Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 21 Luglio 2024

Strascichi a Salerno

La Città è il quotidiano di Salerno, che è stato a lungo nella ricca offerta di quotidiani locali del gruppo Espresso, ma fu tra i primi a essere ceduto (adesso sono stati ceduti quasi tutti da GEDI, la società in cui si è trasformato il gruppo Espresso) per evitare che le proprietà complessive violassero le leggi antitrust quando furono accorpati il gruppo Espresso e quello della Stampa. Il giornale ha poi avuto ulteriori passaggi di proprietà e crisi, con licenziamenti contestati nel 2019: adesso si sono concluse le indagini per il fallimento della prima società che acquisì il giornale nel 2016 (e che nel frattempo lo ha ceduto a un nuovo editore).


domenica 21 Luglio 2024

On demand

Il Toronto Star ha più di un secolo ed è uno dei due quotidiani a maggior diffusione in Canada (l’altro è il Globe and Mail, più conservatore). Ha stabilmente un paywall sul suo sito dal 2018, che limita l’accesso a buona parte degli articoli (superato un piccolo bonus iniziale per ogni utente). Questa settimana la newsletter Toolkits di Jack Marshall ha rivelato che il Toronto Star attiverà presto un’offerta di “micropagamenti” per l’acquisto di singoli articoli: ciascuno costerebbe 75 centesimi di dollaro, ma acquistandone due si avrebbe accesso a tutto il sito per una giornata. Tra le grandi testate internazionali è la prima che prova questo approccio, dopo che i micropagamenti – benché spesso richiesti dai lettori – sono stati finora trascurati dai siti di news, che ritengono siano una fonte di ricavo troppo esigua e disincentivino eventuali abbonamenti che hanno maggior valore nel tempo.


domenica 21 Luglio 2024

All’altezza della situazione

È stata raccolta anche da alcune grosse testate internazionali la notizia della sentenza che ha condannato per diffamazione una giornalista italiana per quello che aveva scritto su Twitter a proposito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La sentenza impone a Giulia Cortese il pagamento complessivo di quasi 10mila euro, tra multa, risarcimento e spese legali.

“«Una donnetta», «oltretutto alta un metro e venti». È un body shaming «offensivo e diffamatorio» di Giorgia Meloni dirle in un tweet che «la gogna mediatica che hai creato sulla tua pagina Facebook contro di me ti qualifica per quello che sei: una donnetta», e che «non mi fai paura GiorgiaMeloni. Oltretutto sei alta un metro e venti. Non ti vedo neanche». […] In un primo messaggio la giornalista aveva pubblicato una foto (fake) di Meloni con dietro un ritratto di Mussolini. Meloni sul proprio profilo Facebook aveva riportato questo post per lamentare a suo avviso un certo tipo di giornalismo che faceva figurare cose non vere come il fatto che tenesse un ritratto di Mussolini alle proprie spalle. A sua volta allora la giornalista aveva rimosso il proprio iniziale post, ma aveva aggiunto le due altre frasi da cui Meloni si è sentita diffamata e per le quali l’imputata è stata ora condannata dal giudice monocratico Valerio Natale su richiesta della pm Roberta Amadeo (che aveva proposto 8 mesi di reclusione), mentre per il primo post è stata assolta”.


domenica 21 Luglio 2024

DAZN senza intermediazioni

Ci sono trasformazioni e riduzioni del numero dei giornalisti a DAZN, l’azienda che offre un servizio di streaming di eventi e argomenti sportivi. Li ha raccontati il Post.
“Nel corso dell’ultima stagione è stata cancellata la maggior parte delle produzioni cosiddette “non live”, cioè servizi, interviste e approfondimenti girati non in diretta e caricati sulla piattaforma, che ampliavano l’offerta principale di DAZN, cioè la trasmissione delle partite (non solo di Serie A) in diretta. Tra questi ci sono per esempio Lost in the weekend, una sorta di recap in chiave ironica del weekend calcistico che usciva ogni mercoledì e sembrava piuttosto apprezzato, o il video-podcast Croquetas: entrambi sono stati tagliati quando la stagione di Serie A era ancora in corso.
Da DAZN spiegano che il taglio di contenuti (e quindi di giornalisti) non avviene solo per motivi economici, ma perché col tempo l’azienda ha capito che per gli spettatori è importante quasi esclusivamente il momento del live, quindi proprio la partita, e che invece tutto quello che avviene prima e dopo la partita interessa meno. Anche per questo dalla scorsa stagione è stata introdotta Fan Zone, una chat in cui gli utenti possono commentare in diretta le partite, mentre già da un po’ durante la partita sono consultabili sull’app di DAZN le statistiche, le formazioni e altre informazioni”.


domenica 21 Luglio 2024

Verboten

Il governo tedesco ha vietato martedì la pubblicazione di una rivista mensile di estrema destra, Compact, e le sue ulteriori operazioni, condannando la sua diffusione di contenuti razzisti, antisemiti e promotori di violenza: le sedi della rivista sono state perquisite e ci sono stati sequestri di materiale e riserve economiche. «La rivista aizza in modi indicibili contro gli ebrei, contro le persone immigrate e contro la nostra democrazia», ha detto la ministra dell’Interno.


domenica 21 Luglio 2024

Taboola e Apple News

Apple ha fatto un accordo con Taboola per affidare a quest’ultima la gestione della pubblicità sul suo servizio Apple News. Taboola è una piattaforma di gestione delle inserzioni pubblicitarie on line, una delle più grosse e importanti del mondo, con cui tutti abbiamo familiarità anche quando non vediamo l’indicazione “Taboola” accanto alle inserzioni suddette  qui ne avevamo scritto sul Post, per una notizia che poi venne sovvertita): viene spesso contestata perché il suo servizio – ancora più di quello gestito da Google, il più diffuso – spalma sulle pagine web contenuti pubblicitari spesso di bassa qualità o ingannevoli, ma la cui responsabilità è anche naturalmente dei siti che decidono di ospitarli senza sufficienti limitazioni (i siti possono impostare dei filtri), in modo da ottenerne più ricavi possibile. Om Malik, esperto autore e commentatore di cose digitali e tecnologiche, ha per esempio annunciato che cancellerà il proprio abbonamento ad Apple News, per insofferenza delle pratiche di Taboola.


domenica 21 Luglio 2024

Il Telegraph sempre in vendita

Non vi raccontiamo da tempo di che ne sia della ricerca di acquirenti per il Daily Telegraph – uno dei più importanti quotidiani britannici – perché per un po’ non è successo niente, dopo che il governo era intervenuto persino con una legge per evitare l’acquisto da parte di un fondo arabo.
Venerdì invece si doveva chiudere la scadenza per il nuovo giro di offerte (che riguardano anche il settimanale Spectator, che appartiene allo stesso gruppo), ma secondo il Financial Times potrebbero arrivarne ancora altre in questi giorni. Quindi eventuali chiusure dell’affare non ci saranno prima dell’autunno: le sorti del Telegraph sono particolarmente rilevanti per il suo essere considerato il quotidiano più vicino al partito Tory e ai suoi elettori, entrambi in un periodo di grande crisi.


domenica 21 Luglio 2024

Charlie, sulla stessa barca

Un articolo di Charlie Warzel sull’ Atlantic ha riassunto martedì alcuni dei tantissimi spunti offerti ai pensieri sull’informazione dall’attentato di una settimana fa contro Donald Trump. Uno è la rapidità con cui notizie di dimensione storica vengono digerite e si accavallano: che non significa che siano trattate più sbrigativamente, ma che l’intensità della loro circolazione e discussione ne satura ogni aspetto in tempi molto più brevi.
Un secondo è come gran parte di questa condivisione di informazioni sia condizionata dagli interessi dei messaggeri: gli interessi delle piattaforme digitali a incentivare l’uso dei propri spazi, gli interessi dei media vecchi e nuovi a guadagnare attenzioni, gli interessi di ogni individuo a ottenere visibilità per sé, per le proprie attività online o anche soltanto per la propria vanità e desiderio di affermazione di sé.
Un terzo aspetto è il conflitto tra i tempi precipitosi della circolazione e della discussione delle notizie da una parte, e quelli delle più elementari cautele sulla loro accuratezza dall’altra: nei minuti successivi all’attentato molte testate hanno dato la notizia dicendo quel che si sapeva fino a quel punto, e attente alle approssimazioni e falsità che spesso circolano nei momenti concitati successivi a imprevisti simili. E hanno titolato su “Trump ferito mentre si sono sentiti dei rumori simili a spari”; o hanno scritto del ” 
presunto attentatore ucciso”, che era quello che si sapeva in quel momento. Ma le esigenze affannose dei social network hanno rapidamente attaccato – con qualche supponenza – quei titoli, e li hanno fatti circolare a lungo, anche quando erano stati aggiornati, accusando i siti in questione persino di indulgenza nei confronti della gravità di quello che era successo.
Parte di questa confusione, che non fa che crescere ormai da anni, si deve alla fine della distinzione dei ruoli tra giornalisti di professione e persone che formalmente non lo sono: ma spesso quello che fanno è la stessa cosa – informare altri – e questa fine è inevitabile, da accettare, e in parte anche preziosa. Ma delle sue implicazioni i non giornalisti non sembrano avere ancora preso consapevolezza, e svolgono quindi quotidianamente ruoli rilevantissimi di promozione e diffusione delle notizie (vere o false: ma quello lo fanno anche i giornalisti) senza sentirne abbastanza la responsabilità, e con frequenti ingenuità e ignoranze su cosa sia il lavoro dei giornali. Invece di opporsi risentiti a una cosa che ormai è successa, gli stessi giornali farebbero un lavoro proficuo a condividere di più quello che serve sapere di come funziona il loro lavoro: siamo tutti sulla stessa enorme barca.

Fine di questo prologo.


domenica 14 Luglio 2024

Penultima

Ricordiamo che Charlie arriverà la prossima domenica, 21 luglio, e poi andrà in vacanza fino a settembre.


domenica 14 Luglio 2024

Il giornalismo lungo

Il Post ha annunciato i quattro libri finalisti del Premio Vero, il premio organizzato assieme alla Fondazione Peccioliper per promuovere il lavoro di informazione e spiegazione della realtà attraverso i libri.


domenica 14 Luglio 2024

Forni e fornelli

Un incidente maggiore è accaduto a diversi giornali italiani questa settimana, per assenza di verifiche aggravata da una precipitosa tendenza a pubblicare le notizie che generano indignazione o conflitto. Un messaggio spedito a un utente di Airbnb è stato equivocato – non si è ancora ben capito come – dal destinatario e da un sito di news israeliano, e raccontato come un “insulto antisemita”. La storia è stata ripresa da tante testate italiane, generando persino reazioni politiche, prima che si capisse che si trattava appunto di un equivoco linguistico: ma la comprensione è avvenuta a seguito di un’indagine interna di Airbnb successiva alle proteste, e non con una verifica da parte dei giornali prima di pubblicare la notizia.

A margine, nessun giornale sembra essersi preso la responsabilità della diffusione dell’errore (e delle reazioni conseguenti): l’articolo di aggiornamento di Repubblica che ha corretto la prima notizia parla di “alcuni quotidiani” che l’hanno ripresa e riferisce della richiesta di scuse da parte del protagonista, senza menzionare l’articolo di Repubblica precedente (tuttora online e non corretto).


domenica 14 Luglio 2024

Saluti

L’editoriale di saluto di Carlo Verdelli, che ha lasciato la direzione del settimanale di Oggi. Nello stesso numero anche Fabio Fazio ha annunciato la conclusione della sua rubrica.


domenica 14 Luglio 2024

Revisioni di revisioni

L’istituto della revisione del processo, nel diritto italiano, è abbastanza complicato: il Post lo aveva spiegato qui. Ed è abbastanza rara la sua applicazione, e questo spiega come mai alcuni giornali – quando devono occuparsene – diano notizie poco chiare o persino errate: errori a cui volte concorre la quotidiana tentazione a enfatizzare e a dare per definitive notizie in realtà parziali o precarie. È successo con la richiesta di revisione per il delitto noto come “strage di Erba“. Lo scorso gennaio diversi giornali avevano titolato “ci sarà la revisione” o “un nuovo processo” o “processo da rifare” o “ottengono la revisione” per raccontare quello che era solo un passaggio interlocutorio della richiesta di revisione: perché spesso l’espressione “processo di revisione” viene usata sia per la procedura che deve accogliere la richiesta di un nuovo processo, sia per l’eventuale nuovo processo. Ma mercoledì la Corte d’appello di Brescia ha stabilito che il nuovo processo non si farà.


domenica 14 Luglio 2024

Le parole per dirlo

Al Washington Post da tempo si discute del fatto che il “claim” introdotto nel 2016 per comunicare l’impegno del giornale – “Democracy dies in darkness” – dopo l’elezione di Donald Trump, possa avere perso parte della sua efficacia comunicativa, e soffra l’effetto di un messaggio che parla ai lettori di oscurità e morte. Anche per questa ragione una prossima campagna promozionale promossa dal nuovo management partirà dall’idea di “illuminare”, “accendere la luce”.


domenica 14 Luglio 2024

Nuovo corso a THR

Le disgraziate vicende dell’edizione italiana della testata di spettacolo Hollywood Reporter hanno avuto ancora qualche sviluppo questa settimana. Lunedì il sito BadTaste ha pubblicato una lunga ricostruzione attraverso i racconti delle diverse persone che ci hanno lavorato, da cui emerge un misto di approssimazione da parte dell’editore italiano, di superficialità della società americana e di occasionale ingenuità da parte delle direzioni e della redazione. Mercoledì l’editore Sandri ha risposto alle accuse di queste settimane con un testo indignato ricco di generiche smentite ma piuttosto disordinato e sfuggente rispetto alle contestazioni. Nel frattempo la nuova direzione di cui avevamo scritto la settimana scorsa ha dato un esempio della sua intenzione di portare il sito verso visibilità più facili e polemiche, prendendo una posizione contromano sulle accuse contro il cantante Morgan di cui si è parlato questa settimana.


domenica 14 Luglio 2024

I quotidiani a maggio

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di maggio 2024. Come ogni mese, selezioniamo e aggreghiamo tra le varie voci il dato più significativo e più paragonabile, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludendo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte). Più sotto citiamo poi i dati della diffusione totale, quella in cui invece entra tutto. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.

Corriere della Sera 164.798 (-6%)
Repubblica 90.584 (-9%)
Stampa 62.225 (-14%)

Sole 24 Ore 53.884 (-6%)
Resto del Carlino 50.767 (-10%)
Messaggero 44.036 (-10%)
Nazione 33.237 (-10%)
Gazzettino 32.790 (-6%)
Dolomiten 27.784 (-2%)
Fatto 26.919 (-32%)
Giornale 26.199 (-6%)
Messaggero Veneto 23.851 (-11%)
Unione Sarda 22.093 (-6%)
Eco di Bergamo 22.047 (-4%)
Verità 21.100 (-14%)
Secolo XIX 20.671 (-10%)
Altri giornali nazionali:
Libero 18.041 (-16%)
Avvenire 14.545 (-6%)
Manifesto 13.752 (+9%)
ItaliaOggi 5.683 (-38%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

A prescindere dal calo annuale che riguarda sempre quasi tutti, questo mese non tutte le testate hanno perso copie rispetto al mese precedente: quelle le cui crescite superano le poche decine sono ancora il Manifesto (+3,8%) e poi Dolomiten (+3,1%), Repubblica (+2,2%), il Fatto (+1,5%) e il Sole 24 Ore (+1,5%).
La grossa perdita annuale del Fatto invece si deve ancora – e sarà così per diversi mesi – a un aumento del prezzo del quotidiano in edicola cinque mesi prima, che ha automaticamente determinato un aumento del numero di abbonamenti digitali con uno sconto “maggiore del 70%” (oltre 24mila), classificati quindi al di fuori di questi numeri (ADS divide in tre categorie gli abbonamenti digitali: quelli di fatto gratuiti, venduti a meno del 10% del prezzo del giornale; quelli “scontatissimi”, tra il 10% e il 30%; quelli ritenuti più sostanzialmente “venduti”, a un prezzo superiore al 30%). È utile ricordare che le offerte scontate sono una strategia che mira appunto a coinvolgere più abbonati per cercare poi di trattenerli quando le offerte scadono e i prezzi degli abbonamenti aumentano.
Continuano a perdere molto più di tutti Verità Libero, ma anche la Stampa.

Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che dovrebbero essere “la direzione del futuro”, non essendolo ancora del presente – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara quasi 37mila, il Sole 24 Ore più di 33mila, il Fatto più di 24mila, come detto sopra, Repubblica più di 15mila). Tra parentesi gli abbonamenti guadagnati o persi questo mese.
Corriere della Sera 46.507 (-342)
Sole 24 Ore 22.355 (-282)
Repubblica 21.315 (-367)
Stampa 6.647 (-270)
Manifesto 7.561 (+848)
Fatto 6.406 (+24)
Gazzettino 6.134 (-28)

Tornando alle vendite individuali complessive – carta e digitale – tra gli altri quotidiani locali le perdite maggiori rispetto a un anno fa sono ancora sempre del Tirreno (-16%); e poi del Mattino di Napoli (-22%) e dell’ Arena di Verona (-16%). Ha perso ancora il 31% la Provincia di Como, ne scrivemmo.

Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore un po’ grossolano, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il giornale specializzato Prima Comunicazione, e che trovate qui.

AvvenireManifestoLibero, Dolomiten ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)


domenica 14 Luglio 2024

USA Yesterday

Il Post ha raccontato la storia dei successi e delle attuali difficoltà del quotidiano USA Today, che abbiamo citato di recente su Charlie per le suddette difficoltà. Negli anni Ottanta fu una rivoluzione creare un quotidiano popolare, nazionale, fatto di articoli molto brevi, di foto a colori, e con una distribuzione moderna ed efficiente su tutto il territorio degli Stati Uniti. Ma quella modernità è ora diventata vecchia ed è stata messa in crisi dagli stravolgimenti di questi decenni.

USA Today arrivava nelle grandi città e nei piccoli centri, aveva una presenza massiccia negli aeroporti e chiuse accordi con molte compagnie aeree e catene di alberghi, che acquistavano molte copie da fornire gratuitamente ai propri clienti. I giornali erano anche venduti in oltre 100mila distributori di giornali, le scatole agli incroci delle strade in cui si inserivano monete e si prelevava la copia: non erano una peculiarità di USA Today , che però ne allestì un gran numero di distributori e particolarmente riconoscibili, a forma di televisione”.


domenica 14 Luglio 2024

CNN cerca di fare di più con meno

Il capo di CNN Mark Thompson, manager giornalistico di ricco curriculum chiamato pochi mesi fa a occuparsi della crisi della rete, ha annunciato il licenziamento di circa cento persone (il 3% dei dipendenti) e il progetto di uno spostamento verso il digitale delle priorità dell’azienda, con un sistema di abbonamenti che riguardi i contenuti video e non video. Tra le attività dismesse sembra esserci tutta la sezione “Opinion” del sito.


domenica 14 Luglio 2024

Charlie, grandi cose

Dal loro pubblico di lettori, i giornalisti sono spesso immaginati e ritratti come scaltriti esseri umani rotti a ogni esperienza, di grande realismo nel migliore dei giudizi, di grande cinismo nel peggiore. Educati dal mestiere alla diffidenza, alla critica, alla messa in discussione delle cose, ad “averne viste tante”, e a trattenere gli entusiasmi spontanei.
Ed è un po’ vero, che è un mestiere così, che fa diventare a volte così.

Ma c’è un elemento di ingenuità da cui tantissimi giornalisti e giornaliste, anche i più sgamati, non riescono a liberarsi, rivelando una affascinante debolezza. E che si manifesta nel momento in cui arriva un editore, o un direttore, che dice loro: “ho un progetto meraviglioso da affidarti, su cui ho grosse ambizioni e possiamo fare grandi cose, perché intendo investirci e darti le risorse e la libertà per realizzarlo”. Può essere un giornale nuovo, può essere un giornale da rilanciare, può essere una sezione del giornale, un progetto collaterale, uno sviluppo online, o un’altra cosa nuova e bella “che faremo insieme”.

E il giornalista o la giornalista accettano entusiasti e motivati, ovviamente: voi non accettereste? È tutto così convincente. Lo è persino per il giornalista o la giornalista che accettano entusiasti e motivati, malgrado “ne abbiano viste tante”. Malgrado abbiano visto tante storie simili in cui in tempi più o meno brevi l’editore si rende conto che i costi sono maggiori di quelli che aveva superficialmente calcolato; o che i tempi necessari a sviluppare quel progetto sono lunghi e serve pazienza; o abbiano visto che il direttore, una volta affidato quell’impiccio, torna a occuparsi d’altro; o che le risorse immaginate non ci sono, e non è possibile ottenere le due persone immaginate o qualunque altro strumento ipotizzato; o che certe cose non si possono fare, per via di questo e di quello. A volte il committente era in buona fede, e non sapeva bene quello che progettava e in che impresa si metteva; a volte aveva solo bisogno di rifilare delle castagne da togliere dal fuoco, e non l’ha raccontata giusta.

Giornalisti e giornaliste ne hanno viste tantissime di storie così. Eppure, quando l’offerta arriva a te, accetti, con entusiasmo. Faremo grandi cose.

Fine di questo prologo.


domenica 7 Luglio 2024

Promemoria

Ricordiamo infine che Charlie arriverà le prossime due domeniche, fino al 21 luglio, e poi andrà in vacanza fino a settembre.


domenica 7 Luglio 2024

C’è sempre qualcosa da dire, sui giornali

Sabato prossimo la rassegna del Post, “I giornali spiegati bene”, si terrà con Luca Sofri e Luca Misculin a Peccioli, nel corso dell’evento di due giorni dedicato alla musica – ma non solo, appunto – e alla newsletter Le Canzoni.


domenica 7 Luglio 2024

Cosa è cosa sul Corriere

A questo proposito, accanto ai contenuti promozionali presentati in forma di articolo, sui quotidiani maggiori continuano a manifestarsi interviste e pubblicazioni di comunicati stampa evidentemente legati a investimenti pubblicitari. Sabato il Corriere della Sera ha riferito ai propri lettori nelle pagine dell’Economia che Fincantieri ha varato una grossa barca: Fincantieri aveva comprato diversi spazi pubblicitari sul giornale il giorno stesso e quelli precedenti. E sabato lo stesso Corriere della Sera ha presentato con un articolo una mostra organizzata dal brand Intimissimi, protagonista di una campagna pubblicitaria quasi quotidiana nelle settimane passate. Mentre Mastercard ha comprato una pagina pubblicitaria, uscita giovedì, e il giornale ha pubblicato un’ intervista al suo “country manager” qualche giorno prima.

Invece il Fatto ha attaccato polemicamente il Corriere della Sera sabato per alcune pagine giudicate di eccessiva simpatia nei confronti del giornalista Bruno Vespa e del convegno politico organizzato in una sua tenuta pugliese. Ma anche quelle pagine – presentate come articoli della redazione, scritti da giornalisti del Corriere – erano parte di un più ampio accordo pubblicitario col convegno stesso.


domenica 7 Luglio 2024

Esiste un dovere

Un nuovo “manuale per il praticantato e l’esame di stato”, che si chiama “Diventare giornalisti” (Carocci)*, contiene un’istruzione chiarissima per notarne la violazione quotidiana sulle maggiori testate tradizionali, di cui abbiamo scritto spesso su Charlie, e che non conosce nessuna sanzione o discussione. Scrive Eugenio Occorsio, giornalista di Repubblica, in uno dei tanti articoli di diversi autori di cui è fatta l’antologia, a proposito delle ingerenze della pubblicità nel lavoro giornalistico: “Tutto questo non ha nulla a che fare con la purezza e la genia dell’informazione indipendente che i lettori chiedono e che detta i principi etici del buon giornalismo. Esiste un dovere deontologico previsto dal contratto nazionale ed esiste un patto di trasparenza con i lettori per cui è vietato mescolare le notizie con la pubblicità e prestarsi a scrivere e/o firmare articoli o interviste o altri contenuti giornalistici che siano richiesti dalla concessionaria di pubblicità direttamente o per interposta persona”.

*il libro, a cura di Carlo Chianura, proprio perché compilato da autori diversi (41 autori, 6 autrici), ha contenuti inevitabilmente discontinui. Ci sono testi chiari, pratici e ricchi di informazioni di base, accanto ad altri più faticosi e a opinioni più discutibili, per esempio sugli obiettivi di un articolo giornalistico: “Con una rapida ricerca in rete si trovano molti decaloghi che suggeriscono le regole da rispettare nella preparazione dei primi articoli. Ma al di là delle norme, un giornalista che si siede davanti alla tastiera deve avere chiara una cosa: il pezzo che sta per scrivere deve trasmettere una sensazione emotiva. Dolore, compassione, gioia, rabbia. L’articolo deve modificare per qualche attimo lo stato mentale, l’umore, il modo di pensare del lettore”.
Questa newsletter non si sentirebbe di suggerire questa priorità a chi voglia “diventare giornalista”.


domenica 7 Luglio 2024

«Qual è la domanda?»

In un servizio del Tg1 il cantautore Calcutta ha evidenziato una goffa abitudine del giornalismo italiano, soprattutto televisivo, di “intervistare” le persone mettendole di fronte ad affermazioni piuttosto che a domande: col frequente risultato di lasciare spaesati gli intervistati, o di costringerli a improvvisate e fumose considerazioni per dare un senso al microfono che viene messo loro davanti.
«Dopo cinque anni torni a contatto col tuo pubblico»
«Sì… qual è la domanda, però?»
L’intervista è sembrata a molti assai mal riuscita, ma il Tg1 ha ritenuto lo stesso di trasmetterla.


domenica 7 Luglio 2024

Poca pubblicità su Domani

L’ottimismo che questa newsletter aveva espresso un mese fa sulla raccolta pubblicitaria del quotidiano Domani – la sua maggiore fatica, insieme a una presenza online ancora molto esigua – è stato forse prematuro: questa settimana le pubblicità sulle pagine del giornali è stata di complessive quattro inserzioni su sette numeri.


domenica 7 Luglio 2024

Fasi convulse

Si è dimesso il direttore dell’edizione italiana dello Hollywood Reporter , e con lui tutta la redazione, in uno sviluppo ulteriore e drastico delle traversie del giornale di cui avevamo raccontato nelle settimane scorse su Charlie e anche sul Post. L’editore ha affidato ora il sito ad Alessio De Giorgi, giornalista noto soprattutto come animatore di campagne e propaganda online di Matteo Renzi, ma che è stato anche fondatore del sito Gay.it e collaboratore del Riformista.


domenica 7 Luglio 2024

A Reggio

La Gazzetta di Reggio è uno dei quotidiani che il gruppo SAE – che si creò a questo scopo – ha acquistato negli ultimi anni da GEDI, il grande editore che un tempo si chiamava Editoriale L’Espresso e che si è appunto liberato del suo grande patrimonio di quotidiani locali. Finora a comunicare insoddisfazioni per la gestione delle testate da parte dell’editore era stata soprattutto la redazione del maggiore tra questi quotidiani, il Tirreno di Livorno. Ma lunedì scorso i giornalisti della Gazzetta di Reggio (di Reggio Emilia) hanno scioperato “contro la mancanza di dialogo con l’azienda che ha tagliato in modo unilaterale l’organico procedendo, di fatto, a un impoverimento della redazione”. L’azienda ha risposto definendo “assolutamente falso” quanto sostenuto dal Comitato di redazione.


domenica 7 Luglio 2024

Migliorare il giornalismo a spese dei giornalisti

Vanity Fair, l’edizione originale americana, ha pubblicato un lungo articolo sulla direttrice del Wall Street Journal Emma Tucker (in carica da poco più di un anno), sul suo lavoro di “allargamento” del giornale per farlo percepire non solo come un giornale della finanza, e sulle complicazioni del rapporto con la redazione seguite alle riduzioni di organico.


domenica 7 Luglio 2024

Bomba o non bomba

È diventato molto familiare a tutti, in Italia, un modo suggestivo e sensazionalistico di descrivere i fenomeni meteorologici, sottraendoli alle descrizioni scientifiche e portandoli verso un racconto emotivo e romanzesco: come peraltro avviene anche in molti altri ambiti del linguaggio giornalistico italiano. Siti di previsioni del tempo, ma anche testate maggiori, hanno preso l’abitudine di “raffigurare” gli eventi del clima, o di descrivere le loro manifestazioni come se fossero delle sceneggiature cinematografiche.
L’abitudine è stata indicata con fastidio anche dalla nipote di Edmondo Bernacca, il più famoso meteorologo televisivo del Novecento italiano, in un’intervista al Corriere della Sera : «Parlano di bombe d’acqua, ribattezzano con nomignoli gli anticicloni, a volte lanciano termini senza significato. C’è molto sensazionalismo. Ho imparato dal nonno che oltre i tre giorni le previsioni hanno un’attendibilità estremamente ridotta e che è importante chiamare i fenomeni col proprio nome. Chissà che direbbe lui».
L’espressione “bomba d’acqua” compare tra l’altro sullo stesso Corriere della Sera con intensissima frequenza.


domenica 7 Luglio 2024

Altri direttori che se ne vanno

In tutt’altro contesto, Terence Samuel si è dimesso da direttore del quotidiano americano USA Today dopo solo un anno, senza che né lui né l’azienda ne dessero spiegazioni (anzi, spiegando di non volerne dare).
USA Today è un quotidiano particolare, nel gruppo delle testate che negli Stati Uniti vengono considerate “nazionali” (col New York Times, il Wall Street Journal e il Washington Post): più popolare e meno conosciuto e considerato nel resto del mondo, appartiene al grande editore Gannett ed è da tempo in cospicuo declino di copie.


domenica 7 Luglio 2024

Carlo Verdelli ha lasciato Oggi

Le dimissioni di Carlo Verdelli dalla direzione di Oggi sono una storia che ha dentro molte storie, che proviamo a riassumere nell’abituale sintesi di questa newsletter.
Verdelli ha 66 anni e potrebbe essere il giornalista italiano con la più varia e ricca esperienza e conoscenza del mondo dei giornali tradizionali in Italia. Nessun altro ha diretto due dei maggiori quotidiani (Repubblica Gazzetta dello Sport), è stato vicedirettore di un terzo (Corriere della Sera), diretto due dei più importanti settimanali (Vanity Fair Oggi) e avuto molti altri ruoli importanti in contesti assai vari (direttore del supplemento Sette del Corriere della Sera, capo dell’informazione in Rai). E in ognuno di questi passaggi, è stato protagonista di storie importanti: il successo dell’edizione italiana di Vanity Fair – forse l’ultimo successo di un periodico cartaceo in Italia -, il tentativo (sconfitto) di riprogettazione dell’informazione in Rai, l’invenzione di prospettive e spazi nuovi nella Gazzetta dello Sport, la battagliera gestione (brutalmente stroncata) dell’ultima fase della “prima Repubblica“.

All’inizio del 2022 a Verdelli era stata data la direzione del settimanale Oggi, che fa parte del gruppo RCS (quello che pubblica il Corriere e la Gazzetta, tra le altre cose), e che è sempre stato un settimanale “popolare” di attualità e argomenti più leggeri. Verdelli ci ha applicato la sua attitudine a prodotti giornalistici di maggior spessore e qualità, e raccogliendo collaboratori dalle testate RCS e columinist autorevoli (Liliana Segre, Ferruccio De Bortoli, Fabio Fazio, Valeria Parrella) ha avviato un’operazione simile a quella che – in tempi precedenti alla grave crisi delle riviste – gli era riuscita trasformando Vanity Fair da “femminile” in newsmagazine: dedicando all’attualità e alle news la prima parte del giornale, e alle celebrity e agli argomenti più “larghi” la seconda. I tempi sono diversi, ma l’operazione ha ricevuto diffusi apprezzamenti ed è riuscita a contenere il declino di diffusione che riguarda un po’ tutti i settimanali, mentre p iù critico è stato il bilancio della raccolta pubblicitaria, da cui il giornale – che costa due euro – dipende molto. Da quando Verdelli è diventato direttore, Oggi ha perso il 13% della diffusione per “copie individuali” (dati ADS, gennaio 2024 rispetto a gennaio 2022), mentre il suo concorrente Gente ne ha perse il 27%, e altri settimanali come Chi Sorrisi e Canzoni hanno perso il 16%.

Questo malgrado la carenza di risorse e sostegno di cui il “rilancio” di Oggi, più volte comunicato dall’azienda RCS, avrebbe avuto bisogno: la testata anzi è stata soggetta alle strategie abitualmente preferite dall’editore Urbano Cairo – spesso con buoni risultati economici, ma con le conseguenze relative sui prodotti editoriali – di riduzione dei costi e degli investimenti. Verdelli ha così ritenuto di avere fatto quello che poteva e si è dimesso.
Al suo posto Cairo ha nominato una figura di direttore molto diversa: Andrea Biavardi ha versatilmente guidato (dopo una breve direzione alla Nazione e al Giorno negli anni Novanta) riviste assai varie di argomenti di minore attualità giornalistica, da For men magazine, a Men’s Health Vera, a In viaggio, e più di recente Airone fino alla sua chiusura e poi Giallo (che negli stessi due anni ha perso il 30% delle copie), oltre ad avere ottenuto una visibilità televisiva partecipando a programmi di intrattenimento e di cronaca, e ad aver scritto il libro Sbuccia il maschio.

– Carlo Verdelli intervistato da Luca Sofri nel 2020.


domenica 7 Luglio 2024

Charlie, interessi su Biden

La preoccupata o compiaciuta concitazione intorno alla candidatura di Joe Biden riguarda molto anche i giornali. Non solo come osservatori della vicenda, ma come protagonisti capaci di influenzarla. Nei giorni successivi al dibattito il New York Times è stato per esempio molto ripreso e considerato per il suo editoriale in cui suggeriva di rimpiazzare Biden, con un intervento che al tempo stesso rendeva improbabile una decisione simile in quel momento. Ma le prese di posizione sono tuttora molto condivise e “pesano” nella costruzione dell’opinione pubblica, e quindi anche sulle ricadute nella decisione di Biden e nelle scelte dei dirigenti del suo partito e di chi gli sta intorno. Come pesa anche il lavoro giornalistico più tradizionale, gli articoli che riferiscono pareri anonimi nell’entourage di Biden, quelli che raccontano aneddoti che sembrano confermare la sua fragilità, eccetera. Tutto lavoro giornalistico dovuto, se svolto correttamente.

Però bisogna vederla anche da un altro lato. Per alcuni giornali rianimare la campagna elettorale è un interesse commerciale non insignificante, in particolare per quelli che hanno un pubblico che finora vedeva la campagna dirigersi verso una previsione di sconfitta. È abbastanza facile immaginare che le attenzioni del pubblico e dei lettori per la campagna elettorale nei prossimi mesi crescerebbero se la candidata Democratica diventasse – per esempio – Kamala Harris, rispetto alla condizione attuale. E questa crescita di interesse sarebbe preziosa per molte testate, e per quelle i cui lettori maggiormente avversano una vittoria di Trump. Questo non significa dire che la scelta di dedicare più o meno risorse a rivelare la debolezza di Biden e i dubbi tra chi gli sta intorno non generi informazione corrette. Ma l a scelta per i giornali non è solo raccontare cose vere o false, ma anche quanto spazio e frequenza e priorità dare alle cose vere rispetto ad altre cose vere. Ed è una scelta che crea un conflitto di interesse, che forse sarebbe corretto spiegare e condividere, come lo si fa quando degli articoli accurati e fondati possono privilegiare il proprio editore, o un importante inserzionista, o avere altri effetti collaterali positivi per il giornale. Nel lungo, ai giornali americani servono modelli di business aggiornati che continuino a funzionare: nel breve, serve la rinuncia di Biden.

Fine di questo prologo.


domenica 30 Giugno 2024

Per tempo

Con buon anticipo iniziamo ad avvisare che Charlie arriverà le prossime tre domeniche, fino al 21 luglio, e poi andrà in vacanza fino a settembre.


domenica 30 Giugno 2024

Stracci

C’è stato qualche attrito pubblico tra l’ex direttore di Domani Stefano Feltri (che oggi cura una newsletter che si chiama Appunti) e il suo precedente giornale, il Fatto, che lo aveva criticato a proposito dei suoi giudizi su Julian Assange.


domenica 30 Giugno 2024

Qualcosa non va a Ginevra

Il sito di news svizzero Heidi News è dedicato soprattutto a scienza e sanità, e sabato ha pubblicato un dettagliato resoconto su una vicenda giudiziaria che oppone il Dipartimento per l’istruzione del Cantone di Ginevra e la giornalista italiana Sabrina Pisu (che vive a Ginevra e ha da poco pubblicato per Einaudi un libro su Francesca Morvillo). Pisu è l’autrice di un articolo pubblicato sull’ Espresso un anno fa e intitolato “Mio figlio confinato in una scuola ghetto per persone con disabilità”. La scuola in questione si trova a Ginevra, fa parte di un sistema di scuole “speciali” con cui la Svizzera “gestisce” i bambini autistici con problemi sociali (sistema che era stato già protagonista in passato di casi criticati), e una delle madri dei bambini che la frequentavano la raccontava così:

«È la scuola della miseria, venuta su da un giorno all’altro nel maggio dello scorso anno, me l’hanno imposta», racconta. «È una struttura chiusa, solo per ragazzi disabili e con sindromi serie, dai 15 ai 18 anni, alcuni hanno crisi epilettiche, sono violenti l’uno con l’altro. È orribile, mio figlio è stato strangolato, è tornato a casa due volte con gli occhiali rotti. Hanno messo qui tutti i bambini per cui non c’era posto altrove, senza un programma pedagogico. All’Omp mi hanno detto che se non mi sta bene posso cambiare Paese, io resto qui». Un problema sociale, culturale e politico: «È una vergogna», continua, «manca una riflessione su come integrare questi bambini, un giorno adulti. Vogliono renderli invisibili».

Il Dipartimento per l’Istruzione ginevrino e i suoi responsabili si erano opposti sistematicamente all’indagine di Pisu, durata diversi mesi, impedendole visite e interviste, e nel 2022 l’avevano denunciata per violazione di domicilio dopo che Pisu aveva accompagnato una madre all’ingresso della scuola per incontrare suo figlio assieme a lei; e avevano sostenuto che l’uso da parte di un fotografo – inviato dall’ Espresso – di un drone sopra la scuola avesse creato un pericoloso allarme tra i ragazzi. Le versioni del Dipartimento sono sempre state negate e contestate da Pisu e dal fotografo Gianni Cipriano, e la denuncia nei loro confronti era stata ritenuta infondata e archiviata a seguito di una serie di indagini e accertamenti. Ma il Dipartimento ha fatto ricorso contro l’archiviazione, e i due giornalisti ritengono che si tratti di una ritorsione e di una intimidazione, scrive Heidi News.


domenica 30 Giugno 2024

Estate giornalistiche

Quando le copie di carta erano l’unico formato di diffusione dei quotidiani, era una consuetudine proficua quella di rivedere la distribuzione dei quotidiani e delle riviste nei mesi estivi, in modo da raggiungere efficacemente i lettori che si spostavano dalle loro città nelle località delle vacanze. La pratica è stata ridimensionata in questo secolo, ma è ancora sfruttata da alcuni giornali, soprattutto quelli che hanno quote di lettori che raggiungono abitualmente gli stessi luoghi di vacanza non troppo lontani da quelli di stampa del giornale. Per fare un esempio, le regioni dove vengono vendute (e quindi inviate) più copie dell’ Eco di Bergamo, a parte la Lombardia, sono Emilia Romagna (23), Liguria (13), Veneto e Trentino Alto Adige (10 ciascuna). La Stampa – sempre come media giornaliera – vende più nelle province di Forlì Cesena (1.634), di Rimini (1.177) e di Ravenna (1.001) che in qualunque provincia della più vicina Lombardia (667 a Milano). Fuori dal Triveneto la Tribuna di Treviso indica una sola copia venduta ed è a Rimini.
Venerdì scorso il Foglio ha annunciato ai propri lettori che nei mesi di luglio e agosto riattiverà la distribuzione del giornale in Sicilia e in Sardegna.


domenica 30 Giugno 2024

Aggiornamenti

Abbiamo spiegato in passato come sia diventata convulsa la gestione dei tempi di pubblicazione dei quotidiani, con la crescita di importanza delle edizioni digitali e con l’arretramento delle scadenze di chiusura dovuto alla riduzione dei costi. Oggi alcuni quotidiani “chiudono” a inizio serata e sono già disponibili in digitale – nel numero dell’indomani – alle 22,30; quasi tutti gli altri lo sono dopo mezzanotte o entro l’una. Questo ha modificato il ruolo dei giornali di carta per come vengono letti e acquistati il giorno dopo, e anche la scelta di eventuali “ribattute”, ovvero gli interventi di modifica del giornale che si fanno – se necessario – quando le prime copie sono già stampate. Il digitale permette naturalmente di farlo con maggior facilità, ed è successo per esempio alla Stampa, dove lunedì notte è stato rivisto il dato della percentuale dei votanti ai ballottaggi delle elezioni amministrative.


domenica 30 Giugno 2024

Orrori

La giornalista di Repubblica Laura Pertici ha descritto sabato sul suo giornale la pratica di alcuni altri quotidiani – quelli di maggiore partigianeria politica e ideologica – di attaccare i propri avversari irridendo o umiliando il loro aspetto, e di farlo in particolare con le donne.

“La chiamano la foto degli orrori. La chiamano, che ridere, la sinistra pelosa. Ilaria Salis sul sito nicolaporro.it è la “ragazza stagionata”, quella con il “vestitino della prima comunione” o col “pancino scoperto da influencer movimentista che ricorda Pina Fantozzi”. Carola Rackete invece nel commento di Max Del Papa, pubblicato sul portale del vicedirettore del Giornale e conduttore Mediaset, “non è vestita, ha una specie di vestaglietta rossofuoco su polpacci alla Zaccagni e scarpe da jogging. La negazione di una femmina” col suo “pelame forestale” dalle sopracciglia alle ascelle, “e mi fermo qui per carità estetica”.
Anche Libero partecipa con gran divertimento a questa derisione collettiva ma il mattinale distribuito nelle redazioni di destra e dedicato al body shaming non deve aver regalato troppi spunti — e che vuoi dire d’altro, si sarà sghignazzato, basta guardarle no? — e quindi per Rackete si riciclano le medesime immagini, “vestaglia rossa, ricorda il ragionier Ugo che gioca a tennis con Filini”.

Nell’articolo si parla però di ballo dei ributtanti perché la fotografia scattata è quella che a Bruxelles, nel primo giorno da parlamentari nei palazzi d’Europa, mercoledì 26 giugno, ritrae anche Mimmo Lucano, al centro tra Rackete e Salis: nel suo caso l’agguato non ha molto a che fare col fisico, per lui è meglio insinuare dubbi sulla vicenda giudiziaria, basta un accenno alla “polo d’ordinanza naturalmente rosso Guevara su pantaloni stazzonati neri””.

La questione posta da Pertici* è frequente e assai estesa. In particolare su alcuni quotidiani di destra, le donne – soprattutto le donne – di cui si vogliono attaccare le opinioni sono esposte al disprezzo dei propri lettori e lettrici additando presunte o artificiose sgradevolezze estetiche e facendone una colpa, con una specifica attenzione alla scelta di fotografie mal riuscite.

*nessuno si senta assolto dal sessismo: alla ricerca sul nome di Pertici, caporedattrice centrale di Repubblica, Google la suggerisce col titolo di “moglie di Gabriele Corsi”.


domenica 30 Giugno 2024

Il lavoro giornalistico

L’ex direttore della comunicazione della squadra di calcio della Roma ha scritto una lunga, circostanziata e appassionata lettera al direttore di Sky Tg24 – che l’ha pubblicata – per contestare un articolo sul sito che lo riguardava. La storia è complicata e il suo racconto è ricco di dettagli, con l’intenzione di spiegarla e di ribattere non solo alle accuse dell’articolo che contesta, ma al metodo che descrive.

“Il testo della news che avete pubblicato venerdì scorso è il copia e incolla di una velina preparata in italiano e in inglese, che allego a questa mail. La vostra news non contiene una sola parola diversa dal testo che il PR del Friedkin Group aveva preparato su indicazioni dei legali del gruppo. Una sola parola che sia frutto di lavoro giornalistico. In sostanza il sito di una delle testate più autorevoli d’Italia ha pubblicato integralmente una velina, rinunciando al ruolo di “filtro” tra la notizia e il fruitore della stessa, che è stata resa nota senza alcun check con il diretto interessato o con il suo legale. Da quanto ho ricostruito anche alcuni media internazionali erano stati contattati per pubblicare lo stesso testo, che infatti è stato preparato, oltre che in italiano, in inglese, come vedrai sempre nell’allegato: tuttavia questi media si sono rifiutati di darne conto, stupiti dall’assenza di un comunicato stampa “on the records” sul sito dell’AS Roma. Ma in ogni caso, anche se la società avesse avuto l’onestà di pubblicare una nota su asroma.com, per i media internazionali il presupposto per la pubblicazione sarebbe stato garantire il diritto di replica alla controparte: un requisito minimo per dare equilibrio alla ricostruzione della vicenda”.

A prescindere dal merito e dal caso in questione (su cui ci possono essere molti altri fattori ed elementi che non conosciamo), l’autore della lettera descrive una pratica diffusissima in altri giornali – e che non è escluso che lui stesso abbia frequentato, da direttore della comunicazione -, quella di accogliere senza verifica o intervento le comunicazioni informali o ufficiali di enti, aziende, parti politiche, anche quando queste comunicazioni sono offerte per promuovere evidenti interessi di parte, e trascurando il lavoro giornalistico di completare e indagare quelle comunicazioni.


domenica 30 Giugno 2024

Sempre peggio allo Hollywood Reporter Roma

Domenica scorsa, poco dopo l’aggiornamento su Charlie a proposito dei guai dell’edizione italiana dello Hollywood Reporter (tutta la storia è qui), i giornalisti della redazione hanno tramutato lo sciopero in uno sciopero a oltranza. Gli ultimi articoli sul sito sono del 19 giugno.


domenica 30 Giugno 2024

Oblìo per MTV news

Dopo la chiusura del proprio sito di news, l’anno scorso, MTV ha cancellato dal web tutto il sito MTVnews e il suo contenuto di migliaia di articoli pubblicati in quarant’anni. Spiega il sito di Variety:
“The now-unavailable content includes decades of music journalism comprising thousands of articles and interviews with countless major artists, dating back to the site’s launch in 1996. Perhaps the most significant loss is MTV News’ vast hip-hop-related archives, particularly its weekly “Mixtape Monday” column, which ran for nearly a decade in the 2000s and 2010s and featured interviews, reviews and more with many artists, producers and others early in their careers”.


domenica 30 Giugno 2024

Telese al Centro

Il quotidiano Il Centro di Pescara avrà un nuovo direttore, Luca Telese, giornalista di 54 anni con una lunga e varia carriera e una discreta visibilità televisiva, che tuttora conduce un programma sulla rete La7. Il Centro esiste dal 1986 ed è quasi sempre stato di proprietà del vecchio gruppo Espresso (quello che oggi si chiama GEDI e che ha ceduto quasi tutti i suoi un tempo numerosi giornali locali): nel 2016 è stato venduto a un gruppo di imprenditori abruzzesi guidati dal proprietario della tv locale Rete8 Luigi Pierangeli, che deve le sue fortune economiche alla sanità privata. Nel primo gruppo di acquirenti c’era anche Alberto Leonardis, che ha poi ceduto la sua parte per costituire un nuovo gruppo di soci che ha acquisito altre testate da GEDI ( Tirreno  Nuova SardegnaGazzetta di ReggioGazzetta di ModenaNuova Ferrara).
Telese aveva già diretto un quotidiano nato nel 2012, Pubblico, che aveva chiuso dopo soli quattro mesi.


domenica 30 Giugno 2024

«Mai avuto il piacere di conoscerlo»

È pratica comune e indiscussa, nelle aziende giornalistiche, che le conseguenze di eventuali denunce contro i giornalisti siano coperte economicamente dalla società editrice, e non lasciate a carico dei singoli giornalisti, che sarebbero altrimenti inibiti a prendersi le più ordinarie responsabilità del loro lavoro. Non solo quelle che possono generare condanne, ma semplicemente quelle che possono generare denunce intimidatorie, spese legali, rischi connessi. Un giornalista con un mandato, e un direttore prima ancora, devono poter contare su una difesa adeguata dai rischi legati al buon svolgimento del loro lavoro: è una delle ragioni – non l’unica – per cui i grandi scoop di inchiesta di solito provengono da testate importanti e con risorse economiche maggiori, il poter procedere senza temere le possibili ritorsioni dei soggetti che si ritengono danneggiati dal loro lavoro. I quali, se avessero delle ragioni, dovranno sì vederle riconosciute, ma col giornale che si prende la responsabilità delle scelte fatte e non le scarica sui singoli.

Questa condizione fondamentale del buon lavoro giornalistico sembra essere stata rinnegata questa settimana dal nuovo editore del settimanale L’Espresso, che si sta sottraendo alla difesa dell’ex direttore del giornale Lirio Abbate in una causa per diffamazione da parte dell’attuale ministro della Difesa, legata a un articolo pubblicato sul giornale nel 2022. L’editore sostiene che il fatto che Abbate non lavori più per l’ Espresso – ” mai avuto il piacere di conoscere l’ex direttore Abbate” – liberi l’azienda dalle sue responsabilità (tesi ardita, considerati i tempi processuali di questo genere di cose).
In una condizione simile, per sviluppi diversi, si era trovata qualche anno fa la giornalista e scrittrice Concita De Gregorio, rispetto al suo lavoro di direttrice del quotidiano L’Unità.


domenica 30 Giugno 2024

Editori

Alla sempre più frequente abitudine, da parte di alcuni quotidiani, di dare ampia visibilità ai propri editori, alla loro promozione personale e ai loro interessi, questa settimana hanno aderito le testate del gruppo Caltagirone, che giovedì hanno dedicato gli spazi maggiori delle prime pagine al “Cav. Lav. Francesco Gaetano Caltagirone” e a un suo discorso a un evento organizzato dall’azienda. Sul Messaggero (dove l’editore aveva da poco licenziato il direttore appena assunto), sul Mattino e sul Gazzettino.


domenica 30 Giugno 2024

La destra in cerca di giornali in Francia

Marianne è un settimanale francese d’attualità e inchieste nato nel 1997 con posizioni progressiste, che negli anni seguenti è stato critico nei confronti delle derive di destra e antidemocratiche in Francia ma spesso anche dell’estrema sinistra: e che ha ottenuto frequenti attenzioni con scoop e inchieste giornalistiche legate alla politica. Dieci anni fa cambiò parte della proprietà e del gruppo dirigente e ribaltò le sue simpatie politiche, diventando un giornale molto più di destra e negli ultimi anni più esplicitamente populista e accusato anche di islamofobia, con abbandoni da parte di diversi giornalisti e problemi di sostenibilità economica (l’anno scorso ha perso tre milioni di euro). Nel 2018 la maggioranza della società era stata acquistata da Daniel Kretinsky, un miliardario di 49 anni di origine ceca le cui ricchezze derivano soprattutto dal business dell’energia (ha ampi e estesi interessi nei media europei: possiede diverse testate in Repubblica Ceca, in Francia aveva una quota della società che pubblica Le Monde e che ha poi ceduto, si parla spesso di lui quando ci sono giornali europei potenzialmente in vendita). Da qualche mese Kretinsky sta cercando di vendere Marianne e l’acquirente dovrebbe essere Pierre-Edouard Stérin, imprenditore arricchitosi con diversi progetti tra cui i cofanetti regalo Smartbox e il servizio di prenotazioni The fork. Stérin ha posizioni di integralismo cattolico molto di destra e vicine a quelle del partito Rassemblement National fondato e guidato dalla famiglia Le Pen.
La prospettiva si sarebbe concretizzata in queste settimane, ma da venerdì i giornalisti della redazione di Marianne sono entrati in sciopero – due giorni prima delle elezioni legislative – per opporvisi, dopo avere scoperto che le garanzie di indipendenza ricevute sarebbero in contraddizione con informazioni diverse sui progetti del nuovo editore di sostenere il Rassemblement National anche attraverso il giornale. Kretinsky ha quindi sospeso le trattative con Stérin e ha aggiornato la questione al 21 luglio. Un’altra offerta in competizione per l’acquisto del giornale – più bassa – è dell’imprenditore dei videogiochi e produttore video Jean-Martial Lefranc, ritenuto di simpatie più progressiste.


domenica 30 Giugno 2024

Era stato un sogno?

Questa settimana non è successo niente al Washington Post: o meglio niente di paragonabile a quello che era successo nelle settimane precedenti, e nessuno sviluppo concreto e pubblico dei problemi al giornale, una delle più note e importanti testate del mondo. L’impressione è che la dirigenza voglia ristabilire un po’ di maggior serenità e fiducia prima di prendere nuove decisioni, avendo anche la percezione di essere molto sotto le attenzioni di tutto il mondo del giornalismo americano e non solo. La redazione però nel frattempo ha pubblicato venerdì un nuovo lungo articolo di accuse nei confronti di Will Lewis rispetto alle sue responsabilità nello scandalo dei tabloid britannici.

Se però le vicende del Washington Post vi appassionano, è uscito sull’ Atlantic un lungo articolo di ricostruzione di quello che è successo dall’acquisto del giornale da parte di Jeff Bezos a oggi, con una serie di interpretazioni frutto di molte conversazioni con i coinvolti, e non superficiali.
Le principali sono:
– che i guai del giornale non siano dei guai degli ultimi due anni, ma derivino da una mancanza di visione e di progetto precedente, che non aveva avuto ripercussioni visibili negli anni floridi del ritorno generale degli abbonamenti e della presidenza Trump;
– che, a differenza del New York Times, il Washington Post abbia investito quasi soltanto sulla qualità del suo giornalismo e non su una più lungimirante costruzione di ragioni di utilità per i lettori;
– che l’assenza di Jeff Bezos come guida e come editore abbia dato una apprezzabile sensazione di indipendenza, ma si sia sentita sul piano della visione, e che la redazione abbia bisogno di qualcuno capace di motivarla e darle fiducia dalla parte dell’azienda;
– che un giornale è una cosa complicata, il cui buon funzionamento implica una serie di attenzioni spesso in contraddizione, e ancora di più in tempi di difficoltà economiche e di cambiamenti digitali.


domenica 30 Giugno 2024

Charlie, fermare l’informazione

C’è stata durante la settimana una polemica politica intorno a una serie di reportage del sito di news Fanpage che mostrano atteggiamenti razzisti e antisemiti all’interno di movimenti vicini al partito di maggioranza italiano, Fratelli d’Italia. Diversi membri del partito, compresa la presidente del Consiglio, piuttosto che affrontare il merito della questione, hanno contestato la legalità del metodo giornalistico di Fanpage, che ha ottenuto registrazioni video di nascosto e senza rivelare che i loro autori fossero giornalisti. Questo ha generato ulteriori polemiche, a base di formule astratte e partigiane, da “regime” a “intimidazione alla stampa”, eccetera, così rituali e svuotate di significato da rendere impossibile una discussione.
Buona idea è stata quindi quella del 
Corriere della Sera di intervistare sabato il consigliere giuridico della presidente del Consiglio per chiedergli il fondamento delle accuse di illegalità contro il lavoro giornalistico di Fanpage .

E gli argomenti dell’intervistato si sono rivelati quindi fumosi e fragili, ricchi di paragoni suggestivi e improbabili, alieni alla comprensione di cosa siano l’informazione e il giornalismo, oppure frutto di acrobatici tentativi di gettare la palla in tribuna: «la libertà di esprimere le proprie opinioni e le proprie idee politiche in segretezza è tutelata», dice per esempio, rendendo così illegale una enorme quota della storia del giornalismo mondiale (nonché del lavoro degli storici) fatta di testimonianze e racconti di conversazioni e opinioni espresse non in pubblico. Oppure: «Se [le idee politiche] si traducono in reati ci sono le autorità di pubblica sicurezza e della magistratura. Altrimenti nel nostro Paese è garantito il diritto di parlare liberamente». Formulazione che di fatto legittima il lavoro di Fanpage: se è garantito il diritto di dire qualunque cosa che non si “traduca in reato”, perché dovrebbe essere un problema che lo si sappia? Nessuno ha chiesto arresti per quelle parole. Per non dire della definizione di “idee politiche” attribuita alle battute razziste dei protagonisti dei video.
E ancora: «Su quello 
[eventuali attività criminali] interviene la magistratura. L’informazione si deve fermare fuori». L’idea che “l’informazione si debba fermare fuori”, più che un attentato alla democrazia e alla libertà di stampa, è un attentato alla logica e all’intelligenza di chi legge l’intervista.

Fine di questo prologo.


domenica 23 Giugno 2024

I contributi alle agenzie di stampa

Il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria del governo ha aggiudicato i “lotti” della gara per i servizi che le agenzie di stampa forniscono alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. In pratica si tratta dell’assegnazione di una serie di cospicui finanziamenti pubblici alle agenzie di stampa che hanno partecipato a un bando di gara, in cambio di forniture giornalistiche e di informazione offerte all’istituzione da parte di quelle agenzie. Questa è la lista degli assegnatari e dei compensi.

“Agenzia ANSA all’importo annuale pari a Euro 6.358.000,00;
Agenzia 
ADNKRONOS all’importo annuale pari a Euro 4.949.584,00;
Agenzia 
AGI all’importo annuale pari a Euro 1.680.000,00;
Agenzia 
LaPresse all’importo annuale pari a Euro 697.500,00;
Agenzia 
La4News all’importo annuale pari a Euro 740.025,00;
Agenzia 
Askanews all’importo annuale pari a Euro 1.035.000,00;
Agenzia 
Il Sole 24 Ore all’importo annuale pari a Euro 640.000,00;
Agenzia 
COM.E all’importo annuale pari ad Euro 436.100,00;
Agenzia 
Infoedizioni all’importo annuale pari ad Euro 144.000,00;
Agenzia 
Withub all’importo annuale pari ad Euro 175.500,00;
Agenzia 
VISTA all’importo annuale pari ad Euro 184.300,00″.


domenica 23 Giugno 2024

Editori

Giovedì Repubblica Stampa hanno dedicato due articoli – una pagina, sulla Stampa – alla partecipazione del proprio editore a un podcast.

Invece, Charlie ha ricevuto richieste di aggiornamenti a proposito dell’eventuale rinnovo della “rubrica Bonomi”, ovvero lo spazio quasi quotidiano che il Sole 24 Ore dedicava alle dichiarazioni non sempre originalissime del suo editore, il presidente di Confindustria. In questi tre mesi da che si è insediato, del pensiero del nuovo presidente di Confindustria Emanuele Orsini, il Sole 24 Ore sta riferendo con molta maggiore parsimonia.


domenica 23 Giugno 2024

Il Corriere online per le scuole

In una pagina pubblicata sul quotidiano lunedì, il Corriere della Sera ha esposto le sue offerte di abbonamento per le scuole: ovvero di accessi ai contenuti del sito (apparentemente non all’edizione digitale del giornale quotidiano) per diverse quote di studenti e diversi istituti scolastici.