domenica 7 Giugno 2026
Questa newsletter trascura abitualmente di occuparsi di un particolare genere di articoli che figura tra quelli pubblicati da alcuni dei quotidiani italiani: quelli di polemica – e spesso di insulti – nei confronti di altri quotidiani. Sono articoli che si trovano sulle testate nazionali che hanno in generale delle priorità più aggressive e identitarie nelle loro scelte, rispetto ai criteri giornalistici: il Fatto, Libero, il Giornale, la Verità, ma anche il Foglio, pur con toni più sarcastici che violenti. Se segnaliamo appunto dal Foglio un articolo dedicato a criticare alcuni approcci del Fatto, è perché l’articolo contiene anche delle analisi e delle letture di questi approcci e dei loro obiettivi.
“C’è un genere letterario poco studiato ma fiorente, che potremmo chiamare l’inchiesta perpetua. Funziona così: si pubblica una rivelazione, la rivelazione viene smentita, e a quel punto – anziché fermarsi e ammettere gli errori – si pubblica la notizia della smentita trasformandola in una nuova rivelazione. Il meccanismo è di una semplicità che sfiora la perfezione, e ha il pregio di essere, in linea di principio, inesauribile. Il Fatto quotidiano lo pratica con la disinvoltura dei maestri e l’aria compunta di chi ha appena salvato la Repubblica […] In Italia però il meccanismo si inceppa, e il motivo non è oscuro. Quando un giornale è anche una fazione – o almeno viene percepito come tale, e in certi casi si percepisce tale da solo – ogni autoriflessione metodologica diventa leggibile come resa all’avversario. Al nemico. E in queste condizioni psicologiche, ammettere che un’inchiesta era totalmente sbagliata non significa riconoscere un errore: significa consegnare una bandiera. E quindi non si ammette nulla, e la notizia della smentita esce col titolo sbagliato, e il lettore impara – lentamente, ma impara – che il fragore delle accuse è inversamente proporzionale alla solidità delle prove. La sfiducia nel giornalismo probabilmente non nasce dalle fake news: nasce da questa sproporzione, silenziosa e sistematica, tra il clamore dell’inizio e il silenzio della fine”.
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