito ha invece contenuti indipendenti e pensati direttamente per il diverso formato. Il quotidiano è gratuito nella versione da sfoglio digitale, ma bisogna prima registrarsi, mentre in edicola costa 50 centesimi: di questi però il 20 per cento va alla catena di distribuzione e l’80 per cento alle edicole, il massimo possibile, per una scelta del giornale di sostenere il settore. La Ragione non punta quindi a guadagnare con vendite o abbonamenti, ma vuole sostenersi con la pubblicità e con potenziali investitori che vogliano entrare nella cooperativa, che finora è stata finanziata da un imprenditore ligure 77enne molto ricco, Roberto Volpi, noto per le attività nel settore della produzione e distribuzione di petrolio e per gli investimenti in società sportive, tra le altre cose. L’impressione – sul piano commerciale – per ora è più di un vanity project che di una strutturata intuizione di sostenibilità economica.
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