Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.
domenica 24 Marzo 2024
Le ingerenze degli interessi economici e politici degli editori nei giornali che posseggono sono una preoccupazione frequentissima nel giornalismo francese in questi anni. Molte testate sono di proprietà di imprenditori tra i più ricchi del paese, altre lo stanno diventando, e ci sono stati diversi casi di palesi intromissioni soprattutto a favore di un orientamento più conservatore. La notizia di questa settimana è stata la sospensione per una settimana del direttore della Provence, quotidiano marsigliese di proprietà dell’armatore miliardario franco-libanese Rodolphe Saadé. Giovedì il giornale aveva occupato la prima pagina con la frase virgolettata di un abitante del quartiere brevemente visitato dal presidente francese Emmanuel Macron per la promozione di una campagna contro il traffico di droga: «Lui se n’è andato, noi restiamo qua». I sostenitori e i collaboratori di Macron hanno protestato contro il titolo sostenendo che indebolisse l’impegno preso contro il traffico di droga e le iniziative delle associazioni che collaborano in questo senso. E la direzione del giornale ha deciso la sospensione di Aurélien Viers, “direttore della redazione” (è la definizione del direttore in molti giornali francesi, che si distingue da quella del direttore generale), e la pubblicazione in prima pagina di un messaggio di scuse ai lettori per averli indotti a pensare che il giornale facesse il gioco degli spacciatori. In seguito all’ipotesi che Viers venga licenziato, la redazione della Provence è entrata in sciopero e il quotidiano non è stato pubblicato sabato: allo sciopero hanno aderito (a partire da martedì) anche i giornalisti della Tribune, giornale della stessa proprietà.
domenica 24 Marzo 2024
I giornalisti dell’agenzia AGI hanno scioperato per due giorni – giovedì e venerdì – per protesta contro le insoddisfacenti risposte della proprietà (ovvero l’azienda petrolifera ed energetica ENI) a proposito delle notizie pubblicate domenica scorsa sul Fatto su una possibile vendita di AGI alla società che già possiede i quotidiani Libero, Tempo e Giornale.
«L’Assemblea ha ringraziato il Cdr per il grande impegno profuso e per l’ottimo lavoro fatto nel mettere in campo le iniziative di protesta che stanno avendo una grande eco. In attesa che il Cdr incontri l’azienda e la direzione l’Assemblea all’unanimità conferma lo stato di agitazione a cui, dalla mezzanotte di oggi, si aggiungerà il ritiro delle firme dal notiziario e dal sito».
domenica 24 Marzo 2024
Sulla vendita del quotidiano britannico Daily Telegraph le cose si sono fermate dopo l’annuncio del governo di voler impedire per legge la vendita di aziende giornalistiche a società legate a governi stranieri, per ragioni di interesse e sicurezza nazionali. Ma intanto John Gapper del Financial Times ha pubblicato un convincente commento sulle contraddizioni e sulle ipocrisie di questa legge “ad personam” e su quanto sia il risultato di una capacità ancora forte dei giornali tradizionali di influire sulla politica tradizionale. Capacità ormai spesso scollegata dal resto della realtà o della formazione dell’opinione pubblica, ma che in questo caso ha spinto il partito conservatore britannico a preoccuparsi di poter perdere il sostegno e il controllo su una testata come il Telegraph alla vigilia di una campagna elettorale.
domenica 24 Marzo 2024
Diverse testate giornalistiche italiane hanno pubblicato tra martedì e mercoledì la notizia di una ragazza di 17 anni che sarebbe stata aggredita su un treno tra Milano e Brescia e che sarebbe riuscita a fuggire grazie a un braccialetto dotato di un segnale d’allarme acustico ( Adnkronos, Giorno, Nazione, Corriere della Sera, tra le altre). Gli articoli erano formulati con toni molto poco giornalistici, che concentravano le attenzioni sul braccialetto, sull’azienda che lo produce, e sulla promozione della sua efficacia; e incorniciavano la notizia tra dettagli narrativi di cui non era riportata la fonte (la stessa protagonista era descritta solo col suo nome di battesimo, e nessuna autorità pubblica era indicata).
A una breve indagine di Charlie, la fonte di quegli articoli è stata la società stessa che produce il braccialetto, con un suo comunicato stampa ( la Polfer non ha avuto nessuna notizia della tentata aggressione): dall’azienda stessa confermano che nessun giornale li ha chiamati prima di pubblicare per avere maggiori verifiche o informazioni (e sostengono che la notizia sia vera “ma non possiamo dare maggiori dettagli, né i contatti della ragazza, per ragioni di privacy”).
Un “fatto” simile era già stato raccontato – nelle stesse forme pubblicitarie – su altre testate (Stampa, Citynews, Giornale) lo scorso dicembre: e il prodotto ha avuto in generale estese attenzioni sui giornali negli scorsi anni.
Al di là del caso in sé e dell’eventuale fondatezza del fatto, è un’ulteriore conferma che spesso le redazioni delle maggiori testate non fanno nessuna verifica sulle informazioni ricevute, con interesse promozionale, dagli uffici stampa, e le pubblicano come vere.
domenica 24 Marzo 2024
Il magazine americano Atlantic ha pubblicato una riflessione del suo giornalista Charlie Warzel a proposito della rinnovata capacità della produzione giornalistica di creare “fenomeni” e allarmi relativi che si autoalimentano: rinnovata dai nuovi contesti degli algoritmi digitali.
Il caso citato a esempio è quello degli incidenti che hanno riguardato il volo aereo negli Stati Uniti negli scorsi mesi, il cui racconto ha generato un’impressione di maggiore pericolo per i voli aerei stessi. Ma, dati alla mano, il pericolo del volo aereo è tuttora bassissimo e non è aumentato: la percezione del suo aumento, dice Warzel, si deve alla tendenza dei giornali a creare ondate di sensazioni intorno a singoli fenomeni, e a quella dei social network a sottoporre agli utenti informazioni affini a quelle che hanno già frequentato. E per le persone distinguere tra sensazioni isolate o aneddotiche e realtà dimostrate diventa molto difficile.
“Esistere online significa essere esposto a così tante informazioni che è diventato molto facile venire a sapere di problemi singoli, ma incredibilmente difficile determinare la loro scala o rilevanza generale. Su TikTok si può entrare in contatto con intere categorie di video di paurosi problemi in volo. Anche chi non sia dipendente da questo genere di cose può soffrire di un pregiudizio da algoritmo: più qualcuno si interessa a qualche problema su un aereo, più vedrà storie e commenti sui problemi aerei. Nel frattempo un aumento di interesse nelle storie di problemi aerei genererà un aumento della copertura giornalistica dei problemi aerei, con il risultato che qualunque problema di routine sembrerà accumularsi in un fenomeno eccezionale. Parte di quella copertura giornalistica è del tutto sensazionalistica, e le testate giornalistiche si stanno ora occupando di incidenti che normalmente avrebbero ignorato.
Questa distorsione – tra la percezione pubblica di una questione (gli aerei sono meno sicuri!) e la più banale realtà (sono molto sicuri) – è esacerbata dall’intensità e dalla densità delle informazioni. Capita comunemente di imbattersi in un meme, una teoria, una narrazione e poi vederla in tutti i propri feed. E allo stesso modo le piattaforme tendono a ridurre storie complesse e varie in modi semplificati di vedere il mondo”.
domenica 24 Marzo 2024
La notizia più commentata tra chi si occupa di giornali negli Stati Uniti questa settimana è stata la rinuncia a usare i servizi dell’agenzia Associated Press da parte di due importanti aziende giornalistiche, Gannett e McClatchy: Gannett è editore di oltre 500 media digitali e giornali cartacei e digitali, tra cui USA Today, uno dei pochi grandi quotidiani nazionali statunitensi; McClatchy pubblica una trentina di quotidiani (tra cui il Miami Herald e il Sacramento Bee) e diversi siti di news.
Associated Press è la più famosa e stimata agenzia di stampa internazionale, creata nel 1846 da un consorzio di giornali newyorkesi per condividere costi e lavoro di copertura giornalistica. Da allora è diventata un servizio essenziale per quasi tutti i quotidiani americani e per moltissime testate internazionali, offrendo notizie, immagini, articoli che richiedono impegni e investimenti impossibili per un singolo giornale: creando una rete di redazioni e corrispondenti enorme in tutto il mondo. Molti quotidiani americani hanno sempre ospitato diversi articoli – soprattutto sui fatti internazionali – firmati semplicemente “AP”.
Per questo la scelta di Gannett e McClatchy è considerata storica ed esemplare dei tempi: le sue ragioni sono una riduzione dei costi (i servizi di AP sono comunque costosi) e un’idea – tutta da confermare – che l’offerta di news online renda meno competitivo il servizio di AP sui quotidiani locali, e più importante spostare le priorità sulle informazioni locali. Ma in molte delle redazioni interessate ci sono già state proteste per l’abbassamento della qualità dell’offerta e scetticismi sul fatto che l’editore intenda davvero investire i soldi risparmiati nelle redazioni e nel giornalismo.
Associated Press da parte sua si è detta dispiaciuta, per quanto comprensiva delle necessità dei due editori, e intenzionata a proseguire trattative per possibili nuovi accordi: e ha comunicato che la varietà dei suoi servizi ha diversificato in questi anni i suoi clienti e che i quotidiani statunitensi costituirebbero oggi solo il 10% dei ricavi dell’azienda.
domenica 24 Marzo 2024
Questa stessa newsletter si adegua ai cambiamenti di tendenze nel business dei giornali e nelle sue prospettive: chi la legge si sarà accorto che è un po’ diminuita l’attenzione su meccanismi e sviluppi nel campo dei ricavi pubblicitari, in particolare su quelli digitali. Il cui ruolo nella sostenibilità delle testate internazionali sta diminuendo, cedendo spazio all’altra delle due storiche fonti di ricavo – i lettori paganti – ma anche ad altre forme di business più piccole ma preziose.
Continueremo a parlare della pubblicità, naturalmente, ma è utile fare un momento il punto su come i giornali online stiano spostando non solo le loro priorità ma anche – di conseguenza – i loro modi di misurare i risultati: grandi quantità di “visitatori unici” non sono più un dato utile a far crescere i ricavi attraverso il percorso privilegiato, gli abbonamenti, come spiega la responsabile della crescita dell’Atlantic: “gli unici mensili non sono più l’indicatore più significativo della salute di un’azienda. Da soli non ci dicono quello che ci serve sapere e possono essere ingannevoli. Questo ci spinge invece a capire la qualità del coinvolgimento e quali strumenti abbiamo per raggiungere davvero il nostro pubblico. È un cambio di approccio recente, e molto affascinante: stiamo rispondendo a un ambiente che cambia, e che vuole metriche che contano assai più del traffico”.
Quello a cui si riferiscono i molti che stanno facendo simili riflessioni è il ridotto valore di numeri di “visitatori unici” che mettono sullo stesso piano lettori frequenti, affezionati e soddisfatti e visitatori passeggeri, magari provenienti da una ricerca su Google o da altri passaggi occasionali, che in gran parte arriveranno su un solo articolo per una volta alla settimana, o al mese, o persino in un anno. Le variabili che determinano questo storico metodo di conteggio dei risultati sono tante, spesso inafferrabili, e poco utili a stimolare il coinvolgimento e la soddisfazione che portano alcuni lettori ad abbonarsi e a pagare per i contenuti dei giornali. Un solo abbonato può valere – in termini economici – più di diecimila “visitatori unici”, in certi casi. L’obiettivo principale è capire quali di quei diecimila possono diventare quell’uno, e come ottenerlo: e quali nuove metriche adottare per misurare quel potenziale. Ed è, appunto, “molto affascinante”.
Fine di questo prologo.
Domenica prossima, con la scusa della Pasqua, Charlie si prende una pausa, e torna domenica 7 aprile.
domenica 17 Marzo 2024
Lo sbaglio della settimana scorsa è stato di automatismo (anche questo racconta qualcosa dei meccanismi dei giornali): a forza di ripetere i nomi del primo quartetto di quotidiani ex GEDI acquistati dalla società SAE, l’ultima volta avevamo indicato nella newsletter la Gazzetta di Parma – che non c’entra niente se non per una prossimità geografica – invece che la Gazzetta di Reggio. Molte scuse.
domenica 17 Marzo 2024
Il Post ha raccontato questi travagliati anni della Gazzetta del Mezzogiorno, storico quotidiano pugliese tra cambi di proprietà, crisi economiche e vicende immobiliari.
“La Gazzetta del Mezzogiorno è stato uno dei giornali più letti nell’Italia del Sud e ha una radicata presenza soprattutto in Puglia e Basilicata: nacque nel 1887 con il nome Corriere delle Puglie, coprendo soprattutto le notizie di Bari, cessò le pubblicazioni nel 1922, e la sua redazione fu assorbita dalla Gazzetta di Puglia che ne ereditò anche la storia. Nel 1928 il quotidiano fu ribattezzato Gazzetta del Mezzogiorno e sotto la testata conserva ancora i nomi dei due giornali che l’hanno preceduta. Negli anni Ottanta e Novanta le vendite del giornale erano attorno alle 100mila copie giornaliere, nei Duemila intorno alle 60mila e ancora nel 2012 erano circa 30mila. Nel 2020 erano scese a circa 10mila e nel 2023 a 5mila: ora potrebbero essere di meno, ma il giornale non comunica più i dati”.
domenica 17 Marzo 2024
Il Corriere della Sera ha comunicato – in un più ampio articolo sui risultati dell’azienda RCS a cui appartiene – di avere raggiunto i “615mila abbonamenti digitali”: considerato che per l’edizione digitale del quotidiano – stando ai dati ADS citati in questa newsletter – il giornale dichiara 88mila abbonamenti, dovrebbe significare che 527mila sono gli abbonati ai contenuti del sito.
domenica 17 Marzo 2024
Il magazine Bloomberg Businessweek ha pubblicato giovedì un’inchiesta sullo sfruttamento dei lavoratori nell’allevamento delle vigogne in Perù impiegate per la produzione di tessuti per l’azienda italiana Loro Piana (di proprietà della multinazionale del lusso LVMH). L’inchiesta è stata ripresa da importanti testate giornalistiche internazionali che si occupano di moda come Fashionista e Business of Fashion (che ha LVMH tra i suoi investitori). Sui media italiani non è stata finora citata (sabato Repubblica ha pubblicato nelle sue pagine di promozione dei brand di moda un articolo sul “profondo legame che unisce Loro Piana al Giappone”).
domenica 17 Marzo 2024
Il quotidiano Domani ha raccontato in un articolo sabato le minacce nei confronti di un noto giornalista trapanese che ha spesso attaccato la mafia e ne è stato perseguitato – Giacomo Di Girolamo, direttore del sito Tp24 – da parte del presidente del Trapani calcio e di alcuni tifosi della squadra.
“Un isolamento che è tornato a circondarlo, la sua colpa è quella di aver scritto un’inchiesta sul nuovo re di Trapani: l’imprenditore Valerio Antonini. Con l’isolamento è tornato il silenzio della città e qualcuno ne approfitta e va oltre. C’è chi ha provato a forzare la serratura della redazione, c’è chi lo ha insultato sui social e, da ultimo, allo stadio sono apparsi due striscioni oltraggiosi che lo hanno dipinto come «scribacchino», «prezzolato», «cantastorie». «Tp24 cantastorie, giù le mani dal presidente Antonini. Di Girolamo Tp24 scribacchino prezzolato», questo si leggeva sui due striscioni esposti allo stadio Basciano di Trapani”.
domenica 17 Marzo 2024
Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di Agcom e ha annullato una sentenza del Tar che sospendeva l’obbligo per Facebook e Google di trattare con gli editori dei giornali per un cosiddetto “equo compenso” della circolazione dei contenuti dei giornali sulle due piattaforme. La sentenza riguarda soprattutto Facebook, perché Google ha già in corso accordi autonomi di compensazione con diverse testate giornalistiche.
domenica 17 Marzo 2024
Il Post ha raccontato lunedì la confusa storia della foto “ritoccata” di Kate Middleton, di cui hanno parlato i media in tutto il mondo, e in cui i media hanno avuto un ruolo rilevante.
“Dopo qualche ora dalla pubblicazione della foto, diverse agenzie di stampa internazionali molto autorevoli, come Associated Press (AP), Reuters, Agence France-Presse (AFP) e l’agenzia fotografica Getty Images, hanno rimosso la foto dai propri archivi fotografici, quelli da cui i giornali di tutto il mondo attingono per i loro articoli. Le agenzie hanno spiegato di avere preso questa decisione sospettando che l’immagine potesse essere stata modificata, e che quindi non fosse in linea con i loro standard di accuratezza giornalistica”.
domenica 17 Marzo 2024
Il Fatto ha pubblicato martedì un lungo articolo polemico sui contributi pubblici ai giornali, riassumendone i principali destinatari.
“Una costante rispetto al passato è anche la concentrazione delle risorse, con le prime dieci società che incamerano poco meno del 60% delle risorse complessive e le prime 20 che arrivano quasi ai quattro quinti della somma totale. Alla faccia del pluralismo che queste risorse dovrebbero servire a tutelare”.
domenica 17 Marzo 2024
Questa settimana sia il Corriere della Sera che Repubblica hanno scelto di promuovere nelle loro pagine dell’Economia la consegna di una laurea honoris causa a Padova – decisa nel 2021 – all’amministratore delegato della banca Intesa Sanpaolo (importante inserzionista e anche creditrice di diverse testate maggiori) .
domenica 17 Marzo 2024
Un articolo del Post ha descritto i nuovi accordi della società OpenAI con diversi giornali, per evitare che gli stessi giornali decidano invece di contestare legalmente i suoi progetti di “intelligenza artificiale”.
” L’azienda statunitense OpenAI, famosa per il suo sistema di intelligenza artificiale ChatGPT, ha annunciato di avere stretto un accordo con il giornale francese Le Monde e il gruppo editoriale spagnolo Promotora de Informaciones (Prisa) per l’utilizzo dei loro contenuti. Gli articoli e gli altri materiali prodotti dai due gruppi editoriali saranno impiegati per allenare i sistemi di intelligenza artificiale (AI), in modo da offrire agli utenti di ChatGPT contenuti migliori in francese e in spagnolo. L’accordo rientra in un piano più ampio di OpenAI per ridurre il rischio di iniziative legali contro l’impiego non autorizzato di materiale protetto dal diritto d’autore”.
domenica 17 Marzo 2024
Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di gennaio 2024. Se, come facciamo ogni mese, selezioniamo e aggreghiamo tra le varie voci il dato più significativo e più paragonabile rispetto alla generica “diffusione” totale, i risultati sono quelli che seguono: che non tengono conto delle copie distribuite gratuitamente, di quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e di quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte). Più sotto citiamo poi i dati della diffusione totale, quella in cui invece entra tutto. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.
Corriere della Sera 166.029 (-6%)
Repubblica 91.919 (-11%)
Stampa 66.480 (-13%)
Sole 24 Ore 54.014 (-9%)
Resto del Carlino 51.669 (-11%)
Messaggero 45.674 (-9%)
Nazione 34.173 (-11%)
Gazzettino 33.891 (-6%)
Fatto 27.284 (-35%)
Dolomiten 27.275 (-6%)
Giornale 26.897 (-5%)
Messaggero Veneto 24.576 (-9%)
Unione Sarda 24.234 (+1,4%)
Eco di Bergamo 22.394 (-8%)
Verità 21.814 (-18%)
Secolo XIX 20.400 (-14%)
Altri giornali nazionali:
Libero 18.735 (-13%)
Avvenire 15.170 (-4%)
Manifesto 12.640 (+3%)
ItaliaOggi 5.920 (-37%)
(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS).
Questo mese c’è stato qualche movimento più vistoso del solito, rispetto all’abituale calo grossomodo medio del 10% anno su anno delle copie effettivamente “vendute”, cartacee e digitali (queste ultime in abbonamento), e che il Corriere della Sera riesce anche questo mese a contenere, limitandosi a una perdita del 6%. Il dato più vistoso è quello della grossa perdita del Fatto, che deriva da una perdita di oltre 13mila abbonati all’edizione digitale a un prezzo superiore al 30% di quello “di copertina” (ADS divide in tre categorie gli abbonamenti digitali: quelli di fatto gratuiti, venduti a meno del 10% del prezzo del giornale; quelli “scontatissimi”, tra il 10% e il 30%; quelli ritenuti più sostanzialmente “venduti”, a un prezzo superiore al 30%). Quello che è probabilmente successo, spiegano al Fatto , è che le offerte di sconti a Natale hanno spinto molti abbonati a convertire il loro abbonamento in uno più scontato. Nel complesso, infatti, grazie alle offerte gli abbonati digitali sono passati da 28.892 a 30.178: con però ricavi minori, e molte più copie acquistate a prezzi sotto il 30%. È utile ricordare che le offerte scontate sono una strategia che mira appunto a coinvolgere più abbonati per cercare poi di trattenerli quando le offerte scadono e i prezzi degli abbonamenti aumentano.
Grazie a perdite leggermente minori, dopo due mesi la Nazione ha superato di nuovo il Gazzettino . Continuano a essere superiori al 10% anno su anno le perdite dei tre quotidiani GEDI, Repubblica, Stampa e Secolo XIX . E continua a perdere molto più di tutti la Verità, mentre ci sono ben due casi di piccolo aumento di diffusione: a quello del Manifesto si è aggiunta l’ Unione Sarda di Cagliari, che ha aggiunto al totale quasi duemila copie del giornale di carta.
Ma per dare un’idea dell’apparente inesorabilità dei declini medi, a partire dalle quattro testate maggiori, questi sono i dati di diffusione di gennaio 2024 confrontati con quelli di gennaio 2021, tre anni fa, quando avevamo appena iniziato a raccontarli su questa newsletter:
Corriere della Sera 166.029 (200.499)
Repubblica 91.919 (149.430)
Stampa 66.480 (97.173)
Sole 24 Ore 54.014 (75.713)
Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che dovrebbero essere “la direzione del futuro”, non essendolo ancora del presente – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 43mila, il Sole 24 Ore più di 33mila, il Fatto più di 23mila, vedi sopra). Tra parentesi gli abbonamenti guadagnati o persi questo mese.
Corriere della Sera 44.450 (+1.173)
Repubblica 24.093 (+262)
Sole 24 Ore 22.883 (-40)
Stampa 8.482 (-120)
Manifesto 6.487 (+85)
Fatto 6.473 (-13.220)
Gazzettino 6.234 (-24)
Tornando alle vendite individuali complessive – carta e digitale – tra gli altri quotidiani locali le perdite maggiori rispetto a un anno fa sono ancora soprattutto del Tirreno (-20%, ancora); e poi di nuovo del Giornale di Vicenza (-16%) e dell’ Arena (-16%), entrambi del gruppo Athesis.
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.
Il totale di questi numeri di diversa natura dà una cifra complessiva di valore un po’ grossolano, che è quella usata nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il giornale specializzato Prima Comunicazione, e che trovate qui.
( Avvenire, Manifesto, Libero, Dolomiten e ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)
domenica 17 Marzo 2024
C’è stato un altro esempio della consuetudine britannica di applicare regole e sentenze che limitino o permettano la diffusione di alcune notizie e informazioni da parte dei media: e di affidare ai tribunali le scelte relative, a seconda dei casi e dei contesti. Un giudice ha deciso che i giornali possano pubblicare il nome di un agente di polizia accusato di avere ucciso un 24enne che era stato fermato per un controllo a Londra nel 2022. Una precedente decisione aveva imposto di non diffondere il nome dell’accusato per proteggerlo rispetto alle minacce che aveva ricevuto. Alcuni giornali avevano fatto ricorso e lunedì il giudice (il processo si terrà a ottobre) ha stabilito che il diritto alla pubblicità dei processi e la tutela dell’accusato trovino un compromesso nella pubblicazione del suo nome e della sua data di nascita, ma non delle sue foto o del suo indirizzo di residenza.
domenica 17 Marzo 2024
Secondo un articolo sul Fatto di stamattina “Eni è sempre più vicina a vendere l’ Agi ad Antonio Angelucci”. Ovvero: la grande azienda dell’energia, che storicamente ha sempre investito e tuttora investe – indirettamente e direttamente – sulla gran parte dei maggiori mezzi di informazione italiani, starebbe per vendere la sua agenzia di stampa, Agi, al gruppo editoriale che possiede i quotidiani Libero, Giornale e Tempo, di proprietà dell’imprenditore della sanità e deputato della Lega Antonio Angelucci. Direttore di Libero è Mario Sechi, che ha formalmente lasciato un anno fa la direzione di Agi, continuando però a influire molto sulla sua produzione di notizie e sul suo orientamento editoriale, come spiega anche il Fatto alludendo a un suo possibile ritorno: “ha mantenuto frequenti contatti con la nuova direttrice di Agi, Rita Lofano, che è considerata una sua fedelissima”.
domenica 17 Marzo 2024
Questa settimana a essere allarmata nei confronti dei progetti – o delle assenze di progetti – da parte dell’editore GEDI è stata la redazione del Secolo XIX di Genova. Ricordiamo che il gruppo GEDI possiede oggi le due testate nazionali Repubblica e Stampa, e che ha ceduto negli ultimi anni una dozzina di quotidiani locali: conserva ancora tra questi la Provincia Pavese – su cui sono in corso trattative di vendita – il piccolo Sentinella del Canavese, e appunto il Secolo XIX (che ha una nuova direttrice dallo scorso ottobre ): il cui Comitato di Redazione ha pubblicato un primo preoccupato comunicato giovedì a proposito di “voci” di vendita, e poi un secondo venerdì che annunciava lo stato di agitazione e un’ipotesi di cinque giorni di sciopero a fronte della “non smentita” di quelle voci da parte dell’azienda.
“Per questo l’assemblea dei giornalisti chiede con forza e in tempi brevi all’azienda di presentare un piano industriale e un preciso piano di investimenti per Il Secolo XIX. Qualora invece Gedi dovesse cederne la proprietà, la redazione sarebbe disposta ad accettare solo l’ipotesi di un soggetto di dimensioni, capacità, posizionamento, visione e volontà di investimenti che siano coerenti con la nostra storia. Diciamo no, quindi, a soluzioni di basso cabotaggio o filtrate da ingerenze di tipo economico politico e confermiamo la nostra netta opposizione a scelte in contrasto con l’identità della testata che, con orgoglio, rappresentiamo”.
Secondo una breve nota sul quotidiano Libero di sabato a essere interessati all’acquisto del Secolo XIX sarebbero l’imprenditore portuale Giulio Schenone e il proprietario della tv genovese Primocanale Maurizio Rossi.
domenica 17 Marzo 2024
La diversificazione delle fonti di ricavo è una direzione verso cui stanno andando molte testate internazionali, e anche alcune italiane. Malgrado la loro sostenibilità si debba ancora in maniera preponderante alla pubblicità, e malgrado le insistenze sugli abbonamenti, la crescita ancora limitata dei ricavi provenienti da questi ultimi suggerisce ad alcuni giornali nuove e continue attività più o meno legate a quelle giornalistiche (lo stesso New York Times ha avuto il suo maggiore successo negli ultimi anni con i giochi: Wordle ha raggiunto la settimana scorsa la sua millesima puntata). Nelle ultime settimane, per esempio, il Corriere della Sera ha promosso sulle sue pagine: i viaggi del Corriere della Sera, gli NFT del Corriere della Sera, i corsi del Corriere della Sera, i libri del Corriere della Sera (nei giorni scorsi ben tre collane erano pubblicizzate su altrettante pagine del giornale di carta), gli eventi sponsorizzati del Corriere della Sera, il “Club del Corriere”.
domenica 17 Marzo 2024
Un articolo del New York Times ha voluto ricordare che in mezzo a tutto quello che si è scritto nelle settimane passate sulle crisi dei giornali americani ci sono anche casi di progetti nuovi o quasi nuovi che sembrano andare bene. Gli esempi citati sono Puck, Punchbowl News, The Ankler e Semafor, e hanno in comune una maggiore attenzione ai costi rispetto alle testate tradizionali, una varietà di fonti di ricavo piuttosto che una concentrazione sulla pubblicità, e di avere accantonato l’ambizione di rivolgersi a grandi pubblici generalisti per concentrarsi su comunità specifiche di lettori e interessi, in particolare attraverso l’uso delle newsletter.
domenica 17 Marzo 2024
Il governo britannico proporrà una legge per impedire che i mezzi di informazione del paese vengano acquistati da proprietà legate a governi stranieri: decisione che dovrebbe impedire l’acquisto del quotidiano Daily Telegraph e del settimanale Spectator da parte di un fondo sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti.
La vendita del Telegraph – uno dei più importanti e storici quotidiani nazionali, vicino al partito Tory – è stata la notizia principale nel mondo del giornalismo britannico da quasi un anno a oggi: ci sono state diverse offerte e proposte (questa settimana si è parlato anche di Rupert Murdoch, e della proprietà del tabloid Daily Mail ) ma quella più forte è stata quella del consorzio RedBird IMI, che ha affidato la sua conduzione all’ex presidente di CNN Jeff Zucker. Ma il ruolo del governo arabo ha molto preoccupato soprattutto il governo e il partito conservatore, che adesso sembrano avere deciso di impedire l’accordo per legge.
domenica 17 Marzo 2024
La lezione principale da cui è nata questa newsletter, e la lezione principale che è trasmessa da quello che racconta ogni settimana, è che praticamente tutte le scelte giornalistiche fatte dalle più diverse testate in questi anni hanno una dipendenza molto forte da ragioni economiche. E che attraverso le necessità dei giornali di sostenersi si può spiegare e comprendere la gran parte di quelle scelte. E ancora, che questo si deve a un variabile complesso di condizioni che riguardano da una parte il difficile contesto del business giornalistico e dall’altra i modi con cui le varie testate reagiscono a questo difficile contesto.
Ma accanto a tutto questo c’è un lavoro giornalistico che riesce ancora a produrre qualità e contributo prezioso all’informazione e alla conoscenza da parte delle persone: e se questa newsletter ne parla meno è solo perché la sua natura è spiegare la crisi attuale e le sue possibili soluzioni, proprio a partire dalla consapevolezza e dalla condivisione che il giornalismo è quella speciale cosa lì, il servizio pubblico di far conoscere la realtà e far funzionare meglio le comunità di ogni scala.
Ma quando questo lavoro fa non solo il suo dovere, ma genera scelte e prodotti giornalistici eccezionali, merita che si spieghi anche quello, a proposito dei giornali. E sul racconto di cosa succede a Gaza – senza nulla togliere a ogni altro contributo – niente è diventato così importante e ammirevole nell’informazione italiana come la scelta di Repubblica di creare la rubrica quotidiana di Sami al Ajrami: nata da un vecchio rapporto del direttore Molinari con Ajrami stesso e permessa dalla direzione dell’ Ansa, di cui Ajrami è tuttora corrispondente. Scelta che oggi è cresciuta nell’ottima intuizione che una collaborazione da parte di un corrispondente preziosissimo potesse diventare un diario quotidiano, un format indispensabile. Su Ajrami stesso il Post aveva scritto quattro mesi fa, ma nel frattempo l’importanza del suo lavoro è aumentata, come sono aumentate le attenzioni e le solidarietà per il suo valore. E, fatte le dovute proporzioni, è da ringraziare l’impegno di tutti quelli che hanno pensato a quella collaborazione e che permettono che prosegua nel suo prezioso lavoro: il buon giornalismo è raccontare le cose, ma anche farsi venire le idee giuste per raccontarle e creare le condizioni necessarie a diffonderlo.
Fine di questo prologo.
domenica 10 Marzo 2024
Domenica scorsa abbiamo per dabbenaggine chiamato “Andrea” l’imprenditore Enrico Marchi, citando l’articolo su di lui e sull’acquisto degli ex quotidiani GEDI di Veneto e Friuli Venezia Giulia, pubblicato dal Foglio.
domenica 10 Marzo 2024
Il Post continua a investire in una varietà di eventi pubblici che contribuiscono a incentivare la partecipazione dei suoi lettori e abbonati, e si stanno dimostrando un efficace strumento di conservazione della comunità che lo sostiene, e delle sue sottocomunità di iscritti alle newsletter. La settimana passata ha annunciato che a luglio si replicherà, raddoppiata su due date, l’esperienza del concerto organizzato l’anno scorso a Peccioli a partire dalla newsletter Le Canzoni (che oggi ha circa 35mila iscritti), a cui avevano partecipato quasi duemila persone.
domenica 10 Marzo 2024
Intanto, un po’ alla volta, i quotidiani locali del gruppo GEDI sono rimasti solo due, e la Provincia Pavese è in via di dismissione. Il Post è andato a sentire come la vivono nell’ultimo rimasto, a Ivrea.
“Dopo che si è saputo della trattativa per vendere La Provincia Pavese i redattori della Sentinella hanno pubblicato un comunicato in cui dicevano di essere «preoccupati», e non solo per spirito di solidarietà verso i colleghi dell’altro giornale: la probabile vendita della Provincia Pavese avrebbe infatti ripercussioni non indifferenti anche sulla Sentinella. Un esempio è il fatto che di recente la Provincia Pavese ha “prestato” per un mese e mezzo un redattore alla Sentinella per realizzare lo speciale annuale sul carnevale di Ivrea, che altrimenti la redazione non avrebbe avuto le forze di fare”.
domenica 10 Marzo 2024
Il Foglio di sabato ha dedicato una pagina ad Alberto Leonardis, l’imprenditore abruzzese che ha guidato il progetto dell’acquisizione di una serie di quotidiani locali del gruppo GEDI, di cui è capitato spesso di parlare su Charlie. L’articolo è più una ricostruzione della sua biografia e un’illustrazione dei progetti che dichiara, che un’analisi dell’andamento dei giornali in questione e sulle loro scelte e prospettive, ma aggiunge informazioni per chi è interessato a sapere chi si occupa delle sorti del Tirreno, della Gazzetta di Reggio, della Nuova Ferrara, della Gazzetta di Modena e della Nuova Sardegna.
domenica 10 Marzo 2024
Se su Charlie non ripetiamo ogni settimana una selezione di “contiguità” tra alcuni articoli giornalistici e alcune inserzioni pubblicitarie non è perché manchino gli esempi, ma anzi proprio perché le segnalazioni rischiano di diventare ripetitive e creare persino un adattamento, un considerarle la norma anche in teoria. Ma non lo sono: in teoria il lavoro delle redazioni dei giornali e quello delle loro concessionarie pubblicitarie dovrebbero rimanere distinti, per garantire l’indipendenza e l’affidabilità del primo, e la fiducia dei lettori. Se nella pratica le cose non vanno così si deve al grande contesto sullo sfondo di tutto, ovvero la crisi di risorse economiche dei giornali e i cedimenti necessari a conservare i ricavi pubblicitari necessari perché alcuni giornali possano esistere.
Ma non rischiamo di pensare che solo perché Charlie non vuole diventare noioso queste “contiguità” non siano presenti ogni settimana, soprattutto sui grandi quotidiani destinatari della quota maggiore degli investimenti pubblicitari. Sabato sia Repubblica che il Corriere della Sera ospitavano articoli dedicati ad alcuni brand del gruppo Oniverse, responsabile di una grossa quota di questi investimenti con i suoi diversi brand: poche pagine dopo le pubblicità di Intimissimi, il Corriere della Sera dedicava un’intervista al fondatore Sandro Veronesi, e Repubblica un articolo dedicato al brand Falconeri, della stessa proprietà.
Sempre sabato Repubblica replicava un format che sta diventando sempre più abituale nelle pagine della Moda, quello di intervistare un personaggio non in ragione della sua attività e fama abituale, ma in quanto protagonista della campagna pubblicitaria di un brand, e descrivendolo prioritariamente come tale. In questo caso la cantante Dua Lipa, “testimonial di YSL Beauty e della linea lipstick LoveShine”.
domenica 10 Marzo 2024
Il Post ha raccontato il peculiare rapporto dei giornali britannici con le notizie che riguardano la famiglia reale del loro paese, che si sta manifestando in questi giorni a proposito delle condizioni di salute di Kate Middleton.
“Il Guardian, uno dei giornali britannici più autorevoli ma anche uno di quelli che storicamente si sono sempre occupati meno delle vicende della famiglia reale, in questi giorni ne ha scritto in pochissime occasioni, in tutti i casi citando i comunicati pubblicati dall’ufficio stampa di Kensington Palace. L’ultima volta è accaduto martedì, quando ha dato notizia di un’affermazione che era stata pubblicata quella mattina sul sito dell’esercito del Regno Unito ed era stata eliminata poco dopo, quando era arrivata una smentita da parte di Kensington Palace: l’esercito aveva dato per certa la partecipazione di Middleton a un evento commemorativo che si terrà a giugno, ma che non era invece stata confermata”.
domenica 10 Marzo 2024
Lo sciopero dei giornalisti di Condé Nast Italia (che pubblica Wired, Vogue, Vanity Fair, AD, Traveller, GQ, Cucina Italiana), di cui avevamo detto la settimana scorsa, è stato sospeso nell’ambito del confronto con l’azienda, che prosegue finora senza nuovi sviluppi.
domenica 10 Marzo 2024
Il Corriere della Sera ha organizzato per mercoledì 13 marzo alle 18 a Milano un evento pubblico su “Come cambia l’informazione, dietro le quinte del Corriere”: si terrà nella tradizionale sala Buzzati alle spalle della redazione del giornale (ma i posti sono esauriti) e gli abbonati potranno seguirlo online. “Per confrontarsi su passato e presente del giornale protagonista della storia d’Italia” sono previsti gli interventi del direttore Luciano Fontana, degli ex direttori Paolo Mieli e Ferruccio de Bortoli, di Aldo Cazzullo, Massimo Gramellini, Beppe Severgnini e Milena Gabanelli.
domenica 10 Marzo 2024
Per i mezzi di informazione italiana affrontare gli eventi che avvengono in luoghi dai fusi orari molto diversi è sempre stato complicato: con tutte le innovazioni tecnologiche di questi decenni, gli umani continuano a fare le cose soprattutto di giorno, che si tratti di cose che diventano notizie, o di riferire quelle notizie. La maggior tempestività di internet ha messo ulteriormente in difficoltà il ruolo dei quotidiani e le loro scelte su cosa far trovare ai lettori la mattina quando la notte sarà già successo qualcos’altro: si escogitano formule interlocutorie, si fa più tardi che si può nel “chiudere” il giornale, si cerca di approssimare senza correre troppi rischi di sbagliare, ma l’uscita digitale la sera non aiuta. Questa settimana c’è stato il caso particolare delle primarie americane del Super Tuesday, il cui risultato era piuttosto atteso e prevedibile: e quindi la scelta di Domani è stata di mettere in prima pagina e all’interno la vittoria di Donald Trump e la fine delle ambizioni di Nikki Haley (“Il Super Tuesday conferma la candidatura di Trump e segna la fine di Nikki Haley”) già all’ora della pubblicazione intorno alle 22, quando del Super Tuesday era passata appena una metà e la gran parte degli elettori doveva ancora votare.
(c’è un grande repertorio di vecchi aneddoti, nel giornalismo musicale, sulle recensioni di importanti concerti scritte prima della fine dei concerti – per via dei tempi di chiusura dei giornali – e poi smentite dai fatti: con canzoni non eseguite o imprevisti non citati)
domenica 10 Marzo 2024
Il Post ha raccontato fasti passati e attualità di una delle edicole più note di Roma, quella di piazza Colonna davanti a Palazzo Chigi, di proprietà del quotidiano Il Tempo.
“Prima della crisi, l’edicola era stato il chiosco dei giornali di riferimento della politica italiana, vista la sua posizione nel cuore della “cittadella politica” di Roma: davanti a Palazzo Chigi, a poche decine di metri da Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei deputati, nella piazza che è un luogo di transito costante di parlamentari, ministri, leader politici, funzionari di partito e giornalisti”.
domenica 10 Marzo 2024
C’è stato invece uno scambio di gentilezze – ma giornalisticamente interessanti – tra Semafor (che è appunto l’ultima grossa novità tra i siti di news) e Slate (che è uno “storico” magazine digitale americano, di quelli delle prime avanguardistiche generazioni). Semafor aveva raccontato come Slate sia tornato a essere economicamente in attivo, dopo periodi faticosi in cui il prodotto giornalistico era rimasto un po’ datato. La settimana dopo Slate ha pubblicato un ritratto dell’autore di quell’articolo, che è Max Tani, il giornalista a cui Ben Smith ha trasferito il suo ruolo di “media reporter” per Semafor. Tani spiega le fatiche di dover spesso scrivere di licenziamenti e riduzioni dei costi nei giornali, e descrive una delle tendenza più attuali nelle prospettive dei giornali online, legata alla diminuzione del valore dei ricavi pubblicitari:
“Poiché quasi tutti, all’infuori del New York Times e pochi altri, non possono raggiungere la scala di pubblico richiesta dagli inserzionisti pubblicitari, la maggior parte degli editori digitali ora sono concentrati sugli occhi e sulle orecchie che sono già in grado di raggiungere e sui modi migliori per monetizzare la loro attenzione. La prossima generazione di media digitali sarà probabilmente più concentrata sulle nicchie di pubblico e sul soddisfare meglio le audience che sono già dipendenti e interessate ai loro contenuti”.
domenica 10 Marzo 2024
Ben Smith, direttore e fondatore del sito di news Semafor, e il più importante “media reporter” americano, ha raccontato con grande approfondimento – e molte considerazioni esperte e acute – le recenti polemiche all’interno del New York Times rispetto all’inaffidabilità di alcune fonti prese in considerazione per articoli e podcast sulle stragi di Hamas del 7 ottobre scorso. Smith tra l’altro paragona il modo con cui la stessa storia (gli stupri compiuti da Hamas durante quel massacro) è stata raccontata dal New York Times e dal Wall Street Journal, apprezzando il modo con cui il secondo non ha voluto unire i puntini (confermando che gli stupri siano stati “un deliberato strumento di guerra”) e si è limitato a descrivere i fatti noti, con la consapevolezza che alcune cose non siano dimostrate e confermate, e a costo di non costruire una “narrazione”.
“If you can’t do the painstaking work of presenting an incontestable truth with absolute confidence, the alternative is humility and an openness to multiple points of view […] there’s another method of journalism, invented at the New York Times as much as anywhere else, for approaching complex allegations often involving sexual violence. It’s forensic — painstaking, pedantic, reproducible. It’s modest in its writing and not always all that fun to read”.
domenica 10 Marzo 2024
Un giudice federale a Washington ha ordinato una sanzione di 800 dollari al giorno contro una giornalista della rete CBS che si è rifiutata di rivelare la fonte di una serie di reportage per Fox News (dove lavorava allora) che avevano poi avuto degli sviluppi di denunce per la diffusione di alcune informazioni personali su delle pratiche di immigrazione: la sanzione è per ora sospesa in attesa del ricorso ma si applicherebbe fino a che la giornalista non obbedisca alla corte e riveli il nome della sua fonte.
La questione è naturalmente delicata, perché la buona qualità di una parte del lavoro giornalistico è garantita dalla protezione della riservatezza delle fonti, ma è legittimo anche il diritto alla privacy delle persone, le cui informazioni contenute in documenti riservati non sono state protette dagli enti pubblici che le detenevano.
Ma la questione è anche interessante vista da qui perché è un’ennesima conferma di come in paesi democratici ed evoluti sul piano del diritto prevedano che possano esserci limitazioni o sanzioni al diritto di cronaca: e che questo possa entrare in conflitto con altri diritti; e che se l’etica dei giornalisti può suggerire loro delle violazioni, queste violazioni debbano comunque essere sanzionate. Senza scandalo, senza stracciamenti di vesti, senza la pretesa che qualunque rispetto di regole, diritti, privacy, sia un “bavaglio”: ma argomentando nei tribunali e vedendo evidentemente riconosciute le proprie ragioni, o rispettando sentenze avverse. Con la consapevolezza da parte dei giornalisti stessi che esistono regole a tutela di tutti, e che il diritto all’informazione non è l’unico che corre rischi.
Fine di questo prologo.
domenica 3 Marzo 2024
Il Post ha comunicato un nuovo progetto editoriale di carta in collaborazione con la casa editrice Iperborea, con cui già pubblica la rivista Cose spiegate bene. Si chiama “Altrecose” ed è “una casa editrice dentro la casa editrice”, che pubblicherà libri in sintonia con il lavoro giornalistico e di divulgazione del Post. Il primo titolo, Mostri di Claire Dederer, uscirà all’inizio di aprile.
“Non possiamo concludere questa prima presentazione senza ricordare ancora una volta che è grazie agli abbonati che il Post può costruire progetti come questo badando innanzitutto alla loro qualità e potendosi permettere valutazioni in cui la sostenibilità economica è importante ma non è la priorità. Le priorità sono il buon giornalismo e la conoscenza delle cose, e sono priorità condivise da una comunità complice e preziosa”.
domenica 3 Marzo 2024
Nel prologo della settimana scorsa abbiamo citato un articolo del sito del Corriere della Sera sugli orari del festival di Sanremo, imitato da molti altri siti di news, e abbiamo definito la sua circolazione “enorme”. Fonti diverse e affidabili ci hanno indicato che l’aggettivo fosse esagerato: pur avendo avuto una cospicua quota di visitatori quell’articolo non è stato tra i più letti di quei giorni.
domenica 3 Marzo 2024
Dal 1980 in Francia c’è un giornale che esce solo il 29 febbraio di ogni anno bisestile, e dunque ogni quattro anni: è unico nel suo genere, si chiama La Bougie du Sapeur, che significa “La candela dello zappatore”, ed è un periodico satirico. Da mercoledì 28 febbraio il numero 12 è nelle edicole francesi. Lo ha raccontato il Post.
domenica 3 Marzo 2024
L’ex direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano, è stato di fatto assolto definitivamente nel processo che riguardava una complessa e grossa storia di inganni sulla diffusione e sui conti del giornale, che aveva raggiunto il suo momento culminante nel 2017 con la sua autosospensione da direttore. Napoletano era stato condannato in primo grado e poi assolto in appello, e ora sono scaduti i termini perché procura e parte civile ricorressero contro l’assoluzione.
“L’accusa sosteneva che avesse contribuito a diffondere dati falsi sulle vendite e sulla diffusione del Sole 24 Ore, per veicolare un messaggio positivo sull’andamento economico del quotidiano in modo da influenzare il prezzo di vendita degli spazi pubblicitari. Nelle motivazioni della sentenza di assoluzione del processo d’appello i giudici hanno invece stabilito che fosse «anche formalmente del tutto estraneo alla complessa e stratificata macchina amministrativa e alla concreta catena di comando che reggevano la gestione aziendale» e che quindi non avrebbe potuto imporre la propria volontà a «un’intera schiera di dirigenti e tecnici» nella decisione di comunicare dati falsi sulle vendite. Napoletano, che oggi dirige il Quotidiano del Sud, si era sempre dichiarato innocente”.
Nel suo articolo sulla notizia lo stesso Sole 24 Ore – con la cui redazione Napoletano ebbe grosse tensioni – ha definito una “scelta anomala della procura generale di Milano e della parte civile Consob” quella di non presentare ricorso.
domenica 3 Marzo 2024
Un gruppo di editori di diversi paesi europei ha fatto causa a Google chiedendo 2,1 miliardi di euro per il suo abuso di posizione nella gestione della pubblicità online.
“Per mostrare la pubblicità sui loro siti, gli editori utilizzano una o più piattaforme che fanno da intermediarie. Queste si occupano di gestire tecnicamente e commercialmente la pubblicità sui loro siti insieme ad altri soggetti. Un annuncio sul sito di un editore viene pagato da chi ha deciso di farsi pubblicità, ma l’editore riceve solo una parte del denaro perché la piattaforma trattiene per sé una percentuale per il servizio offerto. Con le piattaforme più grandi come Google e Meta è pressoché impossibile contrattare quella percentuale e molte altre politiche commerciali adottate per gestire gli annunci pubblicitari.
Le piattaforme si difendono sostenendo di poter offrire in questo modo l’accesso a molti più inserzionisti, favorendo quindi una maggiore disponibilità di annunci da mostrare sui siti.
Con la loro causa, gli editori europei sostengono di avere avuto un danno provocato da un «mercato poco competitivo, che è il risultato diretto della cattiva condotta di Google». Dicono inoltre che se Google non avesse una posizione dominante, gli editori «avrebbero ottenuto ricavi significativamente più alti dalla pubblicità e avrebbero pagato commissioni più basse» per i servizi di gestione degli annunci pubblicitari. I maggiori ricavi sarebbero potuti servire per fare nuovi investimenti «tesi a rinforzare il panorama editoriale europeo»”.
domenica 3 Marzo 2024
Il quotidiano romano Il Tempo ha un nuovo direttore, Tommaso Cerno, 49 anni. Cerno ha avuto negli anni passati vari momenti di visibilità pubblica, prima diventando direttore del settimanale L’Espresso, poi brevemente condirettore di Repubblica e poi venendo candidato al Senato dal PD – per proposta del suo allora segretario Matteo Renzi – e diventando senatore dal 2018 al 2022. Ma il suo percorso politico è stato sempre piuttosto instabile: da giovane si era candidato alle elezioni della sua città, Udine, per Alleanza Nazionale, il partito poi divenuto Fratelli d’Italia, al Senato aveva lasciato il gruppo del PD e poi ci era tornato, e adesso è stato scelto per dirigere il minore del gruppo dei quotidiani vicini alla destra di governo (gli altri sono Libero e Giornale) posseduto dal senatore leghista Antonio Angelucci. Da un anno e mezzo Cerno era direttore di un suo piccolo e nuovo quotidiano, L’Identità.
Il Tempo è un quotidiano locale romano che compie nel 2024 ottant’anni e che ebbe nel Novecento ruoli e importanze nazionali soprattutto per la sua copertura e le sue relazioni con la politica (la sua sede è tuttora di fronte a Palazzo Chigi): fino agli anni Novanta vendeva ancora circa centomila copie, ma ebbe poi un declino che gli fece perdere la competizione locale con il Messaggero e oggi comunica una diffusione complessiva di circa 7mila copie: erano 8mila un anno fa.
domenica 3 Marzo 2024
Intanto la società SAE, creata a suo tempo per acquistare da GEDI i quotidiani locali Tirreno , Nuova Ferrara, Gazzetta di Reggio e Gazzetta di Modena (e poi anche la Nuova Sardegna), ha annunciato un investimento importante su un progetto collaterale ma “integrato”: l’acquisto dell’azienda di comunicazione milanese Different (nata nel 2020 dalla fusione di altre agenzie), per “realizzare un grande polo indipendente della comunicazione integrata a capitale italiano”. Polo che quindi si immagina inteso come integratore della comunicazione giornalistica dei quotidiani in questione e di quella pubblicitaria di Different.
domenica 3 Marzo 2024
Il Centro è il più diffuso quotidiano abruzzese (seguito dal Messaggero) e ha sede a Pescara. Esiste dal 1986 e oggi ha una diffusione di poco più di settemila copie, in calo assai più sensibile della media dei quotidiani: tra il 14% e il 17% in meno anno su anno. Per quasi tutta la sua storia è stato di proprietà del gruppo Espresso, ma è poi stato tra i primi quotidiani locali a essere ceduto all’inizio della grande campagna di dismissioni degli ultimi anni. Fu comprato da un gruppo di imprenditori locali guidati da Alberto Leonardis, che poi ne uscì e creò una nuova società con cui ha successivamente acquistato altri quotidiani locali da GEDI (il nuovo nome del gruppo Espresso), e da Luigi Pierangeli, imprenditore della sanità privata in Abruzzo e proprietario della tv locale Rete8.
Il primo direttore del nuovo corso si era dimesso dopo appena un anno, (ed era stato poi eletto senatore con il M5S). Lo aveva rimpiazzato Piero Anchino, che adesso è stato sfiduciato dalla redazione ed è oggetto di una vivace protesta da parte dei giornalisti, con uno sciopero martedì scorso e un comunicato che allude a varie ragioni di insoddisfazione verso la proprietà.
“Sono tante e tali le criticità e le problematiche, segnalate sempre in maniera costruttiva e con spirito di collaborazione, che urgono risposte in tempi brevi, indispensabili per far sì che il Centro ed ilCentro.it restino leader in Abruzzo. I giornalisti da tempo fanno sfoggio di professionalità anche di fronte a disposizioni a dir poco discutibili che arrivano dalla direzione, con cui si è ormai spezzato il rapporto di fiducia. Nel tempo il rapporto redazione-direttore si è logorato, la frattura è diventata insanabile e irrecuperabile a tal punto da compromettere irrimediabilmente anche i principi della compatibilità ambientale. Il documento di sfiducia al direttore è stato votato all’unanimità il primo febbraio scorso”.
domenica 3 Marzo 2024
Ci sono nuove agitazioni al New York Times nella categoria “i panni sporchi si lavano in famiglia”: negli anni scorsi diversi confronti e polemiche interne al giornale avevano fatto molto notizia e attirato attenzioni, ma la nuova direzione sembra avere imposto con maggior successo una linea di maggiore discrezione nel dare pubblicità ai conflitti interni . Un mese fa però il sito The Intercept aveva raccontato di una puntata del seguitissimo podcast del New York Times che si chiama “The Daily” che non sarebbe stata pubblicata per dubbi sulla credibilità di alcune fonti, a proposito dell’attacco di Hamas del 7 ottobre: come molti altri quotidiani e siti di news internazionali il New York Times sta ricevendo da mesi critiche e pressioni sulla sua copertura di quello che è successo in Israele e a Gaza.
Adesso un articolo di Vanity Fair sostiene che la diffusione pubblica delle discussioni su quel podcast abbia molto irritato la direzione del giornale, che starebbe conducendo conversazioni e indagini interne per capire chi l’abbia raccontata a The Intercept.
domenica 3 Marzo 2024
Un lungo articolo del Foglio ha raccontato domenica Enrico Marchi, l’imprenditore veneto che guida il gruppo che ha acquistato dall’editore GEDI sei quotidiani locali del Nordest.
domenica 3 Marzo 2024
Su Charlie raccontiamo spesso le evidenti ingerenze di alcuni inserzionisti nei contenuti giornalistici di alcuni quotidiani, e in particolare di quelli che sono più essenziali – con i loro grossi investimenti pubblicitari – alla sopravvivenza economica dei giornali stessi. Uno dei più presenti e preziosi è l’azienda ENI, che ottiene quindi grandi indulgenze e frequenti spazi per le sue comunicazioni da alcune testate. ENI sovvenziona indirettamente il sistema dell’informazione italiana da sempre (il suo fondatore Enrico Mattei creò il quotidiano il Giorno , e l’azienda ha una sua influente agenzia di stampa, AGI) e questa settimana il giornalista del quotidiano Domani Ferdinando Cotugno – spesso critico delle iniziative di greenwashing di ENI – ha raccontato su Twitter di come le indulgenze suddette si siano manifestate in un programma Rai.
“Infine, arriva il comunicato preventivo di Eni, il giorno della messa in onda, che sostanzialmente dice: avremmo volentieri partecipato, ma il dibattito è inaccettabile, le accuse sono pregiudiziali, non serve parlarne, tanto le “demoliremo” (bel wording) in altre sedi. E infatti Petrolio non ha parlato della causa di Greenpeace e Recommon. Alla fine, ogni pezzo della puntata che poteva mettere in difficoltà Eni è stato smantellato. Il paradosso è che chi ha visto Petrolio ne esce con la consapevolezza delle responsabilità di Exxon ma non può avere accesso a quelle, altrettanto provate, di Eni”.
domenica 3 Marzo 2024
C’è da alcuni anni un frequente dibattito sulla necessità di misurare meglio la qualità delle visite e delle letture su internet, senza limitarsi ai clic che spesso non hanno a che fare con la qualità dei contenuti né con il loro gradimento (e quindi neanche con il loro valore di promozione degli spazi pubblicitari). Ne abbiamo parlato ancora la settimana scorsa, di come per molte testate rimangano il criterio principale di valutazione dei risultati, anche per la difficoltà di costruirne di diversi: che però sarebbero molto più utili per aiutare i modelli di business basati sugli abbonamenti e sulla soddisfazione e coinvolgimento dei lettori piuttosto che quelli legati alle visualizzazioni della pubblicità.
Adesso ci prova il Guardian, che ha introdotto una classifica dei suoi articoli non “più letti” ma “letti in modo più approfondito”: rendendo pubblica una misurazione che confronta il tempo passato su un articolo con la sua lunghezza.