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  • lunedì 13 marzo 2017

Il direttore del “Sole 24 Ore” è stato messo in aspettativa

Lo ha deciso il CdA del Gruppo 24 Ore: Napoletano è indagato per la storia delle vendite gonfiate, i giornalisti sono in sciopero

(ANSA / MATTEO BAZZI)

Domenica il direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano, ha annunciato la sua autosospensione dall’incarico dopo che sabato scorso i giornalisti del Gruppo 24 Ore avevano indetto uno sciopero a oltranza fino alle sue dimissioni. Venerdì si era diffusa la notizia che Napoletano è indagato nello scandalo sui presunti dati di vendita gonfiati da parte del giornale, insieme ad altri otto tra attuali ed ex manager della società. Infine, oggi si è riunito il consiglio d’amministrazione per nominare un direttore temporaneo al posto di Napoletano: il CdA ha deciso di mettere Napoletano in “aspettativa non retribuita” e assegnare le sue funzioni “a interim” a Guido Gentili, già direttore fino al 2014. L’Amministratore delegato del Gruppo 24 Ore Franco Moscetti ha detto di non aver ricevuto alcun mandato dal CdA per individuare un nuovo direttore in tempi brevi.

Il comitato di redazione, l’organo di rappresentanza sindacale dei giornalisti, chiede che Napoletano non si limiti a una sospensione temporanea dall’incarico ma che lasci definitivamente la direzione: «La gravità della situazione determinatasi negli ultimi giorni non consente di ricorrere a soluzioni pasticciate che non comportino l’effettiva uscita del direttore Roberto Napoletano dal giornale».

Il Sole 24 Ore si trova da mesi in una grave crisi finanziaria e di credibilità, a causa della gestione degli anni passati. È una crisi emersa pubblicamente lo scorso settembre, quando l’allora amministratore delegato Gabriele Del Torchio ha presentato una relazione sui conti del giornale nei primi sei mesi del 2016 che mostrava una perdita di 49,8 milioni di euro. Secondo i dati presentati da Del Torchio, negli ultimi sette anni il giornale aveva perso circa 300 milioni di euro. Il comitato di redazione definì la situazione “sull’orlo del baratro”.

Mentre gli azionisti cercavano di reperire le risorse per salvare il gruppo, che comprende il Sole 24 Ore, l’agenza di stampa Radiocor e Radio 24, ed è controllato da Confindustria, sono emersi altri dettagli imbarazzanti sulla gestione del giornale negli anni passati. Da un’indagine interna svolta da un giornalista del gruppo è emerso il sospetto che alcune campagne promozionali fossero in realtà operazioni fatte per mascherare la reale tiratura del giornale. In particolare c’era il sospetto che il gruppo pagasse una società britannica per acquistare migliaia di abbonamenti del quotidiano: il numero gonfiato delle copie vendute e diffuse avrebbe permesso poi di vendere la pubblicità a cifre più alte.

Nei mesi successivi un’indagine svolta da una società di analisti indipendenti sembra aver confermato questi sospetti. Come scrive il Corriere della Sera a proposito di una di queste società: «Tra il 2013 e il 2016 la vendita di copie digitali tramite la società inglese Di Source Limited ha portato entrate per 15,5 milioni di euro ma è stata compensata con uscite per 18,5». In altre parole sembra che l’editore abbia pagato per aumentare artificialmente la tiratura del giornale.

Il gruppo Sole 24 Ore è quotato in borsa, quindi chi ne altera i dati di vendita rischia di commettere il reato di falsa comunicazione sociale. Venerdì scorso la procura di Milano ha rivelato che nove tra attuali ed ex manager del gruppo sono indagati per questo reato e alcuni di loro per appropriazione indebita. Il giorno dopo i giornalisti hanno annunciato lo sciopero a oltranza fino alle dimissioni del direttore. Già lo scorso ottobre quattro quinti dei giornalisti del Sole avevano sfiduciato Napoletano per via delle sue scelte di gestione negli anni passati.

In tutto questo resta da risolvere la crisi finanziaria del giornale, che ha bisogno di un aumento di capitale da circa 100 milioni di euro per poter continuare la sua attività; le banche creditrici della società editoriale chiedono che l’operazione si svolga rapidamente, ma Confindustria non dispone del denaro necessario a salvare il giornale. Dovrebbe rivolgersi alle associazioni territoriali, come Assolombarda, la Confindustria di Milano e Monza Brianza, che però, in cambio del loro aiuto, chiedono di poter esercitare un maggiore controllo sulla scelta del direttore e sull’orientamento dell’intero gruppo.

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