L’Australia vuole tassare le piattaforme che condividono contenuti giornalistici
È l'ultimo sviluppo della discussa legge sui media che obbliga aziende come Google e Meta a pagare gli editori per l'utilizzo delle loro notizie

Il governo australiano vuole tassare le piattaforme online e i motori di ricerca che condividono contenuti giornalistici, a meno che non paghino gli editori per l’utilizzo. È l’ultimo sviluppo nella discussa legge sui media che obbliga aziende come Meta e Google a pagare gli editori australiani per la condivisione e l’utilizzo delle loro notizie sui social network, e dovrebbe entrare in vigore nel 2025.
La proposta è stata presentata giovedì dalla ministra delle Comunicazioni Michelle Rowland e dal ministro dei Servizi finanziari Stephen Jones. Riguarderà le società che guadagnano più di 250 milioni di dollari australiani all’anno (circa 150 milioni di euro) dalle proprie attività in Australia, e pertanto appunto Meta, Google e anche la società cinese ByteDance, proprietaria di TikTok.
Al momento non è chiaro a quanto dovrebbe ammontare la tassazione, ma il governo ne discuterà nel 2025: una volta diventata legge, si applicherà retroattivamente dal prossimo primo gennaio e sempre secondo Jones sarà nell’ordine «di milioni, e non miliardi» di dollari australiani.
«L’obiettivo reale di questo provvedimento non è aumentare le entrate del governo», ha spiegato Jones, «bensì incentivare gli accordi tra le piattaforme e gli editori». Nel 2021 infatti in Australia è stata approvata una legge che impone alle piattaforme digitali di stringere accordi economici con gli editori di notizie per pagare i contenuti giornalistici ospitati sui loro servizi.
A quel tempo Facebook (oggi Meta) si era opposta duramente alla legge, ma in seguito aveva stretto accordi triennali del valore di decine di milioni di dollari con gli editori australiani per usare i loro contenuti su Facebook, e lo stesso aveva fatto Google. Lo scorso marzo tuttavia Meta – che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp – aveva annunciato che non avrebbe rinnovato questi accordi. Nell’ottica del governo australiano la tassazione serve a impedire alle piattaforme di rifiutarsi di diffondere le notizie e al contempo di eludere gli accordi previsti.
La proposta del governo è stata commentata positivamente da vari editori australiani, tra cui News Corp Australia, secondo cui sosterrà un settore – quello dei media – che è già in grave crisi. Un portavoce di Meta ha invece contestato l’iniziativa, sostenendo che la gran parte del traffico su Facebook non venga generata dalla ricerca di notizie e criticando il fatto di tassare un settore per sostenerne un altro. «Come piattaforma di intrattenimento, TikTok non è mai stata la fonte principale di notizie», ha invece commentato l’azienda che gestisce il social, aggiungendo che parteciperà «attivamente al processo di consultazione» in attesa di altri dettagli.



