domenica 17 Marzo 2024

Charlie, buon giornalismo

La lezione principale da cui è nata questa newsletter, e la lezione principale che è trasmessa da quello che racconta ogni settimana, è che praticamente tutte le scelte giornalistiche fatte dalle più diverse testate in questi anni hanno una dipendenza molto forte da ragioni economiche. E che attraverso le necessità dei giornali di sostenersi si può spiegare e comprendere la gran parte di quelle scelte. E ancora, che questo si deve a un variabile complesso di condizioni che riguardano da una parte il difficile contesto del business giornalistico e dall’altra i modi con cui le varie testate reagiscono a questo difficile contesto.

Ma accanto a tutto questo c’è un lavoro giornalistico che riesce ancora a produrre qualità e contributo prezioso all’informazione e alla conoscenza da parte delle persone: e se questa newsletter ne parla meno è solo perché la sua natura è spiegare la crisi attuale e le sue possibili soluzioni, proprio a partire dalla consapevolezza e dalla condivisione che il giornalismo è quella speciale cosa lì, il servizio pubblico di far conoscere la realtà e far funzionare meglio le comunità di ogni scala.

Ma quando questo lavoro fa non solo il suo dovere, ma genera scelte e prodotti giornalistici eccezionali, merita che si spieghi anche quello, a proposito dei giornali. E sul racconto di cosa succede a Gaza – senza nulla togliere a ogni altro contributo – niente è diventato così importante e ammirevole nell’informazione italiana come la scelta di Repubblica di creare la rubrica quotidiana di Sami al Ajrami: nata da un vecchio rapporto del direttore Molinari con Ajrami stesso e permessa dalla direzione dell’ Ansa, di cui Ajrami è tuttora corrispondente. Scelta che oggi è cresciuta nell’ottima intuizione che una collaborazione da parte di un corrispondente preziosissimo potesse diventare un diario quotidiano, un format indispensabile. Su Ajrami stesso il Post aveva scritto quattro mesi fa, ma nel frattempo l’importanza del suo lavoro è aumentata, come sono aumentate le attenzioni e le solidarietà per il suo valore. E, fatte le dovute proporzioni, è da ringraziare l’impegno di tutti quelli che hanno pensato a quella collaborazione e che permettono che prosegua nel suo prezioso lavoro: il buon giornalismo è raccontare le cose, ma anche farsi venire le idee giuste per raccontarle e creare le condizioni necessarie a diffonderlo.

Fine di questo prologo.

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