Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 9 Luglio 2023

C’è posto per tutti

Ancora questa settimana i due quotidiani a maggiore diffusione, abituati a ospitare inserzioni pubblicitarie da aziende ricche e importanti accanto a quelle di brand meno noti ma comunque capaci di “campagne” vere e proprie e creatività di qualche cura, hanno invece pubblicato molte pubblicità passeggere e sbrigative, di parzialissima attrattiva e limitato interesse per i lettori, a volte persino locali. Solitamente questo avviene quando le concessionarie pubblicitarie dei giornali – in periodi più magri – decidono di offrire agli inserzionisti prezzi più bassi, permettendo anche ad aziende più piccole e meno ricche di accedere a quegli investimenti di comunicazione. Il Corriere della Sera, martedì, tra le pagine nazionali della Cultura e quelle degli Spettacoli ha per esempio pubblicato un sobrio avviso di una farmacia di Milano.


domenica 9 Luglio 2023

Bezos chi?

Avevamo fatto altri esempi in passato, dell’autonomia che almeno apparentemente il Washington Post riesce a mostrare nei confronti del proprio editore Jeff Bezos e della sua azienda principale, Amazon. Questa settimana il giornale ha accusato Amazon di essere responsabile – trascurandone le necessità – della rovina del popolare sito di recensioni di libri Goodreads.


domenica 9 Luglio 2023

Notizie dall’azienda

Le comunicazioni dell’azienda maggiore dell’editore di Repubblica questa settimana hanno occupato per tre giorni consecutivi un’intera pagina del giornale. A Stellantis – la società automobilistica la cui quota maggiore appartiene a Exor, così come il gruppo editoriale Gedi – è stato dedicato lo spazio sia martedì che mercoledì giovedì (sabato poi un breve articolo ha annunciato rispettosamente altre notizie su Stellantis).


domenica 9 Luglio 2023

I puntini sulle il

E le accuse a Santanchè hanno lateralmente permesso al quotidiano Domani di fare un ufficiale coming out sulla comunicazione del proprio nome: come Charlie aveva indicato alcuni mesi fa, è ” Domani “, non “il Domani “.


domenica 9 Luglio 2023

Visibili

In mezzo all’estesa copertura giornalistica di questa settimana sulle accuse nei confronti della ministra Santanchè c’è stato anche un articolo del Fatto a proposito della gestione della pubblicità sui giornali di cui la società Visibilia di Santanchè era editrice.
Secondo il Fatto la rivista di informatica PC Professionale ha ospitato una serie di articoli “pubbliredazionali” non indicati come tali da diverse grandi aziende, che si spiegherebbero solo con relazioni di Santanchè e come contributi indiretti alle sue attività da parte delle aziende in questione. L’articolo si limita a esporre gli articoli promozionali – senza dati ulteriori sui loro pagamenti – e supposizioni sulla loro incongruità senza maggiori fonti a sostegno della tesi (quelli che sono riprodotti sono in effetti di argomento tecnologico), ma c’è un’intuitiva sproporzione tra la visibilità e rilevanza della rivista e il numero di inserzioni di quella natura.


domenica 9 Luglio 2023

Chi ci perde di più

La ” questione canadese ” non si sblocca. Adesso il governo canadese ha pensato di opporre a Meta la minaccia di ritirare la propria pubblicità su Facebook e Instagram, in ritorsione per la scelta di Meta di non promuovere più i contenuti dei siti di news. Ma si stanno aggiungendo al boicottaggio anche alcune aziende giornalistiche.


domenica 9 Luglio 2023

Contro

Da alcuni anni tanti quotidiani in tutto il mondo hanno dedicato i maggiori sforzi di promozione dei propri abbonamenti a messaggi per cui il proprio lavoro servirebbe a difendere la democrazia, combattere il “potere”, proteggere le libertà, e altre rivendicazioni di questo tenore. Che sono a volte in buona fede e a volte fondate (il Washington Post introdusse sotto la sua testata, con l’elezione di Donald Trump, lo slogan “Democracy dies in darkness”), ma sono soprattutto uno dei più diffusi ed efficaci strumenti di marketing dei giornali. Anche in Italia comunicazioni del genere sono frequenti (il Giornale, al contrario, si dice sotto la testata “contro il coro”, una sorta di rivendicazione minoritaria e involontariamente antidemocratica) e questa settimana ne ha fatto un uso molto puntuale e battagliero, legato all’attualità, il Fatto.


domenica 9 Luglio 2023

Made for advertising

Il sito americano Digiday, che si occupa di media e pubblicità digitali, ha descritto funzionamenti e risultati dei siti che prosperano sfruttando in maniere legittime ma di fatto truffaldine il sistema della pubblicità “programmatic”, generando grandi volumi di traffico intorno a contenuti di bassissima qualità o copiati da altri siti.
La pubblicità “programmatic” è – molto in breve – quella che viene gestita soprattutto da Google (ma anche da diverse altre piattaforme) che permette di inserire banner e promozioni su siti ospiti attraverso delle procedure automatiche e molto sofisticate di acquisto senza intermediazioni e di profilazione degli utenti: il Post l’aveva spiegata qui.
Da quando esiste, il “programmatic” ha generato un indotto di siti web che cercano di costruire grandi quote di traffico per convertirlo negli esigui ricavi di ogni banner ospitato e visualizzato: se le quote sono grandi, alla fine anche il business riesce a diventare significativo. A pagarne il prezzo – metaforicamente e letteralmente – sono rispettivamente gli utenti del web a cui capita con frequenza di finire su questi siti del tutto insoddisfacenti rispetto alle loro ricerche o interessi, e gli inserzionisti le cui pubblicità vengono dirottate verso siti e visualizzazioni che non porteranno loro nessun beneficio.

Digiday chiama i siti di questo genere MFA, made-for-advertising: se volessimo mantenerci nei paragoni col mondo non digitale, diremmo che crearne uno è come piantare un grande pannello per affissioni in mezzo al deserto; ma sul web ci sono meccanismi automatizzati e usi per cui quel pannello può essere occupato da un manifesto pubblicitario di stufe a gas senza che nessuno abbia deciso di metterlo esattamente lì, e per cui si può ottenere che molte persone passino da quel deserto e lo vedano. Nessuno sarà interessato a comprare la stufa, ma il proprietario del pannello guadagnerà comunque dei soldi per avere ospitato quella pubblicità vista da qualcuno.
Le associazioni di inserzionisti sono preoccupate di questo fenomeno – che secondo Digiday genera dispersioni di investimenti del 15% ma probabilmente superiori – ma sempre secondo l’articolo è assai improbabile che possa essere limitato. È proprio la natura stessa del “programmatic” a renderlo possibile: se rendi molto efficienti i sistemi di automazione, diventa molto efficiente anche la loro capacità di sfuggire a controlli “umani”. E anzi, ci sono segnali che anche alcuni degli stessi editori di siti più importanti provino ad adottare le stesse pratiche (cercare di ingannare i conteggi del traffico attraverso “reload automatici” delle pagine, aperture di “pagine fantasma” e altri trucchi, è una pratica che anche molti siti di news hanno adottato da molti anni e alcuni adottano tuttora).


domenica 9 Luglio 2023

Charlie, con chiarezza

A volte, leggendo le interviste sui giornali, bisogna ricordarsi che quello che leggiamo è una trascrizione operata da un intermediario di quello che è stato detto. Quindi non è del tutto certo che all’ultima domanda di un’intervista uscita martedì sul Sole 24 Ore – domanda su una questione articolata e concretissima come quella del confronto tra giornali e piattaforme digitali sul diritto d’autore – il sottosegretario all’editoria Barachini abbia risposto con queste sfuggenti parole: «Servirà uno scatto di responsabilità, anche da parte loro senza dubbio. Se vorranno essere valutati in termini reputazionali dovranno adeguarsi alle regole tradizionali. Alla fine altrimenti rischiano di essere messi in difficoltà in futuro da chi verrà dopo di loro. Con le loro stesse armi».

Fine di questo prologo.


domenica 2 Luglio 2023

Preavviso

Charlie andrà in vacanza per un mesetto buono: l’ultima newsletter sarà quella del 23 luglio, e riprenderà domenica 10 settembre. Domenica prossima arriverà ancora regolarmente.


domenica 2 Luglio 2023

Associated Press prova a diventare un giornale online

La celebre agenzia di stampa statunitense Associated Press ha aggiornato la sua homepage per diventare più simile a un giornale online, con l’intenzione di aumentare il traffico di utenti e fare in modo che il pubblico si trattenga più a lungo sul sito ed entrare nel mercato delle notizie dirette al pubblico e non solo distribuite a clienti professionali. Anche Reuters, l’altra agenzia di stampa più conosciuta insieme ad AP, due anni fa aveva sperimentato forme di ricavo alternative, cercando di espandersi nel settore del giornalismo online “più puro” e fare concorrenza alle altre testate: aveva introdotto un paywall, che però alla fine era stato rimosso perché infrangeva gli accordi tra Reuters e uno dei giornali a cui forniva le informazioni. Adesso anche la direzione di Associated Press punta a offrire un servizio di news più simile ai giornali tradizionali, opportunità offerta alle agenzie di stampa da quando internet ha reso molto più accessibile ed economica la distribuzione di contenuti giornalistici per chi già li produce, come le agenzie stesse. L’obiettivo di AP è di rendersi più appetibile per gli inserzionisti pubblicitari sviluppando maggiori quantità di visite online: le sue entrate in questo momento sono costituite per la maggior parte dalla vendita di notizie ad altre testate giornalistiche in tutto il mondo (circa l’80% dei ricavi) e le pubblicità sul sito costituiscono solo una parte più piccola dei ricavi (il 5%). Il resto delle entrate di Associated Press deriva dallo sviluppo di software per le redazioni dei giornali e da altri servizi forniti alle imprese. L’obiettivo della direzione è di raddoppiare i ricavi dalle inserzioni pubblicitarie nei prossimi due anni e diversificare il proprio business. La homepage del sito è stata modificata in modo da evidenziare i contenuti video e altri articoli non di stretta attualità. È stata anche introdotta la possibilità di coprire alcune notizie utilizzando i ” liveblog “, un altro di quegli strumenti utili a generare traffico e che allo stesso tempo, secondo la direzione, permetterebbe ad Associated Press di non allontanarsi troppo dal suo essere un’agenzia di stampa: la sua stringatezza nel riportare le notizie dovrebbe rimanere invariata (rendendo di fatto AP simile ad altri giornali che adottano lo stesso approccio, come il sito di news americano Axios, celebre per le notizie riportate in maniera quasi telegrafica).
Secondo alcuni, con questa decisione Associated Press correrebbe il rischio di fare concorrenza ai giornali con cui collabora e tramite i quali percepisce la quota più grande dei suoi guadagni, rischiando di sabotare il proprio core business .


domenica 2 Luglio 2023

Minaccia esistenziale

Il quotidiano Wall Street Journal ha raccontato che i maggiori editori statunitensi stanno discutendo l’eventualità di formare “una coalizione” in considerazione di quella che definisce una “minaccia esistenziale” per il loro settore: cioè l’impatto dell’ intelligenza artificiale (AI) nel mercato dell’informazione.

L’ipotesi di alleanza coinvolgerebbe grosse società giornalistiche come New York Times, News Corp (che possiede il Wall Street Journal e il Times di Londra)IAC Vox MediaCondé Nast Axel Springer (editore di Politico, Bild Insider). Secondo il Wall Street Journal al momento si tratta solo di conversazioni, perché non è comune che aziende di questo settore, e quindi concorrenti, decidano di collaborare: ma le implicazioni che i programmi di AI stanno evocando nella produzione di contenuti preoccupano molti editori. I sistemi di AI – come ChatGPT – “apprendono” rielaborando grandi quantità di dati che usano a modello. Gli editori contestano questo sistema perché quando si tratta di contenuti originali – come un articolo – AI trae vantaggio da un lavoro protetto da diritto d’autore senza fornire compenso economico o riportare la fonte. Ma più in generale, secondo gli editori, i sistemi di AI rischiano anche di sovvertire il sistema dell’informazione come è concepito finora, introducendo per esempio nuovi pericoli di inaccuratezza e falsificazione delle notizie.


domenica 2 Luglio 2023

No comment

Ormai è abbastanza una rarità che un accessorio dei siti di news che era stato proclamato come peculiare ed indispensabile per le nuove abitudini di convivenza online – lo spazio dei commenti agli articoli da parte dei lettori – sia offerto dalle maggiori testate digitali. Pur essendo un servizio ancora amato da una quota di lettori e commentatori, il suo valore in termini di arricchimento del contenuto è stato molto ridimensionato dall’esperienza, che in molti casi è anzi stata di un impoverimento quando non di un imbarbarimento. Con un impegno significativo di risorse e lavoro per la gestione e moderazione dei commenti non sempre a fronte di un beneficio che lo legittimi (il Post consente tuttora la possibilità di commentare gli articoli all’interno della propria offerta per gli abbonati). In più l’opportunità di commentare e discutere si è molto spostata sui social network da diversi anni. Quindi negli anni passati tante testate online hanno rimosso la possibilità di commentare (o reso molto marginale lo spazio dei commenti) e il tema – che fu oggetto di ampi dibattiti – non è più discusso. Questa settimana altri due siti di quotidiani americani, il Denver Post e il Boston Herald, hanno annunciato la chiusura dei commenti.


domenica 2 Luglio 2023

Competanza

La pubblicità arriva sui quotidiani di carta attraverso un percorso che nella maggior parte dei casi ha una serie di intermediari tra l’inserzionista e il giornale, i maggiori dei quali si chiamano “centri media” e ” concessionarie di pubblicità”: ma su questo percorso e successione di trattative e relazioni si innestano altre variabili e interessi e contesti. Ma grossomodo possiamo dire che gli inserzionisti e i centri media che li rappresentano guardano intanto i numeri di diffusione delle testate e i costi degli spazi, per decidere dove investire. Il risultato è che i quotidiani a maggiore diffusione si prendono una quota molto ampia del mercato: Corriere della SeraRepubblicaSole 24 Ore, hanno da soli molte più pubblicità di inserzionisti “importanti” (ovvero che spendono molto) delle decine di quotidiani che li seguono nelle classifiche di diffusione. I quali invece ospitano più frequentemente inserzionisti con minori disponibilità di spesa, che magari non hanno nemmeno vere e proprie “campagne”, curate, strutturate, pianificate, ma una generica ricerca di visibilità del proprio marchio che si concretizza in pubblicità un po’ sbrigative e di bassa qualità, volte a trasmettere informazioni minime e concrete, e che sono evidentemente costate molto poco, spesso “fatte in casa” dalle aziende senza coinvolgere professionisti o agenzie creative (non è detto che non possano avere una loro efficacia, soprattutto per determinati messaggi o determinati pubblici).

A volte capita però che anche i quotidiani maggiori scelgano di ospitare inserzioni più “cheap” di aziende meno note, o piccole, o addirittura di esercizi commerciali cittadini che finiscono nelle pagine nazionali: succede di solito quando la concessionaria del giornale decide di abbassare molto i prezzi per riempire spazi invenduti (era capitato molto nei mesi del lockdown, quando le grandi aziende avevano disinvestito dalla pubblicità), ma può avere occasionali ragioni diverse. Negli ultimi tempi capita più spesso, soprattutto su alcune testate che cercano di rimpinguare i faticosi bilanci dei ricavi pubblicitari. Per esempio su Repubblica martedì scorso c’era una serie di inserzioni di scarsa cura grafica e comunicativa, con messaggi di non grande familiarità per i lettori del giornale. In cui il caso più visibile era la pagina con uno slogan in inglese che usava l’inesistente termine “competance”.


domenica 2 Luglio 2023

In un altro campionato

Non è la prima volta che qualcuno che studia i cambiamenti nei prodotti giornalistici lo ricorda, questa volta è una ricerca firmata da due docenti universitari, uno americano e una canadese: il New York Times non è un modello esemplare per capire i giornali o la società. Proprio perché è eccezionale, perché ha un potere e le risorse per mantenere degli standard di qualità e di autorevolezza inimitati, dice lo studio, non lo si può considerare – soprattutto nelle ricerche accademiche – rappresentativo di come i giornali coprano le notizie e raccontino la società, né di quale tipo di informazione i lettori statunitensi ricevano.


domenica 2 Luglio 2023

Giri

Non è ancora ufficiale, ma si parla da un paio di settimane di nuovi avvicendamenti di direttori nelle testate quotidiane del centrodestra, conseguenti all’acquisto del Giornale da parte della famiglia Angelucci, che già possedeva Libero e il Tempo di Roma. Le ultime notizie date come molto probabili sono che Alessandro Sallusti torni a dirigere il Giornale (che aveva diretto per undici anni fino a due anni fa) e lasci la direzione di Libero a Mario Sechi (che ne era stato vicedirettore prima di diventare direttore del Tempo e poi dell’agenzia di stampa di ENI, Agi), che negli scorsi mesi era stato portavoce di Giorgia Meloni.

Intanto la Stampa aveva pubblicato martedì un ritratto di Antonio Angelucci, l’editore in questione, di cui Charlie ha scritto spesso (anche perché Libero riceve i contributi pubblici).

“Angelucci è parlamentare di lungo corso ma di pochissime presenze. Un tempo simpatizzante di An, si fa eleggere prima con Berlusconi, poi nel 2023 con Salvini. I leghisti se lo vedono apparire in lista senza sapere nulla. Al compleanno per i 50 anni del leader del Carroccio, l’imprenditore appare sorridente accanto a Berlusconi. Sono i giorni in cui si sta finalizzando l’acquisto de Il Giornale. Il video è di Nicola Porro, vicedirettore del quotidiano. Il punto in comune è sempre lo stesso: Denis Verdini, grande amico di Angelucci, oggi agli arresti domiciliari, ex senatore, ex braccio destro del fondatore di FI, papà della fidanzata del segretario leghista, anche lui con un passato – non felicissimo – di editore.
Come con i giornali, Angelucci fa con i partiti: diversifica. Sta nella Lega ma non vuole grane con la premier di FdI e mette alla guida di Libero un direttore che Salvini non gradisce. L’uomo non ama sentirsi dire no”.


domenica 2 Luglio 2023

In via d’estinzione

Il National Geographic – l’edizione americana originale – sta licenziando i suoi ultimi 19 giornalisti-scrittori della redazione, mantenendo solo quelli che si occupano della confezione della rivista e affidando a collaboratori esterni la scrittura di tutti gli articoli (ricordate che negli Stati Uniti è molto più definita la differenza tra “editors” e “reporters” o “writers”, ovvero da chi decide e cura l’edizione di un giornale e chi produce gli articoli).


domenica 2 Luglio 2023

Il nuovo direttore del Manifesto

Il quotidiano Il manifesto, una delle rare testate quotidiane italiane ad avere una direttrice, non avrà più una direttrice ma un direttore. Si è dimessa dopo 13 anni Norma Rangeri, storica protagonista delle attività del giornale: “Ogni cosa nella vita ha il suo tempo e, dopo quasi 14 anni, il mio ruolo di direttrice de il manifesto è concluso. E riconosco a cuor leggero che guidare un quotidiano richiede energie più fresche. Per questo nei mesi scorsi avevo annunciato alla redazione la volontà di lasciare ad altri la responsabilità primaria del giornale”.
Il nuovo direttore è Andrea Fabozzi, che ha 52 anni ed è a sua volta al Manifesto dal 2001.


domenica 2 Luglio 2023

Scontri in Francia, anche nei giornali

La redazione del Journal du dimanche, uno dei settimanali più importanti in Francia (chiamato dai suoi lettori JDD) è in sciopero da più di una settimana per protestare contro la recente e improvvisa nomina a direttore di Geoffroy Lejeune. JDD è un giornale nazionale di attualità e politica moderato e filo-istituzionale mentre Lejeune appartiene all’ambito della destra identitaria francese: ha diretto per anni il magazine Valeurs actuelles, che secondo il quotidiano francese Le Monde ha l’obiettivo di “portare la destra ancora più a destra” e nel 2015 aveva pubblicato il romanzo Un’elezione ordinaria che immaginava e auspicava la candidatura e la vittoria alle presidenziali di Éric Zemmour, intellettuale e conduttore tv di destra che si era poi effettivamente candidato nel 2022, prendendo poco più del 7% dei voti.

Come ha raccontato in Italia un articolo sul Foglio il cambio di direzione darà inevitabilmente al settimanale una linea più conservatrice, ed è attribuito a Vincent Bolloré, miliardario francese e imprenditore nel settore dell’informazione e della televisione che ha da poco acquistato la quota maggioritaria del Gruppo Lagardère, di cui fa parte JDD.
Bolloré è noto per acquistare delle pubblicazioni e delle reti televisive e cambiare la loro linea editoriale, spostandole sempre più a destra. Questo era già successo con il magazine Paris Match e diversi canali come C8Canal+ CNews (una specie di Fox News francese) che avevano dato moltissimo spazio a Éric Zemmour prima e durante la sua campagna presidenziale fondata sull’odio razziale, abitudine per cui è stato condannato nel 2022.

La redazione del Journal du dimanche, che ha impedito con il suo sciopero la pubblicazione del settimanale lo scorso weekend per la seconda volta in 75 anni, ha ricevuto un ampio sostegno dai suoi lettori e dal mondo della politica e dei media non appartenenti all’ambiente della destra identitaria: dalla ministra per la Cultura Rima Abdul Malak, ai giornalisti dei principali quotidiani francesi, alle 400 personalità del mondo politico, economico, sociale, culturale, e sportivo che hanno firmato un appello pubblicato da Le Monde.


domenica 2 Luglio 2023

La questione canadese

Meta continua a mantenere la sua sospensione della promozione dei contenuti dei siti di news su Facebook e Instagram in Canada, come aveva deciso dopo l’approvazione di una legge che obbliga Facebook e Google a trattative per compensare le testate giornalistiche per l’uso dei loro contenuti sulle piattaforme. La questione è al centro di attenzioni e dibattiti in Canada, ed è intervenuto anche il primo ministro Trudeau. Quella di Meta non è una protesta, ma l’applicazione della tesi per cui “a queste condizioni non ci conviene dare spazio alle news, che per noi non sono così importanti, e ci costerebbero più di quanto ci danno”.

Giovedì anche Google ha adottato una simile reazione: annunciando che non vede spazio perché le norme applicative della legge – che devono essere scritte – consentano un compromesso soddisfacente (per Google) e che quindi da che la legge entrerà in vigore il motore di ricerca smetterà di mostrare risultati proveniente dai siti di news canadesi, in Canada.

Nel frattempo quello che succede in Canada è osservato anche dal resto del mondo con curiosità o con scetticismo. Da una parte gli editori di altri paesi sperano che iniziative legislative di questo genere siano applicate anche nei loro paesi per garantire un’entrata preziosa e a costo zero: di fatto si parla di imporre alle piattaforme di pagare dei contributi per una situazione già esistente, e che peraltro genera già benefici di traffico per i giornali online e – modesti – ricavi conseguenti.
Dall’altra gli osservatori più esperti segnalano come in Canada si rischi di replicare gli effetti fallimentari della legge già in vigore in Australia, che si è risolta appunto in cospicui contributi per i grandi editori con maggiore potere contrattuale e pochi benefici per i progetti giornalistici nuovi o più piccoli, e per i lettori e l’interesse pubblico. Un modo per dare altri soldi a chi ne ha di più, e a chi già domina il mercato giornalistico.


domenica 2 Luglio 2023

Charlie, un promemoria

Un prologo semplice, perché alla solidità ineluttabile degli interessi politici di spartizione che fa sì che le norme sul finanziamento pubblico ai giornali non verranno mai modificate o applicate con rigore (malgrado gli sterili annunci del governo) è giusto almeno opporre ogni tanto un promemoria sulla loro scorrettezza. Oltre a essere “adattate” da alcune testate per beneficiare di cospicui contributi pubblici senza nessuna ragione di vantaggio per la comunità, quelle norme sono una distorsione della concorrenza e del mercato. Una qualunque delle testate beneficiarie riceve dallo stato risorse economiche che le permettono di fare investimenti che altre testate no.
Prendetene una, di quelle che si presentano come cooperative o non profit pur avendo editori e proprietari di larghe disponibilità economiche, e immaginate che voglia fare un’offerta a un giornalista importante. Ora immaginate che lo stesso giornalista importante interessi a un altro giornale, che ha scelto di non darsi le condizioni formali per ricevere quei contributi. Il primo giornale può offrire a quel giornalista un compenso migliore. Il primo giornale può spendere più soldi in una campagna pubblicitaria. Il primo giornale può investire in innovazioni che per un altro giornale sono costi insostenibili. In una stessa città il primo giornale può arrivare con le sue copie in edicola, mentre per il secondo quel costo diventa insostenibile e va eliminato, e in quella città non arriverà più. Eccetera.

Fine di questo prologo.


domenica 25 Giugno 2023

Annuncio per tempo

Charlie andrà in vacanza per un mesetto buono: l’ultima newsletter sarà quella del 23 luglio, e riprenderà domenica 10 settembre.


domenica 25 Giugno 2023

Degustazioni

Lo spazio di promozione che alcuni quotidiani garantiscono alla ditta vinicola Aneri si è manifestato anche questa settimana con un articolo promozionale sul Corriere della Sera, che attinge ai medesimi contenuti di quelli pubblicati via via nei mesi e anni passati. Questa accoglienza per i prodotti Aneri si accompagna agli investimenti pubblicitari diretti dell’azienda su alcune testate, e alla contiguità del suo fondatore – inventore e finanziatore del premio “È giornalismo” – con il mondo giornalistico milanese.


domenica 25 Giugno 2023

Se le cose non funzionano come dovevano

La newsletter sul giornalismo del fondatore del giornale online ProPublica, Richard Tofel, ha dedicato una riflessione ai destini dei giornali che contano su grandi investimenti di proprietari miliardari per ricostruire una propria sostenibilità economica: associando i casi del Washington Post e del Los Angeles Times e delle loro rinnovate recenti difficoltà.
Secondo Tofel un percorso comune vede il miliardario mettere a disposizione grandi capitali per ricostruire una visione e un progetto di sostenibilità, il progetto viene messo in pratica, ma i risultati tardano ad arrivare o arrivano con precarietà, perché il settore dei media ha peculiarità e contesti suoi nei quali le consuete regole del business non sempre funzionano e le condizioni sono in evoluzione continua. E a questo punto l’editore miliardario ritiene l’esperienza fallita o insoddisfacente e invece di sostenerla con ulteriori investimenti se ne disamora, e si limita a rammendi meno interessanti o lungimiranti.
Un modello positivo, dice Tofel, è invece quello del Boston Globe in cui la proprietà è rimasta concentrata nell’investire sugli adeguamenti del prodotto, sull’innovazione, sulle nuove e vecchie opportunità.


domenica 25 Giugno 2023

Garantisti ma

(aggiornamento: gli arresti domiciliari nei confronti di Marcello Minenna sono stati revocati dal Tribunale della Libertà di Bologna il 7 luglio 2023)

Il Comitato di redazione del Sole 24 Ore ha chiesto al direttore, e ha ritenuto di pubblicare questa richiesta sul giornale, di sospendere la collaborazione di Marcello Minenna, ex direttore dell’Agenzia delle dogane. Minenna è stato arrestato giovedì con l’accusa di avere partecipato a un progetto di forniture illecite di mascherine: il CdR del Sole 24 Ore ha voluto ricordare di avere già chiesto l’interruzione del rapporto con Minenna quando venne indagato una prima volta due anni fa. La conclusione del comunicato sembra mostrare che la questione Minenna sia per il CdR un’occasione di rinnovare una polemica più estesa.

“In questione infatti non c’è un atteggiamento rispetto alle politiche della giustizia e alle singole indagini che continuiamo a interpretare come garantista, quanto piuttosto la reputazione della testata e di tutta la redazione. Tema che dovrebbe stare tanto più a cuore ad un’azienda che da tempo richiama, peraltro del tutto impropriamente, i giornalisti al rispetto degli interessi morali e materiali della società”.

La risposta del direttore del Sole 24 Ore è stata piuttosto irrituale, consegnata – invece che alla redazione – a un sito famoso per gossip, pornografia e usi ricattatori delle notizie.

“Ovviamente la rubrica verrà sospesa”.


domenica 25 Giugno 2023

A pesca di Alito

C’è stata una vivace e aggressiva polemica tra due importanti testate americane, questa settimana: il quotidiano Wall Street Journal e il giornale online ProPublica, uno dei più ammirati successi di informazione digitale di questi decenni, famoso soprattutto per il suo giornalismo investigativo. ProPublica ha lavorato a lungo a un’inchiesta su presunti favori e regali ricevuti dal giudice della Corte Suprema Samuel Alito e, come è consuetudine, ha inoltrato ad Alito una serie di domande per avere la sua versione prima di pubblicare l’inchiesta. Alito però, invece di rispondere al giornale, ha scritto un articolo molto polemico e controaccusatorio per la sezione dei commenti e delle opinioni del Wall Street Journal, contestando l’inchiesta e accusando ProPublica di una campagna denigratoria nei suoi confronti.
A questo punto la storia sono diventate due storie: quella delle accuse contro Alito ma anche quella del tema giornalisticoProPublica ha intanto pubblicato la sua inchiesta, ma il Wall Street Journal ha raddoppiato la sua difesa di Alito con un editoriale ulteriormente severo e rispondendo violentemente alle accuse di comportamento scorretto per aver ospitato le risposte di Alito prima che ProPublica le ricevesse e pubblicasse il suo articolo.
Quello che bisogna ricordare è che le pagine dei commenti e delle opinioni del Wall Street Journal (“Op-ed”) sono una sorta di giornale nel giornale, con una redazione indipendente e una posizione politicamente molto più a destra del resto del giornale: che ha accusato ProPublica e la sinistra americana di non accettare di avere perso la maggioranza nella Corte Suprema e di cercare ora di deligittimarla con mezzi criticabili.


domenica 25 Giugno 2023

Problemi che forse non lo sono

Un articolo del sito Fast Company – una rivista americana di tecnologia e imprese, assai precoce e vivace nei primi anni della new economy – ha contestato un luogo comune diffuso intorno alle inserzioni pubblicitarie sui giornali (e in passato raccolto anche da questa newsletter). L’articolo propone alle aziende di tornare a dedicare maggiori investimenti pubblicitari verso i giornali, considerandoli una parte dei propri impegni “ESG” (Environmental, social and corporate governance): e nell’argomentare sostiene che non siano fondati i timori di rischi per le aziende che associno i propri brand o prodotti a notizie e storie gravi e drammatiche, perché i lettori dei giornali sarebbero mediamente “evoluti” e attenti abbastanza da non percepirne disagi, e anzi saprebbero apprezzare la presenza di quei brand in contesti di buona informazione (una ricerca citata sostiene che i lettori diano maggiore fiducia alle inserzioni nelle pagine delle notizie più importanti piuttosto che quelle prossime alle storie più leggere).


domenica 25 Giugno 2023

They’re hiring

In Italia è una cosa molto rara (a Charlie risulta in tempi recenti solo l’eccezione del Postanche per diversi ruoli, e di CityNews) che le testate assumano giornalisti attraverso annunci pubblici. Invece nelle aziende giornalistiche anglofone capita con maggiore consuetudine: questo mese l’ Economist ha pubblicato una ricerca per una persona da dedicare alla copertura dell’economia britannica (anche senza esperienza giornalistica), il sito britannico specializzato sui media PressGazette cerca un reporter, BBC un giornalista video, per fare alcuni esempi.


domenica 25 Giugno 2023

Friends and family

La sempre più frequente disposizione dei quotidiani del gruppo GEDI a dare spazio alla famiglia proprietaria della società ha generato su Repubblica di mercoledì la compresenza a poche pagine di distanza di una fotografia dell’editore, John Elkann, e della recensione di un libro del padre dell’editore, Alain Elkann (appena quattro mesi dopo la precedente).


domenica 25 Giugno 2023

Le traversie di Vice

Il gruppo Vice Media, che pubblica la testata Vicesembra essere intenzionato ad accettare un’offerta d’acquisto di 350 milioni di dollari da parte del fondo Fortress per uscire dallo stato di fallimento. Fortress è uno dei creditori di Vice, e si ipotizza che possa voler poi vendere alcuni degli asset di Vice (che per esempio su video e documentari continua ad avere buoni risultati commerciali).


domenica 25 Giugno 2023

Gannett contro Google

Gannett Corporation, una grande azienda giornalistica statunitense, ha fatto causa a Google per monopolio illegale e pratiche commerciali ingannevoli nel mercato pubblicitario digitale. Oggi Google governa una quota enorme degli spazi pubblicitari online, di cui gestisce sia l’acquisto che la vendita, assumendo quindi un ruolo di intermediario tra editori e inserzionisti.
Gannett è editore di oltre 500 media digitali e giornali cartacei e digitali, tra cui USA Today, uno dei pochi grandi quotidiani nazionali statunitensi. Secondo Gannett negli ultimi dieci anni Google avrebbe danneggiato il mercato, rafforzando un sistema anticoncorrenziale a svantaggio degli editori che sono sempre più costretti ad adeguarsi ai valori e ai bassi ricavi offerti da Google, senza che un mercato libero possa generare possibilità di maggiori ricavi per gli editori.
Non è la prima volta che Google viene accusato con argomentazioni molto simili: nel 2020 un gruppo di procuratori generali guidati da quello del Texas fece causa a Google per pratiche anticoncorrenziali. E a gennaio 2023 il ministero della Giustizia statunitense ha accusato Google per il controllo monopolistico di più parti del mercato.
Finora la risposta del vicepresidente di Google Dan Taylor è stata abbastanza generica: ha sostenuto che si tratti di “affermazioni sbagliate”. Aggiungendo poi che Google offre una varietà di strumenti per monetizzare le visualizzazioni online a vantaggio degli editori che trattengono la “stragrande maggioranza” delle entrate.


domenica 25 Giugno 2023

La Bild e le intelligenze artificiali

La direzione del quotidiano tedesco Bild, che è il giornale più venduto in Europa ed è celebre per il suo sensazionalismo aggressivo e spesso retrogrado paragonabile a quello dei più famosi tabloid inglesi, ha annunciato tramite una mail diretta ai dipendenti che in futuro parte del lavoro della redazione verrà sostituito dall’impiego di software che sfruttano l’intelligenza artificiale. La mail fa riferimento ad alcune mansioni ora affidate alle persone e sostiene che queste “in futuro non esisteranno più come esistono oggi”, ma non ha annunciato licenziamenti direttamente collegati a questa motivazione. Lo scorso marzo, però, aveva presentato un piano molto ampio con l’ambizione di aumentare i profitti di 100 milioni di euro nei successivi tre anni, anche riducendo i costi: i tagli comprendono la chiusura di 6 delle 18 redazioni locali della Bild e il licenziamento di circa 200 dipendenti.

La Bild è pubblicata da Axel Springer, una grande multinazionale tedesca dell’editoria che da qualche anno sta cercando di imporsi nel mercato dei media degli Stati Uniti: negli scorsi anni aveva comprato i due siti di news Politico Insider. Mathias Döpfner, il discusso CEO di Axel Springer, aveva annunciato a febbraio che in futuro il gruppo editoriale avrebbe pubblicato esclusivamente in digitale, e aveva poi aggiunto che i software di intelligenza artificiale come ChatGPT avrebbero contribuito a rendere il giornalismo indipendente – nel senso di ” libero da interessi e influenze ” – migliore rispetto a quanto sia mai stato, fino addirittura a sostituirlo. Axel Springer in Germania pubblica anche un altro importante quotidiano, la Welt: è probabile che anche lì verranno prese misure di contenimento dei costi simili a quelle della Bild.


domenica 25 Giugno 2023

I siti di news ad aprile

La società di rilevazione Audiweb (che ha in corso un processo di integrazione che le darà il nuovo nome di Audicom) ha pubblicato i dati di traffico sui siti web ad aprile. Abbiamo isolato anche questo mese quelli relativi ai siti di news generalisti e alle testate più note: il dato sono gli “utenti unici nel giorno medio”. Come ricordiamo spesso, bisogna tenere presente che i dati di traffico dei siti web sono soggetti a variabili anche molto influenti di mese in mese, legate a singolari risultati di determinati contenuti; o a eventi che ottengono maggiori attenzioni; o a fattori esterni che li promuovono in maniere volatili, come gli algoritmi di Google o di Facebook (e questo rende non del tutto significativi nemmeno i confronti sull’anno precedente).
Rispetto agli ultimi mesi, invece, il dato singolare più visibile è che Repubblica Corriere si sono di nuovo scambiati la prima posizione (ma pesano gli “aggregati” per entrambi, vedi sotto). Poi c’è di nuovo un calo più considerevole di Fanpage, che potrebbe risentire del diminuito traffico distribuito da Facebook, ma è presto per dirlo con certezza.

Per alcune delle testate nelle prime posizioni ricordiamo che bisogna considerare che i numeri possono includere anche quelli di vere e proprie “sottotestate” con una loro autonomia (su cui il gruppo GEDI sta intensificando un’operazione di acquisizioni): il sito di divulgazione tecnologica di Salvatore Aranzulla, per esempio, ha 272mila visitatori unici nelle ultime rilevazioni, contati nel totale del Messaggero; nei numeri del Corriere della Sera sono incluse quote di utenti che non necessariamente hanno visitato il sito del Corriere della Sera ma possono riferirsi ai soli siti di testate dello stesso editore come Oggi (131mila), Amica (70mila) e IoDonna (134mila); Repubblica ottiene ben 245mila utenti dal sito Alfemminile, 153mila da MyMovies e 79mila da FormulaPassion; il Secolo XIX aggiunge i suoi 66mila utenti a quelli della Stampa. Mentre sotto la dizione “Quotidiani Gedi News Network” sono sommati i siti dei quotidiani locali del gruppo GEDI (primi nel traffico sono Mattino di Padova con 83mila e Messaggero Veneto di Udine con 49mila utenti); e anche Quotidiano Nazionale aggrega i suoi tre quotidiani locali Resto del Carlino (286mila), Nazione (279mila) e Giorno (190mila) ma anche il traffico di altri siti la cui pubblicità è venduta dalla stessa concessionaria (e che quindi beneficia della promozione di numeri totali di traffico più elevati da mostrare agli inserzionisti) come quello della Gazzetta del Sud.


domenica 25 Giugno 2023

Che succede in Canada

Dando seguito alle minacce di cui avevamo detto tre settimane fa, Meta ha comunicato che limiterà la promozione dei siti di news su Facebook e Instagram in Canada:

“Meta, la società che possiede Instagram e Facebook, ha annunciato che bloccherà l’accesso ai link che contengono articoli giornalistici sulle due piattaforme in Canada, in risposta all’approvazione di una legge che obbliga le grandi aziende tecnologiche a pagare le testate per poter pubblicare i loro contenuti. La legge, chiamata Online News Act, è stata approvata dal Senato giovedì ed entrerà in vigore tra circa sei mesi: Meta ha fatto sapere che smetterà progressivamente di pubblicare contenuti di testate ed emittenti giornalistiche su Instagram e Facebook in Canada entro quella data”.

Il National Post, il secondo quotidiano canadese per diffusione, ha citato una fonte di Google per sostenere che anche Google avrebbe fatto la stessa cosa, ma che il governo federale avrebbe proposto dei colloqui per trovare una soluzione, ottenendo da Google un rinvio della decisione.


domenica 25 Giugno 2023

Charlie, l’informazione alternativa

La selezione dei siti di news di cui ogni mese mostriamo i dati di traffico (e anche oggi) è tratta dai dati diffusi da Audicom, la società da poco nata dalla fusione tra Audiweb e Audipress, che comprendono anche quelli di molti altri siti non definibili “di informazione” o in cui questa funzione è limitata e sommata ad altre. In quella classifica più ampia i maggiori siti di news sono superati o raggiunti nei loro numeri da alcuni siti di servizi vari (“portali”, si sarebbero chiamati venticinque anni fa) che offrono agli utenti dei suddetti servizi anche una quota di “notizie” (tra i più visitati ci sono Libero, Virgilio, Tiscali). Che si può immaginare raggiungano quindi con le proprie “notizie” molte più persone rispetto alle testate giornalistiche che siamo abituati a pensare siano responsabili della maggior parte del lavoro da cui si informano gli italiani. Invece no, a essere complessivamente più letti sono siti che hanno tra i loro titoli i seguenti: “Il video da paura della NASA. Ecco cosa sta succedendo alla Terra”, “Elodie testimonial “proibita”, fan impazziti”, “Massimo Giletti e Sofia Goggia: amore bollente in costume”, “Gira le slot per trovare la fiamma nascosta e sbancare! Tenta la fortuna e gioca”, “Diletta Leotta scintillante con il bikini rosa nude”, “Naviga nelle emozionanti slot machines attraverso le acque tempestose e vinci”, “La nuova spaventosa profezia di Elon Musk sull’Italia: cosa succederà”, “Cacciato dalla palestra perché fissava in maniera insistente una donna. Poi l’incredibile verità”. Accanto a questi, decine di altri titoli ingannevoli, pettegolezzi, allusioni morbose, strano-ma-vero di dubbio fondamento non riportati da nessun sito di news attendibile.
Guardiamo tutti i limiti e le approssimazioni del lavoro prodotto dai “giornali”, ma nel frattempo la cultura, l’informazione e gli interessi (e pure la ludopatia) del paese si costruiscono altrove.

Fine di questo prologo.


domenica 18 Giugno 2023

Affollati

Sabato scorso si è tenuta a Verbania una nuova edizione di Talk, la giornata di incontri pubblici che il Post porta in diverse città italiane in accordo con amministrazioni e sponsor locali, e che ormai coinvolge in ogni occasione oltre mille visitatori costringendoci a chiudere molto rapidamente anche le prenotazioni degli abbonati, e richiede quindi pianificazioni e spazi più impegnativi di un tempo, ma ci saranno ancora appuntamenti quest’anno.


domenica 18 Giugno 2023

“Casi di studio”

Tabloid, il magazine dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, ha raccontato dell’investimento del Post nella formazione di giovani potenziali redattori e collaboratori attraverso uno stage in corso in questi mesi. Qui, a pagina 58.


domenica 18 Giugno 2023

I conti del Fatto

Il quotidiano il Riformista ha pubblicato una scettica e sommaria – sommaria per propria ammissione – analisi dei conti di SEIF, la società che pubblica il quotidiano il Fatto : secondo l’articolo i conti non sarebbero buoni e sarebbero presentati in una luce ingannevole attraverso valutazioni tutte da dimostrare. Una sarcastica conclusione dell’articolo tradisce – senza che questo renda meno credibile la ricostruzione – il risentimento del Riformista nei confronti del Fatto (e viceversa), che deriva da posizioni aggressivamente distanti dei due giornali soprattutto sul tema della Giustizia.


domenica 18 Giugno 2023

«È più corto nei titoli»

La scelta dei quotidiani di attribuire ai protagonisti della cronaca dei nomignoli (a volte inventati, come per la bambina Madeleine McCann che nessuno chiamava “Maddie”), in modo da occupare meno spazio soprattutto nelle titolazioni , è stata condivisa e resa pubblica da Francesco Merlo, che risponde alle lettere su Repubblica .

” Caro Merlo, ancora colpito dal caso di Liliana Resinovich anche perché la vittima era vicina di casa di mia cugina, non capisco perché si continui a chiamarla Lilly, con la y e talvolta con la i, e mai con il nome intero. Le indagini languono, ma lei che conosce il giornalismo, sa chiarire perché?
Manlio Suban – Trieste
È più corto nei titoli. È un errore fatto dal primo arrivato e poi: così fan tutti. Suona affettuosamente confidenziale. E la y è un uozzamerica da cretino cognitivo”.


domenica 18 Giugno 2023

Johnson e il Daily Mail

L’ex primo ministro britannico Boris Johnson, che si è da poco dimesso dal parlamento in seguito alle accuse di avere mentito sulla violazione delle regole imposte durante la pandemia, ha una nuova rubrica settimanale sullo screditato ma diffusissimo tabloid Daily Mail, che aveva continuato a sostenerlo anche nelle ultime settimane. Venerdì l’ha inaugurata parlando del proprio peso e delle diete.


domenica 18 Giugno 2023

Corsie preferenziali

Su Charlie riferiamo spesso di come molti spazi redazionali sui quotidiani maggiori siano offerti alla promozione di comunicazioni, prodotti, iniziative di inserzionisti o potenziali inserzionisti, e in particolare nelle pagine dell’Economia (oggi una pagina del Corriere della Sera celebra – definendo “del passato” i presentissimi guai della proprietà – il nuovo traghetto Moby, protagonista di diverse inserzioni a pagamento nei giorni scorsi). Ma un altro protagonista di quelle cessioni di autonomia da parte delle redazioni sono le banche, non solo in quanto anch’esse acquirenti di pubblicità sui giornali, ma anche come creditrici delle aziende editoriali e interlocutori preziosi di molte relazioni finanziarie. Questo spiega la quota preponderante di comunicazioni delle banche pubblicate nelle pagine dell’Economia anche quando si tratta di informazioni a unico uso interno, difficilmente chiare o utili ai lettori, senza che i giornali in questione ritengano di dover dare maggior chiarezza. Tra le tante, è il caso questa settimana di una segnalazione incomprensibile per molti lettori sul quotidiano Libero, e illustrata da un’immagine fornita evidentemente da un ufficio stampa con opportuni ritocchi.
(FABI, lo spieghiamo qui, è la Federazione Autonoma Bancari Italiani: domenica anche Repubblica ha dato spazio a un suo comunicato senza spiegare di cosa si tratti, al contrario del Corriere della Sera che un pensiero ai lettori lo ha dedicato)


domenica 18 Giugno 2023

Ritorno al futuro

La morte di Silvio Berlusconi ha evidenziato – con due esempi dalla stampa statunitense – il lavoro d’anticipo che le grandi testate svolgono nel preparare i necrologi (i “coccodrilli”) dei personaggi famosi. Quello del New York Times è stato scritto da due giornalisti, una dei quali non lavora più al New York Times da sei anni. L’altro autore, invece, ha scritto a suo tempo – quando lavorava là – anche quello del Washington Post .


domenica 18 Giugno 2023

Liberi tutti

Le pagine dei quotidiani dedicate alla moda e al “lusso” (viaggi, alberghi, gioielli, orologi, design) sono sempre una zona anomala dei giornali, in cui la promozione di brand e prodotti non segnalata come tale è però piuttosto trasparente: i lettori hanno una discreta percezione del fatto che non si tratti tanto di giornalismo quanto di pubblicità e che non ci sia una scelta autonoma della redazione nel proporre questo o quell’articolo. La scelta è invece legata al coltivare buone relazioni con gli inserzionisti pubblicitari o direttamente a offrire un contenuto che è stato concordato dentro un accordo pubblicitario: gli standard giornalistici e i limiti all’invadenza della pubblicità si abbassano molto, e per esempio il Corriere della Sera ha scelto con trasparenza di chiamare il suo inserto di questo genere “Liberi tutti”.

In tutti i giorni di questa settimana, in occasione delle sfilate maschili e della fiera fiorentina di “Pitti”, questi meccanismi sono stati particolarmente visibili: i brand scelti per essere raccontati sono stati quasi sempre quelli che hanno comprato le pagine pubblicitarie sulla stessa edizione del giornale (in questo il più disinvolto è il Giornale, che associa con corrispondenze esatte articoli e pubblicità nelle stesse pagine), e le immagini sono a volte le stesse, quelle fornite dalle aziende di moda. Oggi, sia su Repubblica che sul Corriere della Sera ci sono grandi celebrazioni delle collezioni di Dolce e Gabbana, che solo ieri avevano comprato l’ultima pagina di entrambi i quotidiani, quella più costosa.


domenica 18 Giugno 2023

Niente soldi dall’azzardo

Dal 15 giugno il quotidiano britannico Guardian ha deciso di rifiutare tutte le forme di pubblicità relative al gioco d’azzardo – nel Regno Unito un settore molto presente e importante – su tutti i media cartacei e online che fanno parte del gruppo editoriale, tra cui GuardianObserver Guardian Weekly . L’amministratrice delegata del Guardian Media Group, Anna Bateson, ha spiegato che la società ritiene poco etico ricavare soldi da pubblicità – specialmente quelle online, vista la recente e rapida crescita delle scommesse online – che possono avvicinare le persone a dipendenze, difficoltà finanziarie e problemi di salute mentale, e che preferisce fare affidamento su altre entrate come i contributi diretti da parte dei propri lettori. L’unica pubblicità esclusa dal divieto è quella della lotteria che secondo un portavoce del Guardian potrebbe avere dei benefici sociali, per esempio attraverso la raccolta di fondi per buone cause. Una decisione simile era stata presa nel 2020 quando la società aveva deciso di interrompere le pubblicità delle compagnie di combustibili fossili.
il Post non ha mai accettato inserzioni che promuovano il gioco d’azzardo, ndr)


domenica 18 Giugno 2023

La prevalenza del villaggio

Capita con grande frequenza sui giornali italiani di vedere usato il termine “villaggio” per indicare luoghi del mondo in cui sono avvenuti fatti degni di segnalazione e cronaca. Con l’anomalia per cui – a pensarci – nessun insediamento italiano contemporaneo viene mai chiamato “villaggio” (a meno che non sia un “villaggio turistico”, o altre particolari tipologie). Quello che trasmette l’espressione “villaggio” è infatti una comunità molto piccola, probabilmente rurale o marittima, con limitati elementi di modernità architettonica. Ma spesso i giornali parlano di “villaggio” per descrivere anche insediamenti che in Italia chiameremmo “cittadina” o “paese” o persino “città”, con migliaia di abitanti, condomini e costruzioni multipiano e i funzionamenti di una comunità moderna: la ragione è quasi sempre una sbrigativa traduzione da “village” – che invece è usato in inglese con molta maggiore versatilità – quando le fonti della notizia sono appunto in inglese.


domenica 18 Giugno 2023

Complicazioni CNN

Dopo meno di una settimana dalle burrascose dimissioni del proprio CEO, l’emittente televisiva statunitense CNN — posseduta dal gruppo Warner Bros. Discovery — ha ricevuto nuove accuse, che coinvolgono di nuovo i personaggi della polemica di un anno fa: l’ex responsabile del marketing del canale, Allison Gollust, e l’ex governatore dello stato di New York, Andrew Cuomo. Gollust, che in precedenza aveva lavorato come direttrice delle comunicazioni di Cuomo, è stata accusata in un articolo del sito Semafor di avere chiesto a Cuomo di contattare Ann Sarnoff — che dirige la divisione di Warner responsabile delle produzioni cinematografiche — nel settembre 2020 per discutere l’interesse di Warner nella riapertura dei cinema a New York, allora chiusi per la pandemia da coronavirus. Cuomo chiamò Sarnoff, e poche settimane dopo i cinema riaprirono. La vicenda di per sé sarebbe già inopportuna, indebolendo l’imparzialità di CNN nel coprire le notizie di molestie riguardanti Cuomo. Risulta tuttavia particolarmente inopportuna poiché il fratello di Andrew Cuomo, Chris Cuomo, è stato a lungo un importante giornalista di CNN, prima di essere licenziato a dicembre 2021 per aver consigliato il fratello sulla strategia comunicativa da adottare per difendersi dalle accuse. La vicinanza tra la CNN e Cuomo è da anni considerata problematica — la rivista Rolling Stone pubblicò una lunga inchiesta sull’argomento — e si è tornata ad aggiungere ai più recenti guai della rete televisiva.


domenica 18 Giugno 2023

La nave

Praticamente tutti i maggiori quotidiani italiani hanno pubblicato sabato scorso una notizia in termini che sono stati drasticamente ridimensionati nei giorni successivi, e che dimostra una certa precipitazione e mancanza di verifiche nella procedura di raccolta delle informazioni. La storia, che era anche su diverse prime pagine, era quella del “dirottamento” o “sequestro” di una nave al largo dell’isola di Ischia da parte di un gruppo di migranti armati che si erano nascosti a bordo; e della efficiente e ammirevole impresa militare di un gruppo di militari della Brigata San Marco inviati a riprendere il “controllo” della nave. Nei fatti, si è dimostrato rapidamente che la storia era un’altra, che non c’erano stati né dirottamento né sequestro e che i migranti erano con tutta probabilità inoffensivi. Il Post l’ha raccontata qui, ma alcuni degli stessi giornali che avevano aderito alla prima narrazione l’hanno rapidamente capovolta (solo il Fatto si era distinto per l’uso di alcune scettiche virgolette e i dubbi sull’arresto dei “dirottatori”).

La parte interessante per chi osserva le scelte dei giornali è la facilità con cui una ricostruzione è stata ripresa senza verifiche da praticamente tutte le testate quando la sua dubitabile fonte era stata un annuncio del ministro della Difesa durante un conviviale raduno di politici e giornalisti nella masseria pugliese del giornalista televisivo Bruno Vespa.


domenica 18 Giugno 2023

La buona informazione per pochi

Il New York Times ha pubblicato un commento dell’ex direttrice dello Huffington Post, Lydia Polgreen, sulla questione dell’accesso all’informazione accurata e affidabile, che ciclicamente torna a essere discussa senza grandi prospettive. Anzi, la prospettiva resta, come spiega Polgreen, quella per cui l’adozione di paywall da parte della quasi totalità delle testate giornalistiche di maggior qualità spinga la maggioranza delle persone a informarsi presso siti squalificati e che offrono ingannevoli o false rappresentazioni della realtà.


domenica 18 Giugno 2023

Il rapportone di Oxford

L’annuale ” Digital news report ” del Reuters Institute di Oxford è stato pubblicato e contiene molti dati interessanti sul consumo di news in tutto il mondo, tenendo presente naturalmente le approssimazioni che ci possono essere in un’analisi che vuole riferirsi all’intera popolazione mondiale o alle intere popolazioni nazionali. Quest’anno, poi, il rapporto è stato in particolare contestato dalla giornalista filippina Maria Ressa, vincitrice del premio Nobel, che l’anno scorso si era dimessa dalla commissione che lo produce accusandolo di utilizzare criteri poco aderenti all’effettiva qualità delle testate citate. La scelta delle testate da sottoporre alle risposte del campione è infatti dell’istituto, da una parte, e dall’altra il risultato è manipolabile e utilizzabile per propaganda da regimi che limitano la libertà di informazione (il giornale di Ressa è risultato molto poco credibile): le liste che infatti indicano la “credibilità” delle testate hanno come criterio le risposte dei lettori e delle persone, che non sono particolarmente obiettive né abituate a confronti tra più testate, e che vengono a loro volta influenzate dall’informazione che ricevono.
Qui c’è la sottosezione che riguarda l’Italia, con un articolato riassunto dello scenario, a prescindere dalla credibilità dalle classifiche di credibilità (che è presa con le molle dallo stesso rapporto: “Only the below brands were included in the survey. It should not be treated as a list of the most or least trusted brands as it is not exhaustive”).


domenica 18 Giugno 2023

Insider torna, zoppicando

Si è concluso uno sciopero di ben tredici giorni della redazione di Insider, giornale online statunitense che fino al 2021 si chiamava Business Insider (e di cui esisteva anche una versione italiana edita da GEDI e chiusa nel 2021). Insider era nato nel 2007 come sito di news di tecnologia, economia e finanza ma era poi diventato più generalista: nel 2022 aveva vinto un premio Pulitzer con un reportage sul genocidio degli uiguri in Cina. Gli scioperanti chiedevano una paga maggiore e migliori condizioni di lavoro dopo che lo scorso aprile Barbara Peng, presidente del dell’azienda, aveva annunciato riduzioni del personale per 60 posti, il 10% del totale, giustificando la scelta con il momento difficile per il mercato dell’informazione digitale (BuzzFeed News è stato chiuso in quel periodo e un mese dopo Vice ha dichiarato bancarotta ). Il sindacato era riuscito a ridurre i licenziamenti, che alla fine erano stati 38. I giornalisti lamentano un’eccessiva pressione sui risultati economici del loro lavoro: nel 2021 la dirigenza del giornale aveva provato ad adottare un sistema per valutare il lavoro dei giornalisti in base a quanto traffico riuscivano a generare i loro articoli, rinunciando subito dopo a causa delle critiche ricevute. Ora, dopo lo sciopero, i dipendenti hanno ottenuto aumenti nelle retribuzioni e sono tornati a lavorare.

Intanto è stata molto commentata la storia per cui, in occasione della fine dello sciopero, il direttore di Insider Nicholas Carlson (che durante lo sciopero era stato sorpreso a Brooklyn, New York mentre staccava alcuni manifesti di protesta affissi dai dipendenti con sopra stampata la sua faccia e la scritta “Chi ha visto questo milionario?”) ha diffuso un messaggio per i dipendenti per annunciare i nuovi obiettivi del giornale: ha definito Insider un Wall Street Journal di nuova generazione, che si occuperà di nuovo principalmente di economia e tecnologia ma sarà capace di seguire anche altri argomenti con la stessa professionalità.