domenica 21 Giugno 2026

Charlie, tenere dentro tutto

La convivenza su alcuni giornali di pagine e pagine di morbosa attenzione sensazionalista su “Garlasco” e di scandalizzati o esausti commenti sull’eccesso di morboso sensazionalismo intorno a “Garlasco” ha preso delle dimensioni grottesche, ma anche illuminanti sulla capacità dei media di tirare il sasso e sgridare la propria mano. Soltanto negli ultimi giorni il commentatore quotidiano e più noto del Corriere della Sera ha scritto che “l’importante è spostare la soluzione del giallo sempre un po’ più in là, intrattenendo gli spettatori”, parlando di “un tritacarne mediatico” e concludendo che “si sente il bisogno di tirare tutti un po’ il fiato”; e la direttrice di tre importanti quotidiani locali è intervenuta in tv per criticare gli stessi eccessi, salvo avere una nuova “notizia” su Garlasco sulla prima pagina dei medesimi quotidiani l’indomani. Ma casi simili si trovano su tutti i quotidiani e persino nelle televisioni, appunto, in un gioco delle parti il cui obiettivo è dare soddisfazione un po’ a tutti e non scontentare nessuno, confermando uno dei principali limiti dei giornali contemporanei nel trasmettere messaggi coerenti e costruttivi o darsi un ruolo: la dipendenza economica dai pochi lettori paganti rimasti, sia quelli curiosi di “Garlasco” che quelli indignati da “Garlasco”.

Fine di questo prologo.

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